Theosophical University Press Online Edition

The Four Sacred Seasons by G. de Purucker


Le Quattro Stagioni Sacre

di G. de Purucker


Prima Edizione copyright ©1979 dalla Theosophical University Press. Traduzione italiana © 2015 Nicola Fiore. Questa versione può essere scaricata per una visualizzazione off-line gratuita ad uso personale. Tranne che per qualche breve estratto, nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trasmessa per uso commerciale o per altro uso senza chiedere il permesso alla Theosophical University Press.


Contenuti

Presentazione

Prefazione

Capitolo 1: Il Solstizio d'Inverno

Capitolo 2: L'Equinozio di Primavera

Capitolo 3: Il Solstizio d'Estate

Capitolo 4: L'Equinozio d'Autunno

 

PRESENTAZIONE

I quattro punti tracciati annualmente dal sole durante il suo viaggio attraverso i cieli — i solstizi e gli equinozi — erano ritenuti sacri in molte culture. Ne Le Quattro Stagioni Sacre, G. de Purucker spiega questa diffusa venerazione, parlando dei grandi eventi iniziatici che ancora hanno luogo in questi periodi speciali.

"Tra gli antichi popoli il ciclo dell'anno era sempre considerato come un simbolo della vita dell'uomo o, in verità, della vita dell'universo. La nascita, al Solstizio d'Inverno, l'inizio dell'anno; l'adolescenza — le prove e la loro conquista — all'Equinozio di Primavera; l'età adulta, forza e potere pienamente sbocciati, al Solstizio d'Estate, che rappresenta un periodo d'iniziazione quando è fatta la Grande Rinuncia; e che poi termina con l'Equinozio d'Autunno, il periodo del Grande Passaggio. Questo ciclo dell'anno simbolizza anche l'allenamento nel chelaiato."

Con chiarezza e intuizione il dr. de Purucker racchiude questo tema in un'esposizione comprensibile, intrecciando argomenti come l'iniziazione, la morte, il legame vicendevole tra i buddha, i bodhisattva e gli avatāra, e con l'umanità, la struttura del sistema solare e dell'uomo, e i sentieri di sviluppo pratyeka e compassionevole. La sua esposizione ispiratrice di questi soggetti illumina le tradizioni della saggezza dell'umanità mentre la sua focalizzazione sull'altruismo ci dà una guida valida e pratica per la vita quotidiana.

A cura dell'Editore


 

PREFAZIONE

 "Nati dalla luna, figli del sole, progenie delle stelle, eredi degli spazi cosmici . . . noi e l'Illimitato, in essenza, non siamo due ma uno." In verità, noi umani siamo meravigliosamente modellati dagli elementi dell'universo ma abbiamo perduto il contatto con la nostra eredità spirituale e non sappiamo dove svoltare.

Cinquant'anni fa Gottfried de Purucker successe a Katherine Tingley come leader internazionale della Società Teosofica, e poco dopo istituì dei regolari studi esoterici per rafforzare la comprensione dei membri nei riguardi degli scopi fondamentali della Società, e per risvegliarli a dimensioni più profonde della vita spirituale. Questi studi erano seguiti non solo dallo staff residente ma anche dagli aderenti in tutto il mondo.

Due anni dopo, nel 1931, durante un suo giro europeo di conferenze, il dr. de Purucker annunciò che da allora in poi, a cominciare dall'imminente Solstizio d'Inverno, si sarebbero tenuti speciali incontri trimestrali nelle sedi centrali per identificare i "grandi eventi spirituali e psichici" che hanno luogo, se il karma è propizio, nelle quattro stagioni sacre dell'anno, cioè: il Solstizio d'Inverno, l'Equinozio di Primavera, il Solstizio d'Estate, e l'Equinozio d'Autunno. Gli incontri stagionali furono quindi tenuti anche in vari centri nazionali fino alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1945 furono ripresi, sia nelle sedi centrali che all'estero, per essere poi interrotti all'Equinozio d'Autunno del 1950.

In queste occasioni, il dr. de Purucker diede insegnamenti rilevanti sulle rispettive stagioni, affinché le sublimi esperienze alle quali il candidato preparato si sarebbe un giorno sottomesso potessero diventare anche oggi un ideale vivente. La linea chiave dell'insegnamento, già trattata nella letteratura pubblicata sui Buddha e gli Avatāra e la loro stretta relazione con l'umanità, i percorsi circolatori del sistema solare seguiti automaticamente nel sonno e nella morte, e con piena consapevolezza nell'iniziazione — queste e altre dottrine salienti sono qui esposte in una sintesi illuminante.

Quando leggiamo e riflettiamo sul panorama del pensiero che si apre davanti alla nostra coscienza, siamo profondamente coinvolti: rispondiamo intuitivamente al flusso dell'altruismo che scorre nella continuità ininterrotta proveniente dal Guardiano Silenzioso della nostra Terra attraverso i Bodhisattva e i Cristi, fino a noi comuni esseri umani. E abbiamo la certezza che, se c'è il più puro movimento nell'anima per convogliare le nostre energie del cuore a sollevare il peso del dolore umano, allora ci mettiamo subito, per quanto inconsciamente, in allineamento con le correnti benefiche della natura. Infine, se l'aspirazione è pura e la volontà è ferma, possiamo aiutare coscientemente i Grandi Esseri che si sacrificano a lavorare per l'umanità.

Queste letture sulle stagioni, ora rese pubbliche per la prima volta, sono riprodotte in toto dai manoscritti originali, con qualche minima modifica. Dopo quasi mezzo secolo sono pubblicate in risposta alla crescente domanda di una presentazione lucida e informata di quella che è l'iniziazione.

GRACE F. KNOCHE
Febbraio 1979
Pasadena, California
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Capitolo 1

Il Solstizio d'Inverno

Vi sono quattro decisivi punti di svolta dell'anno: i solstizi d'inverno e d'estate, e gli equinozi di primavera e d'autunno. Tra gli antichi popoli il ciclo dell'anno era sempre considerato come un simbolo della vita dell'uomo o, in verità, della vita dell'universo. La nascita, al Solstizio d'Inverno, l'inizio dell'anno; l'adolescenza — le prove e la loro conquista — all'Equinozio di Primavera; l'età adulta, forza e potere pienamente sbocciati, al Solstizio d'Estate, che rappresenta un periodo d'iniziazione quando è fatta la Grande Rinuncia; e che poi termina con l'Equinozio d'Autunno, il periodo del Grande Passaggio. Questo ciclo dell'anno simbolizza anche l'allenamento nel chelaiato.

Al tempo del Solstizio d'Inverno, due sono i gradi principali attraverso i quali deve passare il neofito, l'iniziando, vale a dire il quarto grado e il settimo, l'ultimo; il quarto per gli uomini meno grandi, per quanto essi siano grandi uomini; e l'ultimo grado, la settima iniziazione, che avviene solo a rari intervalli, quando le ere superano un ciclo, e segna la nascita dei Buddha e dei Cristi.

Durante l'iniziazione di quegli individui dalle capacità spirituali e intellettuali meno sviluppate rispetto al materiale umano da cui nascono i Buddha, durante questa quarta iniziazione al postulante è insegnato a liberarsi da tutti gli impedimenti della mente e dai quattro principi inferiori della sua costituzione; e, una volta liberato, egli passa lungo i canali magnetici, cioè le circolazioni dell'universo, anche fino alle porte del Sole, ma lì si ferma e ritorna indietro. Di solito, sono richiesti tre giorni per questo, e poi l'uomo risorge pienamente iniziato, ma con la consapevolezza che davanti a lui ci sono vette ancora più alte da scalare su quel sentiero solitario, quel sentiero tranquillo, quel piccolo sentiero che porta alla divinità.

Per quanto riguarda la settima iniziazione, ha luogo in un ciclo che dura all'incirca 2.160 anni umani, il tempo necessario a un segno zodiacale per passare a ritroso da una costellazione nella successiva costellazione; in altre parole, quello che per i mistici occidentali è il Ciclo Messianico. Quando i pianeti Mercurio e Venere, e il Sole, la Luna e la Terra, sono disposti in sizigie, allora la monade liberata del neofito elevato può passare lungo il sentiero magnetico attraverso questi corpi e continuare direttamente al cuore del Sole. Per quattordici giorni l'uomo lasciato sulla Terra è come in trance, o cammina quasi in uno stato di stordimento, perché la sua parte interiore, la sua vera parte, sta peregrinando attraverso le sfere. Due settimane dopo, durante la semioscurità del ciclo, o mese lunare, cioè quando la luna è piena, la sua monade peregrina ritorna rapidamente come un pensiero lampeggiante lungo lo stesso sentiero tramite il quale era ascesa al Padre Sole, riprendendosi i rivestimenti che aveva abbandonato su ciascun pianeta quando lo stava attraversando: i rivestimenti di Mercurio, i rivestimenti di Venere, i rivestimenti della Luna — del corpo lunare, del globo lunare — e dalla Luna la monade ritorna nel corpo in trance lasciato indietro. Allora, per un istante più breve o più lungo a seconda delle circostanze, l'essere totale del neofito è illuminato dallo splendore spirituale del sole, ed è un Buddha appena "nato." Tutto il suo corpo è in una gloria fiammeggiante, per così dire; e dalla sua testa, in particolare dalla nuca, come un'aureola, s'irradiano dei raggi, raggi di gloria simili a una corona. Ed è per questo motivo che le corone in Occidente e i diademi nel vicino Oriente anticamente venivano indossati da coloro che erano passati attraverso questo grado, perché essi sono veramente Figli del Sole, coronati dallo splendore solare.

In queste iniziazioni l'uomo muore. L'iniziazione è morte, morte della parte inferiore dell'uomo; e, in effetti, il corpo muore ma è tenuto in vita non dallo spirito-anima che è volato via come una farfalla si libera dalla sua crisalide, ma è tenuto in vita da coloro che vigilano, sorvegliano, e attendono. Il fatto che la triade corporea sia tenuta in vita permette allo spirito-anima pellegrino di essere alla fine capace di ritornare come un uccello ritorna al suo nido, e dove egli riconosce la sua precedente casa corporea, ed è "rinato," ma in questo caso rinato nello stesso corpo. Durante il periodo in cui la monade pellegrina è assente, periodo che può essere di tre giorni o di quattordici, la monade disincarnata ha seguito letteralmente i sentieri della morte ma lo ha fatto rapidamente ed entro le due settimane. Infatti, il processo è praticamente identico a quello seguito nel caso della disincarnazione e reincarnazione, poiché essa ritorna nel corpo in trance lungo i sentieri della rinascita, del reincorporamento, ed è, per così dire, rinata nel vecchio corpo invece che in uno nuovo; ed è per questo che in India si diceva che un tale uomo è un dwija — come lo chiamano i Brahmāni di Āryāvarta — un iniziato "nato due volte."

Questa frase ha anche un altro significato: uno che è rinato dalle ceneri della vecchia vita, una vita che ora è bruciata e morta. Ma anche il significato più profondo al quale ho accennato. Queste iniziazioni di settimo grado che hanno luogo durante il Ciclo Messianico, e che producono il frutto spirituale di un Buddha minore chiamato Bodhisattva, non devono essere confuse con una delle iniziazioni maggiori conosciute dalla razza umana, cioè quelle che appartengono soltanto ai Buddha razziali. In qualsiasi razza radice vi sono solamente due Buddha razziali. I Bodhisattva ciclici, come abbiamo accennato prima, vengono ciascuno in ogni Ciclo Messianico di 2.160 anni, e sono solitamente a carattere avatārico.

Vi sono dei casi in cui i neofiti falliscono, ma quelli che falliscono hanno un'altra possibilità in altre vite; però la penalità per il fallimento in questa vita è sia la morte che la pazzia, ed è una penalità molto giusta. In verità, solenni sono gli avvertimenti a chi, come gli uccelli, vorrebbe volare nell'etere dei mondi interiori e seguire le orme di coloro che l'hanno preceduto lungo le circolazioni dell'universo.

Quando guardiamo la notte stellata o quando durante il giorno solleviamo gli occhi allo splendore del Padre Sole nella volta azzurra di mezzogiorno, l'estensione dello spazio ci sembra vuota — completamente vacua! Gli astronomi ci dicono che la terra è una sfera che poggia nel vuoto, nell'etere, libera tranne che per l'attrazione gravitazionale del sole, e che la terra segue il suo sentiero, la sua orbita intorno al sole perché vi è gravitazionalmente attirata; in breve, quello "spazio" è vuoto. Ma in realtà, lo spazio, misticamente parlando, è śūnyatā, "vacuità," nel suo significato esoterico, ma in nessun modo significa "vacuità" come gli astronomi occidentali la intendono, perché veramente lo spazio al quale guardiamo, che i nostri occhi fisici pensano di vedere — o non vedono — è una sostanza così densa, così concreta, che nessuna concezione umana ne può dare qualche chiara idea alla mente-cervello, se non tramite la matematica.

Il nostro fisico-astronomo J. J. Thomson qualche anno fa ha calcolato che l'etere dello spazio fosse duemila milioni di volte più denso del piombo. Questo riecheggia un'antica dottrina; ma ricordate che la maniera appropriata di esprimere questa realtà dipende dal modo in cui la consideriamo. Abbiamo occhi evoluti a percepire, a penetrare la materia della nostra sfera, e vediamo quella che ci sembra vacuità, vuoto; in effetti, quell'apparente vacuità o vuoto è assolutamente piena, ed è, di fatto, un plenum, un pleroma, pieno di mondi, sfere e piani, pieno di gerarchie, di entità evolventi su quei mondi, sfere e piani.

Cercate, per favore, di afferrare quest'idea. Il nostro intero sistema sūrya, cioè tutto il nostro sistema solare chiamato l'Uovo di Brahmā, dal nostro vero punto di vista può essere considerato come un enorme corpo aggregato a forma ovoidale collocato nello spazio; e se qualche astronomo su un distante globo nelle profondità stellari vedesse il nostro Uovo di Brahmā, e lo vedesse dall'appropriato piano o mondo superiore, tutto il nostro sistema solare gli apparirebbe come un corpo ovoidale di luce — come una nebulosa irrisolvibile a forma di uovo, che includerebbe tutta la "vacuità" che vediamo o che pensiamo di vedere, la cosiddetta vacuità, e quindi includerebbe tutto il nostro mondo solare dell'Uovo di Brahmā, dal cuore stesso del Padre Sole oltre i confini che gli astronomi chiamano i pianeti più lontani.

L'Uovo di Brahmā è composto da sfere concentriche centrate nel Sole, e ciascuna di queste sfere è un mondo cosmico. Il suo cuore — il cuore di ognuna di esse — è il Sole. Il mondo, o la sfera della nostra Terra, è una di queste e circonda il Sole come una sfera di sostanza densa, e il nucleo di questa sfera o uovo, poiché tale è, è ciò che comunemente chiamiamo la mostra Terra. Tali sono anche le sfere di Mercurio, Venere, Marte, Giove, e anche di Saturno e di Urano — ma ricordate che Urano non appartiene al nostro sistema di mondi sacri, sebbene appartenga al nostro Uovo di Brahmā.

In questo contesto, notate attentamente che, sebbene qualsiasi sfera concentrica come quella della nostra Terra, o quella di Giove, o di Mercurio, sia, de facto, un simile Uovo o Sfera di Brahmā, tuttavia il nucleo di ciascuna sfera o pianeta, visto in movimento da un altro piano, apparirebbe come un'onda o un'ondulazione che avanza rapidamente intorno a una zona o cintura solida o semisolida; questa zona o cintura, è effettivamente ciò che sul nostro piano chiamiamo la posizione dell'orbita di un tale corpo planetario come quello della nostra Terra, o di Giove o di Mercurio. Il suo significato è che un'orbita planetaria come quella della nostra Terra, vista da un altro piano, è una vera cintura o zona che circonda il Sole, essendo il sentiero, per così dire, del nucleo che in questa zona si può considerare in movimento come un'ondulazione o onda che si muove costantemente intorno a questa cintura, o zona, o anello. Da quanto abbiamo appena detto, risulta immediatamente ovvio che quello che chiamiamo un pianeta può essere appropriatamente visto da tre diversi piani di visuale, come tre cose diverse: la prima, come un globo così come lo vediamo su questo piano; la seconda, da un altro piano, come un'onda o un'ondulazione che avanza seguendo il corso di una zona o cintura anulare che circonda il Sole; e terza, come una sfera concentrica, o meglio, sferoide, o ovoide, con il suo centro nel cuore del Sole.

Questi mondi o sfere concentriche sono in un costante movimento circolare di rivoluzione intorno al cuore del Sole, le sfere l'una dentro l'altra come le bucce di una cipolla, e tuttavia, in un certo senso, ciascuna è formata da sostanze diverse, sostanze in uno stato diverso dalle sostanze delle altre sfere, e quindi ciascuna attraversa l'altra così facilmente come se le altre non esistessero. Ed è per questo che il nostro occhio può vedere qualcuno dei corpi stellari che si trovano oltre le orbite di Marte, di Giove e di Saturno. Tutto quello che vediamo dell'esercito stellare fuori dal nostro Uovo di Brahmā sono quelle particolari stelle o soli che, avendo raggiunto lo stesso grado dell'evoluzione materiale in cui ci troviamo noi e dov'è anche il nostro sole fisico, sono dunque visibili ai nostri organi della vista. Se vivessimo su un altro piano, la nostra visione non potrebbe penetrare le rispettive sostanze, le orbite o sfere, di Marte, di Giove e di Saturno. Questi tre pianeti nascondono miliardi e miliardi di soli che noi, durante il nostro presente manvantara o ciclo del mondo, non possiamo mai vedere. Un giorno, nel remoto futuro, poiché l'evoluzione lavora sulla materia del nostro mondo-sfera, vedremo alcuni dei soli-raja che ora sono nascosti da questi tre pianeti — dalle sfere di questi tre pianeti, perché i pianeti e le loro rispettive sfere sono realmente gli stessi. L'Uovo di Brahmā è sostanzialmente dappertutto, e lo spazio interplanetario è quindi sostanziale dappertutto, per cui la luce che appartiene a questo quarto piano cosmico può penetrare dalle stelle fino a noi.

Nel parlare di queste sfere concentriche, ricordate attentamente che un concetto appropriato della struttura e delle caratteristiche dell'Uovo di Brahmā deve includere il fatto significativo che ci sono molte più sfere planetarie concentriche rispetto agli otto o nove o dieci pianeti conosciuti dall'astronomia occidentale. C'è un gran numero di pianeti nel sistema solare che sono del tutto invisibili con qualsiasi strumento o apparato astronomico, e inoltre, cosa ancora più importante, ci sono moltissime di queste sfere concentriche che appartengono completamente ad altri piani del cosmo, e ciascuna di queste invisibili sfere concentriche, che in alcuni casi sono superiori e in altri casi inferiori al nostro piano, è interamente abitata dai suoi molteplici eserciti di esseri, come lo è il nostro piano. Ogni piano ha le sue gerarchie di abitanti, i suoi mondi pieni di abitanti, con i loro paesi, le loro montagne, i mari, i laghi e le sue abitazioni, e cose del genere, proprio come li ha la nostra Terra.

Queste mondi-sfere concentriche, considerate nel loro insieme, erano le sfere cristalline degli antichi, che gli astronomi hanno così grossolanamente fraintese, e quindi le hanno tanto derise. Che significano veramente queste "sfere cristalline?" Il significato era: sfere il cui centro era il Sole e che erano trasparenti alla nostra vista. Proprio come il vetro è molto denso e tuttavia è trasparente alla nostra vista, così gli eteri del nostro quarto piano cosmico sono molto densi e tuttavia trasparenti. Agli abitanti della Terra che osservano i fenomeni del nostro sistema solare dalla Terra, l'intero sistema delle sfere concentriche, dovuto alla rotazione della Terra, sembra girare intorno alla Terra, e quindi nasce il modo geocentrico di guardare i movimenti apparenti dei pianeti, del Sole, della Luna e delle stelle. Tutte le cose nella natura universale sono ripetitive nella struttura e nell'azione. Il piccolo si riflette nel grande, e il grande si riproduce nel piccolo, perché, in verità, i due sono uno.

Inoltre, a causa della struttura e dell'azione magnetica dei dodici globi della nostra catena planetaria, la nostra Terra ha un'azione magnetica bipolare di dodici tipi diversi; una di questa coppia polare è conosciuta agli scienziati, l'altra no. Il nostro Uovo di Brahmā, il nostro sistema solare, nel suo insieme, ha ugualmente dodici percorsi bipolari, o quelli che, in breve, sono chiamati i poli magnetici, e ciascuno di questi dodici poli ha la sua posizione in una delle dodici costellazioni dello zodiaco — o meglio, le dodici costellazioni dello zodiaco sono le posizioni dei dodici poli del periodo zodiacale. La ruota della vita con i suoi dodici raggi funziona per sempre.

È per questo che un essere umano può essere un figlio del Sole. È per questo che un essere umano può ascendere lungo i sentieri magnetici dalla Terra alla Luna, dalla Luna a Venere, da Venere a Mercurio, da Mercurio al cuore del Padre Sole — e ritornare. Nel viaggio verso l'esterno, a ogni stazione planetaria la monade pellegrina si disfa di certe guaine o involucri. Polvere alla polvere della Terra. Il corpo lunare è gettato via e abbandonato nelle valli della Luna. Su Venere sono gettati via anche i rivestimenti di carattere venusiano, e la stessa cosa avviene su Mercurio. Allora la nostra porzione solare è riunita nel suo cuore. La monade pellegrina, nel suo viaggio di ritorno, abbandona il Sole riprendendosi il suo involucro solare. Entra nella sfera di Mercurio, e lì riprende i rivestimenti che precedentemente aveva gettato via, li assimila, e quindi passa su Venere, rivestendosi nuovamente con ciò di cui si era precedentemente liberata, e quindi entra nella sfera diabolica della Luna, e nelle sue valli oscure riprende il suo primo corpo lunare, e quindi rinasce alla Terra sui raggi lunari durante il Plenilunio. Polvere alla polvere, Luna alla Luna, Venere a Venere, Mercurio a Mercurio, Sole al Sole!

L'iniziazione significa diventare, mediante l'esperienza autocosciente, temporaneamente uno con gli altri mondi e piani, e i diversi gradi iniziatici segnano i vari stadi di avanzamento o di abilità nel riuscire a fare tutto questo. Poiché l'iniziazione progredisce in grandiosità, così lo spirito-anima dell'iniziando penetra sempre più profondamente nei mondi e nelle sfere invisibili. Bisogna diventare pienamente consapevoli di tutti i segreti dell'uovo solare prima di poter diventare una divinità in quell'uovo solare, prendendo parte, autocoscientemente e deliberatamente, al laboratorio cosmico.

Preparatevi continuamente, perché ogni giorno è una nuova possibilità, è un nuovo portale, una nuova opportunità. Non sciupate i giorni della vostra vita perché verrà il momento, e alla fine verrà fatalmente, in cui sarà il vostro turno di impegnarvi in questa che è la più sublime delle avventure. La ricompensa, se avrete successo, sarà gloriosa al di là di ogni aspettativa. Quindi, allenate, allenate continuamente la vostra volontà. Aprite i vostri cuori sempre di più. Ricordatevi della divinità che è nel vostro intimo, la vostra divinità interiore, il vostro cuore, il cuore di voi stessi. Amate gli altri, perché gli altri sono voi stessi. Perdonate loro, perché in questo modo perdonerete voi stessi. Aiutateli, perché così vi rafforzerete. Odiateli, e in questo modo vi preparerete ad andare nella Fossa, perché agendo così odiate voi stessi. Evitate la Fossa e rivolgete i vostri volti al Sole!


Capitolo 2

L'Equinozio di Primavera

 E adesso ritorniamo al ciclo iniziatico dell'Equinozio di Primavera, riguardo al quale c'è una dottrina che è contemporaneamente meravigliosa e strana, basata sulle operazioni della stessa Madre Natura. Dovremmo ricordare che il termine 'Madre Natura,' usato nel suo significato esoterico, include non solo il guscio fisico dell'universo che ci circonda e che conosciamo in rapporto ai nostri sensi imperfetti, ma include anche, più in particolare, i vasti regni, veramente sconfinati, degli spazi dello spazio.

Questa strana e meravigliosa dottrina rivela che la grande avventura iniziatica che l'iniziando elevato intraprende al tempo dell'Equinozio di Primavera è una copia, un duplicato, un evento ripetitivo nella nostra piccola sfera umana, di ciò che effettivamente accade tra gli dèi ad intervalli di tempo cosmico. Le iniziazioni che hanno luogo anche oggi con regolarità più o meno ininterrotta al tempo dell'Equinozio di Primavera, includono non solo il passaggio attraverso le prove e la resurrezione finale dall'uomo personale del dio interiore, e un'ascesa nei regni spirituali, almeno temporaneamente, della coscienza percettiva dell'iniziando, ma include pure quella che di solito nella letteratura occidentale che tratta questo tema è chiamata la discesa del neofito-iniziando, per quanto grande possa essere la sua natura spirituale, nel Mondo Sotterraneo, in quei regni molto reali ma per noi completamente invisibili dello spazio, che hanno la loro esistenza nei campi cosmici ancora più materiali della nostra grossolana sfera di sostanza fisica mayavica.

Sarebbe sbagliato dire che questo Mondo Sotterraneo appartiene esclusivamente a quella che nella letteratura teosofica è stata chiamata l'Ottava Sfera, o Pianeta della Morte, sebbene l'Ottava Sfera debba essere realmente visitata dalla coscienza percettiva durante il suo pellegrinaggio.

Quindi, abbiamo una raffigurazione dell'iniziazione all'Equinozio di Primavera come una fase dell'intero ciclo iniziatico, una fase che consiste, da un lato, di procedimenti severi e minuziosi di prove spirituali, intellettuali, psichiche, e anche astrali e, dall'altro lato, comprende ugualmente una discesa nelle sfere che le monadi pellegrine degli esseri umani comuni, una volta che hanno cominciato a manifestarsi nello stadio umano, non hanno mai attraversato nel corso ordinario del loro sviluppo.

Questa strana e misteriosa dottrina, così come l'abbiamo brevemente accennata, rivela che sulla nostra Terra, in quest'occasione sacra e solenne, avviene una ripetizione, un duplicato di ciò che a certi intervalli di tempo ha luogo tra le divinità. Proprio come in determinati periodi nel progresso del destino cosmico una certa divinità lascia i suoi regni luminosi per "discendere," o meglio, per trasferire una porzione della sua essenza divina nel mondo degli uomini, per aiutare e soccorrere l'umanità errante, così fa esattamente il neofito-iniziando, che discende, trasferisce la sua coscienza percettiva nel Mondo Sotterraneo, per apprendere e anche per aiutare gli abitanti di quelle lugubri sfere. In questo contesto, ciò che dalle loro elevate altezze gli dèi fanno per aiutarci, così fanno questi grandi uomini nelle sfere inferiori alla propria.

Se prendiamo seriamente in esame questo profondo insegnamento e cominciamo a percepire i suoi straordinari e intricati paradossi, potremmo ben chiederci perché una divinità, a un determinato momento, debba "discendere" o proiettare una porzione della sua essenza nella nostra sfera che ha lasciato lunghi eoni fa nel suo progresso evolutivo. La spiegazione possiamo trovarla in altri insegnamenti sulla natura del nostro sistema solare cosmico, visto dal punto di vista spirituale. Apprendiamo quindi che anche gli stessi dèi sono sotto la spada di un destino potente; che anch'essi, nelle loro alte sfere, fanno e disfanno il karma, e cominciano e finiscono dopo aver portato a compimento opere che hanno una grande influenza sugli spazi cosmici, e che una certa porzione di queste attività divine deve necessariamente raggiungere ed influenzare molto in profondità le sfere degli uomini.

Quando lo studente di esoterismo comprende l'assoluta importanza degli insegnamenti riguardanti il vero significato della triade delle divinità hindu formata da Brahmā, Vishṇu e Śiva, egli sarà in grado di comprendere perché hanno luogo questi sorprendenti avvenimenti di cui abbiamo appena parlato. Come Brahmā è l'evolutore e il creatore, e come Vishṇu è il sostenitore e il fautore, così Śiva, che è lo speciale patrono degli esoteristi, è il rigeneratore, perché è il risolutore.

Considerare questa triade di divinità nel sistema solare allo stesso modo in cui la definiscono le opere letterarie hindu exoteriche significa perdere del tutto il significato e la portata dell'insegnamento esoterico nei loro riguardi. In verità, le tre divinità sono tre individui, e tuttavia sono uno, proprio come evoluzione ed involuzione sono due eppure essenzialmente uno, perché niente può far evolvere ciò che è dentro di sé prima che l'interno sia stato involuto. Così non può esserci alcun Brahmā o evolutore o creatore, a meno che il rigeneratore o risolvitore in un passato periodo cosmico abbia già involuto i semi dell'universo dopo che erano stati evoluti o prodotti. Né potrebbe esserci un qualsiasi manvantara o un decorso sostenuto di vita cosmica e d'evoluzione, se non è dovuto all'influenza incessante e continua del sostenitore, fautore e preservatore.

Ora, queste tre energie spirituali e divine nel sistema solare, che sono distintamente tre e tuttavia una in essenza, in verità sono la triade superiore del settenario appartenente ai dieci principi del nostro cosmo solare, e quindi esistono e agiscono un maniera sublime in ciò che per noi è silenzio e tenebra assoluta, perché sono le tre energie superiori del settenario del sistema solare dei mondi di vita-energia-sostanza.

Di volta in volta, rigorosamente governato dal karma del sistema solare, sorge un impulso nel seno di Mahā-Vishṇu a manifestare una porzione di sé, e questa porzione è una divinità; e quest'impulso o stimolo super-spirituale non può mai essere rifiutato o messo da parte. Inoltre, quest'impulso ha un nome tecnico nell'insegnamento esoterico. È chiamato bīja, che significa "seme," o, forse più precisamente, avatāra-bīja — il seme cosmico degli Avatāra.

Gli Avatāra appaiono sulla Terra a intervalli, quando le energie spirituali scarseggiano a nostro discapito, e le forze della materia sorgono in ondate turbolenti sempre più alte. È come se fosse una pressione spirituale psico-magnetica nella struttura del sistema solare, che scaturisce in una scarica spirituale-magnetica di energia spirituale, a volte simile al fulmine sulla terra, e questa scarica è popolarmente chiamata la "discesa" dell'Avatāra, che così conserva la stabilità e l'equilibrio delle cose. Avviene proprio così nel nostro mondo, nei casi di questi grandi uomini, questi sublimi neofiti-iniziandi, che durante il corso della loro iniziazione "discendono" nel Mondo Sotterraneo allo scopo di portare una luce spirituale agli esseri incatenati nelle tenebre di quelle lugubri sfere — sfere che a noi sembrano regni di oscurità perché siamo superiori ad essi.

Tutta la natura è così saldamente unita, così intimamente e intrinsecamente intrecciati sono i fili della rete della vita, che tutta la natura dev'essere considerata come un unico grande organismo; e quando c'è mancanza di qualche elemento-energia in qualsiasi parte del corpo cosmico, da altre parti insorge un impulso, uno stimolo che possiede in abbondanza questo elemento-energia mancante, verso il luogo dove esiste questa mancanza, e un conseguente passaggio o peregrinazione o trasferimento dell'elemento-energia mancante alla sua destinazione, in modo che la stabilità e l'equilibrio della struttura cosmica possano essere ristabiliti o mantenuti.

I periodi dell'iniziazione non hanno luogo per un caso fortuito né sono regolati dal semplice desiderio o dalla volontà degli esseri umani, per quanto grande e sublime, ma hanno luogo secondo il lavoro rigoroso dei magnetismi spirituali cosmici dell'universo. Di conseguenza, i grandi neofiti-iniziandi accedono alle loro prove e compiono il loro viaggio nel Mondo Sotterraneo perché per ora sono diventati completamente servitori obbedienti della legge dell'universo, e quindi difficilmente potrebbero fare diversamente.

Da quanto è stato detto, quindi, diventa subito ovvio come il cuore della natura batte con forza attraverso un impulso compassionevole; ciò che gli uomini descrivono in un linguaggio debole con frasi come il ristabilimento dell'equilibrio disturbato o il mantenimento della stabilità cosmica, non è che un modo inadeguato di esprimere il lavoro automatico della vita cosmica nel restaurare le armonie, nell'equilibrare le energie cosmiche, tutte sotto il governo e il controllo dell'ineffabile grande cuore della coscienza della vita che batte incessantemente, senza pausa, senza tregua, fino al termine del manvantara solare.

Ed è per questo che l'Equinozio di Primavera in particolare e gli Avatāra sono associati sia nel pensiero umano sia nella realtà cosmica. Tenete in mente che tre sono generalmente i casi o le possibilità in cui avvengono le discese o manifestazioni avatāriche di energie spirituali nell'esistenza umana come motori straordinariamente potenti. Uno di questi casi è quello degli Avatāra creati dall'influenza del bīja in Mahā-Vishṇu; il secondo è il caso dei Buddha; e il terzo è quello che ha luogo a rari intervalli tra gli esseri umani che non sono né Avatāra né Buddha. Notate bene che l'Avatāra è la discesa dell'influenza, o di una porzione di una divinità attraverso che prende in prestito l'apparato psicologico intermedio di un Bodhisattva per manifestarsi nella vita umana in un corpo umano puro. I Buddha incarnano le loro influenze divino-spirituali, che in ogni caso emanano dal dio interiore del Buddha, e lo fanno attraverso l'intero periodo del loro lavoro nel mondo degli uomini; e manifestano questi poteri spirituali in propositi e opere di un'indescrivibile ed elevata benevolenza e di una vasta portata benefica.

I casi dei rari umani che, non essendo né degli Avatāra né dei Buddha, s'incorporano di volta in volta, o diventano le dimore dei raggi divino-spirituali, sono gli uomini e le donne inusuali che, per una linea del karma che è singolarmente libero dai capricci invalidanti e imbarazzanti della personalità, sono in grado di trasmettere un raggio delle loro triadi superiori. Questo raggio penetra e infiamma con la sua sacra fiamma la mente-cervello e l'apparato emotivo di questi uomini e donne.

I casi di questi insoliti esseri umani possono essere esemplificati o dimostrati da uomini e donne la cui intera esistenza sembra mostrare un potere spirituale e intellettuale di gran lunga superiore alle comuni funzioni degli uomini, e tuttavia sono soltanto esseri umani. Ad esempio, possono essere grandi poeti con una mente nobile dotata della visione del veggente; possono anche essere grandi artisti con una mente eccelsa, filantropi, o capi di stato, ma sono solo uomini e donne. Non sono né Avatāra né Buddha, e la loro esistenza è così nota nelle varie religioni mondiali, che sono stati chiamati con molti nomi, come, ad esempio, santi o uomini santi, e altri appellativi del genere.

Sebbene queste tre classi che manifestano raggi divino-spirituali — così diversi fra di loro — siano le tre istanze in cui il divino-spirituale si manifesta nella sfera umana, va notato in particolare che l'impulso o lo stimolo originario in tutte queste tre classi affonda la sua origine nel misterioso bīja che esiste e lavora dall'alba al tramonto di un manvantara cosmico nel seno di Mahā-Vishṇu.

Come ultima riflessione su tale argomento, notate attentamente che vi sono anche gli Avatāra di Mahā-Śiva, proprio come vi sono quelli di Vishṇu, colui che sostiene l'universo solare; e sono questi Avatāra di Mahā-Śiva, il rigeneratore solare, che producono forse gli effetti più estesi e che scuotono il mondo nella sfera degli uomini.

Il dovere di alcuni di questi Avatāra, la loro caratteristica, swabhava, è di preservare e sostenere tutto ciò che è spirituale, nobile, buono, elevato mentre il lavoro degli altri Avatāra è di rigenerare, rinnovare, portare alla luce dal grembo del destino ciò che aspetta di venire in esistenza. Ecco perché il lavoro dell'influenza di Śiva è stato spesso stupidamente chiamato distruzione. La profonda filosofia del procedimento non è stata afferrata dagli studenti occidentali e nemmeno da quelli orientali; ma è ovvio che ci sono dei periodi determinati dalla vorticosa ruota della vita in cui il male, nel corso del destino, dev'essere abbattuto, quando le strutture e le opere che sono sopravvissute fino al loro tempo devono essere distrutte dalle fondamenta, affinché sorgano una nuova costruzione e una struttura più grande ed elevata, sia spiritualmente che materialmente.

In verità, il tema della dottrina che sto trattando è difficile, e sento il bisogno di spendere una parola di suggerimento, cioè che non dovete saltare alle conclusioni supponendo che avete afferrato in pieno l'importanza del significato di questa meravigliosa dottrina che ho così brevemente delineato. Ricordatevi che l'intero sistema solare è un vasto organismo fremente e palpitante di vita attraverso tutti i suoi campi, e che ciò che gli uomini chiamano spirito o ciò che chiamano materia non sono che due fasi, due aspetti, due eventi dell'impeto, del dilagare della vita-coscienza-sostanza che elabora il suo destino incomprensibilmente sublime.

È per questo che il nostro intero sistema solare può essere visto sotto due prospettive: una, come il corpo cosmico di sfere costruite dalla fabbrica della coscienza cosmica; e dall'altra prospettiva può essere considerato come una rete sorprendentemente intricata e intrecciata di sfere esistenti su molti piani, ma tutte sotto il dominio e nei limiti della nostra divinità cosmica. Quindi, ogni atomo freme di vita ed è un centro di coscienza incarnata, che chiamiamo monade; e la sola differenza tra atomo e dio, tra gli eserciti delle tenebre e gli eserciti della luce, è un progresso evolutivo.

Infine, cerchiamo di comprendere in qualche modo il significato delle esperienze, così piene di mistero e pericolo, che alcuni esseri più evoluti di noi stanno ora vivendo.


Capitolo 3

Il Solstizio d'Estate

Celebriamo ora il terzo dei grandi eventi spirituali e psichici dell'anno esoterico, il ciclo iniziatico che converge nel Solstizio d'Estate; celebriamo con l'insegnamento e con l'ispirazione spirituale e intellettuale gli eventi effettivi delle iniziazioni che in questo periodo hanno luogo dappertutto sulla superficie dl globo.

È un pensiero molto suggestivo che ciascuno di noi, uomo o donna, dovrebbe sempre portare con sé come un suo prezioso ideale — che chiunque appartenga all'anello esterno del Corpo mistico un giorno può, se vuole, passare dall'anello esterno a un anello interno, e da quell'anello interno passare al centro ancora più vicino; e così via, in modo che alla fine, se il discepolo riesce a conquistare il sé ad espandere la coscienza, raggiungerà il centro, e quindi, con la propria volontà e l'azione, sarà purificato nelle correnti della vita iniziatica che lo porteranno al mistico pellegrinaggio sul giro esoterico dell'esperienza, e ritornare rinunciando volontariamente e autocoscientemente a ciò che sa di poter ottenere, ma che rifiuta per rimanere e aiutare il mondo come una delle pietre nel Muro Guardiano che circonda l'umanità.

Ricordatevi che l'anno mistico contiene quattro punti stagionali, e che queste quattro stagioni nel loro ciclo simbolizzano i quattro eventi principali del progresso dell'iniziazione: primo, quello del Solstizio d'Inverno, evento che è anche chiamato la Grande Nascita, quando l'aspirante porta alla nascita il dio dentro di sé e, almeno per un periodo, diventa temporaneamente uno con esso nella coscienza e nel sentimento; una nascita che in verità è la nascita del Buddha interiore nato dallo splendore spirituale del sole, o la nascita del Christos mistico.

Poi, secondo, arriva il periodo, l'evento dell'adolescenza esoterica all'Equinozio di Primavera, quando, nel pieno flusso della vittoria acquisita al Solstizio d'Inverno, e con la meravigliosa forza e il potere interiore che arrivano all'aspirante che si è realizzato, egli cade nella più grande tentazione, tranne una, conosciuta agli esseri umani, e prevale; e questo evento può essere chiamato la Grande Tentazione. Gli Avatāra sono particolarmente in rapporto con quest'iniziazione nel periodo dell'Equinozio di Primavera, formando, come fanno, una delle linee d'attività — una linea divina, di fatto — della Gerarchia di Compassione e Splendore, sebbene gli Avatāra siano fuori dal cerchio della tentazione tranne per quanto riguarda la loro parte umana.

Poi, terzo, arriva l'evento del Solstizio d'Estate, al quale il neofito o aspirante deve sottomettersi e prevalere vittoriosamente sulla più grande tentazione conosciuta dall'uomo, come abbiamo appena accennato; e se egli prevale, rinunciando a tutte le possibilità del progresso individuale, per diventare uno dei Salvatori del mondo, allora assume la sua posizione come una delle pietre nel Muro Guardiano. Da quel momento egli dedica la sua vita al servizio del mondo senza alcun pensiero di ricompensa o di progresso individuale — può durare per eoni — sacrificandosi spiritualmente al servizio di tutto ciò che vive. Per tale motivo, l'iniziazione in questa stagione dell'anno è stata chiamata la Grande Rinuncia.

Poi viene infine il quarto e ultimo periodo del ciclo dell'anno mistico, l'evento dell'Equinozio d'Autunno, che forse è il più sublime, ma che, in effetti, non è così sacro come l'iniziazione di cui stiamo ora parlando, perché nell'iniziazione dell'Equinozio d'Autunno il neofito o aspirante passa oltre i portali della morte irrevocabile, e non ritorna più tra gli uomini. Una linea di quest'attività, elevata e spirituale ma non come la linea della Gerarchia di Splendore e Compassione, è quella seguita dai Pratyeka Buddha. Passeranno eoni prima che questi Pratyeka Buddha si risveglino per riprendere il viaggio evolutivo, il pellegrinaggio evolutivo.

L'Equinozio d'Autunno è rigorosamente e intimamente legato alla ricerca, durante i riti e le prove del neofito, dei molti e vari intricati misteri connessi alla morte. Per questi e altri motivi, è stato chiamato il Grande Passaggio.

Figli del Sole e Progenie delle Stelle: vi è mai accaduto di chiedervi perché le stelle brillano nella cupola viola della notte, perché il nostro sole risplende di gloria incessante, emanando attraverso gli eoni la propria sostanza di luce, vita ed energia? E perché, d'altro canto, queste grandi estensioni e regni della natura sono sommersi in una rigidità apparentemente fredda e cristallizata: addormentati, in letargo e apparentemente immobili, sebbene, in verità, siano pervasi dappertutto e attraverso tutto (per cui nemmeno un atomo ne è privo) dalla vita che tutto permea e dalla coscienza dell'Illimitato? Vi siete mai meravigliati perché nell'universo manifestato esistono questi due grandi contrasti — da un lato, la luce e il movimento, l'attività e il potere, progenie della divinità e delle energie spirituali, e dall'altro, immobilità relativa, rigidità, sonnolenza cristallizzata, e i regni del sonno freddo e spirituale?

Se non vi siete mai poste queste domande, non siete completamente risvegliati; le vostre anime spirituali non si rimescolano coscientemente dentro di voi, e voi siete addormentati, in letargo. Sono gli animali a non porsi mai domande come queste, perché essi vivono nei confini ristretti della loro coscienza limitata, perché è solo una coscienza di sensitività e di reazione alla sensitività, senza il fuoco divino del pensiero autocosciente e senza l'intelligenza indagatrice, che hanno sete di luce e conoscenza, che contraddistinguono l'uomo come un figlio del Sole e la progenie di un genitore stellare.

Lo spirito da un lato, e la materia dall'altro, la vita cosciente da un lato e dall'altro, la relativa immobilità e letargo della coscienza. Se guardiamo alla natura decupla e consideriamo le sue attività, realizziamo che possiamo raffigurarci la situazione come un vasto esercito dei figli della luce che lavorano sulle tenebre e sulla materia inattiva, i figli della luce che esistono nei loro incorporamenti tra due poli, entrambi dei quali alla nostra attuale coscienza umana sembrano essere regni impenetrabili d'esistenza. Quali sono questi due poli? Uno è il polo della materia ma l'altro è il polo dello spirito che, a causa della sua incomparabile luminosità e potere, è talmente al di là di tutti i nostri concetti umani o ideazioni più elevate, che sembra impenetrabili da percepire, come il polo inferiore appena citato, anche se apparentemente buio e incomprensibile.

La ragione per cui la natura, alla comprensione di noi umani, è così divisa in due, è perché noi osserviamo da un lato gli eserciti della luce, e dall'altro gli eserciti della materia; e tuttavia entrambi sono fondamentalmente uno, perché la differenza è che gli eserciti della luce sono entità più o meno progredite verso il polo dello spirito, e gli eserciti delle tenebre sono governati dai māmo-chohan;[1] perché, a dire il vero, noi forziamo verso l'alto, il più possibile, il lato della luce governato dalle Gerarchie di Splendore che consistono di dhyani-chohan in gamme sempre crescenti di gloria, che ascendono lungo la bilancia della vita oltre il campo della nostra più lontana immaginazione. Questi due lati della natura, il lato oscuro e quello della luce sono i due sentieri eterni a causa della loro stessa potente natura. Possiamo dire che il lato superiore, il lato della luce, è quello delle Gerarchie di Compassione, e il lato inferiore, oscuro, è quello delle Gerarchie della Materia; tuttavia entrambi i lati sono eternamente in evoluzione verso un progresso senza fine. Dopo tutto, non sono che due modi di vita, perché i due sono fondamentalmente uno.

Come disse un grande saggio e veggente dell'Estremo Oriente, parlando del Tao:

La sua parte superiore non è luminosa, e la sua parte inferiore non è tenebra. Incessantemente in azione, tuttavia non può mai essere nominato, ma dall'azione ritorna nuovamente al Vuoto spirituale. Possiamo chiamarlo la forma dell'informe, l'immagine del senza immagine, l'indeterminabile [e tuttavia è eterno]. Andate davanti ad esso, non potete vedere la sua faccia; andate dietro di esso, non potete vedere la sua schiena. . . .

Senza un nome con cui possa essere giustamente chiamato, è l'origine delle sfere celesti e delle sfere materiali. Quando ha un nome, gli uomini lo chiamano la Madre Eterna di tutte le cose. Solo chi è saldamente libero dalle passioni terrene può comprendere la sua essenza divina; ma chi ha la mente intasata ed accecata dalle passioni può vedere solo la sua forma esterna. Tuttavia queste due parti, la spirituale e quella materiale, sebbene le chiamiamo con diversi nomi, nella loro origine sono identicamente una e identicamente la stessa. Quest'identità è un mistero meraviglioso, il mistero dei misteri. Comprendere questo mistero è il portale di tutta l'iniziazione. [2]

Figli del Sole, Progenie delle Stelle: siete come la cieca bestia irragionevole che non ha la curiosità divina per la saggezza, la conoscenza e l'amore? O state diventando come i saggi e i veggenti delle ere, che vedono in tutto ciò che li circonda, in ogni minima cosa, in ogni evento, come pure nelle cose e negli eventi più grandi, una chiave per l'enigma cosmico? Pensateci, e riflettete un momento su questo pensiero. Quando prendete in esame i globi luminosi sopra di noi e la nostra gloriosa stella del mattino che chiamiamo Padre Sole, vi è mai venuto in mente che proprio queste stelle sono la manifestazione della Gerarchia di Compassione, che porta luce, vita, amore e saggezza nei regni bui delle sfere materiali della natura? In verità, è così!

Ogni sole che vediamo nel cielo a mezzanotte, ogni creatura umana, ogni dhyani-chohan la cui presenza possiamo istintivamente percepire, non è solo un'entità che evolve e progredisce — specialmente nei casi delle stelle e degli dèi — ma è anche un'entità che, stimolata dall'amore celeste e dalla saggezza divina, ciascuna secondo i suoi poteri karmici e nella misura in cui può, si è fermata sul suo sentiero o avanza lentamente sul suo sentiero, per aiutare le moltitudini di eserciti di entità meno progredite che si trascinano alle spalle.

Così una stella, o un sole, ad esempio, non solo è un dio evolvente nei suoi aspetti divini, spirituali, intellettuali, psichici e astrali, ma tende anche verso di noi dal suo trono celeste, per così dire, e tale appare nei nostri regni materiali aiutandoci, dandoci luce, stimolandoci verso l'alto.

Non sono semplicemente vane parole di una vuota poesia ma sono una verità suggestiva. Dappertutto intorno a noi la natura proclama legge, ordine, assetto, una successione di eventi che si alternano sempre, perché esseri e cose sono trascinati attraverso le ere nel grande seno del fiume di vite; e tutto questo è opera della Gerarchia di Splendore e Compassione, di cui noi umilmente formiamo su questa terra il cerchio estremo, o sfera. È lo stesso impulso che influenza gli dèi, i Guardiani Silenziosi e gli esseri stellari, ad aiutare chi è meno progredito, che spinge i cuori dei Buddha di Compassione, dei Maestri di Saggezza e Pace e i loro chela, a prendere l'iniziazione della Grande Rinuncia, copiando così nel nostro regno umano ciò che ha luogo a livelli sublimi tra le divinità. Un Avatāra non è che un caso eccezionale di tipo particolare, che esemplifica la regola di cui i Buddha sono gli esempi ancora più nobili e rilevanti del caso in generale.

I piccoli uomini sanno dell'immenso amore, degli impulsi divini di compassione che dominano le anime di coloro che fanno la Grande Rinuncia tralasciando tutta la speranza di un personale progresso evolutivo, che può durare per gli eoni futuri, e rimanere sulla terra ad aiutare i loro simili e al servizio del mondo. Sconosciuti, senza ricevere gratitudine, sempre silenziosi, sempre compassionevoli, sempre pieni di santa pace, essi lavorano incessantemente, aspettando che altri li seguano come un fiume di vite che si muove lentamente trascinandosi in un flusso senza fine. Questi esseri grandi e nobili si ergono come pilastri di luce. Pur sapendo che un giorno arriverà la loro ricompensa, una ricompensa oltre ogni umana concezione, tuttavia rimangono attraverso le ere senza pensare alla loro ricompensa, e resistono sempre di più.

Gli uomini nel mondo non hanno alcuna conoscenza delle mani possenti e delle volontà potenti che trattengono certe forze ed elementi cosmici, nel timore che queste forze ed elementi devastino gli uomini a causa dell'ignorante stupidità e della cieca ostinazione degli uomini ad invocare, attraverso le loro egoistiche emozioni e pensieri, i poteri cosmici di cui essi attualmente non hanno una vera conoscenza. Poiché questi Grandi Esseri sono gli scudi protettivi dell'umanità, di conseguenza sono chiamati il Muro Guardiano.

Ogni uomo o donna che compie un atto generoso, altruistico e compassionevole è, per lo stesso motivo, e nella misura in cui l'impulso compassionevole e l'atto si prolungano, un membro della Gerarchia di Compassione e Splendore. Ogni uomo o donna che commette un'azione egoistica o che segue ciecamente ed unicamente un impulso del loro lato materiale, per lo stesso motivo e nella misura in cui l'impulso e l'atto si prolungano, agisce sotto l'influenza dei poteri oscuri e profani del mondo materiale, i cui responsabili sono i māmo-chohan che presiedono ai pralaya. Ogni uomo o donna che compie un'azione egoistica, cattiva o ignobile, sta veramente facendo un passo indietro e, diciamolo per inciso, in questo modo ostacola il progresso dei suoi compagni, perché noi siamo legati inseparabilmente insieme in una sola rete di vita, in una sola unità organica.

Come sono belli coloro sulla cui fronte risplende la luce eterna, la luce dell'eterna pace, la luce della saggezza e lo splendore dell'amore infinito! Essi stanno crescendo, crescendo rapidamente, stimolati dalla luce radiosa che si riversa dalle profondità del loro essere spirituale. Com'è benedetta la loro pace, com'è indicibilmente grande la loro felicità, e come essi appaiono tranquilli, maestosi! Quale forza meravigliosa stanno ora acquisendo con i loro nobili pensieri e azioni! Uomini e donne che incarnano questo spirito di devozione altruistica, per quanto piccolo possa esserne il livello, si stanno preparando a un tempo futuro quando, a loro volta, staranno alla porta e busseranno, cercando, chiedendo, chiedendo con il diritto innato di dèi embrionali, questa iniziazione della Grande Rinuncia; e allora troveranno il loro posto come lavoratori autocoscienti nella Gerarchia di Compassione e Splendore.

Come dice ancora Lao-tse a questo riguardo, quando parla del Tao, che è proprio l'organismo cosmico nel suo lato divino e lo splendore senza tempo nel seno dell'aspirante: "Il mondo intero degli uomini si affollerà entusiasta intorno a chi nutre in sé la forma possente e il potere del Tao. Essi verranno e non riceveranno alcun danno, ma troveranno riposo, tranquillità e saggezza."

Parlando ancora dell'etica pratica di colui che ha già fatto la Grande Rinuncia ed è passato attraverso i riti sacri, il Grande Maestro cinese continua:

Chi è vuoto sarà riempito; chi è esausto sarà guarito; chi ha poco avrà tutto; chi pensa di avere troppo sarà smarrito. Quindi, il saggio abbraccia nel suo pensiero l'unità cosmica, e da quel momento diventa un modello per tutti quelli che sono sotto il cielo. Egli è libero da ogni esibizione personale, quindi risplende; libero da ogni rivendicazione di sé, quindi è insigne; egli è libero da ogni auto-glorificazione, quindi è glorificato; egli è libero dall'auto-esaltazione, quindi si eleva al di sopra di tutto. Poiché egli non lotta contro gli altri, non vi è al mondo chi lotta contro di lui.

E più avanti, lo stesso saggio e veggente, nei suoi paradossi, insegnò come segue:

Il saggio, quindi, che vuole essere al di sopra degli altri deve, con le sue parole, porsi al di sotto degli altri. Desiderando di essere sempre più nobile delle masse, egli deve modestamente mettersi dietro di esse, al loro servizio. In tal modo, sebbene abbia la sua posizione naturale al di sopra delle masse, la gente non deve sentirne il peso; sebbene egli abbia la sua posizione naturale davanti ad esse, le masse non si offendono. Quindi, tutta l'umanità si compiace di esaltarlo, e non si stanca di lui.

Il saggio non si aspetta alcuna gratitudine per ciò che fa; conquista il merito ma non lo prende per se stesso; . . . Ho tre cose preziose che antepongo a tutto. La prima è la gentilezza; la seconda è la parsimonia; la terza è proprio l'umiltà, che mi trattiene dal mettermi davanti agli altri. Siate gentili, e allora potete essere fieri. Siate parsimoniosi, e allora potete essere più generosi. Evitate di mettervi davanti agli altri, e diventerete naturalmente un capo tra gli uomini.

Ma oggi gli uomini rigettano la gentilezza, e sono tutti baldanzosi. Rifiutano la parsimonia, e tengono solo alla stravaganza; scartano l'umiltà e puntano solo ad essere i primi. Quindi, periranno sicuramente.

Non bisogna mai supporre, neppure per un momento, che la Grande Rinuncia implichi l'abbandono di qualsiasi singola parte dell'universo manifestato affinché il neofito, l'aspirante, possa dedicarsi solo a seguire il sentiero solitario della luce. Di per sé, questo è un sottile egoismo spirituale che è, lasciamo pure che gli uomini dicano quello che vogliono, lo spirito che governa il percorso dei Pratyeka Buddha. È necessario che il neofito, il chela che desidera attraversare anche il primo portale dell'iniziazione che conduce alla Grande Rinuncia, comprenda che invece di abbandonarlo egli deve rimanere nel mondo, per servire, quando diventa più grande e più forte, sempre di più nella causa di tutte le cose che sono.

La minima sfumatura dell'avidità di un avanzamento personale sbarrerà subito le porte contro di lui, perché il vero nucleo di quest'iniziazione è una completa rinuncia di sé. In verità, lo sforzo è una fatica da titano, perché non solo dev'essere purificata la natura personale ma dev'essere assolutamente trasmutata, per quanto sia compatibile con l'esistenza in questi regni, diventando un canale, un veicolo, un mediatore tra tutto ciò che è sopra il neofito e tutto ciò che è sotto di lui e inferiore a lui. Di conseguenza, egli dev'essere messo alla prova in ogni fibra del suo essere prima di poter elevare il suo cuore ad osare le prove più grandi che lo porteranno prima nell'oscurità delle regioni del Mondo Sotterraneo — perché egli deve vincere o perire, e poi, quando il suo cuore completamente puro e indomabile lo avrà trascinato al sicuro, fuori da queste regioni, il neofito dev'essere messo alla prova nelle sfere superiori, affinché nessuna brama di avere più luce per sé e di essere in comunione con le divinità a suo vantaggio, possa sviarlo dal suo sentiero liberamente scelto.

Il sentiero del Pratyeka Buddha, dopo tutto, è relativamente facile in confronto alla via di chi ha scelto la Grande Rinuncia; ma quanto inesprimibilmente bella e sublime è la ricompensa che verrà a quest'ultimo nel remoto futuro, quando, una volta fatto e pienamente completato il suo lavoro, egli si libera come una farfalla dalla crisalide e, prendendo il volo nell'etere dove dimorano gli dèi, diventa uno di loro, un loro collaboratore autocosciente nel lavoro cosmico. Ma passeranno eoni prima che questo stadio sia raggiunto, eoni su eoni in cui deve rimanere nei nostri regni d'imperfezione e spesso di lotte e sofferenze. Ma per chi ha fatto la Grande Rinuncia vi è una gioia nel cuore che va oltre ogni comprensione, la gioia di aiutare, elevare gli altri sulla scala della vita. Il potere diventa suo; le facoltà finora solo parzialmente riconosciute e forse sconosciute si sviluppano in lui; diventa consapevole dei misteri dei quali, nei primi stadi della sua crescita, egli aveva solo avuto un minimo presentimento ma nessuna vera intuizione; e la ragione è che più avanza nel suo progresso, allora più perfettamente, più completamente, più totalmente, egli diventa un mediatore autocosciente della saggezza e dell'amore delle gerarchie al di sopra di sé, che ora possono lavorare attraverso di lui come uno strumento perfetto, volenteroso, che si auto-sacrifica gioiosamente, forte e pienamente capace.

Per lui non vi è più il frutto del Mar Morto che in bocca si trasforma in cenere; per lui dolore e sofferenza come li conoscono gli uomini sono svaniti. Egli ha fatto suo il grande dolore e la grande sofferenza del mondo; ma, paradosso meraviglioso, l'indicibile pace e beatitudine che sono sue perché egli è un soccorritore tramutano il dolore e la sofferenza del mondo nella luce e nella pace più grandi dello splendore sopra e dentro di lui. Egli diventa uno con la natura universale, e istintivamente coopera con la stessa natura in tutti i suoi lavori; e per questo motivo la natura lo riconosce come suo maestro e gli obbedisce.

Vi sono molti gradi di coloro che intraprendono il sentiero della Grande Rinuncia: primo, gli esseri più alti, gli stessi dèi che si affacciano dai loro troni celesti, per così dire, e che comunicano con quelli della stessa gerarchia che però sono inferiori a loro. Vi sono innumerevoli gradi ancora più in basso; ci sono i Buddha di Compassione; ci sono i Maestri di Saggezza e Pace; ci sono i chela elevati; ci sono i chela di grado inferiore; e ci sono anche gli uomini e le donne comuni che sentono crescere dentro di loro la forza del fuoco possente dell'amore compassionevole che a volte riempie i loro cuori con la sua fiamma. I Buddha Celesti, i Dhyāni-buddha, i Mānushya-buddha, i Bodhisattva, i Maestri, i chela, i chela inferiori, e i grandi e nobili uomini e donne — questa, in breve, è la linea, la scala degli esseri che forma l'Ordine di Compassione.

Quando il chela avanza nella maestria, quando il Maestro diventa il Bodhisattva, e quando il Bodhisattva si sviluppa nel Buddha, vi è una crescente realizzazione autocosciente che ogni individuo di questa Gerarchia di Compassione e di Splendore è il veicolo, il mediatore di un'entità divina che lavora attraverso di lui come il suo canale umano; e nella settima iniziazione, sebbene non si possa dire di più dell'ultimo e più grande dei riti, l'iniziando si trova faccia a faccia, può essere per un breve istante o anche per mesi o possibilmente per anni, con quell'entità divina che lo ispira e lo adombra.

Non dobbiamo mai supporre che la Grande Rinuncia, una volta fatta, implichi l'esclusione dall'iniziazione successiva. La Grande Rinuncia implica invece che l'entità che ha preso un tale impegno si consacri a una serie di ulteriori e sempre più elevate iniziazioni ma con il solo ed esclusivo proposito di rendersi sempre più idonea a trasmettere la luce divina agli altri meno avanzati di lei, e solo per quel proposito.

La Grande Rinuncia è anche un'iniziazione che ha molti gradi, perché il Guardiano Silenzioso di qualsiasi grado è il primo tipo esemplare ed eccezionale che sta sulla soglia della conoscenza assoluta e di una pace indicibile, e tuttavia non entra ma rimane davanti all'ultimo e più grande santo dei santi in modo che quelli meno progrediti di lui possano avere un legame con il più alto.

Ogni grado superiore acquisito durante il lungo ciclo dell'iniziazione prima che un uomo diventi un Bodhisattva è il risveglio nel neofito di un nuovo piano di coscienza e, di conseguenza, un elevato rapporto personale con i diversi poteri e forze e anche entità che appartengono a ciascun piano che essi hanno raggiunto, uno dopo l'altro. L'iniziazione non è qualcosa da aggiungere nella coscienza in crescita e nell'espansione del neofito, come un mattone si aggiunge a un altro nel costruire un muro; ma i passi dell'iniziazione rappresentano, ognuno, un acceleramento del processo evolutivo. In altre parole, l'iniziazione, in ogni caso e attraverso il tempo, è l'esternare nell'attività manifestata ciò che già esiste nell'individuo. Questo concetto è così importante, che devo chiedervi di soffermarvi su di esso e ponderarlo attentamente. Comprenderete subito che nessuna iniziazione può forse aver luogo semplicemente con una richiesta o una petizione, e quindi è del tutto impossibile per chiunque passare con successo attraverso i riti se non è preparato a farlo. Sarebbe impossibile — spiritualmente, intellettualmente, psicologicamente e fisicamente — iniziare una bestia anche nel più basso dei gradi iniziatici, per la semplice ragione che le rispettive parti interiori della sua costituzione non funzionano ancora insieme sotto la guida e il controllo di un'entità autocosciente, come nel caso dell'uomo.

Su questo grande e basilare dato di fatto dell'idoneità della natura riposa l'intera struttura dell'insegnamento etico che i grandi Maestri del passato hanno impartito ai loro discepoli. La disciplina deve precedere i Misteri — non per ordine di qualche Maestro ma semplicemente perché è la legge inconfutabile della natura. L'uomo deve provare a se stesso di essere meritevole, e non solo meritevole ma pronto, e non solo pronto ma idoneo, prima che il suo bussare alla porta del sancta sanctorum possa essere udito; e ricordate che questa "bussata" è senza suono ed è fatta senza gesti, perché è un movimento della volontà intensa e determinata abbinata a un'espansione della coscienza.

Quanto idoneo dev'essere un uomo per entrare nelle temibili regioni del Mondo Sotterraneo e affrontare i pericolosi abitanti di quei regni se non può nemmeno controllare la sua natura emotiva o riuscire a guidare le operazioni della propria volontà, e se non comprende l'intricato funzionamento della sua coscienza? E come potrebbe un uomo, in uno stato d'impreparazione, attraversare al sicuro le regioni dei regni superiori dell'universo con tutti i loro molteplici pericoli e sottili richiami, se egli stesso non si è già rafforzato nella volontà e non ha ancora una coscienza sviluppata, ed è quindi adatto a entrare in quei regni? Sarebbe impossibile, sarebbe come chiedere a una bestia di prendersi cura di un laboratorio chimico o di lavori elettrici oppure, d'altro canto, chiedere a una bestia di comporre un oratorio o di scrivere lo schema di una filosofia cosmica che con forza e persuasione dominerebbe le menti degli uomini.

Tuttavia, centinaia di migliaia, forse milioni di esseri umani, oggi sarebbero abbastanza pronti e idonei ad affrontare le prime prove iniziatiche, ma sono così immersi nella rete e nelle trappole dell'esistenza materiale, per cui non solo ignorano quelle profonde verità e poteri che giacciono latenti e nascosti nella loro natura, ma non si preoccupano di tentare quelle prove pur conoscendo le gloriose possibilità che sono un loro diritto di nascita. L' ignoranza e l'inerzia sono un ostacolo al loro avanzamento; e fa parte del nostro dovere risvegliare le menti degli esseri umani nostri simili e aprire le porte dei loro cuori alla sublimi verità della natura.

Potrei dire per inciso che la più grande e semplice preparazione a tutti i vari gradi dell'iniziazione è la nostra vita quotidiana. Qui possiamo provare di cosa siamo fatti; qui possiamo mostrare la stoffa che è in noi; qui possiamo rafforzare i nostri caratteri, evocare la nostra volontà, espandere la nostra comprensione, ampliare la vita del nostro cuore. I Maestri giudicano, o meglio, mettono alla prova un principiante, un neofito che intraprende i suoi primi passi, dal modo in cui egli agisce e reagisce nella vita di tutti i giorni alle tentazioni e alle prove che la stessa vita quotidiana ci mette davanti. Queste osservazione, ripeto, non sono parole inutili di una teoria senza senso, ma sono la pura verità; e lo capirete immediatamente se vi ricordate che la vita è una grande scuola, e che tutte le iniziazioni, senza eccezione alcuna, non sono che livelli superiori, il raggiungimento di classi superiori, nella scuola della vita — la vita terrena e cosmica.

Ricordate che la natura della costituzione dell'uomo è composta dai seguenti principi fondamentali o basi: primo, una divinità derivante da una stella, il genitore stellare dell'individuo, e ciascun individuo ne ha uno. Secondo, un'essenza monadica di tipo intellettuale, chiamata il mānasaputra, che proviene dal sole. Terzo, un apparato psico-emotivo comunemente chiamato l'anima o la monade umana, che è originato dalla catena lunare. E, quarto, un apparato psico-vitale-astrale, o corpo, causato dal nostro globo terra. E al di sopra di tutti e dentro il percorso di questi principi fondamentali, c'è il fuoco superdivino, senza fiamma, della coscienza essenziale che noi generalizziamo chiamandolo un figlio dell'Illimitato, la cui dimora è il campo degli spazi dello spazio sconfinato. Questa è la scala individuale della vita dell'uomo; ed egli dovrebbe sforzarsi seriamente e continuamente, senza nemmeno un attimo di pausa, di elevare la sua coscienza sempre più in alto lungo questa scala, fuori dal corpo da affidare alla padronanza del suo apparato lunare psico-mentale, che dovrebbe conquistare e tenere sotto controllo; e quindi diventare ancora superiore, in simbiosi con l'essenza mānasaputrica che vive in lui; e nelle ere future elevarsi al di fuori di esso in qualcosa di ancora più vasto e superiore, che è la monade divina con il suo campo di coscienza che si estende sull'universo che chiamiamo Galassia o Via Lattea; e in seguito, negli eoni futuri, egli andrà sempre più in alto, per sempre.

Così siamo veramente nati dalla luna, figli del sole, progenie delle stelle, ed eredi degli spazi cosmici, perché noi stessi siamo lo spazio, perché noi e l'Illimitato in essenza non siamo due ma uno.

In queste brevi note ho tentato di darvi, con cenni e allusioni, alcune idee chiare e definite del carattere e della portata degli argomenti compresi sotto il termine esoterico: l'iniziazione della Grande Rinuncia. Ha anche delle ricompense indicibilmente belle, e il suo termine è il cuore dell'universo. Tuttavia, perché dico "termine"? Non è che un linguaggio figurativo, un modo di formulare, perché il cuore dell'universo, in verità, è l'Infinitudine senza confini, le profondità senza frontiere del Divino. Il progresso, quindi, è senza fine; la luce diventa sempre più forte quando uno progredisce lungo il sentiero, e ciò che il chela considererebbe i vertici più alti dell'Oriente Mistico che deve raggiungere, quando è arrivato e ha messo il piede su questi lontani vertici, allora trova che vi sono distanze incolmabili ancora da superare, e di una grandiosità e sublimità che nemmeno gli dèi hanno mai raggiunto.


Capitolo 4

L'Equinozio d'Autunno

 Di tutte le quattro sacre stagioni iniziatiche dell'anno nessuna è forse più difficile da descrivere per quanto riguarda gli eventi, le prove e la riuscita che riguardano l'iniziazione dell'Equinozio d'Autunno, tecnicamente chiamato il Grande Passaggio. Come il Solstizio d'Inverno è connesso all'evento chiamato la Grande Nascita, e l'Equinozio di Primavera è connesso con l'evento tecnicamente chiamato la Grande Tentazione, e il Solstizio d'Estate con il sublime evento chiamato la Grande Rinuncia, così l'Equinozio d'Autunno è connesso all'evento chiamato il Grande Passaggio, i misteri reconditi e in alcuni casi paurosi della morte.

Come è stato puntualizzato prima, i Pratyeka Buddha, grandi e santi uomini come essi sono, esemplificano un aspetto degli eventi che appartengono all'iniziazione nel periodo dell'Equinozio d'Autunno, perché viene un momento nel ciclo di vita, cioè nella storia esoterica di un Pratyeka Buddha, in cui egli deve prendere la decisione finale tra due sentieri: il primo, di ritornare tra gli uomini come un Buddha di Compassione, o avanzare fermamente, per se stesso, lungo il sentiero della meta finale, con la luce dell'eternità che, in verità, risplende sulla sua fronte, ma con il suo cuore chiuso al grido di miseria e spesso di dolore che si leva dalle moltitudini di pellegrini che si dibattono sul sentiero dietro di lui.

Il Pratyeka Buddha sceglie definitivamente il Grande Passaggio, muore assolutamente, e per il periodo che dura un manvantara cosmico è fuori dal mondo degli uomini e degli esseri senzienti che viaggiano dietro di lui — e non ritorna più. Egli è diventato uno con le sue parti divine e spirituali ma in modo chiuso e autosufficiente, per cui, anche se il suo essere risplende come il sole ed egli è immerso nell'ineffabile mistero e beatitudine del nirvana, tuttavia il suo campo di coscienza è limitato al suo uovo aurico, per quanto possa essere esteso o diffuso. Lì egli rimane immerso nelle profondità della coscienza cosmica ma, ahimè, dimentico di tutto tranne che di se stesso. Non è forse uno strano paradosso che, pur essendo una parte della coscienza cosmica del sistema solare, egli realizza e sente questo livello solo nella misura pertinente alla sua essenza percettiva?

Ma anche il Pratyeka Buddha, proprio per il fatto del suo essere e del suo esistere, esercita una costante ma silenziosa influenza attraverso tutta la sfera cosmica di cui egli è diventato parte integrale, anche se inattiva. Tuttavia quest'influenza è negativa, non attiva, costante ma diffusa; invece, l'influenza delle energie provenienti dal cuore dell'essere di un Buddha di Compassione è attiva, costruttiva, edificante, stimolante e direttamente incoraggiante a causa del suo fuoco vitale.

La differenza, come si può vedere facilmente, fra il Pratyeka Buddha e il Buddha di Compassione, è semplicemente immensa. I Buddha di Compassione, come il Guardiano Silenzioso della nostra catena planetaria, di cui essi sono una copia, rinunciano alle indescrivibili glorie che il Grande Passaggio conferisce, e diventano vibranti energie spirituali nella vita del mondo e di tutto ciò che la vita del mondo contiene — energie vibranti di potenze spirituali, la maggior parte delle quali sono troppo sottili da esprimere a parole.

Il Grande Passaggio è la quarta iniziazione conclusiva attraverso la quale deve passare ogni Maestro di Saggezza, e alle cui glorie egli deve rinunciare. In questa fase particolare del ciclo iniziatico che porta allo stato assoluto di Mahātma, l'iniziando deve attraversare, come nelle tre precedenti iniziazioni, il Mondo Sotterraneo; ma in questa quarta iniziazione, il passaggio è soltanto fugace ed è, per così dire, come un viaggiatore in un treno che corre attraverso scenari che sono diventati familiari ad ogni fermata; e invece di soffermarsi nel Mondo Sotterraneo, le energie tendono a realizzare una profonda conoscenza individuale e, in verità, una padronanza dei Mondi Sotterranei.

E in quest'iniziazione sono appresi tutti i segreti molto misteriosi connessi alla morte, alcuni dei quali belli in modo sublime, e alcuni terrificanti oltre ogni umana immaginazione. L'intera struttura della costituzione dell'iniziando per il momento dev'essere infranta e fatta a pezzi, in modo che la monade possa essere completamente libera e senza ceppi o impedimenti di qualsiasi tipo che impediscano i suoi movimenti, allo scopo di ascendere e muoversi tra gli spazi stellari compresi nella zona che circonda la nostra galassia stellare, l'universo che è la nostra casa. Lì, tra le stelle e tra i pianeti in movimento orbitale intorno a queste stelle, la monade divina liberata dell'iniziando deve vagare libera come il pensiero di un dio liberato, diventare un tutt'uno con — sfera stellare dopo sfera — tutte le fasi e le condizioni diverse e differenzianti non solo della sostanza stellare ma anche della coscienza cosmica.

Per trattare l'argomento con un altro linguaggio, la monade divina ritorna al suo genitore stellare e passa di stella in stella, spaziando ed errando tra di esse, familiarmente e completamente a suo agio. Ciò che avviene anche nel caso del comune essere umano quando muore — e che per questo individuo comune è vuota incoscienza perché egli non si è evoluto abbastanza da comprendere cosa stia subendo — per la monade liberata del maestro iniziando dev'essere pienamente cosciente e chiaro. In questo momento l'iniziando deve sottoporsi ad ogni fase del processo della morte che ha luogo nei comuni esseri umani: le guaine dell'anima sono lasciate cadere e abbandonate, una dopo l'altra, gettate via e dimenticate momentaneamente, finché resta solo la divinità nuda, un fuoco vivente d'energia nell'autocoscienza e nella memoria cognitiva.

Una volta che i ceppi dell'uomo personale inferiore, una volta che le guaine avvolgenti e invalidanti della coscienza inferiore sono state rigettate, allora, passo per passo, gradino per gradino sulla scala della vita, l'energia monadica spicca il volo verso l'alto. Deve attraversare ciascuna delle dodici case dello zodiaco, una per una — o, per meglio comprendere, subire e sperimentare le particolari e specifiche influenze che scaturiscono da ciascuna delle dodici case zodiacali — finché, quando il giro è stato completato ed è stata autocoscientemente raggiunta la conoscenza di ciò che vi è dentro, comincia la discesa, e passo per passo verso il basso, gradino dopo gradino, la monade liberata si riveste nuovamente delle guaine della coscienza e dei vari corpi eterei ed astrali che precedentemente aveva rigettato e dimenticato. Alla fine, raggiungendo ancora la nostra terra — il corpo che giace in trance — rientra in questo mondo, resuscita il suo corpo e riappare tra gli uomini, splendendo di una luce sovrannaturale ancora più eterea, meravigliosa e impressionante di quella che riveste il vittorioso iniziando nel momento in cui risorge dalle prove del Solstizio d'Inverno. L'iniziando è morto, giacendo morto nel vero senso del termine; ma per i meravigliosi e magici processi e la sorveglianza protettiva e l'aiuto dei grandi veggenti e saggi che vegliavano su di lui, egli è letteralmente "risorto dai morti" e ridiventa un uomo, ma un uomo che ora è glorificato, santificato, purificato in ogni parte, in ogni porzione della sua costituzione composita. Ha attraversato i portali della morte ed è ritornato. È completamente rinato.

In questo caso non c'è la rinuncia com'è avvenuto al Solstizio d'Estate. L'iniziando è capace di attraversare queste terribili prove precisamente perché la Grande Rinuncia era stata già fatta al momento dell'iniziazione del Solstizio d'Estate, ed egli ha acquisito la forza di morire completamente e pienamente, per ritornare ancora all'esistenza fisica umana.

Proprio qui, spiritualmente ed eticamente parlando, notiamo la differenza tra il Pratyeka Buddha che muore di sua volontà e muore felicemente e gioiosamente per la propria beatitudine spirituale, e coloro che hanno fatto la Grande Rinuncia, come i Buddha di Compassione e i loro discepoli, che muoiono, in verità, per l'esperienza che ne segue, per il grande incremento della conoscenza che ne deriva, ma che ritornano alla vita per offrire loro stessi sacrificandosi nel servizio del mondo.

Non è facile morire completamente. Gli uomini muoiono ogni giorno, ma imperfettamente, durante la notte, quando sono nel loro letto e cadono nel sonno. Ma morire deliberatamente è una cosa molto difficile, perché contraria alle consuetudini della legge e dei processi della natura. In ogni caso, la morte non è immediata o improvvisa, nemmeno nel caso dell'uomo comune che muore. Nei lunghi mesi che precedono la dissoluzione fisica c'è un adeguamento ad essa, che è un'organizzazione dell'uovo aurico che prepara le parti monadiche alla peregrinazione post-mortem. E alla fine, per un breve periodo che precede la morte, la coscienza si libra tra la terra e la stella, tra il corpo fisico e il sole, lampeggiando verso il sole e poi tornando indietro, per un numero di volte, finché, in ultimo, la corda d'oro della vita si spezza, e l'incoscienza — istantanea, immediata, e indicibilmente dolce e leggera — discende sul morente, che da quel momento in poi è quello che gli uomini chiamano un morto.

Finora ho parlato della quarta delle quattro grandi iniziazioni così come avviene nei casi dei Grandi Esseri che la intraprendono e che ritornano tra gli uomini; ma vi sono molti altri casi di quelli che prendono quest'iniziazione deliberatamente allo stesso modo dei Pratyeka Buddha, e muoiono dal mondo e non ritornano più finché non siano passati eoni e siano caduti uno per uno nell'oceano del tempo passato. Questi ultimi sono i casi di quelli che sono stati sulla via di diventare dei Pratyeka Buddha, forse inconsapevolmente, per quanto possa sembrare paradossale; e non ho dubbi che rimarreste attoniti realizzando quanto numerose siano le anime umane che bramano l'indicibile pace e beatitudine del riposo nirvanico — aggrappandosi alla vita, desiderando ardentemente la sua continuazione, e tuttavia, strano paradosso, scelgono il sentiero della morte.

I Grandi Esseri si sottomettono alla quarta iniziazione per avere l'esperienza diretta sotto ogni aspetto, non solo del Mondo Sotterraneo, ma più particolarmente dei Mondi Sotterranei, e di ciò che ogni monade che abbandona l'incarnazione deve subire nel corso ordinario del morire.

Nell'iniziazione del Solstizio d'Inverno i pianeti visitati usualmente sono la Luna, Venere, Mercurio e il Sole, e poi vi è un ritorno; mentre in questa quarta iniziazione dell'Equinozio d'Autunno gli stessi pianeti sono attraversati — durante il processo di quella che forse potremmo giustamente chiamare la dissoluzione della costituzione — e sono visitati anche i pianeti superiori Marte, Giove e Saturno, e quindi la monade liberata si libra verso gli spazi cosmici. Il viaggio di ritorno è fatto lungo lo stesso sentiero, e le guaine dei veli della coscienza che il pellegrino monadico aveva fatto cadere durante gli stessi pellegrinaggi in ciascuno dei pianeti e in ciascuno dei piani, sono ripresi e assunti di nuovo, e così l'ego monadico si riveste dei suoi sé inferiori e ritorna lungo il sentiero sul quale era asceso. L'ordine dei pianeti come l'abbiamo appena dato non dev'essere inteso come l'ordine dei pianeti regolarmente seguiti.

Diventa ovvio, dal precedente insegnamento, che l'uomo ha in sé non solo un corpo fisico, Terrestre, ma un corpo Lunare, un corpo Venusiano, un corpo Hermetico o Mercuriano, un corpo Solare, un corpo Marziano, un corpo Gioviano, e un corpo Saturniano, come pure è rivestito delle essenze dello spazio cosmico. Non solo l'uomo ha nella sua costituzione queste varie guaine planetarie ma anche la sua coscienza contiene in sé queste sfumature di colore, per così dire, o energie, o qualità, derivanti dai corpi celesti con cui egli è costituzionalmente in stretta e intima unione. Questa è la ragione per cui i vari corpi o elementi della costituzione dell'uomo sono lasciati cadere dall'iniziando quando attraversa una qualsiasi di queste sfere, e perché egli deve ritornare a ciascuna di queste sfere per riprendere questo velo, questa guaina precedentemente rigettata, per diventare sulla terra ancora una volta un uomo completo. L'uomo, dunque, come potete vedere, è un figlio dell'universo, composto di tutti i suoi elementi, e quindi, in verità, è un microcosmo, un piccolo mondo. Il suo vero pensiero tocca con le sue dita eteree la stella più distante, e la più tenue vibrazione della stella più distante ha la sua reazione su di lui.

La morte, come possiamo vedere, nelle maestose cerimonie della quarta iniziazione dell'Equinozio d'Autunno, non è che un'ascensione, una resurrezione da certi elementi grossolani in elementi più eterei; ma il centro della coscienza, l'ardente scintilla dell'essere, l'essenza monadica, è un dio, e rimane intatta e immacolata attraverso gli eoni, non importa ciò che i suoi figli — che sono i suoi veicoli e involucri della coscienza e monadi inferiori attraverso cui lavora — facciano o subiscano, soffrono e gioiscano.

Notate quindi questi due elementi distinti ma non conflittuali dell'insegnamento riguardo all' l'iniziazione dell'Equinozio d'Autunno: (1) Tutti i maggiori iniziandi devono passare attraverso quest'iniziazione, ma essi ritornano. In quest'iniziazione assaporano la morte e vincono; e nelle parole della scrittura cristiana possono dire: "O morte, dov'è il tuo pungiglione? O sepolcro, dov'è la tua vittoria?" perché l'iniziato, risorgendo con successo come un iniziato ha veramente conquistato la morte; e i suoi misteri, in tutte le loro varie fasi, per lui non sono più misteri. (2) Il secondo elemento dell'insegnamento è il fatto che eserciti, moltitudini, masse di esseri umani, in qualche momento del loro pellegrinaggio evolutivo, scelgono deliberatamente quest'iniziazione con il solo scopo di passare fuori dal mondo e dalla comprensione degli uomini, per non ritornare più. Questi sono i Pratyeka Buddha e quelli come loro che preferiscono la beatitudine di un nirvana individuale alla vita e al destino auto-sacrificante ma sublime di un Buddha di Compassione.

Ricordate quest'insegnamento nei suoi elementi. Cercate di convogliare queste idee nella vostra mente, perché sono d'aiuto e, se comprese, la conoscenza di queste verità si avvolgerà intorno a voi come uno scudo protettivo e una difesa. O, per dirlo in un altro modo, questi insegnamenti diventeranno una luce ai vostri piedi e vi guideranno lungo il sentiero che i fiori più grandi e nobili di perfezione hanno scelto di percorrere.


[1] I Signori delle Tenebre . . . H. P. Blavatsky afferma in una lettera a Sinnett (Lettere dei Maestri, No. 134 ed. or.) che essi . . . sono personificazioni del potere distruttivo di jīva e che "la loro legge è tenebre, ignoranza, distruzione, ecc." La parte della sua lettera che include la questione, ella dice, le fu dettata dal Maestro Morya. — n. d. t.

[2] Estratto dal Tao-te ching, riformulato dalla traduzione di Lionel Giles.


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