Theosophical University Press Online Edition

La Tradizione Esoterica di G. de Purucker


Capitolo 7

L'Evoluzione degli Esseri Umani ed Animali

In parecchi dei precedenti capitoli è stato fatto un tentativo di sollevare il velo che per epoche ha più o meno coperto gli insegnamenti della Tradizione Esoterica per quanto riguarda l'affascinante soggetto dello sviluppo evoluzionistico: cioè, il graduale e secolare dispiegarsi o il riavvolgersi nella manifestazione degli attributi, le qualità e i poteri che giacciono latenti nell'essenza invisibile di ogni entità o essere che avanza sul suo sentiero verso l'alto attraverso i campi della vita cosmica e, di conseguenza, attraverso le gerarchie dei mondi visibili ed invisibili.

L'insegnamento esoterico sull'evoluzione è magnificamente semplice, tuttavia nelle sue gamme più profonde è estremamente difficile da afferrare adeguatamente, perché coinvolge l'unità fondamentale, essenziale ed inseparabile, della radice di ogni entità evolvente con la rete di vita dell'universo stesso. Quest'ultimo insegnamento è così poco familiare e nuovo, che richiede un periodo di tempo non breve di assimilazione prima di poterlo comprendere appropriatamente.

Quindi, in questo capitolo sarà fatto un tentativo di gettare almeno un po' più di luce sulla natura dell'evoluzione degli esseri senzienti e di quelli cosiddetti non senzienti, e in particolare per chiarire la branca molto recondita che comprende l'apparizione evoluzionistica dell'uomo primordiale e la derivazione dei tipi o ceppi animali dall'Uomo.

Sarebbe un compito senza speranza tentare di riconciliare le ipotesi scientifiche di oggi con gli insegnamenti della Tradizione Esoterica. Sebbene la scienza biologica abbia fatto progressi dai tempi in cui H. P. Blavatsky scrisse La Dottrina Segreta, è ancora troppo presto per trovare delle basi comuni di pensiero tra la biologia moderna e l'antica saggezza, ed erigervi una struttura di fatto e di teoria che sia soddisfacente sia per il biologo che per l'esoterista. Inoltre, c'è l'inconveniente di spiegare in parole povere i processi della riproduzione fisica delle creature, che si svolsero nelle remote ere geologiche, perché oggi questi processi sono in buona parte del tutto sconosciuti sulla terra, almeno nel regno umano — in verità, forse anche in qualcuno degli altri tipi animati.

Sebbene nel corpo umano rimangano ancora i resti di organi che erano attivi negli stadi primordiali dello sviluppo evolutivo, nondimeno questi retaggi di organi o funzioni organiche non sono ancora accettati nelle teorie scientifiche, poiché, in caso contrario, proverebbero chiaramente e tacitamente ciò che sono — residui biologici delle fasi che la razza umana ha attraversato un tempo. Alcuni di questi resti non funzionanti sembrerebbero mostrare con chiarezza che la razza umana un tempo era androgina o ermafrodita nella forma e nelle funzioni, cioè nel tipo biologico riproduttivo. Nemmeno se questa realtà di una primitiva condizione androgina della razza umana fosse accettata porterebbe la preistoria della razza umana completamente indietro alle sue origini primordiali. In altre parole, l'ermafroditismo umano era soltanto uno stato intermedio tra i primi protoplasti originari e l'umanità degli attuali esseri umani.

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Come ebbero origine gli animali dall'uomo? In primo luogo, non è insegnato che nell'attuale quarta ronda, questo grande ciclo di vita sul nostro globo, tutti i ceppi animali abbiano avuto origine dall'uomo. In questa quarta ronda, avvenne così solo per i mammiferi, cioè le bestie con i seni (mammelle) e con uno scheletro vertebrato e funzioni riproduttive, che dall'inizio fino ad oggi hanno subito gli stessi cambiamenti ciclici nella struttura e nella funzione che si verificarono nell'evoluzione della razza umana. Tutti gli altri ceppi animali, specialmente di ordine inferiore, sono residui evolutivi, in quest'attuale quarta ronda, dei grandi ceppi animali che raggiunsero l'apice della loro evoluzione nella terza ronda su questa terra. In altre parole, tutte le entità animate inferiori ai mammiferi umani e agli altri mammiferi non umani, e che si diversificarono in gran parte nelle fasi evolutive, oggi sono con noi come retaggi della terza ronda, ma sono ampiamente specializzati in questa attuale quarta ronda.

C'era un gran numero di ceppi di esseri che in remoti periodi passati ebbero il loro apice evolutivo su questo globo terrestre, e anche durante questa quarta ronda, ma che ora sono scomparsi dalla scena, lasciandosi dietro soltanto i loro reperti fossili o residui. I grandi rettili ne sono un esempio, nonostante il fatto che molti dei rettili che sono durati attraverso le ere sono residui che, per una ragione o l'altra, riuscirono a sopravvivere attraverso le diverse ere geologiche fino a quella attuale. Questi śishta, o residui, o semi di vita di quei resti della terza razza, erano, nella maggior parte dei casi, già sul nostro globo terrestre all'inizio della quarta ronda, anteriori a quando la prima razza radice di "uomini" fece la sua apparizione su questo globo in questa quarta ronda.

Erano "uomini" per modo di dire, essendo gli originali abbozzi protoplastici del vero uomo, o umanità, che doveva seguire in epoche molto successive. Sono chiamati "uomini" semplicemente per identificarli come quelli che, nel loro periodo di tempo evolutivo, erano stati gli originatori di quella che divenne poi l'umanità. Né questa prima razza radice deve essere considerata in qualche modo come una razza di animali, o il presunto ceppo animale primordiale da cui è derivata l'umanità di oggi in una serie evolutiva, alla quale l'umanità odierna dovrebbe far risalire i suoi diretti antenati. Non erano bestie, né mammiferi e nemmeno non-mammiferi, ma erano i prototipi astrali che esistevano in diverse grandi famiglie o ordini, da cui la presente umanità è discesa in un flusso di vita diretta e ininterrotta.

La prima razza radice e la prima parte della seconda razza radice dell'"umanità" protoplastica era composta da uomini astrali; non erano veri umani come noi intendiamo questo termine, perché erano senza mente. I Figli della Mente, i Mānasaputra, non si erano ancora incarnati in essi, e quindi non li avevano ancora dotati, nemmeno in minima parte, della divina fiamma dell'intelligenza e del pensiero autocosciente. Erano dunque come esseri amorali — non immorali, perché l'istinto morale non si era ancora risvegliato in loro. Sotto questo aspetto, erano incoscienti come lo sono le bestie. Se questi esseri erano amorali, non potevano compiere atti "immorali" più di quanto potevano compiere semi-coscientemente nobili atti morali. Erano effettivamente sotto l'infallibile anche se non riconosciuta guida e sotto il potere dirigente dell'istinto spirituale, che li preservava da danneggiamenti morali e fisici, proprio come le piante oggi non sono né morali né immorali, ma sono guidate, con una preveggenza quasi infallibile, dall'istinto complessivo ed intuitivo che agisce attraverso e dentro di loro. Questi esseri della prima e seconda razza radice dell'umanità erano mentalmente molto simili a dei bambini, perché la mente, di per sé, non manifesta i suoi sublimi poteri nei bambini di pochi anni.

La prima razza radice era astrale. Era anche più astrale o eterea di quanto lo fosse la terra su cui viveva. Nel passare delle ere, questa prima razza radice crebbe più materiale nella struttura, cioè l'astrale lentamente si consolidò, diventò più denso. La seconda razza radice che, a dire il vero, era semplicemente la prima razza radice, diventò più densa e materiale, decisamente semiastrale, una razza gelatinosa, filamentosa, fisicamente parlando. Entrambe la prima e la seconda razza non avevano ossa né organi o capelli, e nemmeno una vera pelle. Andrebbe sottolineato che anche lo squalo grossolanamente materiale di oggi non ha vere ossa. Le sue parti più dure sono cartilaginose, e così era in gran parte la struttura interna dell'ultima parte della seconda razza radice.

Nella sostanza fisica la seconda razza radice era qualcosa di simile alla medusa. Erano umani per modo di dire, perché non avevano ancora sviluppato le principali ed evidenti caratteristiche e attributi del ceppo umano: le facoltà psichiche, mentali e spirituali, che agiscono in combinazione attraverso guaine tenui ed invisibili, che si ricombinano per esprimersi attraverso un corpo fisico.

Erano "gusci" nel senso che non erano ancora autocoscientemente dotati delle essenze e dei poteri spirituali ed intellettuali dei dhyāni-chohan, proprio come un piccolo bambino alla sua nascita è un "guscio" umano nel senso che abbiamo sottolineato, finché, lentamente, l'essenza dhyāni-chohanica, o il fluido psico-mentale del suo ego incarnante comincia a manifestarsi.

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La prima razza radice si propagava per scissione o divisione, cioè da una porzione che si staccava dal genitore, e questa porzione cresceva per essere simile al suo genitore, nelle modalità che oggi le cellule viventi seguono. Una cellula vivente è un'entità gelatinosa, semiastrale. L'aggettivo "gelatinoso" descrive correttamente quello stadio intermedio tra la carne solida e la tenuità eterea e tuttavia quasi visibile dell'astrale inferiore. La carne, di fatto, è l'astrale consolidato o denso — in quanto l'astrale più consolidato o più denso e la materia fisica più tenue sono effettivamente la stessa cosa. I due regni, l'astrale inferiore e il fisico etereo qui si fondono reciprocamente; e non c'è assolutamente una linea divisoria tra di loro.

La prima razza radice, nei periodi primordiali del suo sviluppo, potremmo definirla come enormi cellule astrali o "sacche di budino" — un termine divertente ma pittorescamente descrittivo dato da H. P. Blavatsky. Queste cellule riproducevano il loro tipo, ed erano riempite dall'essenza astrale del più basso dei fluidi dhyāni-chohanici. Durante il corso evolutivo della prima razza radice, queste cellule furono sottoposte a cambiamenti minori di forma e dimensione, che ricordavano l'ameba, e divennero gradualmente più simili al tipo astrale intorno al quale si stavano cristallizzando nel corso delle ere. Così, quando la seconda razza radice apparve sulla scena, questo nuovo ceppo razziale — una continuazione evolutiva nel tempo della prima razza radice — aveva già cominciato a mostrare una distinta anche se imperfetta sagoma della forma che sarebbe stata in epoche successive, durante la fine della terza razza radice, per diventare corpi di aspetto umano, con caratteristiche umane, anche se erano ancora imperfetti in confronto alla struttura umana fisica di oggi.

La natura si ripete dappertutto. Proprio come nel caso dell'essere umano: la sua prima apparizione è una microscopica cellula o uovo che passa lentamente attraverso le fasi ripetitive del corso evolutivo che la razza ha attraversato in passato, finché, avendo terminato le sue varie modifiche di sviluppo intrauterino, l'embrione che ora è diventato umano nasce come un bambino, e dalla nascita in poi comincia a manifestare progressivamente le facoltà interiori, psichiche, mentali, intellettuali e spirituali, che fanno di lui il vero uomo. Qui abbiamo un quadro strettamente ripetitivo delle fasi di sviluppo evolutivo attraversate in ordine successivo dalla prima, seconda, terza e quarta razza radice — il nostro attuale ceppo umano, in tutte le sue varietà, è chiamato la quinta razza radice.

La seconda razza radice si propagava per gemmazione o "germogliamento." Invece di una porzione che si divideva dal genitore, come nella prima razza, il processo nella seconda razza si svolgeva in questo modo: una piccola parte del corpo, una gemma, si separava, cioè scivolava dal tronco principale, e da quel momento cominciava a svilupparsi in un essere simile al genitore. All'incirca nel periodo mediano del ciclo di vita della seconda razza radice, queste gemme crebbero sempre più numerose e divennero quelle che gli zoologi chiamerebbero forse spore o semi, o quello che H. P. Blavatsky definì "sudore vitale." Così, molte di queste gemme, in una certa stagione, dopo che l'entità genitoriale era diventata matura, dovevano abbandonare il corpo del genitore come oggi fanno le spore o i semi delle piante. Di questi semi si prendeva cura la natura, nello stesso modo in cui oggi si prende cura dei semi delle piante. Potevano morire a milioni, ma altri milioni si sarebbero successivamente sviluppati in esseri dai corpi simili ai genitori che li avevano generati.

Poi, dopo parecchi milioni di anni, la terza razza radice si era evoluta dalla seconda razza radice. La sostanza uguale alla gelatina della seconda razza radice era allora diventata quella che potremmo definire come carne morbida composta di cellule, che cominciava a coprire le ossa e ad acquisire pelle e capelli, e a contenere organi fisici rudimentali o abbastanza ben sviluppati. Il metodo di riproduzione di questa razza più avanzata era ermafrodito o androgino, vale a dire che i due sessi esistevano in ciascun individuo di questa prima ed intermedia terza razza radice. In altre parole, per la maggior parte del tempo in cui la terza razza radice durò, la condizione ermafrodita o androgina era quella di un doppio funzionamento di organi appropriati per la riproduzione ermafrodita, qualcosa come si può vedere ancora in certi tipi inferiori del regno animale e tra certe piante. Durante l'ultima parte della terza razza radice, comunque, questa doppia funzione o condizione ermafrodita si modificò lentamente in uno stato di cose in cui, in ogni individuo, divennero predominanti le caratteristiche particolari di uno o dell'altro sesso, e a sua volta, da questo, derivò alla fine la nascita dall'utero di individui di tipo distintamente unisessuale o di un solo sesso.

Le attività psico-magnetiche in tali individui "umani" di questo remoto passato geologico producevano un germe fertile che era espulso dal corpo come un uovo, ricordando a volte il processo che oggi ha luogo negli uccelli e in certi rettili. Fu proprio così per la prima parte della terza razza radice di quasi venti milioni di anni suppergiù, androgina e portatrice di uovo. L'uovo si maturava, e a quei tempi ci voleva un anno e più prima che l'uovo "umano" si rompesse e il piccolo venisse fuori.

L'ultima parte della terza razza radice diede vita agli inizi della quarta razza radice unisessuale. Da quel periodo la razza androgina trascorse lunghi eoni prima di scomparire, i sessi si erano "separati" e i bambini nascevano dall'utero. All'inizio, quando i sessi cominciarono a "separarsi," un tale essere poteva considerarsi come molto inusuale, un "divertimento" della natura, ma alla fine questi "divertimenti" si ritrovarono ad essere la maggioranza, e l'attuale metodo di riproduzione divenne la regola.

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Molto prima dell'apparizione della seconda razza radice, l'evoluzione era in pieno svolgimento — l'evoluzione come evoluzione (parlando ora dal lato della materia) in contrapposizione all'involuzione. Continuò il suo lavoro di sviluppare il lato materiale degli esseri, cioè facendo progredire e specializzando i loro corpi, sia negli organi che nelle funzioni organiche, fino a raggiungere il punto di svolta della quarta razza radice, chiamata la razza Atlantiana perché era il fulcro delle brillanti civiltà che allora fiorivano su un sistema continentale che copriva la terra, ed era localizzata dove ora si estende l'Oceano Atlantico.

Sull'arco discendente nella materia le monadi o "anime" evolvono, cioè dispiegano la materia, ed involvono, cioè ripiegano lo spirito; ma quando il punto di svolta è raggiunto, insorge automaticamente il processo opposto, lo spirito evolve i suoi poteri trascendenti, e la materia involve pari passu le sue caratteristiche. Il risultato di questo mirabile processo della natura ci dà così un quadro degli esseri spirituali che gradualmente si avvolgevano nei rivestimenti della sostanza materiale, cioè dei "corpi"; e sull'arco ascendente, attraverso l'evoluzione dello spirito, eterizzavano gradualmente e lentamente questi corpi perché diventassero rivestimenti di "luce" verso la fine del manvantara della catena.

Quando l'evoluzione, come evoluzione, ebbe terminato il suo lavoro, allora cominciò l'involuzione — il processo inverso; e da quel momento la "porta del regno umano" si chiuse. Questo grande fatto naturale della storia biologica significa non solo che le entità inferiori all'uomo non potevano più entrare nel regno umano, ma che dai semi di vita allora esistenti non potevano essere più prodotti nuovi tipi, nuovi ceppi razziali, per il motivo che i processi generativi di nuove famiglie e classi erano terminati. L'evoluzione, o la differenziazione dell'uno nei molti, era completata, i suoi impulsi si erano dissolti per questa quarta ronda. Mentre continuavano le varie specializzazioni di ciò che già esisteva, in qualche caso anche a gradi estremi, nessun nuovo ordine di distinte entità animali o vegetali poteva, a quel punto, apparire per il resto della ronda di questa catena planetaria.

L'involuzione, da questo punto di svolta in poi, era la modalità dell'attività universale della natura su questo globo terrestre; ed involuzione significa il ritirarsi della materia e la coincidente evoluzione o il manifestarsi, attraverso i veicoli già materialmente evoluti, delle funzioni spirituali, intellettuali e psichiche, dei processi e dei sensi, fino ad allora latenti. L'evoluzione delle forme materiali è il manifestarsi delle potenze latenti nella materia, e il ritiro o involuzione delle qualità spirituali; quest'involuzione fornì così una riserva, un repertorio di facoltà e funzioni che divennero progressivamente più recessive man mano che avanzava l'evoluzione o il manifestarsi dei corpi. Al punto di svolta summenzionato, avvenne l'ultima dissolvenza del processo evolutivo della differenziazione nella materia, e a quel punto cominciò il processo involutivo. Sull'arco discendente o arco oscuro, la materia si manifesta, evolve in miriadi di forme, e lo spirito si ritira o involve. Quando l'arco ascendente o arco luminoso è iniziato, comincia l'involuzione, che significa l'involuzione della materia e il manifestarsi o evoluzione dello spirito e delle sue facoltà e poteri. I due processi s'intrecciano.

Potremmo citare come esempio il concepimento e la nascita del bambino. Dal concepimento fino al punto di svolta della vita adulta, è il corpo che sviluppa facoltà e poteri, mentre le facoltà spirituali, intellettuali e psichiche, sono più o meno recessive o involute. Dal punto mediano della vita, diciamo dalla prima mezza età, ha luogo la procedura inversa. Il corpo diventa meno attivo, meno importante per lo scopo della vita e, pari passu, ha luogo l'evoluzione delle facoltà spirituali, intellettuali e psichiche.

I ceppi animati che non avevano ancora raggiunto la fase umana al punto di svolta, da quel momento in poi non potevano più evolvere verso l'alto sull'arco ascendente e, di conseguenza, sono rimasti in attesa del loro turno per il naturale sviluppo evolutivo fino al prossimo manvantara planetario o ronda. Mentre è vero che nella prossima quinta ronda della catena i ceppi animati al di sotto dell'uomo, cioè gli animali, riappariranno sulla terra e continueranno il loro corso evolutivo, ripetendo ciò che accadde durante questa quarta ronda, ma in condizioni e circostanze che la quinta ronda produrrà; tuttavia, poiché la stessa intera catena planetaria è ora nel processo d'involuzione, sarà sempre più difficile oltrepassare la barriera del regno umano, per cui le razze animate inferiori sotto l'umano, anche quelle risalenti al punto di svolta in questa presente quarta ronda, mostreranno tutte una tendenza ad estinguersi e a sparire dal flusso di vita evolutivo.

Il turno dei regni sotto quello umano arriverà nella prossima incarnazione dell'intera catena planetaria; e allora i regni inferiori a quello umano troveranno i campi di vita già pronti per loro, per espandere evolutivamente i loro rispettivi poteri e facoltà, più la ricompensa di diventare esseri umani su una catena incarnata in piani superiori a quelli esistenti oggi.

L'unica eccezione alle stirpi animate inferiori all'uomo sono le scimmie antropoidi, e forse il cinocefalo [ad esempio, i Lemuri Volanti, i Babbuini]; e la ragione è che essi avevano in sé una vera e propria deformazione di genuino sangue umano prima che il punto di svolta fosse raggiunto. Queste scimmie sono destinate a diventare esseri umani di grado inferiore nella prossima quinta ronda della catena, tra milioni e milioni di anni a venire.

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Ora, dunque, come fecero i mammiferi ad avere origine dal ceppo umano? Prima che i signori della mente, i mānasaputra, che erano esseri spirituali evoluti di tipo intellettuale, iniziassero i primi approcci ad incarnarsi nell'umanità che allora era senza mente — cosa che accadde nell'ultima parte della seconda razza radice, e pienamente nel punto mediano della terza razza radice durante la nostra quarta ronda — l'allora evolvente seconda razza radice era senza mente, come in verità lo era la prima. Essa non possedeva gli istinti fisici e le barriere che ora controllano la coscienza umana, e quindi agivano e reagivano in base ai corpi fisici — questa naturale barriera o inibizione che previene l'incrocio di razze di un ceppo superiore con uno molto più basso.

I corpi di questa razza radice senza mente erano i veicoli degli atomi di vita di tutti i tipi di entità evolventi che cercavano di manifestarsi, perché in quel periodo primitivo di tempo geologico tutti i ceppi, da quello "umano" giù fino ai protozoi, erano sotto l'impulso naturale di evolvere forme sempre più corporee. Tutte le entità sul pianeta stavano ancora percorrendo l'arco della discesa, l'arco oscuro, espandendosi e quindi differenziandosi attraverso l'evoluzione. Tutti i ceppi avevano uno stimolo interiore che giaceva latente dentro di loro, esattamente come la ghianda è stimolata dagli inerenti impulsi di vita a crescere dopo la germinazione, e quindi evolvere l'invisibile quercia già latente in essa.

La conseguenza di questo stimolo evolutivo in tutti gli esseri era che le spore, le gocce del "sudore vitale" dell'ultima seconda razza radice e dell'inizio della terza, erano in gran parte ospitate nei corpi "umani" di queste due razze, attirate a quei corpi da attrazione karmica psico-magnetica, e aiutando così a costruirli — esattamente come le cellule del corpo umano oggi sono cellule animali ospiti nel corpo dell'uomo, aiutandolo nella sua costruzione e coesione, poiché l'uomo è il loro esercito e le usa nel proprio veicolo fisico.

Ora, queste cellule o germi di vita, usando i corpi della seconda razza radice come loro eserciti, furono espulse in un modo che allora era perfettamente normale, e ciascuna cellula crebbe secondo il proprio svabhāva, che significa secondo l'essenziale caratteristica stimolante o individualità, che è il centro di vita all'interno di ciascuna cellula. Ancora oggi, se la barriera fisica non esistesse con questo vigore operativo, un vasto numero di spore apparentemente umane, o di semi espulsi, crescerebbero e, in alcuni casi, diventerebbero i punti di partenza di nuovi tipi anche se, in tutti i casi, di condizione inferiore a quella umana. Quindi, le cellule espulse dai corpi umani protoplastici di queste prime razze, in molti casi divennero i punti di partenza di nuovi ceppi di creature che nelle loro cellule originarie avevano attraversato il corpo umano in germe, e ne furono espulse, esattamente come i germi o atomi di vita attraversano oggi i nostri corpi.

Ogni seme, ogni spora, è il corpo di un'entità evolvente, di un atomo di vita fisico. Ogni atomo di vita ha in sé qualcosa di essenziale che ha un uomo o un dio; ma nessun atomo di vita può esprimersi su qualsiasi piano, vale a dire su qualsiasi globo della catena planetaria, più di quanto le sue capacità fino a quel momento evolute permettano di esprimere. Ogni cellula vitale, ogni germe riproduttivo, contiene non solo la potenzialità del divino latente in sé, ma anche numerosi impulsi di vita inferiori e quasi psichici, che, se trovassero il modo di manifestarsi, produrrebbero una creatura inferiore.

Quindi, le ragioni per cui certe cellule o germi riproduttivi nell'uomo oggi non evolvono in nuovi tipi o ceppi animati inferiori all'uomo sono due. Prima: l'evoluzione, come un processo di emanare nuovi corpi e dare il via a nuovi ceppi, è permanentemente cessata per il resto di questa ronda. L'impulso originario è svanito, ed ha avuto luogo l'involuzione. Seconda: le barriere e le inibizioni psichiche agiscono potentemente contro queste organizzazioni di nuovi ceppi animati. L'influenza del fluido umano psichico nella costituzione dell'uomo attualmente è così potente nei suoi effetti sulle cellule germinali o atomi di vita che aiutano a costruire i corpi umani, che queste cellule, o germi, sono diventate passive nei suoi confronti, ed effettivamente inattive per quanto concerne la capacità di evolvere da se stesse i primordi di nuovi ceppi animati. La porta nel regno umano, essendo chiusa, è nulla se non questa enorme barriera psichica. Il fluido di vita umana o essenza psichica è dominante, mentre gli eserciti di cellule germinali o atomi di vita psichici, attraverso i quali il fluido psichico agisce, sono diventati entrambi recessivi come individui e naturalmente divisi in eserciti.

Se potessimo proiettarci indietro nel tempo e nelle leggi fisiche che governavano le procedure dell'evoluzione quando viveva la seconda razza radice, le cose che accadevano ci apparirebbero estremamente strane poiché abbiamo nozioni cristallizzate di come "le cose dovrebbero essere." Un uomo vedrebbe che se i germi vitali o riproduttivi del suo corpo — "trasudanti," per usare il termine di H. P. Blavatsky — si staccassero da quella porzione del suo organismo in cui è stato insediato e perfezionato il plasma riproduttivo, riprodurrebbero un secondo umano, anche come è oggi; ma se questo "sudore vitale," se queste spore di fluido vitale psichico-astrale si staccassero da qualche altra porzione del suo corpo, non si svilupperebbero in esseri umani, ma si svilupperebbero, in milioni di casi se l'ambiente fosse favorevole, in esseri dalle caratteristiche stranamente differenti, che sarebbero gli inizi di nuovi tipi, nuovi ceppi animati.

Ogni cellula vitale o germe riproduttivo è di per sé un deposito di tipi non manifestati; e se non ci fosse alcuna inibizione naturale o barriera psichica per la sua manifestazione, il tipo che ha lo stimolo più forte a manifestarsi sarebbe l'unico ad emergere come dominante, e si svilupperebbe in un'entità rappresentativa che sarebbe l'inizio di un nuovo ceppo di creature. Questo non avviene più a causa della vigorosa forza umana pisco-vitale che controlla ciascuno di questi germi riproduttivi, inibendo la manifestazione di tutti i tipi inferiori, che quindi diventano recessivi e, di conseguenza, non possono auto-esprimersi, e la loro attuale funzione è semplicemente di aiutare a formare e a tenere in coerenza vitale il corpo fisico nel suo complesso.

Ciò non significa che la Tradizione Esoterica insegni l'unità della genesi della razza umana da un singolo individuo o da due individui, dopo che il mito ebraico-cristiano del romantico avvenimento ebbe luogo nel "Giardino di Eden." Al contrario, insegna una distinta poligenesi, nel senso che un numero indefinitamente vasto di queste spore riproduttive si staccarono contemporaneamente dai corpi della prima umanità, e poiché quelle stesse spore riproduttive psico-vitali appartenevano a classi o famiglie, allora diventa ovvio che questo darebbe il via a nuovi ceppi di creature, individui, naturalmente, nati da un altro genitore o forse dallo stesso genitore. Inoltre, poiché queste spore psico-vitali riproduttive, o germi, erano esse stesse membri di classi multiformi, un singolo corpo "umano" potrebbe quindi aver espulso da se stesso o "trasudato" progenie di tipi evolutivamente inferiori in periodi diversi. Questi "umani" protoplastici naturalmente generarono "bambini" uguali a loro. Se il germe di vita che si staccava o era "trasudato" derivava da una porzione del corpo genitoriale che era già stato designato per la riproduzione "umana," le spore "umane" che si staccavano da questa porzione si sviluppavano in esseri "umani" simili ai loro genitori. La Tradizione Esoterica non insegna la monogenesi di qualcuno dei ceppi che erano "nati" così in origine e che "riempivano la terra." In tutti i casi la poligenesi era la regola generale, in quelle epoche davvero primordiali.

A cominciare dall'ultima parte della seconda razza radice, e continuando fino alla parte centrale della terza razza radice, di tutti questi animali generati da quelli che allora erano i corpi umani, molti di essi, i "genitori" remoti dei ceppi animali che oggi sono sulla terra, erano mammiferi. Perché? Perché erano i tipi superiori delle monadi animali, anche se inferiori alle monadi umane in evoluzione, e che naturalmente furono trasportati per attrazione psico-magnetica verso il regno successivamente sopra di loro — il regno umano, che già a quel tempo prefigurava il tipo dei mammiferi.

Ma gli animali, come il ceppo umano, non avevano uno stimolo interno ad evolvere lungo le proprie linee, una volta che erano apparsi gli individui che li avevano originati? Si, certamente. Tutti i regni della natura sotto il regno umano anelano psichicamente verso l'alto per diventare umani; e durante il loro lungo pellegrinaggio evolutivo di eoni, le monadi evolventi nei corpi animali scartano ripetutamente i corpi animali, salendo gradualmente lungo la scala della vita fino al regno umano, ed a quel punto entrano nella classe inferiore dei veicoli umani, non come monadi animali, ma come monadi umane, sia pure del tipo più basso.

Le monadi animali essenzialmente non sono diverse dalle monadi di qualsiasi altro tipo. La differenza tra monade e monade è soltanto nella fase evolutiva raggiunta da qualsiasi monade perché ha portato alla luce qualcosa della sua essenza interiore o fluido spirituale-psichico. Noi parliamo di "monade minerale," "monade vegetale," "monade animale," "monade umana," ecc., solo a titolo di descrizione. Tutte queste differenti classi di monadi sono scaturite dallo stesso spirito cosmico primordiale e quindi ciascuna ha, racchiuse dentro di sé, le capacità e gli attributi che hanno tutte le altre, sebbene di condizioni o stadi diversi sulla scala evolutiva della vita. Così la bestia oggi non è un uomo perché non ha ancora sviluppato all'interno della propria essenza quelle caratteristiche o qualità che noi chiamiamo umane; ma un giorno lo diventerà, e allora diventerà una monade umana e assumerà un corpo umano.

Secondo la Tradizione Esoterica, sono passati all'incirca 320.000.000 di anni da quando la sedimentazione ebbe inizio su questo globo, in questa quarta ronda, né questo lungo lasso di tempo include tutta l'evoluzione dei tre regni degli elementali che precedettero le attività minerali cominciando così questa sedimentazione. Naturalmente, le quattro razze radici che hanno preceduto la nostra non richiesero 320.000.000 di anni per la loro evoluzione, perché la prima razza radice apparve su questo globo nella quarta ronda molto tempo dopo che era iniziata l'attività minerale; molto tempo dopo che era venuto il regno vegetale; e anche dopo che il regno animale si era risvegliato dal suo oscuramento — tranne la divisione superiore del regno animale, i mammiferi, che in questa quarta ronda vennero dopo l'uomo.

Quando la prima razza radice (o distintamente astrale) apparve su questo globo, a quel tempo erano presenti molti gruppi del regno vegetale che erano i śishta, i resti del regno vegetale così come era nella precedente terza ronda; e vi era anche una quantità di gruppi di diversi animali inferiori ai "mammiferi." C'era, infatti, un'incredibile massa di protozoi, crostacei e pesci, e ben pochi rettili ed uccelli, ma non mammiferi. I primi mammiferi apparvero come "divertimenti" non importanti proprio nell'ultima parte della seconda razza radice, o durante il primo terzo della terza razza radice.

In connessione con l'apparizione seriale dei differenti regni per quanto riguarda l'uomo e il regno animale, gli animali — ma non i mammiferi — precedettero l'uomo nella loro apparizione su questo globo D sull'arco discendente. Vale a dire che essi caddero nella materia più rapidamente di quanto avvenne per il regno umano, perché, essendo di tipo più materiale, l'attrazione del globo D materiale era più forte su di loro che sulle monadi umane.

Inoltre, la separazione dei sessi ebbe luogo tra gli animali prima che avvenisse nella famiglia umana. Così successe che non solo le enormi bestie di vari tipi in quel primitivo periodo geologico si ricoprissero di grossolani rivestimenti fisici prima che l'uomo astrale facesse la stessa cosa, ma ugualmente essi si separarono in maschio e femmina dal precedente stato androgino, prima che il ceppo umano seguisse l'esempio dato da quelli che allora erano i precursori — le bestie.

All'inizio dell'arco ascendente, la posizione dei precursori si rovesciò, perché, essendo iniziata la risalita verso lo spirito, le attrazioni spirituali agirono di conseguenza più fortemente sulla maggior parte dei ceppi spiritualmente sviluppati in quel periodo; per cui, l'uomo, fin dall'inizio di questa ascesa, prese lentamente il posto che ora detiene come capo e precursore di tutti i regni sotto di lui, ognuno dei quali aspira inconsciamente allo stadio umano.

Riguardo ai periodi di tempo geologici, l'umanità "si separò" in sessi opposti all'incirca diciotto milioni di anni fa, durante la terza razza radice, in quello che i geologi del tempo di H. P. Blavatsky chiamavano la fine del Triassico o il primo Giurassico dell'Era Secondaria. Quando H. P. Blavatsky parlava di "Giurassico," ecc., ed affermava che l'uomo era esistito in questo o quel periodo, usando i termini geologici che a quel tempo era in vigore, usava il calcolo breve allora comune, che poteva adattarsi, generalmente, all'era dell'umanità "separata" ("l'umanità di Vaivasvata") come è riportato negli archivi esoterici — circa 18.600.000 anni fa. Ma H. P. Blavatsky era ben consapevole della possibilità di dilatare nel tempo le ere geologiche dei geologi, quando scrisse come o segue nella Dottrina Segreta:

Chiariremo la nostra posizione dicendo subito che ci serviamo della nomenclatura di C. Lyell per le ere e i periodi, e che quando parliamo dell'Era Secondaria e Terziaria, dei periodi dell'Eocene, del Miocene, e del Pliocene, è solo per rendere il discorso più comprensibile. Siccome a tali ere e periodi ancora non è stata assegnata una durata fissa e determinata, . . . l'insegnamento esoterico può rimanere del tutto indifferente se si raffigura che l'uomo è apparso nell'Era Secondaria o Terziaria. — 2: 693

Poiché il terziario ora è stato esteso ben oltre i pochi milioni di anni accettati nel 1888, "l'umanità di Vaivasvata" dovrebbe essere inclusa nelle sue epoche più recenti, ammesso naturalmente che sia accettata questa stima del tempo.

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L'umanità della terza razza radice di circa diciotto milioni di anni fa era una razza completa in senso fisico, anche se non grossolanamente fisica come lo era la quarta razza radice dell'era Atlantiana che seguì. L'inizio della terza, come pure della seconda, durò per un lungo periodo, probabilmente venticinque o trenta milioni di anni dall'attuale era della quinta razza radice, mentre la prima razza radice durò ancora più a lungo nelle remote nebbie del tempo geologico. Precedendo anche gli inizi della prima razza radice puramente astrale o eterea, vi furono tra i duecento e trecento milioni di anni di sviluppo evolutivo riguardante il regno animale (ma non includendo i mammiferi), il regno vegetale, il regno minerale, e i tre regni elementali.

Oggi i geologi basano i loro esagerati periodi di tempo sulla scoperta della radioattività nelle rocce, credendo che fornisca un ragionevole metodo affidabile per calcolare il tempo trascorso da quando si formarono le rocce. Suppongono che questa radioattività, che è la disintegrazione di certi elementi pesanti, ha avuto luogo senza alcun cambio di velocità durante tutte le ere nelle quali questi minerali radioattivi erano rimasti nelle rocce. Una ragione per rifiutare i moderni periodi di tempo stimati con questo metodo (sul quale c'è un tale disaccordo, che i migliori libri di testo di geologia puntualizzano che dipende da presupposti non provati) è che i cambiamenti radioattivi furono determinati, e continuano ad esserlo, dal fatto che la terra e tutto ciò che vi è contenuto, sono sul luminoso arco ascendente, e di conseguenza sono sottoposti ai processi di dematerializzazione, causando così la scomposizione o disintegrazione — che i moderni fisici e la chimica chiamano "radiazione" — degli elementi chimici più pesanti.

Sul discendente arco oscuro, fino a metà della razza Atlantiana, gli elementi chimici (cioè il corpo della terra) si stavano condensando e quindi concretizzando; e la radioattività, come ora la intendiamo, era sconosciuta come un fatto di natura. Dal punto di svolta fino alla metà della quarta razza radice, la terra e tutto ciò che vi è contenuto si sta costantemente, ma con lentezza, eterizzando. Di conseguenza, la radioattività diventerà sempre più accentuata, e gli elementi e i composti chimici stanno diventando, anche se molto lentamente, meno pesanti e meno concreti. I più pesanti ora conosciuti che non sono attualmente radioattivi, ben presto, geologicamente parlando, diventeranno anche radioattivi. Quindi, quando i geologi basano i loro attuali ed esagerati periodi di tempo su quello che essi comprendono sulla radioattività, dovrebbero datare i loro inizi solo dal punto mediano della razza Atlantiana, quando ebbe inizio la prima radioattività. Ma poiché non riconoscono un arco ascendente o discendente, credono che la radioattività cominciò fin dalla prima incrostazione del nostro globo.

Qual'era questo punto mediano della razza Atlantiana? Poiché siamo quasi al punto mediano della nostra presente quinta razza radice, si potrebbe dire che il punto mediano della quarta razza Atlantiana ebbe luogo tra gli otto e i nove milioni di anni fa. Quando la radioattività cominciò per la prima volta in quel periodo remoto, era leggera, e aumentò estendendosi molto lentamente. Così avviene che nel processo di eterizzazione a cui è sottoposta ora la nostra terra, gli elementi e i composti chimici più pesanti saranno i primi a diventare radioattivi, irradiando la loro sostanza a velocità crescente, e saranno seguiti dai successivi, meno pesanti e grossolani, e il processo continuerà fino alla chiusura dell'attuale quarta ronda in particolare, e ad intervalli di processo inverso durante gli archi discendenti delle ronde successive, procedendo fino alla settima ronda, quando avrà raggiunto il suo apice o fine. A quel punto, il globo e tutto ciò che contiene sarà ritornato allo stato o condizione altamente eterea della materia che prevaleva attraverso la prima ronda.

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I regni inferiori tendono verso l'uomo come meta evolutiva su questa terra, e questo perché l'uomo è di gran lunga più antico rispetto a loro, ed ha tracciato il sentiero che essi seguono istintivamente. Egli ha creato ed ha lasciato le matrici astrali dietro di lui, fuori dalle quali ha sviluppato cose più grandi. Il regno animale, rimanendo molto indietro, segue il sentiero che l'uomo ha creato, e così copia l'uomo, come noi umani copiamo coloro che ci hanno preceduto, le razze dei dhyāni-chohan.

L'uomo ha preceduto i mammiferi ed ha anche dato nascita ai loro tipi o ceppi originali, e da allora ciascuno ha proseguito il suo progresso evolutivo dall'interno, riproducendo fedelmente il tipo, e tuttavia ciascuno di questi ceppi si è evoluto lungo la propria particolare linea svabhāvica o caratteristica. Ma quando fu raggiunto il punto mediano della quarta razza radice, tutto quello che l'impulso evolutivo poteva produrre era la specializzazione, lavorando attraverso e dietro questi vari ceppi animali. Era l'evoluzione, a grandi linee "creative," finché la porta del regno umano si chiuse, e da quel momento in poi gli impulsi evolutivi produssero specializzazioni, perché quest'evoluzione nel particolare era il contrario dell'evoluzione in generale.

I ceppi animati inferiori agli antropoidi non possono elevarsi per il resto di questa ronda. Scompariranno prima che sia raggiunta l'ultima o settima ronda, perché non saranno capaci di risalire lungo l'arco ascendente. Se fosse possibile per loro una qualche evoluzione verso un tipo superiore sulla scala della vita, sarebbe estremamente limitata, in quanto tutto quello che questi ceppi animati potrebbero fare d'ora in poi sarebbe di specializzarsi. L'elefante, ad esempio, con il suo lungo tronco o proboscide ed orecchie enormi, è pertanto altamente specializzato, ma nondimeno sarà sempre un elefante fino a quando il ceppo-elefante vivrà durante il resto del ciclo di vita planetario.

Altri due esempi di evoluzione minore, chiamata specializzazione, sono il pipistrello e la balena. Sono entrambi mammiferi; tuttavia, uno, il pipistrello, lasciò la terra e diventò una creatura volante con una traiettoria di volo agile, rapida e silenziosa, che è più perfetta del volo della maggior parte degli uccelli. L'altra, la balena, lasciò la terra e si abituò all'acqua. Queste sono specializzazioni: l'evoluzione, nel senso etimologico di sviluppare le facoltà innate; ma essi non sono, strettamente parlando, l'evoluzione nel senso più ampio e tecnico di sviluppare futuri caratteri-tipo. Per il resto della quarta e della quinta ronda, gli animali si specializzeranno in molteplici modi, ma in realtà non evolveranno più. La razza umana invece evolverà "involvendo," per quanto possa sembrare paradossale: evolverà lo spirito, ed involverà la materia.

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La prima razza radice su questo quarto globo in questa quarta ronda era una razza altamente eterea di esseri, una razza quasi fluida o astrale, che cominciava appena a fisicizzarsi nella materia. Erano come traslucidi — o tali apparirebbero alla vista della nostra quinta razza. La cosa più simile alla quale potremmo forse paragonarli potrebbe essere una nuvolosità nell'aria, o una corrente d'aria molto calda con i suoi effetti in movimento sull'occhio. Questo comunque non significa che fossero senza forma nei contorni. In verità, avevano una forma che ricordava vagamente l'attuale aspetto umano, ma meno stabilizzata rispetto al corpo grossolano dell'uomo di oggi. Erano trasparenti perché eterei nella struttura, e quindi non lasciarono alcuna impronta fossile sulla terra.

All'apertura di questa quarta ronda, lo stesso quarto globo era anche più etereo di quanto lo sia adesso; tuttavia, era relativamente duro e condensato. In altre parole, la prima razza radice, ai suoi inizi e in realtà per tutto il suo percorso, era più eterea rispetto alla terra di allora. Sia la terra che le razze che l'abitavano si consolidarono rapidamente fino al periodo mediano della quarta razza radice, quando fu raggiunto il massimo della condensazione, cioè il massimo grado possibile di fisicizzazione durante il presente manvantara della catena di sette ronde. Fin dalla metà della quarta razza radice, che era anche la metà della quarta ronda e quindi la metà dell'intero manvantara della catena, sia la terra che i suoi abitanti erano ancora alquanto eterei. La carne degli uomini della razza Atlantiana, ad esempio, era grossolana e più solida di quanto lo sia la carne dell'uomo oggi. Sia la terra che i suoi abitanti diventeranno sempre più eterei finché, alla fine della settima ronda, tra innumerevoli eoni, la terra e quella che allora sarà la futura umanità, avranno raggiunto lo stadio altamente etereo che prevaleva più o meno durante la prima ronda.

Quando la prima razza radice astrale dell'umanità cominciò a consolidarsi e a diventare pertanto più fisica, usò necessariamente il materiale già esistente su questo globo — materiale che era stato scartato e abbandonato dai pionieri del ceppo umano che si erano evoluti durante la precedente terza ronda. L'uso di questo materiale da parte dell'umanità evolvente in questa quarta ronda naturalmente aiutò l'evoluzione degli atomi di vita che componevano questa sostanza già usata in precedenza, atomi di vita che erano impregnati dall'influenza del materiale altamente astrale del ceppo umano durante il suo corso evolutivo in questa quarta ronda.

L'uomo, sia come individuo che come ceppo o umanità è il deposito di miriadi di futuri grandi tipi non ancora manifestati di esseri animati, che nelle lontane epoche ancora da venire, in un nuovo manvantara della catena, scaturiranno da lui come un suo prodotto. Proprio come noi siamo i figli degli dèi, così gli animali, specialmente i mammiferi, sono il nostro prodotto o progenie. Infatti, tutte le creature della terza ronda, in realtà tutti gli esseri dei regni inferiori, furono inconsciamente prodotti dall'"umanità." In altre parole, fu l'uomo che creò, in vari periodi durante il suo lungo passato eonico, i tipi radice che in seguito si specializzarono nei regni vegetale ed animale. La stessa cosa vale per il regno minerale nella prima ronda. Tutto questo equivale a dire che l'uomo è il più antico di tutti i ceppi della terra.

L'Uomo al quale ci riferiamo qui non deve essere frainteso come l'essere altamente evoluto che è ora, perché l'uomo dei nostri tempi è l'ultima parola dell'evoluzione che i processi di sviluppo non hanno ancora portato alla luce — il tipo superiore conseguito attualmente. L'Uomo a cui abbiamo fatto riferimento significa la grande famiglia o gerarchia di monadi evolventi che attraverso quei lunghi periodi passati attraversarono individualmente e collettivamente tutte le fasi intermedie tra la loro prima apparizione nel sistema solare e l'uomo così come è oggi. L'uomo di quel remoto passato è chiamato "Uomo" solo per convenienza, perché i poteri, le capacità, le forze, le funzioni e gli organi innati, latenti, bloccati, che rendono uomo l'uomo, non erano ancora sbocciati, e quindi l'uomo era semplicemente il "presentimento" di quello che doveva diventare e che effettivamente è diventato.

La seconda razza radice era considerevolmente più condensata e fisicizzata della prima. La seconda razza radice, soprattutto nella sua parte centrale e verso la fine, non era più trasparente ma albuminosa, qualcosa di simile al bianco di un uovo, con una forma definita e un inizio rudimentale di ossa ed organi, capelli e pelle. Anche consolidandosi, era ancora troppo eterea per lasciare qualche traccia fossile su quella che allora era la terra che, pur fisicizzandosi o consolidandosi, non lo fece così rapidamente come era avvenuto per la stessa seconda razza radice. Inoltre, tutto questo processo di condensazione non era quello dell'astrale "che incontrava" il fisico e si univa ad esso, ma di esseri astrali che si fisicizzavano e si materializzavano da esseri astrali ad esseri fisici.

All'incirca all'inizio della terza razza radice, e continuando fino a metà della razza, questo processo di consolidamento o fisicalizzazione significava che i corpi dell'ultima seconda razza e i primi della terza stavano diventando distintamente fisici — infatti ora erano pesantemente gelatinosi — le ossa facevano la loro distinta apparizione, anche se erano ancora morbide.

Dalla metà alla fine della terza razza radice, questo processo di condensazione dell'astrale nel fisico procedeva a ritmo sostenuto. Alla fine della terza razza radice, quando gli androgini a metà della terza razza erano diventati esseri sessuati, quest'ultima parte della terza razza radice era un'umanità pienamente sviluppata e fisicizzata, con corpi di carne abbastanza solida, con organi relativamente sviluppati, e con la pelle, i capelli, e le ossa. Il processo di fisicalizzazione continuò ininterrottamente fino a metà della quarta razza radice, quando il processo inverso, o di eterizzazione, entrò in funzione; e sebbene fosse molto sottile agli inizi, quest'eterizzazione della terra e di tutto ciò che contiene, da allora è lentamente continuata, e continuerà d'ora in avanti sino alla fine della settima ronda.

La prima razza radice era di dimensione titanica; aveva una forma, a dire il vero, ma nessun aspetto fisico, come noi intendiamo il termine. La seconda razza era ancora di dimensione titanica, ma più piccola della prima. La terza razza radice comprendeva esseri che erano di taglia enorme se paragonati alla nostra umanità pigmea di oggi; e alla fine la razza più grossolana e rozza di tutte, la quarta razza radice, ancora più fisicalizzata e densa di quanto lo siamo noi, era composta, almeno fino al punto mediano della loro crescita, di creature enormi, alte più o meno dai nove ai sei metri, mostrando così la progressiva decrescita nella taglia fisica, fino alla nostra umanità della quinta razza radice che va suppergiù da un metro e mezzo a un metro e novanta. Ciò non implica necessariamente che le prossime sesta e settima razza radice continueranno a decrescere in statura e che il manvantara del globo si chiuderà con una settima razza pigmea. Ad ogni modo, la cosa importante da notare a tal riguardo è che le facoltà e le capacità spirituali, intellettuali e psichiche, non dipendono necessariamente dalla massa o dalla grandezza, poiché in effetti la massa incide poco sulla materia.

È difficile immaginare adeguatamente tutti i dettagli della struttura, delle funzioni e degli organi fisici di queste prime razze, perché non c'è quasi niente oggi sulla terra che possa darcene un'idea esatta. Questo processo, sia pure molto abbreviato nel piccolo, ha luogo oggi nella crescita dell'embrione umano. L'embrione inizia la sua esistenza come una microscopica macchiolina di protoplasma umano, un germe di vita sottilmente gelatinoso, che gradualmente s'indurisce man mano che cresce, fino a diventare un embrione di carne, e alla fine nasce un neonato umano. Evolutivamente, dietro questa condensazione dell'astrale nel fisico c'è il costante impulso verso la crescita e lo sviluppo dell'embrione umano, per poi continuare nel bambino, stimolandolo e guidandolo nel suo progresso fino alla maturità.

Com'è che queste primitive razze radici non hanno lasciato tracce geologiche nelle rocce? Non potevano farlo, perché erano troppo eteree per lasciare un'impronta sulla terra che allora era comparativamente più consolidata quando i loro corpi morivano e venivano gettati via. La prima razza radice, strettamente parlando, non "morì" completamente, ma all'inizio ogni "generazione" si fondeva nella sua progenie; e anche nelle ultime fasi della prima razza radice quando ebbe luogo la scissione, la genitrice divenne come se fosse una sorella di sua figlia, "fondendosi" così nella nuova generazione.

Verso la fine della prima razza radice e durante gli inizi della seconda razza radice, quando la scissione lasciò il passo alla gemmazione, in pratica il processo fu lo stesso perché la "morte" non era ancora entrata in scena; le generazioni più vecchie, nella maggior parte dei casi, sparivano semplicemente nelle germinazioni delle proprie figlie, non lasciando dietro di loro alcuna traccia fisica o "fossile." Verso la fine della seconda razza radice, comunque, i corpi si erano abbastanza solidificati o effettivamente "individualizzati" che morivano, per così dire, quando la loro riserva di attività vitale si era esaurita; e in tal caso, se le circostanze erano state favorevoli, i corpi relativamente solidificati dell'ultima parte della seconda razza e la prima parte della terza potrebbero veramente aver lasciato delle impronte o "fossili."

I corpi dell'ultima parte della terza razza radice potrebbero facilmente aver lasciato tracce fossili, e c'è la possibilità che qualcuno di questi resti fossili alla fine possa essere scoperto; ma questo è estremamente improbabile se consideriamo i tremendi eventi vulcanici, sismici e catastrofici, che sono avvenuti secolarmente e ad intervalli periodici, geologicamente parlando, fin dai tempi della terza razza radice centrale e nella parte finale. I continenti fin da allora erano stati sommersi sotto gli oceani, e nuove terre erano emerse dalle profondità delle onde in molte parti del globo, e il costante sgretolamento delle rocce per via delle attività sismiche e vulcaniche tendeva, quasi infallibilmente, a frantumare e a distruggere queste tracce geologiche dei resti fossili che ere fa esistevano senza alcun dubbio.

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Le onde di vita si susseguono l'un l'altra intorno alla catena planetaria in ordine seriale, da globo a globo, non tralasciando nessun singolo globo. È in questo modo che un globo si risveglia dall'oscuramento o letargo, per ridiventare la scena dei corsi ciclici evolutivi delle onde di vita incipienti, e ciascuna di queste onde di vita comprende parecchi tipi caratteristici o ceppi di razze, razze minori, e gruppi di famiglie.

Le diverse onde di vita che si succedevano l'un l'altra in questa maniera attraverso tutti i globi della catena planetaria, erano composte di gruppi di monadi spirituali, intellettuali, psico-mentali ed astrali, con ciascuno di tali gruppi che comprendeva individui più o meno allo stesso grado di sviluppo evolutivo. Le classi superiori di queste monadi le potremmo raggruppare sotto il termine complessivo di dhyāni-chohan, esseri spirituali del tipo evolutivo più progredito, che appartengono alla nostra catena planetaria; la seconda classe in generale la potremmo raggruppare sotto il termine di mānasaputra, la cui caratteristica dominante o attributo è intellettuale; il terzo gruppo o classe comprende esseri di carattere psico-mentale, comunemente chiamati pitṛi — un termine sanscrito che significa "padri"; la più bassa delle quattro classi in generale possiamo brevemente descriverla come monadi psico-vitale-astrali, altrimenti denominate tecnicamente pitri.

Più precisamente, vi sono sette o dieci gruppi o classi di monadi evolventi, ognuna delle quali prosegue il suo viaggio evolutivo, distintamente dalle altre, ma ancora tutte strettamente interconnesse e, in un certo senso, interfuse. Sono queste sette (o dieci) classi, raggruppate secondo le loro capacità innate, che formano la complessità degli eserciti di monadi che evolvono in sette (o dieci) gerarchie attraverso i mondi visibili ed invisibili o sfere, essendo queste ultime, nel caso della nostra catena planetaria, i sette globi manifestati e i cinque immanifesti di questa catena planetaria.

Parlando in linguaggio più tecnico, delle sette (o dieci) classi di monadi o pitri — usando qui la parola pitṛi come un termine generalmente descrittivo — le quattro classi inferiori dei sette gruppi manifestati sono quelle che costruirono i corpi fisici e vitale-astrali che divennero, in lontane ere successive, l'umanità fisica; le tre classi superiori di queste sette manifestate fornirono i principi superiori ed intermedi dell'uomo. Queste classi superiori ed inferiori lavoravano insieme, e nel dovuto corso del tempo ciclico, seguendo rigorosamente le linee del karma, costruirono o crearono la prima, la seconda, la terza, e la quarta razza radice. Queste sono altresì gli stessi individui monadici che compongono la nostra quinta razza radice, e comporranno la sesta e la settima razza radice.

Le chāyā o "ombre" menzionate da H. P. Blavatsky ne La Dottrina Segreta, sono i corpi astrali dei pitri inferiori (le quattro classi inferiori a cui abbiamo fatto riferimento prima) e furono proiettate nel fisico — il che significa semplicemente che si solidificarono o condensarono nel fisico. Così i corpi astrali-eterei di questi pitri inferiori alla fine crebbero nei corpi fisici o, più precisamente, divennero quei corpi fisici, mediante la condensazione, dell'ultima parte della seconda razza radice e nella prima parte della terza.


 

Capitolo 8

Il Giro della Ruota

Il Passato

Il corso di ogni cosa, dopo la nascita, è di crescere e raggiungere la maturità; segue poi il declino e la vecchiaia, e alla fine insorge la morte. Questo ciclo di cambiamenti e di fasi ripetitive si svolge per le civiltà, come pure, più visibilmente, per l'uomo. Tuttavia, il sole, mentre tramonta su una parte della terra, sta per spuntare altrove. In tempi di decadenza, di smarrimento spirituale dell'individuo, gli uomini cercano la verità forse più fervidamente che nel caldo mattino dell'imperiosa gioventù; ma come regola essi non sanno dove cercarla, né sanno come usare le gemme della saggezza che i loro antenati hanno lasciato in eredità. In questi periodi hanno perduto il sentiero; e ne consegue che cercano dappertutto. Questa era la situazione durante il declino e la caduta dell'Impero Romano e, in una certa misura, è ugualmente il caso della nostra odierna civiltà.

Gli storici romani dei secoli che seguirono l'inizio dell'era cristiana ci dicono che la religione e la filosofia di allora erano talmente degenerate e la ricerca scientifica era quasi cessata, che l'ordinaria corsa degli uomini di allora alla ricerca della verità e di una guida si orientava sugli indovini, spesso di dubbia reputazione, e veri o presunti astrologi — gli astrologi in questo periodo della civiltà romana erano i cosiddetti caldei e babilonesi. Gli storici rilevarono come l'esperienza e la storia dimostrano che i popoli faranno sempre così quando si trovano in un totale smarrimento e sono arrivati ad un bivio sconosciuto: ricorrono alla speculazione e ai giochi di fortuna — ad esempio, alle molte forme di divinazione. L'antica e sotto molti versi etica e maestosa religione di stato dei loro antenati era quasi estinta, mentre la nuova religione contemporaneamente nata sia in Alessandria che in Giudea stava progressivamente diffondendo il suo potere e la sua influenza sull'Impero Romano. Tuttavia dovevano passare molti lunghi secoli prima che i raggi del sole sorgente della conoscenza brillasse nuovamente su quelle terre altamente civilizzate che circondavano il mare dell'entroterra dell'Europa. La storia mostra che quei raggi cominciarono ad illuminare gli intelletti europei solo verso il quattordicesimo secolo, qualche tempo prima che Cristoforo Colombo riscoprisse il Nuovo Mondo in Occidente.

Cosa ci dice ad esempio Ammiano Marcellino, del quinto secolo, dei metodi seguiti della gente del suo tempo nella ricerca di un ancoraggio spirituale e mentale e di una guida? Ricercavano la verità e una guida in coppe piene d'acqua; indovinavano per mezzo di un anello attaccato ad un laccio e tenuto sulla cima di una coppa; e se, per il tremolio della mano l'anello toccava il bordo della coppa, provocando quindi un suono, essi traevano pesanti conclusioni da certe regole di presunte interpretazioni. La scelta di un marito o di una moglie era spesso determinata in questo modo; oppure se gli investimenti erano fattibili o no; oppure che andava abbandonato o seguito questo o quel corso di vita. La chiromanzia era un altro metodo popolare di divinare la verità e il futuro; oppure si consultavano anche gli astrologi.

Il Senato romano, e in tempi successivi gli imperatori romani, promulgavano leggi o pubblicavano editti contro la pratica del metodo allora prevalente della divinazione astrologica, e i suoi praticanti erano, ad intervalli ripetuti, espulsi dal territorio romano. Tutta questa vigilanza ed interferenza ufficiale aveva luogo non perché la maggior parte degli uomini dotti dubitassero della realtà di una scienza genuina dell'astrologia, ma perché i grandi veggenti o saggi non apparivano più in pubblico tra la gente ad insegnare pubblicamente, e la vera scienza era degenerata semplicemente in una pseudo-arte praticata come mezzo per ottenere influenza e prestigio, o come un facile metodo per procurarsi mezzi di sussistenza. C'è poco da stupirsi che lo Stato romano avesse preso drastiche misure cautelative e spesso repressive, perché sovente ne derivavano conseguenze infelici e a volte fatali, e inseguire i fuochi fatui della fortuna era considerato a discapito della morale pubblica, del benessere e della felicità individuale. La gente perdeva le sue fortune seguendo i consigli degli astrologi; alcuni si ammazzavano, o commettevano delitti ed altri crimini; altri impazzivano; qualcuno aderiva a società segrete politiche che agivano contro la politica generale dell'impero o contro le potenti influenze politiche. I romani, pur estremamente tolleranti in materia di religione, o anche di affari sociali, erano sempre gelosi delle organizzazioni politiche segrete, contro le quali procedevano invariabilmente con implacabile energia e con gli strumenti repressivi che le leggi romane mettevano a loro disposizione.

C'erano molti modi di correre dietro ad avventure psichiche durante la dissoluzione dell'Impero Romano. Uno dei modi più comunemente praticati, e severamente puniti dallo Stato a causa dei suoi effetti dannosi sulla tempra etica e spirituale degli uomini, era la necromanzia, la comunicazione con le ombre dei morti. La necromanzia era praticata sotto diverse forme, alcune troppo rivoltanti per essere menzionate.

I poeti e gli storici della Grecia e di Roma fanno riferimento a tali pratiche fin dalle ere più remote. Omero, nella sua Odissea (Libro XI, vv. 30-224) descrive Ulisse che evoca varie persone dalle regioni infernali e comunica con questi fantasmi, questi simulacri astrali e reliquie di uomini morti, che rimangono nelle regioni più basse della luce astrale.

Ovidio, Virgilio, Lucano, e tanti altri, toccarono questi sgradevoli temi. Lucano, nel suo Pharsalia[1] — Libro VI) dà una vivida descrizione delle credenze allora comuni del mondo greco-romano, che attribuivano alle streghe della Tessaglia il potere di "far precipitare la luna dal cielo alla terra" per mezzo di diabolici incantesimi e il loro rapporto e le pratiche necromantiche con le ombre dei morti, e descrive come Sesto, il figlio di Pompeo, spinto dalla paura, va dalla strega Eritto per apprendere l'esito della guerra che allora stava intraprendendo.

L'idea comune tra i popoli del Mediterraneo che le streghe di Tessaglia potessero "far precipitare la luna" è sempre apparsa come un'assurdità agli studiosi classici europei. Comunque, chiunque abbia qualche conoscenza intuitiva della simbologia esoterica saprà almeno qualcosa del ruolo che la luna ricopre nell'economia della natura, e di come le sue emanazioni, le influenze e le funzioni, possano essere modificate, in una certa misura, dalla volontà imperiosa anche di un mago umano — ovviamente della "mano sinistra."

Oggi la gente cerca, come faceva al tempo del declino e della caduta dell'Impero Romano, una guida spirituale, una verità intellettuale, e una pace mentale ed interiore; e dappertutto qualcuno è attratto, proprio come al tempo della degenerazione dell'Impero Romano, dagli annunci di cartomanti e indovini, astrologi, ed altro. I metodi di divinazione hanno sempre avuto un richiamo sulla gente durante i periodi di difficoltà e quando le risorse più nobili le sono venute meno. Forse in quei frangenti è la Bibbia ad essere consultata, o può esserlo la divinazione, aprendo un libro, o un giornale, o tramite la numerologia. Si prende un libro o un giornale, si chiudono gli occhi per un istante, il dito si posa, apparentemente per caso, su qualche rigo della pagina, e si suppone che la parola o il significato generale della frase toccata siano una guida — se solo potesse essere correttamente interpretata! Tutti questi modi sono tipi specifici della cosiddetta divinazione, che ha anche altre forme piuttosto numerose.

Nei tempi antichi, comunque, quando la Tradizione Esoterica esercitava ancora la sua influenza sulle menti e sui cuori degli uomini, c'erano metodi genuini per arrivare a qualche conoscenza del futuro, ma questi metodi toccavano sempre una forma legittima ed appropriata, erano riconosciuti ed approvati dallo Stato, e posti sotto il controllo degli uomini più saggi e nobili della Comunità. In Europa era di moda, sin dalla caduta finale della civiltà greca, mettere in ridicolo gli oracoli greci e le loro predizioni, come quelli di Apollo a Delfi, o di Trofonio, sempre in Grecia, che quand'erano all'apice furono riveriti da tutti per epoche intere.

È concepibile che uno dei popoli più intellettuali e scettici per natura abbia mandato, durante i periodi storici, solenni ambasciate di Stato per consultare questi oracoli, se nel passare dei secoli le menti e i cuori di quei greci così profondamente vigili non fossero stati allenati dall'esperienza e dalla convinzione di credere che quanto gli oracoli avevano detto loro, in periodi di tensioni e di solenni richieste agli dèi, si basava sulla verità, e che essi saggiamente facevano del loro meglio per comprendere e seguire i responsi oracolari ricevuti?

Questi oracoli davano invariabilmente i loro responsi in un linguaggio simbolico e in forma indiretta. La famosa risposta data dall'Oracolo di Apollo a un'ambasciata inviata da Creso, re di Lidia, ne è un esempio pertinente. Il Re Creso di Lidia era molto turbato dai movimenti politici e militari della Persia, a quel tempo un regno potente ad est della Lidia. I persiani erano un popolo aggressivo, altamente intelligente, civilizzato ed ambizioso, come popoli del genere lo sono sempre durante il loro apice. La domanda mossa all'Oracolo in sostanza era questa: "Il Re Creso, per proteggere il proprio impero e il suo popolo contro un eventuale pericolo d'invasione da parte dei persiani, farà guerra al re e al regno dei persiani?" In sostanza, il responso diceva: "Se il Re Creso fa guerra ai persiani, il Re Creso distruggerà un impero potente."

Se la risposta fosse stata semplicemente affermativa o negativa, sarebbe stata coinvolta nella situazione un'interferenza diretta e positiva del potere divino negli affari umani — secondo le idee dei greci, perché il principio fondamentale religioso e filosofico di tutto il comportamento degli antichi era che l'uomo deve elaborare il destino del suo benessere o della sua sventura in base alle doti che ha. Gli dèi non interferiscono mai nell'esercizio del libero arbitrio dell'uomo, se non aiutandolo a migliorare le cose per il bene comune, quando l'uomo stesso ha agito per primo in quella direzione. Ercole non avrebbe aiutato il carrettiere a tirare fuori dal canale il carretto che vi era caduto per la trascuratezza del carrettiere, se l'uomo stesso non avesse attaccato la sua spalla alla ruota mostrando tutta la sua forza. Così fu lasciato al Re Creso stesso decidere quale direzione dovesse seguire: una direzione egoistica per la sua esaltazione imperiale, o una per il bene comune che riguardava tutti; dipendeva solo dal suo senso e dalla sua intuizione seguire cosa era giusto o sbagliato. Questo è il fondamento di tutta la morale. Nondimeno, l'oracolo dava un responso, e nel rispondere parlava della verità, includendo così un solenne avvertimento combinato ad una riaffermazione della legge morale nella sua risposta all'ambasciata di Lidia. Il Re Creso decise di fare guerra ai persiani e al loro Re Ciro; e il Re Creso perse il proprio regno: distrusse, in tutta verità, un potente impero!

Nessuno tra gli antichi filosofi greci pensava che Apollo, dio del sole, se ne stesse in qualche parte in forma invisibile e dettasse il suo responso in parole non chiare alla sacerdotessa, la pizia, che se ne stava seduta aspettando l'ispirazione davanti a un tripode, e che trasmetteva alla solenne ambasciata di Creso le parole che riceveva. L'idea era che, come c'erano sempre stati grandi veggenti, così anche qualsiasi essere umano, per purezza di vita, aspirazione e studio, può purificare l'uomo interiore, affinché il raggio solare — quella parte di noi considerata dai greci come una parte del sole spirituale — possa trasmettere la verità alla mente ricettiva del veggente. Nei tempi precedenti, la sacerdotessa di Apollo era sempre una giovane vergine, ma successivamente, durante una certa guerra, l'oracolo di Delfi fu contaminato, e da allora in poi fu rappresentato da una donna anziana dalla vita irreprensibile.

Per tutto il tempo in cui in Grecia gli oracoli avevano la loro funzione, non tradirono mai coloro che ponevano domande, che fossero rappresentanti di Stato o individui; e i greci avevano quindi una fonte sicura di aiuto spirituale ed un sostegno intellettuale infallibile, purché essi stessi cercassero una risposta che non fosse un responso all'egoismo umano aggressivo. Se l'argomento era di pubblica importanza, le interpretazioni delle risposte erano frequentemente affidate agli uomini di Stato più nobili e saggi.

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Con la chiusura delle scuole dei Misteri discese sull'Occidente un'oscurità spirituale. La loro degenerazione era stata costantemente in crescita parecchi secoli prima di quest'evento, e il loro formale abbandono coincise con la caduta dell'antico Impero Romano. I popoli dei paesi che circondano il Mediterraneo erano diventati sempre più coinvolti nell'egoismo e negli affari del mondo materiale. Ciò aveva portato alla perdita dell'unione o contatto interiore con la coscienza spirituale, per il cui sostegno e difesa i Misteri erano stati originariamente fondati.

Questa chiusura delle scuole misteriche e il conseguente abbandono dei loro riti e delle iniziazioni formali che in un'epoca molto successiva e degenerata si svolgevano ancora, avvenne nel sesto secolo per un decreto dell'Imperatore Giustiniano. Sembrerebbe esserci un po' di dubbio che l'atto di Giustiniano fosse relativo ad una petizione presentata dall'allora esiguo gruppo di filosofi che percepivano che i Misteri erano diventati così degenerati, che sarebbe stato meglio farli cessare mediante un loro atto piuttosto che farne continuare il peggioramento.

Le epoche e gli episodi della storia europea che ebbero luogo dopo la caduta dell'Impero Romano, e le idee religiose che allora cominciavano ad apparire e a diffondersi rapidamente con l'arrivo dei Secoli Bui — poiché la maggiore responsabilità di queste idee è veramente rapportabile a quei Secoli Bui — è un soggetto che in generale conoscono tutti. Tuttavia, anche in un'era di idee spirituali ed intellettuali che si sgretolano e lo smarrimento che gli uomini di quel tempo avvertivano, sarebbe storicamente impreciso supporre che la mente eternamente indagatrice e ricercatrice dell'uomo non escogitasse qualche nuova base di pensiero per fornire qualche tipo di ancoraggio intellettuale. Anzi, questi periodi di transizione sono sempre marcati da forme di attività mentale insolite e spesso vigorose, così come possiamo constatare oggi in tutto il mondo, in questa nostra era di transizione, coinvolgendo la dissoluzione dei precedenti principi di pensiero e di condotta e le novità spirituali ed intellettuali che oggi sono percepibili ad ogni svolta.

In aggiunta alle nuove idee religiose che allora avevano un'ampia presa in tutto il mondo greco-romano, c'era uno sbalorditivo afflusso di "nuovi" pensieri e "nuovi movimenti," non solo a carattere religioso, ma anche filosofico, mistico, e persino scientifico. Una certa parte di quest'afflusso di nuove idee verteva sulla ricerca scientifica, come ad esempio le nozioni astronomiche derivate da Claudio Tolomeo, l'astronomo-astrologo e matematico Alessandrino, che si svilupparono nel secondo secolo dell'Era Cristiana. Egli scrisse quello che allora era considerato un libro notevole, intitolato He Megale Syntaxis, "La Grande Composizione" — uno schema completo di astronomia, opera della quale in seguito gli arabi se ne sono appropriati distorcendone il titolo in Almagest.

Parte dell'opera di Tolomeo — e una parte ben più grande di quella comunemente conosciuta dagli studiosi di oggi — s'imperniava su idee astronomiche ed astrologiche prese dalle regioni della Mesopotamia, Babilonia ed Assiria, in aggiunta ai miglioramenti e alle elaborazioni che lo stesso Tolomeo introdusse sulla base della scienza astronomica ed astrologica come veniva insegnata in Grecia e a Roma. Tolomeo, conoscendo le caratteristiche psicologiche ed intellettuali di greci e romani, di temperamento più critico ed intellettuale che mistico, riscrisse, rimodellò e velò ciò che probabilmente egli stesso, una mente veramente profonda, aveva compreso chiaramente, ma che era riluttante a farlo passare sotto il suo nome tra popoli non abituati al metodo del pensiero mistico, per ere così popolare nelle terre dell'Eufrate e del Tigri.

Questi antichi astronomi-astrologi babilonesi insegnavano che l'universo è composto da sfere congiunte ed interconnesse di diversi gradi di etereità, da quello spirituale a quello materiale, e che queste gerarchie potevano essere immaginate sotto la raffigurazione di una scala dell'esistenza. Questa scala consiste di dieci gradi, che spaziano dalla terra, la materia più grossolana conosciuta, verso l'alto e verso l'interno fino al decimo grado o, più precisamente parlando, l'oceano dello Spazio che include tutto — il Primum Mobile, "il primo mobile."

Questi dieci gradi, che formano le gerarchie aggregate del nostro universo-casa, furono stabiliti da questi antichi astronomi astrologici come segue: il primo e più basso, la Terra; il successivo, la sfera dell'Acqua; poi, quella dell'Aria; poi il Fuoco — essendo questi i quattro Elementi comuni universalmente riconosciuti nel mondo antico come la base di una completa gerarchia di dieci gradi, di cui i sei gradi elevati di solito sono lasciati senza nome, tranne che il quinto, a cominciare dal fondo, era frequentemente chiamato Aether — altrimenti la Quintessence o "Quinta Essenza."

Poi, lasciando la sfera della Terra, veniva la sfera della Luna; poi, quella di Mercurio; poi, Venere; poi, quella del Sole; poi, la sfera di Marte: poi, Giove; poi, quella di Saturno; la successiva, l'ottava, o la sfera delle "Stelle Fisse"; la nona, che essi chiamavano l'Empireo — la sfera cosmica nella quale si muovono le Stelle Erranti o comete, e in cui si vedono le nebulose; poi, la decima ed ultima era il Primum Mobile, che circondava come un guscio cristallino l'intero universo appena elencato. Il termine "cristallino" non significava un vero cristallo o vetro, come a volte è stato travisato, ma si riferiva allo spazio interstellare trasparente o traslucido, l'etere circostante. Gli antichi saggi mesopotamici dicevano che questa gerarchia cosmica, che ritenevano includesse ogni cosa incorporata nelle distanze spaziali, era essa stessa contenuta nelle circostanti ed illimitate "Acque dello Spazio" — in altre parole, l'Infinito.

Molto più tardi, durante i Secoli Bui dell'Europa, i medievalisti, che derivarono la loro astronomia dalla grande opera di Tolomeo, insegnarono anch'essi che vi erano dieci sfere congiunte ed interpenetranti, che nel loro aggregato compongono il nostro universo cosmico. Comunque, non compresero appieno Tolomeo; inoltre, le loro idee riguardo alla cosmogonia, alla sua struttura e ai suoi operati, furono piuttosto influenzate dal concetto frainteso del primo capitolo del Genesi ebraico e dalle nozioni dei primi Padri della Chiesa. Tuttavia, nella loro concezione di questo Universo decuplo, i medievalisti conservarono un principio fondamentale ed estremamente importante dell'arcaico insegnamento astronomico della Tradizione Esoterica.

Probabilmente è vero che solo quelli che hanno approfondito l'argomento possono apprezzare come, al tempo in cui nacque il Cristianesimo, il mondo greco-romano fosse un vero crogiuolo intellettuale di molte differenti religioni e filosofie. Idee, sistemi di pensiero e tendenze dottrinali avevano talmente permeato tutti gli strati della società, che le grandi città intorno al Mediterraneo, come Alessandria, Antiochia, Atene, Cartagine, Roma, ed altre, erano come vasti mercati intellettuali, dove le idee erano in antagonismo reciproco — spesso idee dal carattere più disparato, per cui il pensiero indiano cozzava contro quello druidico, e anche gli insegnamenti dei popoli della Germania settentrionale lottavano per avere spazio e potere su altre dottrine ugualmente profonde che venivano dalla Siria, dalla Persia, e da altri paesi.

Il mondo greco-romano di quel periodo offriva l'immagine più affascinante del modo in cui il giro della ruota del pensiero e del destino umano agisce nelle sue incessanti rotazioni. Per intere epoche le nazioni restano relativamente separate l'una dall'altra, ricevendo solo piccole ed apparentemente insignificanti infiltrazioni dall'esterno; poi, mentre la ruota continua i suoi giri, sopraggiunge una nuova ondata di vita, che abbatte le barriere tra i popoli, mescolando e riformando, per cui popoli una volta separati, gelosi della propria fisionomia e del potere nazionale, si fondono in unità razziali più estese.

Ma ogni cosa passa. Un'espansione del pensiero umano e un allargamento delle frontiere politiche avrebbero potuto coinvolgere tutte quelle che oggi sono le nazioni europee, se il fluire del corso del tempo e gli eventi e la luminosa promessa che sembrava fosse apparsa all'incirca al tempo della fondazione dell'Impero Romano sotto Giulio Cesare e Ottaviano, non fossero stati frenati in qualche modo oscuramente compreso. Ma invece di un'ascesa continua verso cose più grandi, il corso del destino prese un sentiero distintamente in discesa, culminando nella profonda ed intellettualmente oscura valle dei Secoli Bui, in cui, da allora in poi, rimasero soltanto vaghe memorie, ricordi quasi dimenticati della gloria che era la Grecia, e dello splendore politico che era Roma.

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Le profonde idee correnti religiose e filosofiche nel mondo greco-romano quando viveva Ottaviano erano a quel tempo quasi scomparse; ma i deboli rivoli dell'allora potente fiume del pensiero umano fluivano ancora, dando ai Secoli Bui quell'ispirazione spirituale e quel pensiero stimolante così come le menti umane potevano allora ricevere. Qua e là si potevano ancora percepire dei barlumi di quella che una volta era stata una grande luce, barlumi che divennero i semi del successivo risveglio in Europa chiamato il Rinascimento. Questo risveglio fu in seguito molto aiutato dalla riscoperta di alcune delle maggiori opere della letteratura greca dopo la conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, e la conseguente diffusione dei contenuti delle biblioteche nell'Occidente intellettualmente oscurato. Da quel momento in poi, il pensiero umano cominciò nuovamente a sforzarsi per infrangere i limiti della lettera morta e ostacolare i dogmi; e in seguito la lotta diventò veramente amara.

La razza umana, o una parte di essa, nel suo viaggio evolutivo a volte può scendere nelle valli dell'oscurità sia spirituale che intellettuale; ma l'umanità è sorvegliata e guidata, secondo le leggi rigorose del karma e della giustizia, da uomini con un avanzato sviluppo evolutivo, il cui lavoro è di ispirare di tanto in tanto nella coscienza umana idee non solo di verità naturali, ma di valore spirituale ed etico. In nessun periodo l'umanità è stata abbandonata da questi fratelli maggiori, perché anche nelle epoche più buie della storia umana sono stati selezionati degli individui per le loro capacità spirituali ed intellettuali, e spesso, senza che ne siano consapevoli, sono ispirati occultamente. Ugualmente, di volta in volta, quando il tempo è maturo, sono inviati speciali messaggeri dalla grande Fratellanza che ripropongono gli antichi legami dell'ispirazione e del pensiero umano, e che quindi diventano attivamente gli insegnanti pubblici e i salvatori della razza umana.

E spesso, sono deliberatamente fissate nelle menti umane le idee epocali o gli splendidi suggerimenti con un nobile scopo umanitario, e molte volte queste idee passano da cervello a cervello come un incendio; e così gli uomini non comuni sono intellettualmente stimolati e diventano essi stessi soccorritori o ispiratori di altri. Le nuove idee che formano la base delle successive e più importanti scoperte in Europa apparvero quindi in periodi diversi del Medioevo. Un esempio furono le teorie e gli studi di Niccolò Cusano[2] del quindicesimo secolo, e di Pico Conte della Mirandola del sedicesimo secolo, e in particolare le dottrine cosmologiche ed astronomiche di Copernico. Queste nuove idee e le opere letterarie da loro scritte provocarono nei paesi europei una grande opposizione da parte delle autorità ecclesiastiche e civili. In realtà, gli uomini che adottarono queste nuove idee, seguiti successivamente dallo sfortunato Galileo, e una schiera sempre crescente di pensatori, soffrirono tutti il fato comune ai pionieri del pensiero umano; ma come sempre succede quando la verità è dalla loro parte, queste idee e la loro elaborazione alla fine prevalsero.

Niccolò Cusano nacque a Kues, vicino Trier, in Germania, nel 1401, e morì nel 1464. Questo figlio di un povero battelliere era un uomo notevole, che successivamente fu eletto cardinale della Chiesa di Roma e chiamato, dalla sua città di nascita, Cardinale de Cusa. Il suo straordinario genio nella ricerca, e in ciò che allora era una coraggiosa esplorazione di ampie vedute dei misteri della natura e delle ispirazioni del proprio essere interiore, attirarono su di lui le accuse di eresia, inclusa quella di panteismo; ed è probabile che solo l'amicizia personale di tre papi, che sembravano stare in timore reverenziale al cospetto del genio di questo grande uomo, lo salvarono dal destino che capitò poi a Giordano Bruno, e ancora più tardi, ma in grado minore, a Galileo.

Il Cardinale de Cusa è stato spesso definito un "Riformatore prima della Riforma," affermazione che è sia pittoresca che vera. Egli anticipò, in molti se non in tutti i suoi elementi essenziali, le successive scoperte di Copernico in astronomia per quanto riguarda la sfericità della terra come corpo planetario e il suo percorso orbitale intorno al sole; e fece un lavoro piuttosto pionieristico nel divulgare l'antico sapere e il pensiero dei greci, così come esistevano nelle traduzioni in Latino più o meno imperfette fatte prima di lui. Nel suo libro, De docta ignorantia, si trovano questi passi:

Il mondo potrebbe essere forse non essere assolutamente illimitato, tuttavia nessuno è capace di raffigurarselo come finito, perché la ragione umana rifiuta di dargli dei limiti . . . Proprio come la nostra terra non può essere il centro dell'universo, come si suppone, nemmeno la sfera delle stelle fisse può essere quel centro . . . Ne consegue che il mondo è come un'immensa macchina che ha il suo centro dappertutto, e la sua circonferenza in nessun posto . . . Quindi, poiché la terra non è al centro, non può essere immota . . . e sebbene sia molto più piccola del sole, da questo non dobbiamo concludere che è più grossolana . . . Non possiamo sapere se i suoi abitanti siano superiori a quelli che abitano più vicini al sole, o su altre stelle, perché lo spazio siderale non può essere privo di abitanti . . . La terra, molto probabilmente, è uno dei globi più piccoli, e tuttavia, in un certo senso, è la culla di esseri intelligenti, nobili e perfetti. — II. 11-12

Nello stesso libro, questo grande uomo ha anticipato le idee e l'insegnamento di Copernico e Galileo, affermando con un linguaggio molto chiaro che la terra non è il centro dell'universo, e proprio perché la terra non è al centro del mondo, è quindi in movimento. Andò anche oltre Copernico e Galileo dichiarando che nemmeno la potente sfera delle "stelle fisse" è nel centro dell'universo, poiché quel "centro" è "dappertutto.

Questo famoso teosofo e teologo tedesco, Niccolò Cusano, era un'anima nata nella vita terrena in anticipo rispetto al suo "appropriato" periodo intellettuale, e fu costretto a soffrire per i suoi tentativi di illuminare l'oscurità spirituale ed intellettuale che allora prevaleva. Questo sembra essere il deprecabile fato di tutti coloro che precedono i tempi — sia per scelta o altrimenti.

Più di uno studioso dell'opera di questo grande uomo si è chiesto se nella vita di questo pensatore medievale vi fosse un genio innato o un daimon che guidava i suoi pensieri in tale direzione, affinché le porte interne del suo essere fossero quindi aperte. In un periodo della storia europea in cui si pensava che la terra era piatta ed immobile e l'unico centro dell'universo, e si supponeva che il sole, la luna, le stelle e gli altri corpi celesti, girassero intorno ad essa, quest'uomo, un cardinale romano, insegnava la sfericità e la rotazione della nostra terra! Insegnava che la terra non era l'unico globo nello spazio siderale a generare esseri intelligenti, ed altre cose ora accettate come una conoscenza comune, che si trovano in ogni scuola elementare. La sua conoscenza delle verità naturali probabilmente derivò dalla lettura di ciò che rimaneva delle opere degli antichi pensatori Pitagorici e forse Neoplatonici.

All'incirca duecento anni dopo Niccolò Cusano, il francese Blaise Pascal scrisse:

Che l'uomo contempli dunque l'intera natura nella sua alta e piena maestà, distolga il suo sguardo dagli oggetti inferiori che lo circondano. Osservi quella luce splendente messa come una lampada eterna per illuminare l'universo, finché la terra gli appaia come un punto a confronto con il vasto giro descritto dall'astro, e si stupisca di come quello stesso vasto giro non è che un filo fragilissimo rispetto a quello percorso dagli astri che ruotano nel firmamento. Ma se la nostra vista si ferma lì, che l'immaginazione vada oltre, sarà lei a smettere di pensare prima che la natura smetta di fornirle materia. L'intero mondo visibile non è che un impercettibile segno [punto] nell'ampio seno della natura. Nessuna idea vi si avvicina. Possiamo espandere i nostri concetti al massimo, e partoriremo dei semplici atomi. La natura è una sfera infinita il cui centro è dovunque e la circonferenza in nessun luogo . . . — I Pensieri, cap. xiii

È così che un altro grande uomo cerca di descrivere l'Infinito! Anche qui scorgiamo l'inefficiente effetto mutilante della teoria geocentrica della natura, che a quel tempo era predominante; e tuttavia il raffinato cifrario di linguaggio con cui Pascal chiude questo passaggio, forse derivato da Cusano, è potente perché suggerisce che, sebbene Pascal si fosse apertamente conformato all'idea geocentrica, la sua intuizione la respingeva come verità astronomica.

Quest'idea che il divino ha il suo centro dovunque e la circonferenza in nessun luogo, è molto antica, insegnata non solo dai filosofi Pitagorici nell'antica Grecia, ma era il sottofondo dell'insegnamento di tutti i grandi filosofi. Plotino e i Neoplatonici sostenevano ugualmente che:

Il Supremo di tutto è ovunque ma in nessun luogo in particolare. Inoltre, la Divinità suprema è contemporaneamente dappertutto nella sua pienezza perché essa è il "dappertutto" stesso e, inoltre, tutti i modi di essere. La Divinità suprema non deve mai essere pensata come un essere nel dappertutto, ma essa stessa il dappertutto, come pure l'origine e la sorgente di tutti gli altri esseri e cose nella loro infinita dimora nel dappertutto.
— Enneadi: "Liberto Arbitrio e Volontà Individuale", VI, viii, 16

Questo concetto dimostra perché ciascuno di questi centri spirituali o monade è, nel suo intimo, il punto centrale del Tutto illimitato, avendo il suo centro dei centri dappertutto.

La crescente conoscenza riguardante le verità astronomiche non ammise più l'insegnamento che la nostra terra fisica fosse il solo centro dell'universo illimitato, e che tutti i pianeti, il sole, la luna, ed anche le stelle, girassero intorno alla nostra terra in sfere concentriche. Questi nuovi insegnanti nel quindicesimo e sedicesimo secolo della storia europea si rifecero all'antica dottrina di Pitagora e della sua scuola, e spesso ai Neoplatonici, a cui questi europei medievali attinsero come ad una fonte perenne di saggezza e conoscenza. La scienza più recente ora ha insegnato che il sole è il centro del nostro sistema solare, e che i pianeti girano intorno a questo sole centrale, e che la terra è uno di questi pianeti che girano.

Questi innovatori furono trattati piuttosto male. Quando Colombo apparve davanti ai dottori dell'Università di Salamanca e sostenne che la terra era sferica e che oltre il Mare Occidentale dovevano esistere dei continenti, in sostanza gli fu detto: "Sbagliate, è impossibile; la Bibbia non insegna questo, e la Bibbia contiene la verità di Dio." I Padri della Chiesa conoscevano questa fantasiosa dottrina di una terra sferica, ma la rifiutarono deliberatamente. "Torniamo per un istante a Lattanzio," essi dicevano, "e vedrete che cosa egli ha da dire di Pitagora e del suo insegnamento."

La litigiosa ironia di Lattanzio oggi la interpretiamo comicamente. Parlando di Pitagora, lo chiama "un vecchio pazzo che insegnava le favole delle vecchie comari," come la metempsicosi e la sfericità della terra, e il carattere eliocentrico del nostro sistema solare. Egli si affida a questa dispettosa invettiva:

Quel vecchio pazzo ha inventato favole per bambini creduloni, come certe vecchie perditempo! La follia di questo stupido vecchio dovrebbe essere derisa e schernita! . . .

Come può la gente credere che sotto i nostri piedi vi siano gli antipodi? Dicono forse qualcosa che merita attenzione? Esiste qualcuno così insensato da credere che ci siano uomini che vivono sul lato inferiore della terra, per cui i loro piedi sono più grande della testa? O che le cose che per noi crescono diritte, per loro penzolano in giù? Che il raccolto e gli alberi crescono verso il basso. Che le piogge, le nevi, la grandine, cadono dal basso sulla superficie della terra? . . . Questa gente pensa che la terra sia rotonda come una palla . . . e che ha le sue montagne, che estende le sue pianure, e contiene il livello dei mari sotto i nostri piedi sul lato opposto della terra; e se così fosse, ne conseguirebbe che tutte le parti di una simile terra sarebbero abitate da uomini e bestie. Così la rotondità della terra porta all'idea balzana di questi antipodi che penzolano in giù! . . . Sono assolutamente a corto di frasi a proposito di questa gente che, avendo sbagliato una volta, persevera consistentemente nella sua pretestuosa pazzia, e difende questa vana e falsa nozione; ma forse lo fa per scherzo, o di proposito, e difende consapevolmente le bugie per mostrare la sua ingenuità nel difendere le falsità. Ma dovrei essere capace di provare, con molte argomentazioni, che è del tutto impossibile che il cielo sia sotto la terra, se non fosse che questo mio libro devo pur finirlo. — Le Istituzioni Divine, Libro III, chiose 18, 24)

Ahimè! Perché il compiaciuto ed egocentrico Lattanzio non ci ha fornito la prova delle sue argomentazioni? Sicuramente sarebbe interessante leggerle oggi!

I dottori teologici di Salamanca non erano soli nelle loro idee sbagliate e fantasiose. Tutto il mondo cristiano sosteneva le stesse nozioni, ad eccezione dei pochi che erano abbastanza coraggiosi da affermare la loro fede, e forse molti altri ai quali mancava il coraggio di confessare i loro credi. Cosa aveva da dire Martin Lutero del suo contemporaneo Copernico?

Si è fatta menzione di un nuovo astrologo che tenta di dimostrare che la terra si muove, e non i cieli, il sole, e la luna . . . Tutti coloro che bramano di essere ritenuti abili, subito escogitano qualche sistema nuovo di zecca, che naturalmente è considerato come il migliore di tutti i sistemi. Questi folli desiderano abbattere l'intero sistema dell'astronomia; ma la Sacra Scrittura ci dice che Giosuè comandò al sole di fermarsi ancora, e non alla terra. — I Colloqui (Tischreden), vol. 4, n. 4638.

Anche quando Galileo, nel primo trentennio del diciassettesimo secolo, apparve davanti ai suoi esaminatori ecclesiastici ed espose le sue teorie sulla natura dell'universo, e di come la terra non era il centro dell'universo, e che il sole, le stelle, e la luna, al mattino non sorgono ad oriente, non passano sulle nostre teste durante il giorno, e a sera non tramontano ad occidente, partecipando così alle supposte sfere ruotanti dei cieli che si muovono intorno alla terra immobile, queste sue teorie — che erano quelle di Copernico ed altre che Galileo aveva accettato —  furono condannate come eretiche, contrarie alla "fede," e quindi false. Questi giudici di Galileo erano senza dubbio uomini seri e ponderati, che agivano secondo quello che essi credevano fosse il meglio per i loro simili; ma fede e buone intenzioni non garantiscono che gli uomini posseggano la verità: perché gli uomini devono avere la conoscenza, gli uomini devono conoscere la verità. I cardinali radunati in un solenne conclave dichiararono:

Che la terra non sia il centro dell'Universo, e che si muova anche con una rotazione quotidiana, è veramente una proposizione assurda e filosoficamente falsa; ed è considerata, dal punto di vista teologico, perlomeno lesiva alla Fede. — Decreto dei Cardinali del Sant'Uffizio, 22 giugno 1633

Il Karma fa piazza pulita dell'ignoranza umana e dell'orgoglio umano, progenie dell'ignoranza. Galileo aveva ragione dal punto di vista astronomico, che è il punto di vista della natura visibile, ed insegnò ciò che avevano insegnato gli antichi Pitagorici, così come egli lo comprendeva; poiché Galileo, nonostante la sua inquisitiva struttura mentale, non era un iniziato come lo erano molti saggi Pitagorici.

Come fatto di importanza storica, fu solo nel 1757, l'11 maggio, che Papa Benedetto XIV diede il suo consenso a cancellare la clausola del decreto del 5 marzo 1616 che proibiva tutti i libri che insegnavano che il sole è immobile e che la terra gira intorno a lui. Ancora, fu solo l'11 settembre del 1822 che il Collegio dei Cardinali dell'Inquisizione si accordò per permettere la stampa e la pubblicazione a Roma delle opere che insegnavano il moderno sistema Copernicano di astronomia, e questo decreto fu ratificato da Papa Pio VII il 25 settembre di quello stesso anno. Ma fu solo nel 1835 che i libri proibiti di Galileo furono formalmente rimossi dall'Indice.

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Nel tempo, il progresso della scienza della civiltà europea indebolì l'egoismo autonomo religioso e quasi mistico dei nostri antenati dei periodi medievali bui e di quelli successivi, e vi subentrò allora l'egoismo equivalentemente autonomo del nuovo spirito della scoperta e della ricerca. Vero è che dal giorno fatale in cui il solenne conclave di cardinali e vescovi condannò ufficialmente gli insegnamenti di Galileo come falsi, fino al tempo di Laplace, il grande astronomo francese, furono fatti straordinari passi avanti nella conoscenza dell'universo fisico. Ma contemporaneamente s'instaurò una perdita del senso intuitivo dell'esistenza dei mondi interiori e spirituali, e quindi, in una certa misura, anche una perdita dei valori spirituali, cosicché nella mente umana cominciò a crescere un ristretto materialismo che raggiunse il suo apice nella nostra era alla fine degli anni del diciannovesimo secolo.

Ma questo materialismo, che allora era diventato così forte e diffondeva la propria influenza sull'anima dell'uomo, allora incontrò e soffrì una serie del tutto inaspettata di colpi provocati dalle riscoperte verità della natura, che erano quasi totalmente le scoperte degli uomini di scienza, che ad un tratto avevano improvvisamente cominciato ad ottenere nuove e strepitose intuizioni riguardo alle verità fino a quel momento insospettate che giacciono dietro il velo fisico della natura.

Naturalmente, sarebbe uno studio estremamente interessante, che ha il suo pathos e le sue deviazioni, tracciare la graduale apertura ed espansione dell'intelletto europeo dalla caduta della civiltà greco-romana fino al Rinascimento europeo, e così via fino al tempo in cui l'attività europea ebbe una svolta definitivamente scientifica e, per certi versi, materialistica — cioè l'epoca di Newton e dei suoi immediati predecessori. Ma possiamo solo puntualizzare il modo in cui la grande ruota trasformante del pensiero umano, e quindi del destino umano, ha agito nell'alternarsi dei secoli.

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Il Presente

Fu in un mondo stranamente compiaciuto di se stesso che H.P. Blavatsky venne nell'ultimo quarto del diciannovesimo secolo. Il mondo occidentale era diviso in due campi che si guardavano con reciproca diffidenza a causa del conflitto tra religione e scienza, che era iniziato nei due precedenti secoli e mezzo. Il campo religioso, con le sue molti fazioni, ognuna sospettosa di tutte le altre ma unite contro il nemico comune, stava altezzosamente curando le profonde ferite ricevute nella lunga lotta, rifiutando però di riconoscere le cose così com'erano; dall'altro lato, erano schierate le forze scientifiche, ugualmente arroganti, che si gonfiavano costantemente di un crescente orgoglio nella loro supposta vittoria. Sebbene nessuno dei due campi facesse delle concessioni all'altro, si era almeno instaurata una sorta di tacita neutralità.

In una certa misura, era stata preparata la via all'avvento di H.P. Blavatsky, perché era stata introdotto, nella vita del pensiero occidentale, qualcosa del grande pensiero filosofico, religioso e mistico dell'Oriente. Uomini come Frenchman Anquetil-Duperron e l'orientalista inglese Sir William Jones, e i loro molti seguaci in seguito, specialmente in Germania, attraverso l'introduzione degli studi orientali nelle università e la pubblicazione di alcune idee di questo antico sapere orientale, avevano immesso nella coscienza del mondo occidentale la realizzazione, per quanto flebile, del fatto che i grandi sistemi religiosi e le scuole filosofiche di altre parti del mondo, al di fuori della Grecia e di Roma, contenevano un messaggio di genuina importanza spirituale ed intellettuale, che non poteva più essere ignorata per i futili motivi che era un "nonsense politeistico" o un "paganesimo non religioso."

Aumentando dappertutto, gruppi sempre crescenti di donne e uomini riflessivi che erano diventati profondamente interessati ai soggetti religiosi e filosofici, lavoravano con zelo in questi nuovi campi, scoprendo quali erano per l'Occidente nuove prove ed esempi del fertile genio filosofico e religioso in qualsiasi punto del globo. Inoltre, stavano sorgendo altri movimenti socialmente meno "rispettabili," come quello che in seguito fu chiamato il "Nuovo Pensiero," o le peculiarità delle allora differenti sette dei "Negazionisti"; e in ultimo, forse le centinaia di migliaia di uomini e donne che erano stati affascinati dalle affermazioni degli Spiritisti e dagli avvenimenti fenomenici che accadevano nei loro circoli.

In complesso, comunque, fu ad un mondo freddamente intollerabile, che H.P. Blavatsky portò il suo messaggio: un mondo sprezzante di tutto ciò che era "nuovo" o sconosciuto, perché così perfettamente sicuro di sé nelle proprie convinzioni. Qui viene una donna di mezza età, che sa poco o niente del linguaggio delle scuole, e sebbene sia una gentildonna dalla testa ai piedi, sia per nascita che per educazione, e tuttavia marcatamente anticonvenzionale agli occhi occidentali, aderendo fino ad un certo punto agli Spiritisti, in parte per mostrare loro le vere realtà sottostanti ai fenomeni che essi così zelantemente studiavano. Quando ne fu respinta per la sua mancanza di "ortodossia" spiritica, e perché le sue verità erano troppo sgradite per essere accolte, e troppo profonde per essere facilmente assimilate, H.P. Blavatsky fondò una società attraverso la quale cominciò immediatamente ad immettere nella mente occidentale una corrente di quello che all'occidentale comune sembrava un miscuglio alquanto incomprensibile di idee "pagane" combinate con quella che allora era l'ultima parola della scienza moderna. La più sgradita di tutte era forse la sua insistente affermazione che esiste nel mondo una maestosa Fratellanza di grandi uomini, veri saggi e veggenti, la cui vita e l'intero lavoro sono dedicati a sorvegliare il destino spirituale ed intellettuale dell'uomo. C'è poco da meravigliarci che H.P.B. non solo fosse non capita ma, in alcuni casi, fraintesa crudelmente e continuamente con calunnie ed invettive.

H.P.B. riuscì a completare la sua missione e a battersi in quello che fu veramente un prodigio. Non solo sfondò la sostanza più difficile conosciuta all'uomo — la mente umana — ma una volta scavata la breccia e una volta fondata la Società Teosofica, conquistò quello che un giorno la storia umana riconoscerà come realtà, cioè il dirottamento del pesante e potente pensiero occidentale, che allora funzionava a basso livello, in un nuovo orientamento o direzione.

Ci si potrebbe chiedere: cosa fece H.P. Blavatsky per dare una diffusione iniziale al suo messaggio in un mondo diviso tra dogmatismo religioso e materialismo scientifico? Infisse i suoi tasselli di pensiero in qualche apertura logica che si proponeva e prometteva di spaziare nei sentieri adatti al suo messaggio. Fece conoscere questo messaggio con ogni mezzo possibile. I giornali cominciarono a stampare colonne di maldicenze sulla sua personalità; si scriveva, si parlava e si facevano pettegolezzi su di lei e sul suo messaggio, sebbene non vi sia alcun dubbio, come è provato dagli scritti di coloro che la conobbero meglio, che la sua mente sensibile e il suo cuore a volte soffrissero terribilmente per i travisamenti grotteschi e spesso parodistici da parte dei giornali e del pubblico in generale. Ma la cosa principale era suscitare clamore: il suo messaggio arrivava a tutte le tipologie, entrando nelle menti ricettive dappertutto, e così cominciava a farsi conoscere per quello che era. H.P.B. deponeva tutto il suo talento, i suoi poteri intellettuali e psicologici, in verità tutta la sua vita, sull'altare del proprio lavoro.

Questo messaggio era religioso, filosofico, scientifico: era veramente il suo messaggio, e tuttavia non era suo. Lei era il messaggero, ma non s'inventò quel messaggio né lo concretizzò casualmente e frammentariamente dalla lettura di articoli nelle enciclopedie e nei compendi che trattavano le grandi religioni e filosofie mondiali. Un'idea del genere è ridicola per lo studioso che conosce la sua storia e il lavoro che portò a termine, e basta dare un'occhiata agli articoli in queste enciclopedie com'erano a quel tempo per arguire che lei avrebbe ritenuto che gli articoli di quei libri erano veramente poco affini al maestoso sistema delle verità universali ed incomparabili da lei diffuse così ampiamente. È solo negli anni abbastanza recenti che la cultura occidentale è venuta un po' a conoscenza delle ricerche più profonde delle religioni e filosofie del mondo arcaico e dell'Oriente.

La Tradizione Esoterica non è solo di origine indiana o hindu, come si potrebbe presumere. La religione-saggezza dell'antichità era contemporaneamente il credo della religione-filosofia-scienza della razza umana universalmente diffusa, e possiamo ancora ricercare e trovare i suoi resti incorporati in ogni grande religione e filosofia che le letterature del mondo contengono. Non è più orientale che occidentale, né più nordica che meridionale, non è più cinese che druidica, non è più greca e romana che hindu; ed era così devotamente studiata tra i Maya e gli Aztechi e i Peruviani dei tempi antichi, come lo era stata in Cina e nelle foreste dell'Europa del Nord. Anche le cosiddette tribù selvagge che si trovano oggi, discendenti di signori una volta potenti e civilizzati, hanno le loro tradizioni di un remoto passato che conservano con cura.

In Iside Svelata, la prima opera monumentale di H.P. Blavatsky, si so assunse la fatica di mostrare che una volta l'antica saggezza era diffusa in ogni terra e tra ogni popolo, usando il materiale da illustrare ed elaborare che allora aveva a disposizione per il suo lavoro; invece, nella sua opera più imponente, La Dottrina Segreta, il suo lavoro letterario di esemplificare, provare ed elaborare, si basava largamente sulle maestose religioni e filosofie dell'Indostan.

Sostenere che questa grande anima, con una mente non allenata a studi filosofici, religiosi, scientifici, e linguistici, potesse aver inventato questo ragguardevole sistema basato sulle verità recondite della natura come vengono esposte nelle religioni e filosofie del mondo, è un'ipotesi non credibile. Gli insegnanti ed ispiratori della sua mastodontica opera erano due membri della Grande Loggia che si presero la responsabilità karmica di inviare un nuovo messaggio spirituale ed intellettuale all'umanità che, in virtù della sua forza innata e del potere persuasivo dei suoi insegnamenti, avrebbe indotto gli uomini a pensare a scopi sublimi ed elevati.

Ad ogni modo, è una questione di vasta portata influenzare i pensieri e i sentimenti, e quindi le vite degli altri, perché così facendo mettiamo in azione delle cause che, risvegliate, sono insonni come gli occhi di Argo,[3] e seguono le orme del benessere o della sventura di colui che ha agito in questo modo. Colui che ne è coinvolto, diventa perciò vincolato agli altri, e non può liberarsi da questi vincoli finché egli stesso subisca tutte le conseguenze che derivano dalla causa o dalle cause originali. Così l'opera sublime della Grande Fratellanza è un costante lavoro nella causa di tutto ciò che vive, aiutando e stimolando gli attributi e le qualità spirituali ed intellettuali dovunque si trovino.

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Quando H.P. Blavatsky venne con il suo messaggio, fu immesso nell'atmosfera del pensiero del mondo un nuovo impulso ad alta pressione. Il lavoro della Società Teosofica attirò l'attenzione verso altre fonti di pensiero ispiratore: filosofie elevate, religioni profonde ed istruttive. Nel linguaggio comune dell'Occidente entrarono nuove parole che incarnavano le grandi idee. La verità dell'insegnamento della reincarnazione cominciò ad insinuarsi nell'intelletto dell'uomo e a diffondersi in tutti i dipartimenti della società umana, per cui oggi è diventata una conoscenza comune — nella misura in cui è compresa — e la troviamo frequentemente in letteratura, prosa, spettacoli e sermoni.

Il velo fu sollevato; cose veramente magiche stavano per accadere su tutte le linee di ricerca dove l'intelletto dell'uomo cominciava a discernere e ad intuire quello che fino a d allora non era stato considerato possibile — nuovi ed impensati orizzonti e regni della sfera fisica. Il mondo fu subito sorpreso nel sentire del lavoro di Crookes, Becquerel, Roentgen, ed altri, sulla "materia radiante," che portò alla scoperta dei raggi x — una sconvolgente rivelazione al presuntuoso materialismo del tempo, e che provava l'esistenza di un mondo interiore. In seguito venne il lavoro dei Curies, Rutheford, Soddy, e di altri. Fu scoperto il radio. Il pensiero dell'uomo era giunto ad una nuova svolta.

H.P. Blavatsky diffuse nel mondo i semi del pensiero del Messaggio che era venuta a trasmettere; e da quel momento, nel silenzio interiore della mente e del cuore degli uomini, quei semi fecero radici e crebbero. Come la pianta che spacca la roccia, così questi semi del pensiero, mediante la forza d'urto di H.P.B., sparsero profonde radici nelle anime umane, infrangendo l'adamantina durezza del costume e del pregiudizio. Lei stessa disse che una parte della sua missione era quella di dissipare le "muffe della mente." Fin dai suoi tempi, tutti i dipartimenti del pensiero umano si erano mossi con sorprendente rapidità lungo le linee di pensiero che lei aveva tracciato, e nella direzione verso la quale aveva puntato con un gesto netto. Le speculazioni scientifiche, gli insegnamenti e le ipotesi, che esistono oggi, erano in gran parte sconosciuti nel 1891, quando lei morì. Nella sua grande opera, La Dottrina Segreta, sono tracciate tutte le recenti scoperte della scienza moderna, e in alcuni casi tratteggiate dettagliatamente.

Consideriamo brevemente alcune delle idee scientifiche allora in voga. I materialisti, la scuola predominante, dicevano che il mondo era fatto di materia morta, inanimata e sprovvista di anima, e che questa materia era composta da vari elementi chimici — che a loro volta erano definiti come composti da atomi. Questi atomi erano considerati indivisibili, piccoli corpi duri, che erano quindi praticamente eterni.

Sir Isaac Newton diceva che gli atomi erano semplicemente le particelle finali della materia fisica, e niente di più:

Particelle solide, massicce, dure, impenetrabili, mobili . . . così dure da non consumarsi o cadere a pezzi; nessun Potere ordinario è capace di dividere quello che Dio stesso unì nella prima Creazione. — Opticks

Gli Atomisti greci insegnavano che le particelle finali della vita e dell'essere cosmico sono "indivisibili." Quindi, chiamarono queste particelle atomoi, un termine greco che significa cose che non si possono dividere. Il significato teosofico del termine è che questi sono atomi spirituali, i centri di coscienza delle cose, o scintille spirituali del cosmo. Pitagora usò l'appellativo di monadi per indicare individualità spirituali unitarie, che de facto sono indivisibili, eterne — almeno per il periodo di tempo di un manvantara solare.

Sebbene a metà e negli ultimi anni del diciannovesimo secolo prevalesse il punto di vista scientifico, se non del tutto materialistico, della natura, tuttavia un numero di grandi uomini proclamò occasionalmente le proprie obiezioni, con un linguaggio determinato. Thomas Henry Huxley, l'eminente biologo e chimico inglese, pur essendo egli stesso un fervente Darwinista, era così disgustato dalle teorie chimiche materialistiche del suo tempo, che in uno dei suoi saggi scrisse:

Devo fare una confessione, anche se è umiliante. Non sono mai stato capace di formarmi il benché minimo concetto di quelle "forze" di cui parlano i materialisti, come se da anni ne conservassero in provetta un campionario . . . per ipotesi, le forze non sono materia; e così, tutto ciò che nel mondo è un particolare risultato si rivela che non è la materia come la espone il materialista. Non dovete supporre che io stia gettando un dubbio sulla correttezza di impiegare i termini "atomo" e "forza," poiché essi sono tra le ipotesi di lavoro della scienza fisica. Come formule che possono essere applicate con perfetta precisione e grande convenienza nell'interpretazione della natura, il loro valore è incalcolabile; ma, come entità reali, avendo un'esistenza oggettiva, una particella indivisibile che comunque occupa uno spazio è sicuramente inconcepibile; e per quanto riguarda l'operato di quell'atomo, laddove non c'è, con l'aiuto di una "forza" dimorante in nessuna cosa, sono poco capace di immaginarlo perché lo immagino come qualsiasi altra cosa. — "Science and Morals", 1886

A quei tempi si supponeva che ogni cosa fosse materia morta e nient'altro; tuttavia, in qualche modo misterioso che nessuno poteva comprendere, vi erano nell'universo certe "forze" che erano altresì incessantemente operative. Alla domanda: Da dove vengono queste forze? — la risposta era: "Non lo sappiamo, ma poiché la materia è la sola cosa sostanziale nell'universo, in qualche maniera che ci è sconosciuta, devono derivare dalla materia. Chiamiamole modalità di movimento." Le forze sono quindi materia? Risposta: "No, perché esse muovono la materia." Le forze sono quindi diverse dalla materia? Risposta: "No, perché derivano dalla materia." Nessuna meraviglia che uomini dall'intelletto acuto si ribellassero a queste palesi contraddizioni. Ma a quel tempo era così grande l'influenza dell'idea materialistica delle cose, che solo poche anime coraggiose ed intuitive osavano mettere in discussione questi dogmi scientifici.

Così Platone, venticinque secoli fa, si espresse in parole che erano descrittive della causalità materialistica ai suoi tempi, come lo sono oggi:

Essi dicono che il fuoco e l'acqua, la terra e l'aria, sono tutti dovuti alla natura e al caso, e non all'arte [progetto], e che i corpi che vengono dopo in successione — la terra e il sole, la luna e le stelle — sono creati [formati] con l'aiuto di queste esistenze inanimate, e che sono disgiuntamente mossi dal caso e da qualche influenza inerente in base a certe affinità di caldo e freddo, o di secco ed umido, o di molle e duro, ed altre mescolanze casuali di opposti che si sono uniti per necessità, e che in questo modo l'intero cielo è stato creato [formato], e tutto ciò che è nel cielo, inclusi gli animali e tutte le piante, e che tutte le stagioni provengono da questi elementi, non dall'azione della mente, come essi dicono, né di qualche dio, o dall'arte [progetto], ma come dicevo, solo dalla natura e dal caso . . . e che i principi della giustizia non esistono affatto in tutta natura. — Le Leggi X:889

Anche Plotino rifiuta questo naturalismo materialistico, o gli stessi motivi che sono familiari ai pensatori moderni:

La teoria più irrazionale di tutte è che un'aggregazione delle molecole possa produrre la vita, che gli elementi senza intelligenza possano produrre intelligenza. — Enneadi IV, viii, 2

Noi oggi riconosciamo che l'atomo stesso è composto "soprattutto di buchi," chiamati impropriamente "spazio vuoto" e, per quanto ne sappiamo, i protoni, gli elettroni, i neutroni e i positroni, ecc., che compongono l'atomo, sono essi stessi composti da particelle o "ondicole"[4] — ancora più minute. Se è così, queste particelle ancora più minute sono anch'esse ancora divisibili? Dove possiamo fermarci nel seguire un tale concetto della natura della sostanza?

Un motto scientifico — che è anche un insegnamento teosofico — è che forza e materia sono essenzialmente una; che quella che chiamiamo materia è forza, o forze, equilibrata o cristallizzata; e, viceversa, che quella che chiamiamo forza può essere definita materia liberata o eterizzata — una delle molte forme di "radiazione." È scomparsa la vecchia idea che i pensatori europei hanno sostenuto per centinaia di anni, che vi siano cioè certi assoluti che esistono reciprocamente affiancati nell'universo, e che tuttavia in qualche modo inesplicabile si mescolano e creano l'universo come lo vediamo.

Altri due di questi "assoluti" erano considerati essere tempo e spazio. Per epoche in Occidente si pensava che vi fosse effettivamente un'entità chiamata "tempo," completamente distinta, se non del tutto appartata, dalla materia e dalla forze. Isaac Newton scrisse:

Tempo assoluto, vero e matematico, che fluisce di per sé in virtù della propria natura, uniformemente e senza alcun riferimento a qualche oggetto esterno. — Principia, Definizioni, Scolio, I

Egli fa così del tempo un qualcosa di assoluto, o entità, indipendente nella sua esistenza essenziale da qualsiasi altra cosa, di per sé indipendente dallo spazio, dalla forza, dalla sostanza. Cosa dice dello spazio?

Lo spazio assoluto, in virtù della propria natura e senza riferimento a qualche oggetto esterno, rimane sempre uguale ed è immobile. — Ibid., II

Oggi una tale attribuzione di esistenza indipendente o di entificazione dello spazio e del tempo è respinta da un corpo rapidamente in crescita di pensatori scientifici e filosofici. La nuova idea su spazio e tempo come due aspetti di un continuum che contiene entrambi, è largamente dovuta ai lavori di Albert Einstein, sebbene l'idea non sia radicalmente nuova e fosse accettata da qualche filosofo dell'antica Grecia. Tutti sanno che è impossibile separare lo spazio e le sue sostanze dal tempo e dai suoi movimenti, perché è impossibile concepire la durata separatamente da cose che durano, o, d'altro lato, è impossibile concepire lo spazio senza la durata in cui esso esiste, per cui le due idee sono radicalmente intrecciate nella coscienza umana.

Qualsiasi forza in azione procede inseparabilmente sia dentro che al di fuori del tempo, e dentro e al di fuori dello spazio, e lo fa correntemente. "Tempo-spazio" o "spazio-tempo" è proprio questo concetto, che il tempo, lo spazio o materia, e la forza, sono tutti e tre una sola cosa, cioè un evento che si manifesta in maniera triadica: un aspetto è la durata o tempo, un altro aspetto è la forza o la sua energia, e l'altro aspetto è la materia o il suo spazio. Ma tutti e tre sono fondamentalmente uno — molto similmente alle varie triadi o trinità dell'antico pensiero mistico religioso.

Il corpo fisico esiste; è materia; è forza; vive nel tempo; e tuttavia non può separare dal corpo fisico, sia nel pensiero che nella concretezza, la sua materia, o la sua forza, o il suo elemento del tempo, perché la combinazione di questi tre come una singola unità — tempo-forza-spazio — in qualsiasi fase della sua manifestazione, è quel corpo fisico.

Così è per l'universo: è tempo-spazio-forza o spazio-forza-tempo. Quindi, qualsiasi cosa è un evento di tempo-spazio-forza — una fase transitoria in cui tempo, materia o spazio, e forza, sono coinvolti ciascuno come un aspetto dell'insieme triuno. Ma dietro al tempo, forza, spazio, c'è quello, la Realtà.

Precisamente a causa di questa serie transitoria o sempre fluttuante di eventi, che sono costanti nel flusso e nel mutamento, da predecessore a successore, la Filosofia Esoterica ha parlato dell'intero universo manifestato, e quindi di tutte le sue entità o parti componenti, poiché sono māyā — o illusione. L'importanza profonda di questo insegnamento della natura illusoria e transitoria di tutti gli esseri manifestati non è ancora stata riconosciuta.

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La teoria della relatività di Albert Einstein ha portato una rivoluzione nel pensiero scientifico moderno, ma quando fu enunciata per la prima volta, questa teoria non venne accettata in larga misura, e c'era da aspettarselo. La relatività non proclama che tutte le cose nell'universo siano soltanto relative. In altre parole, che non c'è nessun sottofondo eternamente reale o fondamentale di una realtà immutabile. Il suo postulato basilare è che quest'universo è composto da relativi: ogni cosa è relativa a qualsiasi altra cosa, ma tutte lavorano insieme; che non vi è nessuna cosa "assoluta," cioè del tutto indipendente dalle altre cose relative, come fu precedentemente insegnato — nemmeno quello che è comunemente chiamato spazio, né tempo, né materia, e nemmeno forze. Tutti questi sono gli "eventi" macroscopici, per usare l'appropriato termine tecnico del relativismo: le forme che un universo assoluto assume in certi periodi e luoghi quando attraversa, o forse, più precisamente, quando esso stesso forma, il " continuum di spazio-tempo."

Comunque, i relativisti, sfortunatamente, sono ancora limitati nel concetto che il mondo fisico sia il solo mondo che vi sia, cioè, da un lato nessun mondo interiore e spirituale, e d'all'altro, nessun mondo più materiale del nostro. La teoria della relatività si basa su punti incontrovertibili di verità, ma le deduzioni addotte da molti speculatori relativisti sembrano essere costruzioni del "cervello-mente" o fantasie.

Vi sono sette punti di pensiero in questa teoria della relatività, che sembrano essere praticamente gli stessi degli insegnamenti della teosofia:

1. Tutte le cose e gli esseri sono relativi a tutte le altre cose e agli altri esseri, e nulla è assoluto — cioè, che esiste come un'entificazione assoluta separata da tutte le altre cose ed esseri nella totalità dell'universo.

2. Forza e materia sono fondamentalmente una cosa sola; o, come aggiungerebbe la teosofia, due forme macrocosmiche dei fenomeni della Realtà sottostante eternamente causativa e vivificante: la Vita Cosmica.

3. Forza e materia sono granulari o corpuscolari o atomiche — essendo entrambe forze manifestate e differenziate della stessa realtà essenziale sottostante.

4. La natura, nelle sue forme di manifestazione, per noi è illusoria. In altre parole, non vediamo l'universo com'è, perché i nostri sensi sono strumenti riceventi imperfetti, e quindi cronisti inadeguati.

5. Il nostro universo non è infinito o illimitato, ma solo uno degli innumerevoli altri universi; è di forma arrotondata che, a causa della natura che contiene in sé e delle attività globali delle sue forze, è il cosiddetto spazio curvo di Einstein — e questo significa che tutto il suo movimento, in ultima analisi, deve necessariamente perseguire linee o sentieri all'interno di quell'universo a forma arrotondata che segue la conformazione generale dell'universo.

6. Tempo, spazio, materia e forza, non sono di per sé assoluti individuali e singoli, ma sono tutti relativi, interdipendenti ed interconnessi, e sono tutte manifestazioni di vita cosmica illimitata.

7. Poiché il nostro universo è di conformazione arrotondata; poiché è pieno di innumerevoli forme di forze tutte al lavoro; e poiché la forza è sostanziale, forza e materia sono fondamentalmente una ed inseparabili per natura — quindi, tutte le molte forme di forza o energia seguono sentieri o linee di minor resistenza. In altre parole, la forza non può lasciare la materia né la materia può separarsi dalla forza, essendo entrambe essenzialmente una. Di conseguenza, tutti i sentieri di forza o energia, o linee di minor resistenza, seguono sentieri curvi, perché l'universo stesso è di tipo arrotondato o globale — per cui la forza ritorna in se stessa dopo aver seguito i propri percorsi. Tuttavia, la forza di forme superiori di tipo non incarnato o inglobato nella materia fisica, può e deve avere circolazioni intercosmiche, che sono i limiti dell'universo con lo spazio illimitato che circonda la nostra casa-universo, e sono i legami tra la nostra casa-universo ed altri universi. Sebbene le forze nell'universo seguano necessariamente nei loro operati la conformazione di un tale universo, nondimeno è l'universo stesso ad esserne il prodotto, o la costruzione di queste forze, e non viceversa.

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La scienza ultramoderna ha molte più aperture mentali di quante ne avesse la scienza di una generazione fa, quando troppi uomini insistevano effettivamente nell'interpretare nella natura ciò che essi volevano trovarci. Il preconcetto e il pregiudizio rappresentavano troppo frequentemente lo stato della mente con cui un gran numero di scienziati allora accoglievano qualsiasi fatto di natura o qualsiasi nuova scoperta che era portata alla loro attenzione; e i sostenitori di qualsiasi nuovo fatto o scoperta del genere dovevano combattere una battaglia disperata per il loro riconoscimento prima che fosse ammessa almeno qualche possibilità. Questa era la natura umana a quel tempo, come lo è la natura umana di oggi. Se i fatti non si conformavano alle teorie accettate, solo il cielo può aiutare questi fatti.

Oggi la scienza conta qualcosa per gli uomini, è una dea sulla quale giurano, e i cui oracoli stanno diventando il codice di condotta per cui essi vivono. Oggi gli uomini non si riferiscono alle cose in base agli strumenti religiosi come facevano i nostri devoti avi. Ma, in una certa misura, uno spirito veramente più religioso sta trovando la sua strada silenziosa nelle menti e nei cuori umani. Avendo abbattuto le vecchie norme sia del pensiero che della condotta, l'umanità è alla ricerca disperata di nuove norme. Gli uomini, sia individualmente che collettivamente, stanno diventando interiormente sempre più critici e non sono più così dogmatici esteriormente. Stanno cercando, come mai avevano cercato prima, qualche fondamento nel pensiero religioso che possa dar loro pace e speranza.

La scienza sta diventando filosofica; in realtà è un termine inadeguato, in un certo senso, perché all'orecchio degli occidentali ciò implica semplicemente aridi ragionamenti e polverosi volumi di verbosità alquanto vuote. L'esercizio del pensiero e gli studi letterari dei grandi matematici scientifici di oggi sono veramente metafisici come lo sono un vasto numero di idee filosofiche e religiose che sono sopravvissute attraverso molte epoche al sondaggio intellettuale più esigente e all'investigazione spirituale più elevata.

Gli affari e le ricerche degli uomini sono, in ultima analisi, le manifestazioni dei pensieri e degli ideali degli uomini, che seguono sempre tre tipologie caratteristiche: un'era religiosa, sempre seguita da un'era scientifica, poi da un'era filosofica — e così la ruota della vita gira continuamente intorno. H.P. Blavatsky venne a svolgere il suo grande lavoro in un'era scientifica, e quindi i suoi libri furono in gran parte scritti per infrangere le muffe scientifiche nel pensiero umano, anche se ovviamente lei trattò ugualmente le grandi questioni filosofiche e religiose. L'era teosofica che doveva venire ora sta cominciando. La scienza sta diventando decisamente filosofica. Vi è una crescente comprensione della natura, non solo della sfera fisica, ma presagi dell'esistenza di vaste portate di mondi che sono nel cosmo universale. Se avanza con costanza e non è bloccata nel suo punto d'urto da un'esplosione di qualche disastro karmicamente catastrofico, la scienza è sull'orlo di meravigliose scoperte.


 

Capitolo 9

Dietro i Veli con la Scienza

Parte 1

È un fatto storicamente interessante, la cui importanza è troppo spesso dimenticata dagli studiosi europei, che le filosofie più profonde che il genio umano abbia generato risalgono ad epoche molto antiche, nate nei lunghi millenni del passato. É chiedere troppo alla credulità umana di supporre che la "mente ignorante" dell'uomo primitivo possa aver elaborato questi sistemi coerenti e veramente altamente scientifici? La stessa osservazione la potremmo fare esattamente per i grandi e diffusi sistemi religiosi delle ere arcaiche. Più questi antichi sistemi filosofici e religiosi vengono esaminati, più accresce la riflessione che tali sistemi di pensiero, simmetrici ed altamente elaborati, che hanno influenzato le menti di milioni di individui per tante ere, non siano ovviamente il prodotto delle menti di uomini inferiori ai migliori uomini che il ventesimo secolo ha prodotto.

Le civiltà della preistoria, in verità, erano una realtà, sebbene le prove facilmente ottenibili della loro esistenza siano scomparse da tempo, tranne le reliquie di rappresentazioni degenerate quasi dimenticate. Ognuna di queste grandi civiltà o razze della preistoria arcaica fu guidata e condotta da grandi veggenti e saggi; sebbene i continenti sui quali alcune di queste civiltà altamente progredite e colte vivevano il loro destino siano stati sommersi tanto tempo fa dall'acqua.

Ora, cos'è la scienza — la presunta speranza intellettuale dell'umanità di oggi? É il risultato di quattro cose combinate: esperienza, sperimentazione o ricerca, riflessione o pensiero, e l'esposizione della conoscenza così ottenuta in una forma sistematica.

Questo è esattamente ciò che la teosofia è: il risultato di innumerevoli ere di esperienza, ricerca, e sperimentazioni, da parte dei grandi saggi, che correlarono la conoscenza che avevano carpita dal grembo della natura in una forma sistematica. Questi grandi uomini vivono ancora come una Fratellanza. Sono umani di un'immensa grandiosità relativamente spirituale ed intellettuale, la cui visione è penetrata negli arcani più profondi della materia e della forza o energia. L'abilità nell'agire così nasce dal fatto che la costituzione dell'uomo deriva dall'universo in cui egli si muove e vive ed ha il suo essere. L'uomo, come microcosmo, non fa altro che ripetere in sé qualsiasi cosa la natura stessa è e contiene come macrocosmo. Come scrisse il mistico Jakob Boehme:

Poiché il Libro in cui sono riposti tutti i misteri, è l'uomo stesso: egli stesso è il libro dell'Essere di tutti gli esseri, perché vediamo che egli è ad immagine della Divinità. Il Grande Arcano giace in lui; la sua rivelazione appartiene solo allo Spirito Divino. — Epistola Nona, 3

Questa sapienza che i saggi e i veggenti scoprirono e raggrupparono è certa e sicura nei suoi fondamentali come lo sono i principi della matematica — una branca di questa saggezza. Come la matematica, essa è interamente autoconsistente e le sue prove si trovano in se stessa, il che equivale a dire che si trovano in natura. È conoscenza ordinata, quindi scienza di per sé.

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In che misura la scienza moderna si è avvicinata alla sacra scienza delle ere arcaiche? Noi stiamo vivendo in un'epoca meravigliosa. I nostri scienziati stanno diventando mistici scientifici. La nostra chimica sta diventando alchimia, una super-chimica. I nostri astronomi non tentano più di scoprire soltanto i movimenti esatti dei corpi celesti, e quale sia la loro composizione, ma si stanno sforzando, come fecero gli antichi, di penetrare i veli dei fenomeni. Come J. E. Boodin, professore di filosofia dell'Università della California (Los Angeles) scrive:

È chiaro che la chimica si sta profondamente coinvolgendo con la metafisica . . . Il fisico potrebbe essere andato dai filosofi per un consiglio, ma in tal caso ne sarebbe rimasto più confuso che mai, perché la filosofia non ha seguito alcun metodo definito ed è per la maggior parte nella stretta dei vecchi fisici che ora si sono disaggregati. Noi possiamo sperare che dai nuovi fisici possa evolvere una metafisica più intelligente. — Three Interpretations of the Universe, pp. 168-69

Il prof. A. S. Eddington, scrivendo di spazio, tempo, e gravitazione, dice apertamente che le teorie dei fisici materialisti non raggiungono in nessun modo le realtà definitive — il ché dimostra che i pensatori scientifici stanno rapidamente avanzando oltre i regni di un'immaginazione imprigionata nei limiti di un logoro concetto materialistico della natura.

Sfortunatamente, vi è una tendenza nel pensiero scientifico, specialmente per quello che riguarda le nuove linee matematiche, di ritenere le conclusioni della ricerca matematica, spesso basate su premesse piuttosto instabili, come effettive in se stesse. La fabbrica matematica produce solo ciò che vi è immesso; e se le premesse sono speculative o non basate su fatti naturali, le conclusioni sono limitate a portare l'impronta dei difetti che le stesse premesse contengono. Ancora, la matematica di per sé non è assolutamente uno strumento sicuro per scoprire le verità in natura, ma è uno strumento piuttosto perfetto per lavorare su qualsiasi premessa che possa essere soggetta ad essa. La matematica è un metodo di pensare astrattamente riguardo alle relazioni tra le cose, ma non può essere usata separatamente dalle premesse originarie sulle quali è fatto il lavoro matematico. Per citare ancora il prof. Boodin:

I fisici matematici hanno goduto l'atmosfera di mistificazione che le loro complicate formule hanno reso possibile. Ci hanno informati che non dobbiamo cercare di creare qualche modello sensibile del livello primario della natura. Dobbiamo pensare ad essa semplicemente in termini onde o curve matematiche di possibilità. Non dobbiamo chiedere che tipo di onde siano queste onde. Sono proprio onde nelle equazioni. Recentemente c'è stata una reazione a questa mistificazione. I fisici stanno cominciando a riconoscere . . . che i nostri modelli matematici, per quanto complicati, sono semplicemente affermazioni di dati che deriviamo dall'esperienza dei sensi . . . I chimici si sono distaccati da quest'orgia matematica ed hanno tentato di rendere realizzabili i più fantasiosi modelli di Rutherford e Bohr . . . Un recente esperimento di Jesse W. M. Dumond all'Istituto di Tecnologia della California dimostra che il primo fantasioso modello dell'atomo di Ruthford e Bohr contiene un'importante verità." — Ibid., p. 159

A. Wolf, professore di teoria scientifica, Università di Londra, cita Eddington come segue:

La teoria del prof. Eddington sostiene che essi [gli avvenimenti scientifici] partecipano tutti — ogni cosa partecipa — della natura dell'attività mentale, della coscienza, o sub-coscienza, di ordine a volte inferiore e a volte superiore, e queste attività mentali possono essere descritte da altre menti superiori, ma tutte le cose hanno una coscienza di sé, che è diversa da come appare nella coscienza di altre menti e dalla loro descrizione. — The Observer, Londra, 27 giugno 1929

Il prof. Eddington qui riecheggia la Tradizione Esoterica. La gente usava frequentemente chiamare la materia essenziale con il nome di mente, ma ora, seguendo Eddington, la chiamano "sostanza della mente." L'idea è la stessa, sebbene gli antichi, nel definire la sostanza della mente, intendessero qualcosa di puramente spirituale, in realtà l'anima cosmica.

Nell'aprile del 1890, sulla sua rivista Lucifer, H. P. Blavatsky scrisse sul soggetto della coscienza nell'atomo. Il suo articolo "Kosmic Mind" fu ispirato da uno scritto del ben noto giornalista George Parsons Lathrop, che trattava dei punti di vista religiosi di Edison, che a quel tempo era un membro della Società Teosofica. H.P.B. disse:

Il concetto di Edison della materia è stato citato nel nostro articolo redazionale di marzo. G. Parsons Lathrop, nell'Harper's Magazine, riporta che il grande inventore americano della lampadina credeva personalmente che gli atomi fossero "posseduti da un certo quantitativo d'intelligenza," e che indulgeva su altre fantasticherie del genere. Per questi voli della fantasia il Review of Reviews di febbraio rimprovera l'inventore del fonografo e sottolinea criticamente che "Edison è molto portato a sognare," perché la sua "immaginazione scientifica" è costantemente al lavoro.
Sarebbe bene che gli uomini di scienza esercitassero un po' di più la loro "immaginazione scientifica" e un po' meno le loro fredde negazioni. I sogni differiscono. In quello strano stato dell'essere, come Byron lo definisce, che ci immette in una posizione "in cui vediamo con gli occhi chiusi," spesso percepiamo più fatti reali di quando siamo svegli. L'immaginazione è inoltre uno degli elementi più forti nella natura umana o, secondo le parole di Dugald Stewart, "è la grande molla dell'attività umana, e la sorgente principale del progresso umano . . . Distruggete questa facoltà, e la condizione degli uomini diventerà stazionaria come quella dei bruti." È la migliore guida dei nostri sensi ciechi, senza cui questi ultimi non ci porterebbero mai oltre la materia e le sue illusioni. Le più grandi scoperte della scienza moderna sono dovute alla facoltà immaginativa delle scoperte. . . .
Ma quand'è che qualcosa di nuovo è stata postulata, quando una teoria si scontra e si contraddice con una precedente teoria comodamente stabilizzata, senza che la scienza ortodossa che dapprima si era adagiata su di essa, ora tenti di farla fuori?

A quei tempi l'uomo era considerato dagli scienziati come una "macchina animata." Anche l'universo era un meccanismo che funzionava di per sé. Non vi era alcun spirito, né anima, né vita da nessuna parte; un meccanismo dappertutto, macchine che si autogestivano — e nessuno sapeva come! Per continuare la citazione:

È dunque perché la coscienza in ogni atomo universale e la possibilità di un controllo totale sulle cellule e gli atomi del suo corpo da parte dell'uomo finora non sono onorati con l'imprimatur dei Papi della scienza esatta, che l'idea deve essere respinta come un sogno? L'Occultismo trasmette lo stesso insegnamento. L'Occultismo ci dice che ogni atomo, come la monade di Leibniz, è un piccolo universo in se stesso; e che ogni organo ed ogni cellula nel corpo umano sono dotati di un proprio cervello, e quindi con la memoria, l'esperienza e i poteri discernenti. L'idea della Vita Universale composta da vite atomiche individuali è uno degli insegnamenti più antichi della filosofia esoterica, e l'ipotesi molto moderna della scienza di oggi, quella della vita cristallina, è il primo raggio dell'antico luminare della conoscenza ad essere pervenuto ai nostri studiosi. Se si può dimostrare che le piante hanno nervi, sensazioni, ed istinti (non è che un altro termine per la coscienza), perché non ammettere la stessa cosa per le cellule del corpo umano? La scienza divide la materia in corpi organici ed inorganici, solo perché respinge l'idea della vita assoluta [cioè Universale] e di un principio di vita come entità: altrimenti sarebbe la prima a vedere che la vita assoluta [cioè Universale] non può produrre nemmeno un punto geometrico, o un atomo inorganico nella sua essenza. . . .
Ora, per puntualizzare una volta per tutte questa annosa questione nelle menti dei Teosofi, intendiamo provare che la scienza moderna . . . è essa stessa alla vigilia di scoprire che la coscienza è universale [la sostanza della mente di Eddington] — giustificando così i "sogni" di Edison. Ma prima di farlo, intendiamo anche mostrare che, sebbene molti uomini di scienza siano immersi fino in fondo di questa credenza, davvero pochi sono abbastanza coraggiosi da ammetterlo apertamente.

Le sporadiche enunciazioni di qualcuno dei nostri moderni scienziati mostrano come fossero vere queste parole di H. P. Blavatsky. Sir James Jeans, in un'intervista pubblicata sull'Observer (Londra), quando gli fu fatta la domanda: "Lei crede che la vita su questo pianeta sia il risultato di qualche sorta di casualità, oppure che faccia parte di qualche grande progetto?" — rispose:

Sono favorevole alla teoria idealistica che la coscienza sia fondamentale, e che l'universo materiale derivi dalla coscienza, e non che la coscienza derivi dall'universo materiale. Se è così, allora dovremmo dedurre che vi sia un progetto generale. . . . Nel complesso, l'universo mi sembra più vicino a un grande pensiero che a una grande macchina. Può ben essere, mi sembra, che ogni coscienza individuale dovrebbe essere paragonata a una cellula del cervello in una mente universale.

Lo scienziato tedesco Max Planck, in un'intervista del genere pubblicata su The Observer, quando gli fu chiesto: "lei pensa che la coscienza possa essere spiegata in termini di Materia?" — replicò:

No, io considero la coscienza come fondamentale. Ritengo che la materia derivi dalla coscienza. Non possiamo prescindere dalla coscienza. Ogni cosa di cui parliamo, ogni cosa che consideriamo come esistente, postula la coscienza.

Queste citazioni potrebbero essere fatte da un numero di altri grandi scienziati ed arriverebbero tutti alla stessa conclusione. Il punto principale è che i più grandi scienziati oggi cominciano a ripetere uno dei postulati fondamentali della Tradizione Esoterica: che la mente o la coscienza è dell'essenza dell'universo, ed è necessariamente operativa e auto-manifestante in ogni punto dell'incomprensibilmente vasto insieme cosmico.

Qui sembra appropriato alludere a un bel libro, Plant Autographs and Their Revelations, scritto dallo scienziato hindu Sir Jagadis Chunder Bose. Prima del suo tempo si credeva comunemente che le piante non fossero entità animate; che avessero movimento e sostanza ma non una vita individualizzata o "anima"; che non avessero un sistema circolatorio o nervi o sensibilità. Anche di fronte alla linfa della pianta che sale e scende, si pensava che non potesse esistere un sistema circolatorio nel corpo di una pianta, perché si sosteneva la convinzione dogmatica che solo gli essere umani e gli animali possedessero la vita e un'azione più o meno volontaria.

Ora, questo scienziato hindu dimostra, attraverso il suo apparecchio intelligente, elettrico ed altrimenti, lo studio della vita della pianta e la registrazione dei battiti e delle funzioni della vita nelle piante, che le piante hanno dei nervi e hanno la coscienza della pianta — non la coscienza animale o umana; che possono essere intossicate e curate mediante la somministrazione dell'antidoto appropriato; che si stancano e devono riposare; che hanno un sistema sia circolatorio che nervoso.

Così, al di sopra, dietro, e all'interno di ogni cosa, vi è un centro di coscienza, un jīva che, adottando il termine Pitagorico, Leibniz chiamava monade o unità dell'individualità. Secondo l'antica saggezza, ogni atomo è un'entità organica vivente, il veicolo o manifestazione di un'anima trascendente ma imperfettamente espressa. In altre parole, la vita dell'atomo è una porzione intermedia della struttura atomica invisibile ed eterea che scaturisce dal centro monadico o radice, "che è sottostante" ad ogni unità atomica fisica.

Gli scienziati di oggi stanno spianando la strada a questo concetto, quando dichiarano che l'atomo non è più una particella priva di senso, inerte, di materia morta, guidata da un fato cieco, attratta qua e là dal caso, ma è un'entità composita costituita da punti o cariche elettriche.

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Il fisico danese Niels Bohr elaborò un concetto dell'atomo fisico che, nonostante le modifiche della sua teoria fatte fin dal 1913, spiega i vari fenomeni elettromagnetici della natura con una precisione alquanto sconcertante: ad esempio, che l'atomo fisico è una sorta di sistema solare in miniatura o, al contrario, che un sistema solare è un atomo cosmico. Ciascuno di questi atomi ha il suo "sole" atomico, che è chiamato protone, o un aggregato di protoni combinati con i neutroni, ed ha anche il suo pianeta, o pianeti, che sono chiamati elettroni, che girano ad una velocità incredibile intorno al loro sole atomico centrale.

Il grande valore del concetto di Bohr sta nel fatto che è analogico. Ciò che la natura fa in un luogo, lo ripete in altri luoghi, perché segue dappertutto la legge fondamentale o il corso dell'azione. L'intero concetto di Bohr è un inconscio tributo all'antica dottrina dell'analogia. Comunque, vi sono cose come false analogie che sono travisamenti delle funzioni della natura, e contro le quali dobbiamo stare in guardia. Un altro concetto del carattere strutturale dell'atomo fisico è dovuto al lavoro di fisici come Erwin Schroedinger, Louis de Broglie, ed altri. Entrambe le strutture sono in essenza un'entità elettrica o diffusa come ha detto Schroedinger, o più strettamente modellata alla maniera del nostro sistema solare come ha detto Bohr. Il punto rilevante è che l'atomo, quale che sia la sua struttura e l'organizzazione interna, è elettrico — un'entità costruita da forze che si esprimono come materia: questo è rigorosamente in linea, a quanto sembra, con l'insegnamento della Filosofia Esoterica.

La teoria di Bohr che l'atomo è una sorta di sistema solare in miniatura, qualsiasi sua imperfezione si possa provare in futuro, almeno corrisponde a tutta la natura come noi la conosciamo. Se le future ricerche dimostreranno che Bohr o qualsiasi altro lavoratore successivo siano stati i più precisi nell'evolvere un concetto di struttura atomica, non ha la minima importanza per il nostro attuale proposito; i concetti essenziali sembrano intendere tutti più o meno che l'atomo è costruito in maggior parte da spazi eterici, e che le particelle della sua sostanza consistono di elettricità variamente composita di qualità o parti positive e negative.

Quindi, il mondo fisico, apparentemente così solido, ridotto ai suoi ultimi termini, è per la maggior parte fatto di vuoti o spazi eterici, con particelle quasi innumerevoli di elettricità positiva o negativa, elettroni, protoni, positroni, ecc., che agiscono ed interagiscono reciprocamente, e con il loro lavoro comune producono tutto il mondo fisico ed anche tutte le sue parti componenti. È incredibile la rapidità di movimento che la teoria scientifica attribuisce a queste particelle elettriche. Il dr. E. E. Fournier d'Albe, ha scritto su The Observer:

In questo sistema solare in miniatura [dell'atomo] l'anno sarebbe rappresentato dal tempo di una rivoluzione [dell'elettrone] intorno al "sole" centrale, e poiché queste rivoluzioni hanno luogo al ritmo di quasi mille milioni di milioni al secondo [o un quadrilione secondo la numerazione americana], è chiaro che mentre noi osserviamo, anche per un momento, stanno passando innumerevoli epoche ed ere geologiche di tempo atomico.

In quest'universo vi sono esseri il cui movimento di tempo è così lento che se il nostro sistema solare fosse da loro concepito come un sistema atomico, allora la rivoluzione del nostro pianeta sarebbe un periodo incalcolabilmente ridotto di tempo — di fatto, più piccolo di quanto lo sia la rivoluzione di un elettrone intorno al suo sole atomico, che costituisce un anno atomico, per noi di piccola durata. D'altra parte, per gli esseri infinitesimali che possiamo immaginare come viventi in un elettrone atomico — uno dei pianeti atomici — un nostro anno apparirebbe quasi come un'eternità.

La vita del nostro universo in confronto all'infinito non è che un battito di ciglia, ma a noi sembra quasi un'eternità, perché dura per molti trilioni di anni umani; ugualmente, la vita dell'uomo non è che un attimo fuggente nella durata senza fine, anche se di immensa lunghezza temporale in confronto alle sconcertanti rapide apparizioni e scomparse degli infinitesimali nel mondo atomico.

I pensatori scientifici ci dicono anche che le distanze atomiche che separano l'elettrone da un altro elettrone, e questi dal loro centro protonico o sole sono relativamente grandi nell'atomo come lo sono le distanze nel nostro sistema solare, che separano pianeta da pianeta e questi dal nostro sole. Dobbiamo ricordare che per noi le cose in quest'universo sono relative e, di conseguenza, che queste cose presumibilmente fondamentali come spazio e tempo sono relative come tutte le altre cose contenute da loro. In verità, in un certo senso del termine, sia spazio che tempo sono māyāvici o illusori, perché entrambi sono direttamente connessi a cose fisiche o "eventi"; e poiché sono distintamente temporanei, nessuno dei due può essere definito come "assoluto."

Gli atomi che compongono i nostri corpi sono costruiti in questo modo, e quindi sono copie infinitesimali o riflessi di quell'atomo atomico più grande che chiamiamo sistema solare. Proprio come gli spazi interplanetari sono vuoti, o quasi, così i nostri corpi sono in maggior parte dei vuoti speciali, tuttavia completamente riempiti da sostanze eteree, così come gli spazi cosmici del nostro sistema solare e gli spazi cosmici più grandi del nostro universo galattico sono completamente riempiti da etere cosmico.

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Probabilmente le cosiddette unità fisiche solide, o elettroni, ecc., che compongono il nostro corpo fisico, tralasciando gli spazi vuoti, possono essere compressi nella punta di uno spillo. Così, riguardo al semplice volume o estensione, i nostri corpi sono veramente delle illusioni rispetto alla massa, ma molto reali per noi perché i nostri organi sensoriali vivono in questo mondo di illusione "massiccia."

Un esempio: io salgo su un treno. Mi siedo, ma sto solo apparentemente toccando la sedia su cui sto. Non una particella del mio corpo la tocca effettivamente: gli elettroni dei quali si compone il mio corpo sono respinti dalle vibrazioni elettroniche di cui è composto il sedile della sedia. La sedia è avvitata nel legno della vettura del vagone; ma queste viti non toccano affatto il legno, anche se lo hanno perforato. Questo legno è bloccato a sua volta al corpo metallico del vagone. Per noi questi collegamenti sembrano saldamente solidi e completamente in contatto; tuttavia non una particella di quel legno tocca effettivamente l'acciaio. Il carrello in acciaio poggia sulle assi delle ruote, ma non una particella di quell'acciaio è assolutamente in contatto fisico con la sostanza metallica delle ruote. Le ruote, quando girano lungo i binari non toccano per niente i binari della ferrovia; girano nell'etere. Ogni particella della ruota che sembra toccare il binario, e viceversa, consiste di particelle elettroniche, ed altre, dei carichi negativi e positivi, e si respingono l'una con l'altra. Si suppone che i binari restino solidamente ancorati alla terra, ma i binari non sono in contatto totale con la terra. La terra stessa è composta di questi vari materiali elettronici ed altrimenti, e tuttavia non un singolo punto matematico di qualcuno di questi materiali ha un totale contatto fisico con qualsiasi altro punto; sono separati dalle forze elettroniche repulsive che risiedono negli elettroni, nei protoni, ecc., dai quali sono costruiti gli atomi. In che mondo illusorio viviamo!

Ad esempio, la costituzione di un atomo di idrogeno, l'atomo più semplice finora conosciuto dalla scienza, è composto da due particelle elettriche, una positiva chiamata protone, che secondo tale teoria è il sole centrale dell'atomo, e una particella negativa chiamata elettrone, che è il "pianeta" atomico che gira intorno al suo nucleo centrale o protone a velocità vertiginosa — alcuni scienziati dicono un quadrilione di volte nel breve spazio di un secondo umano. Se avessimo il potere di toccarlo con un dito, sentiremmo la resistenza che nasce dall'incredibile velocità del vortice di questo elettrone intorno al suo sole centrale, formando, per così dire, una striscia di qualcosa di solido, una fascia, una cintura o un guscio, che percepiremmo come "materia," e tuttavia questa "materia" non è altro che una carica di elettricità negativa o forza.

Oggi sappiamo come la materia sia soprattutto fatta di buchi, di spazi — il vuoto. Se consideriamo il nostro sistema solare, vediamo che la sua parte più vasta è lo spazio nei suoi confini; e così è, secondo questa teoria, per l'atomo. Il sole protonico e i pianeti elettronici non sono che una minima parte dello spazio che l'atomo contiene; e tuttavia, da questi atomi "vuoti" è costruita la materia fisica, dal gas più etereo ai metalli più densi.

È rigorosamente sbagliato e senza un fondamento reale supporre che lo spazio e l'etere siano la stessa cosa. Almeno questo è il punto di vista della Filosofia Esoterica, per la quale l'etere, cosmicamente parlando, è il substrato materiale della manifestazione o differenziazione, e quindi è effettivamente identico a quella che tecnicamente chiamiamo ākāśa oppure mūlaprakṛiti o la natura-radice o lo spazio-radice. Quindi in ogni gerarchia cosmica, mūlaprakṛiti o ākāśa, altrimenti il suo etere, riempie tutto lo spazio di quella gerarchia, essendo la sua sostanza madre.

Ma, poiché queste gerarchie cosmiche sono letteralmente innumerevoli e sono dunque considerate di numero infinito, i rispettivi eteri di queste gerarchie cosmiche sono tutti contenuti nello spazio incomprensibilmente vasto dell'infinitudine senza limiti. Questo non significa che lo spazio sia un "vuoto infinito" o un semplice contenitore senza confini; lo spazio significa le stesse profondità cosmiche illimitate, senza frontiera, senza inizio né fine, essendo dall'eternità nell'eternità; mentre le gerarchie cosmiche come appaiono nelle loro manifestazioni cicliche emanano esse stesse dal loro interno i campi dell'etere, che dalle onde di impulsi interiori diretti dall'intelligenza cosmica elaborano la diversità della differenziazione.

Mentre l'etere, a causa di qualche porzione inclusa di spazio, è coesteso proprio con lo spazio, lo stesso etere è un prodotto di tutta l'onninclusiva profondità spaziale di quella gerarchia. Da ciò siamo obbligati a dedurre filosoficamente che lo spazio è effettivamente intercambiabile con il termine divinità — non una qualsiasi divinità, che significherebbe limitazione, ma la Divinità astratta della durata illimitata e dell'essere senza frontiere.

L'etere della scienza, sia che venga accettato o respinto, sia che venga descritto come una gelatina o con attributi come fluidità o rigidità, è veramente la natura-radice, mūlaprakṛiti o la sostanza madre, di un qualsiasi piano cosmico — e naturalmente i nostri scienziati intendono il piano fisico o mondo, la feccia o il sedimento più materiale della mūlaprakṛiti originale del piano cosmico fisico.

L'idea principale è che ogni gerarchia cosmica non ha soltanto il suo etere primordiale o cosmico, che è la sua mūlaprakṛiti o ākāśa, ma che ciascuno dei sette (o dieci) piani di una tale gerarchia ha, come sua sostanza-radice o natura-radice,un proprio etere subordinato, e tutti questi eteri subordinati s'interconnettono. Così dall'ākāśa tutti gli esseri vengono in manifestazione; e tutti gli esseri e le cose ritornano all'ākāśa per i loro lunghi periodi di riposo o recupero, solo per riemergerne quando nel ciclo di manifestazione si apre ancora una volta il dramma della vita, sia cosmica, solare, o planetaria.

Se, per così dire, la scienza moderna ammettesse l'esistenza di regni invisibili dello spazio, questi mondi eterei sarebbero visti come lo sfondo e il contenitore dell'universo fisico che non è altro che il nostro guscio o rivestimento. Le parti più basse di questa gamma di sostanza invisibile potrebbe essere definita etere, a condizione che il termine venga impiegato in modo generalizzante per intendere il campo o l'azione di forze elettromagnetiche.

L'antica saggezza insegna che l'etere non è solo materia di un grado o di densità uniforme o che esista soltanto su un piano, ma che è settenario. Consideriamo, ad esempio, l'etere che circonda la terra, etere che è cosmico nella sua estensione, e nel quale ogni molecola ed atomo di qualsiasi cosa esista, ed ogni elettrone e protone di ciascun atomo, siano immersi in un oceano illimitato. Questo etere a noi sembra tenue ed etereo, e tuttavia, secondo le moderne teorie scientifiche, è incomparabilmente più denso della sostanza fisica più densa che conosciamo — ovviamente perché esso permea la materia fisica come l'acqua fa con una spugna.

Sir J. J. Thomson ha concluso che per lui la densità dell'etere è duemila milioni di volte quella del piombo. Tale è la caratteristica di questo etere intangibile e supergassoso. Il piombo è uno dei metalli più densi, e tuttavia l'etere, che permea ogni cosa, è due bilioni di volte più denso!

La scienza moderna non ha mai avuto una comprensione esatta del termine etere che prima usava così comunemente. Nell'esoterismo la difficoltà è mille volte maggiore, per la semplice ragione che vi sono eteri o sostanze in condizioni tenui ed eteriche "sopra" la materia fisica, ed altri eteri in condizioni variamente dense o compatte, più grossolane, "sotto" la materia fisica; tuttavia, il termine eteri, proprio perché è convenientemente vago e suggestivo, è applicabile sia al "sopra" che al "sotto" che attraversano la sezione della natura che chiamiamo il piano della sfera fisica.

Gli eteri inferiori o più grossolani della sfera fisica, sebbene in certi casi enormemente più densi e complessi di quanto lo sia la materia fisica, tuttavia permeano la materia fisica e riempiono tutti i suoi buchi, per così dire, precisamente perché la materia fisica ha questi "buchi" o spazi o "vuoti" intermolecolari, interatomici, ed interelettronici. Sono proprio questi buchi o vuoti che non solo sono riempiti da questi eteri sottofisici, ma sono effettivamente essi stessi questi eteri; e tuttavia la nostra materia fisica più densa e grossolana, come il piombo e l'oro, è tutta permeata da questi eteri, e tutti i suoi spazi interatomici sono ugualmente riempiti da questi eteri. Gli eteri sottofisici sono così fuori dalla portata del senso del tatto, ad esempio, che a noi sembrano estremamente tenui, esattamente proprio come le dita sono incapaci di toccare o afferrare l'aria, e nondimeno l'aria atmosferica è un gas relativamente denso.

Inoltre, la coscienza o materiale della mente o pensiero sono così raffinati e sottili, così tenui ed eterei, che da tempi immemorabili la filosofia e la religione li hanno considerati, cosmicamente parlando, come l'essenza di ogni cosa che tutto permea. Ma se la mente cosmica o coscienza permea in questo modo tutte le cose ed è l'essenza di tutte le cose, deve essere più minuta dell'entità più densa e concreta al limite delle possibilità, e quindi, anche se non è essenzialmente e cosmicamente tenue, la logica ci obbliga che, essendo sottostante a tutte le cose, è infinitamente più densa anche dell'etere della scienza moderna, che è due bilioni di volte più densa del piombo.

Così il nostro mondo fisico non è la cosa più materiale nell'universo. Vi sono piani o gradi di sostanza-materia di gran lunga più densi dei nostri, così come ci sono piani e gradi di sostanza-materia incomparabilmente più eterei e tenui. Quella parte incomparabilmente più eterea e tenue è quello che chiamiamo spirito; e l'altra parte di gran lunga più densa e grossolana è quella che chiamiamo materia assoluta; ma tutta questa gamma della sostanza, dallo spirito alla materia più grossolana è, nell'insegnamento teosofico, la gamma settiforme dello sfondo ākāśico dell'universo — del nostro universo.

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Sir Oliver Lodge scrisse sulla natura e sull'origine della materia quanto segue:

la materia si cristallizzerebbe, per così dire, fuori da un etere spaziale non modificato, la sede originaria di tutta l'energia dell'universo. Secondo tale idea, la materia diventa la parte palpabile dell'etere — la sua unica porzione che agisce sui nostri organi sensoriali, e quindi l'unica porzione che è incontrovertibilmente conosciuta a noi . . . Possiamo risalire alle operazioni fisiche più indietro che possiamo, ma non illimitatamente. Prima o poi arriviamo a un qualcosa che non è fisico, che ha più analogia con le nostre menti che con i nostri corpi, e che a volte chiamiamo idealistico e a volte spirituale. — My Philosophy, p. 24

Ci sentiamo costretti a registrare un'enfatica obiezione all'idea contenuta nel termine "non modificato," pur accettandolo come un nuovo e lungimirante contributo. Il punto è che "l'etere della scienza" di cui scrive Sir Oliver Lodge, lontano da essere "non modificato," è, in ogni possibile senso del termine, già enormemente modificato se confrontato con il primordiale e spirituale materiale del mondo, cioè mūlaprakṛiti o ākāśa. L'etere della scienza è così grandemente modificato, che è soltanto un grado più tenue di quanto lo sia la materia fisica, poiché l'etere della scienza è veramente la feccia di ākāśa, e la materia fisica può essere considerata questa feccia aggregata o solidificata.

Sir Oliver Lodge scrive altrove:

Io mi azzardo a fare una predizione, forse assurda: scopriremo che la vita sia qualcosa che interagisce con la materia attraverso la mediazione dell'etere dello spazio, che è manifestata ma non originata dalla materia, e che può esistere in un modo non percepito, del tutto separato dalla sua manifestazione materiale. — The Spectator, Vol. 141, 1928

L'idea che "scopriremo che la vita sia qualcosa che interagisce con la materia attraverso la mediazione dell'etere dello spazio" non può essere rigorosamente precisa a causa dell'apparente distinzione fatta tra vita e materia come entità di tipo radicalmente diverse; e anche perché forza e materia, o spirito e sostanza, sono fondamentalmente uno. È questa sfortunata separazione della vita dalla materia, o della forza dalla materia, che ha provocato una tale devastazione intellettuale, non solo nei circoli scientifici, ma anche nei circoli religiosi dei secoli passati.

Questa drastico dualismo nel pensiero europeo è stato la madre feconda delle perplessità spirituali e scientifiche, più di qualsiasi altra causa, e del conseguente allontanarsi dalla verità. Apparentemente, è stata un postulato fondamentale della teologia occidentale fin dai tempi della caduta dell'Impero Romano; ma è soprattutto sulle idee del filosofo francese Cartesio che poggia la piena responsabilità dell'influenza del suo concetto completamente sbagliato sulle menti di tutti gli scienziati del proprio tempo. Fu soltanto suppergiù nel 1900 che si affermò la nuova e più verosimile idea dell'identità fondamentale o essenziale della materia con tutte le forme di energia — il riflesso fisico sul nostro piano di pradhāna e Brahman, cioè la radice cosmica della natura e la sua mente ispirante e perpetuamente coesistente. La Filosofia Esoterica ha sempre rifiutato questa separazione delle due come innaturale e quindi falsa. In essenza esse sono Una: ma appaiono, nel nostro universo illusorio, a causa delle loro incessanti interazioni e attività intermodali, come due aspetti o veli di una sola realtà fondamentale.

Per quanto concerne la vita che interagisce con la materia "attraverso la mediazione dell'etere dello spazio," a ciò non sembra possibile alcuna obiezione; solo un teosofo preferirebbe dire che la vita agisce attraverso quella parte degli eteri — notate il plurale — dello spazio che sono intra-atomici e iper-intra-atomici, per così dire, gli eteri interni, e sempre più interni, la sostanza e la struttura dell'atomo. Così aggregati, sono gli stessi "eteri dello spazio."

La verità è che la vita è inseparabile sia dalla forza o energia che dalla materia, perché è la sostanza causale come pure l'effettiva sorgente universale di entrambe, e nelle sue attività incomprensibilmente molteplici possiamo forse chiamarla l'energia causale del cosmo. Che la vita sia "manifestata e non originata dalla materia" è, naturalmente, un'affermazione veritiera; solo la materia si manifesta e così rivela la vita, ma è evidente che non la "crea."

Inoltre, Sir Oliver Lodge dice che veramente "può esistere in un modo non percepito, del tutto separata dalla sua manifestazione materiale." Tuttavia, non vi è alcun intendimento di implicare che la vita è essenzialmente diversa dalla materia e che non ha alcuna manifestazione materiale, perché non è questa la realtà. Tra la forza pura o energia come tale, e il grossolano mondo fisico come tale, devono esserci dei gradi o fasi colleganti di forza-sostanza, perchè la forza o energia non può agire sulla materia pura più di quanto il calore o l'elettricità possano produrre un risultato concreto senza legami intermediari. Il vapore non può essere applicato se non abbiamo un dispositivo per collocare l'energia dell'acqua surriscaldata al punto in cui può funzionare. Un motore per la combustione interna può non funzionare, a meno che sia connesso al meccanismo appropriato. Tuttavia, vediamo le cose fisiche muoversi, ma devono essere energizzate. Nel caso di umani o animali diciamo che hanno la "vita," che sono entità "animate." Ma cos'è che riempie il divario tra la materia fisica e l'intangibile forza o energia che la muove? In realtà, c'è una vasta scala di forze-sostanze che decrescono in materialità tra la materia grossolana e l'energia pura; ed ogni gradino di questa scala nella nostra terminologia è chiamato un "piano." Questi forniscono alla scala la connessione tra la forza pura o energia e la sostanza fisica grossolana o materia.

Le materie esistono dunque in tutti i vari gradi di etereità o densità; ma c'è vita di per sé negli individui che si manifestano come fluido vitale che appartiene a ciascun piano della manifestazione individuale — e questi fluidi vitali nel loro aggregato formano la vita universale, manifestandosi sotto forme appropriate su un qualsiasi piano, e funzionando quindi attraverso le varie materie di quel piano.

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Quando parliamo del nostro universo, il nostro universo-casa, intendiamo la galassia, la Via Lattea — tutto quello che è contenuto nella zona circondante di quella vasta cintura disseminata da milioni di stelle, di cui il nostro sole è, in proporzione, un membro insignificante. Gli astronomi usavano dire che la Via Lattea ha più o meno la forma di una lenticchia o un sottile orologio, ma ora sono dell'opinione che la galassia ha suppergiù la conformazione di una girandola. Gli astronomi dicono inoltre che questo aggregato galattico di corpi stellari è così enorme che la luce, che viaggia a 186.000 miglia o più al secondo, impiegherebbe 300.000 anni per passare da un'estremità all'altra del diametro della galassia, e che è all'incirca dello spessore di 10.000 anni luce.

Questa cifra galattica rappresenta una fase abbastanza recente nella storia di una galassia, e di conseguenza deve essere stata preceduta da altre conformazioni che differiscono in qualche modo dalla "ruota del carro."[5] In questo modo gli astronomi fanno risalire le differenti forme di evoluzione galattica delle costellazioni a ciò che ora suppongono sia una forma primordiale nello spazio cosmico — una massa rotante di gas altamente tenue. In una certa misura, la Filosofia Esoterica condivide quest'idea, ma deve insistere sul fatto che il semplice abbozzo della struttura mutante o forma di una galassia, pur essendo abbastanza interessante, ci dice poco o niente dei fattori causali nell'evoluzione galattica, che sono a carattere spirituale, intellettuale e psichico. La galassia, come ogni altra entità nell'universo, è un individuo costituito da individui minori, cosicché gli individui componenti minori inclusi nella circondante sfera di vita dell'individuo maggiore formano così un sistema gerarchico, con il suo svabhāva, o individualità spirituale, intellettuale, psichica.

L'intero sistema galattico non è che uno delle molte unità cosmiche similari sparse sui campi illimitati dello Spazio, facendo così anche della nostra galassia solo un corpo di minore estensione molecolare al confronto. Lo stesso sistema prevale nel mondo infinitesimale: negli atomi stessi con gli stessi vasti spazi relativi in cui vivono punti elettrici chiamati elettroni, e così via.

Sembrerebbe pertanto che la natura si ripete in ogni dove ed è costruita ed opera strettamente dappertutto su principi analogici. "Come in alto così in basso; come in basso così in alto."

Come dice così magnificamente Emerson in Fragments on Nature and Life:

L'atomo si distanzia dall'atomo
Come la luna dalla terra, o la stella dalla stella.

Il nostro sole, al confronto con altri più grandi, può essere considerato un sole nano. È un atomo cosmico del suo tipo, e proprio come ogni atomo di volume infinitesimale, il nostro sole è animato dal proprio "atomo di vita" spirituale-psichico, o monade di carattere stellare. Ora, prendiamo in considerazione la stella Arturo. Questo sole, che ha un diametro di 22.000.000 miglia, è veramente un gigante se paragonato al diametro del nostro sole, che è di 865.000 miglia. Ma Arturo è un neonato in confronto a Betelgeuse ed Antares, ciascuno dei quali potrebbe riempire l'orbita di Marte. Il nostro sole, in confronto a loro, apparirebbe poco più della punta di uno spillo.

Ciascuno di questi soli è un atomo cosmico, una parte del vasto ente cosmico in cui si muove, vive, ed ha il suo essere, più o meno come gli atomi del corpo fisico vivono nel corpo ed aiutano a costruire la materia di cui è composto. Ma ciascuno, che sia un sole o un atomo, è di per sé un essere vivente, che crea e dà tutta la vita alle vite minori che dipendono dalla sua esistenza.

Il lettore potrebbe forse meravigliarsi che poco o niente è stato detto sia dell'idea del cosiddetto universo in espansione, sia dello strano concetto di "spazio in espansione." Il principale fatto che possiamo osservare a proposito della nascita della teoria di un "universo in espansione" è lo spostamento verso il rosso di certe linee nello spettro di oggetti stellari o galattici molto distanti, per cui significa che se un oggetto astronomicamente distante si avvicina a noi ci sarà uno spostamento verso l'estremità viola dello spettro; e se invece il remoto oggetto celeste si allontana da noi, lo spostamento delle linee spettrali sarà verso il rosso. Ammettendo questa verità, c'è il rischio di immaginare che, poiché lo spostamento osservato di queste linee spettrali verso il rosso è tanto maggiore quanto più lontano è il corpo celeste, di conseguenza, più lontano è il corpo celeste, più rapidamente si ritira da noi; poiché è del tutto possibile supporre, sia in teoria o per ipotesi, che vi possano essere altre cause che producono questo spostamento.

Ad esempio, la cosiddetta costante della velocità invariabile della luce è oggi è una delle proposizioni della moderna opinione scientifica; ma il futuro potrebbe provare che la stessa luce è molto influenzata quando passa attraverso le vaste distanze dello spazio interstellare ed incontra sul suo percorso anche l'etere interstellare sottile e tenue. Domanda: Può la stessa luce rallentare quando passa attraverso le incomprensibilmente immense distanze dello spazio intergalattico? Perché no? Considerare come una costante universale che la velocità della luce è invariabile può essere sufficiente per tutti gli intenti astronomici ordinari, ma potrebbe anche darsi che la velocità della luce non sia una tale costante invariabile. Quindi, lo spostamento verso l'estremità rossa dello spettro potrebbe essere causato da un cambiamento nella stessa luce, per quanto riguarda sia la diminuzione della velocità o, forse, per un fatto ancora sconosciuto di assorbimento; e, di conseguenza, il suggerimento è che il futuro porterà un cambiamento nell'attuale teoria della luce.

Comunque, si dice che lo stesso Einstein non fosse più certo che lo "spazio" sia "finito," ma che, dopo tutto, può essere infinito! La teoria della luce considerata come una costante cosmica invariabile ha anche ricevuto recentemente dei severi scossoni. (Vedi il rapporto dello scienziato francese dr. P. Salet, all'Accademia Francese delle Scienze, e le misurazioni della velocità della luce fatte nel 1933 a Pasadena, California) Evidentemente, poiché la supposta teoria dell'universo in espansione si basa solo su un importante fatto osservato, lo spostamento verso l'estremità rossa dello spettro della luce ricevuta da remoti universi galattici, e poiché oggi la costante della luce invariabile viene messa in discussione, è chiaro che la teoria di un "universo in espansione" o, ancora peggio, dello "spazio in espansione," si poggia sul più traballante dei fondamenti.

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Parte 2

Uno degli assiomi più importanti della Tradizione Esoterica è che l'universo e tutto ciò che contiene è costruito e guidato dall'interno come pure dall'esterno dalla Coscienza, che include nelle sue qualità: vita, mente, e sostanza. Ma la coscienza, applicata all'universo, è solo un termine generico, un'astrazione: ed è altrettanto appropriato, e per molte menti incomparabilmente più accurato perché più descrittivo, osservare l'universo cosmico come un essere riempito da coscienze che esistono nelle gerarchie strutturali. Queste coscienze sono di gradi o stati effettivamente innumerevoli di sviluppo evolutivo, e sono strutturalmente organizzate secondo le famiglie gerarchiche. Ed è per questo che ogni cosa nell'universo, considerata come un'espressione individuale di una monade dimorante, non è solo un punto o atomo individualizzato dell'Illimitato, ma nella sua essenza estrema va filosoficamente considerata identica all'universo stesso.

Tutto lo spazio, infinitesimale e cosmico, è pieno di forze e sostanze in tutti i vari gradi di sostanzialità, etereità, e spiritualità. Queste sostanze-forze relativamente fisiche come l'elettricità e la luce sono esempi entitativi. L'elettricità e la luce, e in verità qualsiasi sostanza-forza, sono senza eccezione emanazioni delle entità di magnitudine cosmica. In altre parole, l'Illimitato è pieno di entità cosmiche, ciascuna delle quali ha il proprio universo che funziona come il proprio "portatore" o "vettore" individuale; e le forze vitali o energie in una qualsiasi di queste entità sono le identiche forze, energie, sostanze, e sottosostanze, che riempiono quell'universo e, quindi, poiché sono sostanzialmente della natura della coscienza, lo dirigono, lo guidano, e lo sorvegliano, e sono realmente quell'impulso interiore ed eterno sottostante a tutte le apparizioni esterne dei fenomeni.

Nell'atomo come nel cosmo prevalgono gli stessi principi e le stesse funzioni strutturali, perché sia l'atomo che il cosmo sono parti eternamente inseparabili del Tutto Illimitato, e quindi ciascuno riflette, ciascuno secondo il suo potere e capacità, le sorgenti primordiali che l'Illimitato contiene. Ecco perché tutti questi — cosmi ed atomi, mondi interni ed esterni, piani e sfere, considerati come un composto cosmico — sono i rivestimenti e le espressioni della stessa Vita cosmica. Allora la coscienza è diversa dalla forza o energia? No, la coscienza o mente è sia la radice che il punto focale di forza ed energia, la loro vera anima, ed essendo tale, è sostanziale, sebbene non sia la materia come noi la consideriamo. La nostra materia fisica più grossolana non è altro che la concretizzazione dei centri di coscienza, o monadi, psico-magnetici e dormienti. Quando si risvegliano al movimento cinetico o attività individuale, queste monadi "dormienti" che formano la materia intorno a noi cominciano il loro rispettivo viaggio evolutivo verso l'alto, in direzione di quella libertà di spirito, di pura forza-coscienza, da cui, all'inizio originario delle cose, "caddero" — per usare la terminologia degli antichi — nella materia, che è perciò la loro concretizzazione collettiva.

Quindi, le forze della natura sono essenzialmente entità cosmiche che si manifestano in una forma fluidica, e questa forma fluidica o attività è ciò che percepiamo come forze della natura, più precisamente, le emanazioni della coscienza cosmica collettiva. Gravità, elettricità, magnetismo, calore, affinità chimica, luce, ad esempio, sono tutte forze cosmiche. Essendo forze, sono altresì sostanziali, perché materia e forza sono fondamentalmente una, proprio come spirito o coscienza e sostanza essenziale sono intrinsecamente uno. Per cui, ogni volta che c'è forza o energia, o le sue manifestazioni, come gravità, elettricità, ecc., è sia sostanziale che energica; quindi, la coscienza si esprime come coscienza.

Queste varie forze della natura non sono di per sé ciascuna una coscienza, ma ciascuna è piuttosto l'emanazione, il fluido vitale, che si esprime come i fenomeni di gravitazione, l'elettricità, ecc., di qualche sottostante entità cosmica vivente e cosciente. Le forze della natura sono quindi i fluidi vitali o l'energia nervosa degli esseri spirituali. Pertanto, ciascuna di queste forze cosmiche scaturisce da qualche entità cosmica del suo caratteristico fluido vitale del grado particolare, che appartiene a queste parti inferiori del corpo cosmico di tale entità. Così questa forza vitale o energia elettrica cosmica è guidata dappertutto, automaticamente per noi umani, dalla mente e dalla volontà dell'entità o delle entità cosmiche da cui scaturisce in una serie di emanazioni. Queste entità cosmiche di per sé formano una gerarchia collegata di intelligenze altamente spirituali; e poiché i loro rispettivi svabhāva sono quasi simili, esse cooperano nel produrre la globalità dei fenomeni cosmici che sono comunemente raggruppati sotto un unico termine — natura.

L'aura nervina umana, il magnetismo umano, forse chiariranno un po' questo punto, poiché agiscono anche nei fenomeni derivati, come la circolazione del sangue o le funzioni digestive nel corpo. Nessuno di essi, tra le altre funzioni del corpo umano nell'uomo fisico, è da considerarsi singolarmente. Nel loro aggregato, combinato con la struttura del corpo, formano l'uomo fisico, ma di per sé sono funzioni causate dall'interscambio delle emanazioni dell'essenza vitale dell'uomo, e quindi formano l'economia operativa del suo corpo, e sono fondamentalmente derivati dalla coscienza e dal pensiero del vero Uomo. Queste operazioni e funzioni nel corpo fisico agiscono in parte coscientemente ed in parte incoscientemente, precisamente come le forze della natura agiscono, su scala macrocosmica, nell'universo che ci circonda.

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La Tradizione Esoterica asserisce (e su questo punto è d'accordo anche Sir Isaac Newton) che la causa fondamentale della gravità non è stata ancora scoperta, e che è essenzialmente una forza o un potere. Questo riferimento a Newton è dovuto a certe affermazioni da lui fatte nelle lettere a Richard Bentley durante gli anni 1692-3, che sono state ignorate per la maggior parte dagli scrittori scientifici. In una lettera a Bentley, datata 17 gennaio 1693, Newton scrive:

A volte tu parli di gravità come essenziale ed inerente alla natura. Ti prego di non attribuirmi questo concetto, poiché la causa della gravità è quella che io non pretendo di conoscere, e quindi ci vorrebbe molto tempo per prenderla in considerazione.

E in un'altra lettera:

È inconcepibile che la materia bruta inanimata possa (senza la mediazione di qualcos'altro che non sia materiale) agire su altra materia, ed influenzarla, senza un reciproco contratto come sarebbe d'uopo, se la gravità, nel senso di Epicuro, fosse essenziale ed inerente ad essa. Ed è questa una ragione per cui desideravo che tu non mi attribuirsi una gravità innata. Che la gravità debba essere innata, inerente, ed essenziale alla materia, in modo che un corpo possa agire su un altro a distanza attraverso un vuoto, senza la mediazione di qualcos'altro, attraverso cui la loro azione e forza possa essere convogliata da uno all'altro, è per me una grande assurdità, per cui ritengo che nessun uomo che abbia una competente facoltà di compenetrarsi nei soggetti filosofici possa mai caderci. La gravità deve essere causata da un agente che opera costantemente secondo determinate leggi; ma se questo agente sia materiale o immateriale, lo lascio al giudizio dei miei lettori. — 25 febbraio 1693

Dopotutto, va detto che Empedocle non era così fuoristrada nel suo insegnamento dell'Amore e dell'Odio cosmico, due principi della natura che agiscono nell'universo stesso e tra gli individui atomici che compongono quell'universo. Sia che li chiamiamo amore e odio, o attrazione e repulsione, il punto è che entrambi sono manifestazioni della forza vitale o energia delle invisibili entità cosmiche di gradi diversi nel progresso evolutivo, e questo fluire magnetico e vitale dipende strettamente dal numero delle rispettive emanazioni e dalla distanza che separa due o più individui così coinvolti in una reciproca azione o reazione — un'affermazione che ricorda una delle leggi di gravità di Newton, che agisce secondo le rispettive masse di due o più corpi e dipende anche dal quadro inverso della distanza che li separa. Nel complesso, e sebbene le teorie matematiche di Einstein siano piuttosto attraenti, molte menti preferiranno quest'idea al concetto puramente teorico che la gravitazione dipende o è causata in qualche modo dallo spazio "curvo" o "sgretolato."

L'idea più semplice di Platone che il cerchio o la sfera sia la forma più perfetta in natura, alla quale essa tende automaticamente, sembra essere più ragionevole e più conforme alla realtà, del concetto, per quanto matematico, di una possibile "curvatura dello spazio" — come se lo spazio, che è un'astrazione di per sé, potesse essere definito solo come un corpo materiale limitato.

Sembrerebbe esserci meno obiezione all'ipotesi Einsteiniana di una curvatura dello spazio, se fosse supportata da due principi fondamentali della natura, che Einstein sembra aver ignorato nel suo lavoro matematico, vale a dire: (a) che qualsiasi "spazio," in senso Einsteiniano, non è altro che una porzione di estensione spaziale, ed è inclusa in un'estensione spaziale ancora più vasta, e così via, ad infinitum; e (b) che i diversi "spazi" o estensioni del corpo dell'universo fisico non siano altro che involucri o gusci esterni dei mondi o Spazi interni, eterei, e spirituali, che sono le cause di qualsiasi cosa appaia nei mondi fisici. Si vede subito che l'ipotesi di Einstein tratta solo piccole porzioni, per così dire, dello stesso Spazio astratto, ed essendo così limitato, al massimo è, de facto, solo una spiegazione parziale, e quindi imperfetta.

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Il dr. Robert A. Millikan ha sviluppato un'ipotesi che fu proposta dallo scienziato tedesco dr. Werner Kolhoerster, secondo cui esistono certe forme di radiazione nell'universo, che ora sono chiamate "raggi cosmici," che sono, secondo l'idea del dr. Millikan, una radiazione che scaturisce dalla materia in formazione, forze o energie che insorgono, come gli elementi di materia fisica rinascono dalla disintegrazione dei precedenti corpuscoli atomici che esistevano. Rappresentano la forma più materiale di vibrazioni energiche finora conosciute, perché sulla scala della radiazione si trovano ben oltre la parte ultravioletta, e sono quindi incomparabilmente "più dure" e più penetranti di quanto lo siano sia i raggi x che i raggi gamma. Mentre le origini esatte dei cosiddetti raggi cosmici non sono ancora state scoperte, sembra non esserci alcun dubbio che questi raggi cosmici nascano nei campi dello spazio, perché raggiungono la terra come radiazioni che apparentemente vengono da tutte le parti dello spazio esterno con un'intensità effettivamente uguale.

La teoria è molto suggestiva perché evidenzia il ciclico svanire della materia nella radiazione e la concretizzazione di questa radiazione nuovamente in materia fisica. Sembrerebbe che l'idea del dr. Millikan è che le stelle irradiano da se stesse la sostanza che, in qualche modo (apparentemente) inspiegabile, ridiventa particelle elettroniche e protoniche negli abissi dello spazio che separa stella da stella. Il processo ciclico sembra quindi essere che i corpi atomici svaniscono nella radiazione in seno ai soli o alle stelle dello spazio interstellare, e che questa radiazione nei campi inaccessibili tra le stelle è nuovamente aggregata in elettroni e protoni che si combinano per formare atomi che, a loro volta, sono ancora concretizzati per comporre i corpi delle stelle, che forniscono così il nuovo teatro per i processi ciclici di distruzione e rigenerazione.

C'è una buona disposizione nella teoria di Millikan, ma la Filosofia Esoterica insegna che tutti questi processi, a certi intervalli di tempo lunghissimi, che ricorrono serialmente in ordine ciclo attraverso tutta l'eternità, sono interrotti dai pralaya cosmici — cioè, periodi di tempo enormemente lunghi in cui un universo, vasto o piccolo, svanisce dalla visibilità nell'invisibilità, e una tale dissoluzione o "morte" di un universo significa l'inizio o l'apertura del pralaya cosmico, cioè un periodo cosmico di riposo.

Come lo stesso dr. Millikan la esprime, in sostanza, la "creazione" sta ancor proseguendo, e non vediamo alcuna ragione per supporre che non ci sia mai stato un inizio, cosmicamente parlando, o che non ci sarà mai una fine, del processo ciclico. La parola "creazione" non è usata nel vecchio senso teologico del Cristianesimo, ma nel suo significato etimologico Latino, cioè di "formazione" di qualcosa che è costretta a "scaturire" in questo modo.

Fino a qualche tempo fa, com'è esemplificato da Synthetic Philosophy di Herbert Spencer, si supponeva che l'universo fosse tutta materia e che desse la nascita all'energia o forza in un modo che nessuno comprendeva; e inoltre, si insegnava che l'universo stesse lentamente "esaurendosi." Un esempio che allora veniva frequentemente citato era la molla a spirale di un orologio che si srotolava lentamente, e quando l'universo era totalmente "srotolato" o "esaurito," si supponeva che non vi fosse più nulla tranne i campi infiniti degli atomi, dormenti o morti, e diffusi attraverso quello che a volte era vagamente chiamato "spazio." Ogni cosa, quindi, sarebbe completamente finita; e a quei tempi non si era nemmeno del tutto sicuri se gli stessi atomi morti fossero lì — come atomi. È vero che lo stesso Spencer aveva una vaga idea che l'universo, in qualche modo inesplicabile, si dispiegasse ancora per iniziare un nuovo corso evolutivo di "vita," ma sembrava notevolmente singolare in questo ottimistico punto di vista.

Ora gli scienziati stanno cominciando a negare che vi sia qualche materia completamente di per sé; dicono che non c'è altro se non "forza" o "energia." Ma perché non accettare le cose della natura così come sono, invece di rifugiarsi in immaginarie bizzarrie? Dopotutto, che importanza ha quella che chiamiamo la realtà sottostante alle cose — forza o sostanza, o meglio, spirito-materia?

Uno scrittore, commentando le scoperte di Millikan, ha scritto su Scientific American del giugno 1928:

In vista dei fatti recentemente scoperti che sono stati portati alla luce dalle ultime e più precise misurazioni dei raggi cosmici, sembra probabile che la materia ordinaria è creata nelle stelle, nelle nebulose, o nelle profondità dello spazio. O, come lo stesso dr. Millikan ritiene, "I misteriosi raggi cosmici ancora sconosciuti, che si diffondono incessantemente attraverso lo spazio in tutte le direzioni, annunciano attraverso l'etere la nascita degli elementi."

Perché dovremmo supporre che la materia è "creata" nelle stelle, nelle nebulose, nelle profondità dello spazio, e in nessun altro posto? Perché limitare la "creazione," la formazione, la nuova manifestazione, a queste località? La ragione sta indubbiamente nelle moderne teorie riguardanti la rottura degli atomi e delle loro particelle componenti elettroniche e protoniche nei cuori dei soli dove queste minute entità crepuscolari sono soggette a condizioni quasi incredibili di calore e pressione. Saremmo tentati a predire che sta arrivando il tempo in cui si scoprirà che i nuclei o cuori dei vari soli non tutti esistono nelle condizioni di questo calore incomprensibilmente intenso, anche se è vero che gli strati eterei più esterni dei soli hanno un certo calore proprio, causato dall'azione chimica.

D'altro lato, l'interno di ogni sole è una meravigliosa officina chimica in cui avvengono cambiamenti molecolari, atomici ed elettronici, che sarebbero impossibili da riprodurre completamente in qualche laboratorio chimico. È l'insegnamento dell'antica saggezza che ogni sole, come pure ogni altro corpo celeste individuale, è il velo esterno o corpo di un agente spirituale o spirito solare che vi dimora. Sarebbe perfettamente possibile per un simile agente spirituale svolgere il proprio lavoro in un sole, persino nelle parti interne dei diversi soli, che la scienza suppone siano fornaci incredibilmente bollenti.

Anche su questa terra sta costantemente avvenendo una meravigliosa serie di processi chimici ed alchemici, che non sono di tipo diverso, ma solo di grado, da ciò che ha luogo sia nello spazio o nelle nebulose oppure nelle parti interne dei soli. L'interno della terra è un altro laboratorio dove avvengono continuamente cose meravigliose che ci sono quasi sconosciute; e in verità lo stesso si può dire delle gamme o strati superiori dell'atmosfera terrestre, e la sua incessante interazione di forze e sostanze con i campi dello spazio esterno — sia che questo sia fatto attraverso la mediazione della radiazione o tramite mezzi naturali non ancora scoperti.

Sembra irragionevole supporre che la terra sia "morta" nel senso che ha terminato la sua interazione di forze e sostanze con i regni speciali del sistema solare intorno ad essa. Per innumerevoli ere passate è stato l'insegnamento dei grandi veggenti e saggi che la "materia," in molte delle sue innumerevoli forme o condizioni, sta evolvendo, sta avanzando verso l'alto, sulla nostra terra come pure nel sole più distante o nella nebulosa più remota che brilla con la sua luce debole e affascinante nell'abisso dello spazio interstellare. Ogni parte di Madre Natura è un laboratorio alchemico in cui le forze e le sostanze interagenti evolvono incessantemente o producono ciò che è in se stesse — le proprie caratteristiche o i rispettivi svabhāva di ciascun caso individuale. Più specificamente, cos'è che evolve o produce? È quella che è comunemente chiamata sostanza o materia in uno in molti dei suoi campi d'esistenza.

In riferimento alla cosiddetta creazione della materia, Alden P. Armagnac ha fatto un conciso sommario riguardo ai raggi cosmici:

"Questi raggi sono i messaggeri invisibili della creazione!"
La creazione, egli ha detto, sta ancora continuando — non semplicemente la creazione di nuovi mondi o di cose viventi che li popolano, ma la nascita delle stesse particelle di sostanza di cui sono fatte le rocce come pure gli animali. Il suo studio dei raggi cosmici, egli ha aggiunto, ha rivelato la prima prova diretta e indiscutibile che oltre le stelle, e, per di più forse anche sulla terra, quattro delle sostanze universali nascono ogni giorno dall'idrogeno e dal gas elio. Queste sostanze sono ossigeno, il gas datore di vita; il magnesio, la cui luce accecante rende possibile le fotografie notturne; il silicone, del quale sono in ampia parte composti la terra, il vetro e la sabbia; e il ferro. E i misteriosi raggi che vengono da lontano, forse dalle nebulose a grande spirale che gli astronomi conoscono come universi in divenire formati a metà, sono semplicemente energia scagliata dagli atomi nel poderoso travaglio della nuova creazione.
In altre parole, i raggi sono messaggeri che ci dicono che l'universo non si sta gradualmente esaurendo. Piuttosto, si sta sviluppando e si rifornisce della continua creazione delle sue sostanze comuni dalle due sostanze più semplici di tutte, due gas che abbondano straordinariamente in tutto il mondo stellare!" — Popular Science Monthly, luglio 1928

Questi due gas sono idrogeno ed elio; e l'esempio della nascita delle sostanze elementali da cui derivano le altre degli elementi chimici è molto istruttivo.

L'idea della natura sempiterna dell'atomo fisico è solo il proseguimento delle idee della chimica più vecchia ma ancora abbastanza recente incorporata nella coerente teoria di Dalton durante i primi anni del diciannovesimo secolo. Quest'idea che l'atomo fisico è indivisibile, un organismo perenne, ora non è più sostenuta dai chimici che, dopo la scoperta della radioattività, cominciano ad imparare che la disintegrazione — in altre parole, la morte — dell'atomo in altri stati o condizioni della materia è la probabile causa della nascita dei vari elementi della materia fisica. La manifestazione dell'attività è sempre accompagnata da un dispendio di forza o energia, sia che possiamo rintracciarlo oppure no. Ognuno di questi dispendi di forza o energia significa una delle due cose: un processo di costruzione o un processo di disintegrazione. Questo è anche un assioma della cosmologia esoterica.

Come ha detto il dr. Millikan:

Abbiamo conosciuto per trent'anni che nei processi radioattivi gli atomi più pesanti si disintegrano in atomi più leggeri. C'è quindi da aspettarsi che in qualche parte dell'universo il processo di costruzione sta andando avanti per rimpiazzare il processo di demolizione rappresentato dalla radioattività. — Scientific American, giugno 1928

La Tradizione Esoterica ha sempre insegnato che tutte le forme della materia sono radioattive, se solo avessimo gli strumenti per percepirlo, e che, se vediamo eventualmente solo pochi esempi degli atomi più leggeri che si formano in atomi più pesanti, è perché il nostro pianeta terra è nel secondo, o arco ascendente della sua evoluzione, cioè la sua involuzione, per cui la disintegrazione degli elementi più pesanti in quelli più leggeri è la prima ad aver luogo. Passeranno ere prima che i processi radioattivi facilmente osservabili influenzino i gruppi di atomi più leggeri. Nel precedente arco discendente il contrario era un procedimento della natura, ma solo verso la fine dell'arco discendente gli atomi divennero veramente fisici. Sull'arco discendente gli atomi più leggeri avevano tutti l'impulso ad integrarsi in quelli più pesanti, perché le essenze vitali della terra stavano rapidamente discendendo nella materia e si esprimevano in forme e condizioni sempre più materiali. Ora, poiché abbiamo passato il punto mediano, la materia fisica sta lentamente scomparendo, cioè si sta disintegrando in forme e condizioni di sostanze e forza più eteree; e necessariamente gli elementi più pesanti, come l'uranio e il torio, ecc., sono gli unici che tendono, prima di tutti, a sentire l'impulso interiore delle attività vitali universali del pianeta.

La "creazione" è sempre continuata in diverse parti dello spazio, mentre contemporaneamente in altre parti dello spazio il processo di disintegrazione o dissoluzione ha il sopravvento temporaneo. Il fatto è che i mondi, e le aggregazioni di mondi, nascono, crescono fino alla maturità, poi decadono, e alla fine muoiono, proprio come avviene per qualsiasi altra cosa nell'universo. L'universo, nel suo insieme e in tutte le sue parti è un universo che evolve, nel senso di cambiamento; e poiché è composto effettivamente di un numero infinito di entità individuali di molti gradi di etereità, delle quali ciascuna ha il proprio termine o periodo di vita, è ovvio che ciascuna di queste entità individuali copia, nel suo percorso, ciò che accade nell'universo di cui è parte integrale ed inseparabile, perché la parte deve necessariamente obbedire alle leggi generali dell'intero universo.

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Ritornando all'idea dell'integrazione e della disintegrazione dei mondi e degli universi, è molto interessante notare che cosa ha da dire Sir James Jeans nel suo Astronomy and Cosmogony:

Il tipo di congettura che si presenta alquanto insistentemente è che i centri delle nebulose sono della natura di "punti singolari," in cui la materia si riversa nel nostro universo da qualche altro universo, una dimensione completamente estranea, spaziale, per cui ad un abitante del nostro universo, essi appaiono come punti in cui la materia è incessantemente creata. — p. 352

I suoi "punti singolari" suggeriscono quelli che la Filosofia Esoterica chiama centri laya, quei punti in cui ha luogo l'intercomunicazione tra i piani cosmici o sfere. Vi è un simile centro laya o "punto singolare" nel cuore di ogni entità che esiste. Ogni atomo contiene in generale un tale centro laya atomico; ogni corpuscolo, ogni granello, ogni globo nello spazio, ogni essere umano, ogni aggregato individualizzato, ovunque, contiene un tale centro laya. Ogni ovulo umano ne contiene uno, ed è attraverso il centro laya nella particella generativa umana che l'entità incarnante viene ad incarnarsi. Infatti, il germe vitale di ogni seme contiene, nel suo nucleo, un centro laya, dal quale, e attraverso il quale, l'entità attinge i suoi flussi di vitalità e i poteri spirituali che la costruirono nell'essere che deve diventare.

Laya è un termine sanscrito che significa "centro che si dissolve" o "risolve." La materia, trasformandosi verso l'alto in un piano superiore e più etereo, passa attraverso i centri laya o punti o condotti che sono porte aperte, per così dire, o canali sia d'ingresso che di uscita. Ugualmente, quindi, questi centri laya sono i punti o i canali in cui le sostanze o le materie dei piani superiori passano verso il basso ed entrano nel nostro universo fisico sotto ciò che per noi è l'apparenza di forze ed energie, che è realmente materia nel suo sesto o settimo stato superiore. Queste forze ed energie si trasformano prima alchemicamente e poi, successivamente, nelle varie "materie" del mondo fisico, e così nel tempo diventano gli elementi fisici conosciuti.

Ne La Dottrina Segreta, troviamo questo profetico passaggio di H. P. Blavatsky:

Abbiamo detto che Laya è ciò che la scienza chiamerebbe il punto Zero; il regno della negatività assoluta, l'unica Forza reale assoluta, il noumeno [o Principio Causale] del Settimo Stato di ciò che, nella nostra ignoranza, chiamiamo e riconosciamo come la "Forza," o anche il noumeno [o Principio Causale] della Sostanza Cosmica Indifferenziata che è essa stessa un oggetto irraggiungibile ed inconoscibile per la percezione finita; la radice e la base di tutti gli stati di oggettività e anche di soggettività; l'asse neutro, non uno dei suoi multipli aspetti, ma il suo centro. Potrebbe servire a delucidare il significato se tentiamo di immaginare un centro neutro. —  . . . Un "centro neutro" è, sotto un certo aspetto, il punto che limita qualsiasi serie di sensi. Immaginiamo quindi due piani consecutivi di materia, ciascuno di essi corrispondente ad un organo o ad una serie di organi percettivi appropriati. Siamo obbligati ad ammettere che, fra questi due piani di materia, ha luogo una circolazione incessante e se, per esempio, seguiamo gli atomi e le molecole del piano inferiore nella loro trasformazione ascendente, essi giungeranno ad un punto in cui oltrepasseranno completamente il livello delle facoltà che noi usiamo nel piano inferiore. In realtà, per noi, la materia del piano inferiore svanisce dalla nostra percezione — o piuttosto passa ad un piano superiore, e lo stato di materia che corrisponde ad un tal punto di transizione, deve possedere certamente proprietà speciali e difficili a scoprire. Questi "Sette Centri Neutri" sono dunque prodotti da Fohat [Coscienza-Energia Cosmica] che . . . incita la materia all'attività e all'evoluzione. — 1, 148

Questo fu scritto nel 1888. Quarant'anni dopo, Sir James Jeans scrive dei suoi "punti singolari." Tuttavia, Sir James vede solo l'apparenza della materia che viene nel nostro mondo fisico da quella che egli chiama "dimensione," che è realmente il mondo invisibile o successivo al mondo sopra di noi, un piano cosmico superiore. Ma egli non evidenzia che questi centri laya o punti singolari servono equivalentemente per il passaggio della materia del nostro mondo, che attraverso l'evoluzione è diventata altamente eterizzata, di nuovo nella forza o forze da cui è originariamente venuta, svanendo o passando così verso l'alto, in uno scoppio di energia, alla sua fase primordiale, e stabilendo quindi una duplice circolazione dall'interno all'esterno e dall'esterno all'interno — dal nostro mondo verso l'interno nelle sfere superiori alle nostre e, in verità, anche nelle sfere inferiori alle nostre, se il passaggio è degenerativo e segue pertanto la tendenza verso il basso.

Né vi è qualche altra ragione per cui questo passaggio dall'alto al basso o, all'inverso, dal basso verso l'alto, dovrebbe cessare in qualche parte durante l'enorme periodo di vita di un universo in manifestazione o in manvantara. Pensando ai centri laya esistenti nei mondi interiori, siamo obbligati a concludere che seguono poi gli stadi successivi, nel progresso verso l'alto e verso l'interno di quest'onda o fiume di sostanza che avanza, finché, nella grande ultima fase di qualsiasi universo, ridiventa il fulgore e la sostanza della coscienza cosmica che governa un tale universo, coscienza che è stata sempre la sua radice, e da cui in origine fu emanata o sgorgò. Dov'è che possiamo mettere dei limiti alla coscienza, alla mente, alla forza, alla sostanza e alla sua progenie illusoria, la materia? La materia del nostro piano diventa ed è energia dei piani sotto di essa. La materia dei piani superiori al nostro è la sorgente delle forze ed energie che fluiscono verso il basso nel nostro piano durante il loro corso per diventare l'una o l'altra delle forme di manifestazione della "materia" su questo piano. I fiumi che scorrono di forza o energia attraversano semplicemente l'universo fisico, e da allora in poi, nel corso debito di lunghe ere, perseguono il loro sentiero in altri piani interiori dell'essere.

In ultima analisi, tutte le forme della materia fisica derivano dalla radiazione nelle sue molteplici manifestazioni, e quindi la materia fisica così come ce la relazionano i nostri sensi, è radiazione o luce descrivibile e concretizzata o cristallizzata — non tanto l'ottava chiamata luce "visibile" ma nel suo significato più generale, luce incarnata nella parola radiazione, che abbraccia le molte "ottave" di attività radiativa, dai raggi cosmici a quelli usati nelle trasmissioni radio.

L'idea non è del tutto nuova, anche se per molti anni è stata dimenticata o tranquillamente trascurata. Newton, nel suo Opticks (4.a ed., 1730) aveva un concetto di quest'idea quando scrisse:

I Corpi grossolani e la Luce non sono convertibili l'uno nell'altro, e non possono i Corpi ricevere gran parte della loro Attività dalle Particelle di Luce che entrano nella loro Composizione?

E ancora:

Il mutarsi dei Corpi in Luce, e la Luce in Corpi, è molto conforme al Corso della Natura, che sembra lieta di queste Trasmutazioni. — Libro Terzo, Ques. 30, p. 374

Il grande scienziato inglese non scrisse mai una cosa più ammirevole di questa; e possiamo solo meravigliarci che sia stata completamente per tanto tempo.

Quindi, tutta la materia è in definitiva forza o energia, e può essere considerata fondamentalmente come luce pura, che è sia sostanza che forza cristallizzata in forma ed aspetto materiale. Perciò, il mondo in cui viviamo, in ultima analisi, è luce o radiazione, luce cristallizzata o concretizzata.

Sir James Jeans nel suo The Mysterious Universe afferma:

La tendenza dei fisici di oggi è di risolvere l'intero universo materiale in onde, e nient'altro che onde. Queste onde sono di due tipi: onde bloccate che chiamiamo materia, e onde libere che chiamiamo radiazione o luce. Il processo di annichilazione della materia è semplicemente quello di sbloccare l'energia dell'onda e renderla libera di viaggiare attraverso lo spazio. Questi concetti riducono l'intero universo a un mondo di radiazione, potenziale o esistente . . . — 2.a ed., p. 69

Viene in mente la dichiarazione di H. P. Blavatsky nel 1888, che verrà il giorno in cui la ricerca scientifica scoprirà che quello che chiamiamo il nostro universo fisico non è altro che luce condensata o cristallizzata. Così tutte le cose, nebulose e comete, soli e pianeti, pietre, vegetazione, e anche i nostri corpi — sono luce o radiazione cristallizzata o concretizzata o, che è la stessa cosa, forze che equilibrano altre forze o energie e le sostengono in un equilibrio più o meno stabile.

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Max Planck, uno scienziato di fama internazionale, aiutò ad abbattere le barriere che una volta si supponeva che esistessero tra materia ed energia con la sua teoria dei quanti. Nel tentare di considerare certi fenomeni elettromagnetici, gli venne un'intuizione nel senso che quella che è chiamata materia è, come materia, composta di quantità distinte, cioè quantità di unità, e che l'energia non è un flusso continuo. Se l'energia o forza è convenzionalmente concepibile come un flusso continuo, non possiamo mai pensare che l'energia o forza, come l'acqua, sia divisibile in particelle; come l'acqua è composta dagli atomi dell'idrogeno e dell'ossigeno, così l'energia o forza è ora concepita come un essere composto di corpuscoli o particelle — chiamati quanti. Come la materia è composta da atomi, così la forza o energia è ora considerata ugualmente composta da "atomi" o corpuscoli. Questi quanti sono unità non solo di energia, ma di energia moltiplicata dal tempo — molto semplicemente va inteso il tempo durante il quale una di queste unità agisce come una quantità definita, come ad esempio una scarica elettrica, e ciascun quanto o unità, com'è concepito, combinato con l'elemento tempo, è chiamato "un'azione."

Comunque, il nostro universo in tutti i suoi fenomeni e apparenze è illusorio, essendo la materia fisica di per sé la cosa più sostanziale ed irreale che conosciamo. I nostri sensi fisici riportano solo una piccola parte del cosmo — uno o due toni del diapason del canto della vita, solo qualche nota del vasto campo di attività vibratoria che l'universo contiene. Inoltre, le forze o energie che agiscono attraverso la materia e la controllano e la guidano, sono di molti tipi diversi: quello fisico, l'etereo, e così via verso l'alto e verso l'interno finché lo spirito stesso, l'originatore cosmico, è raggiunto. Da questo originatore comincia l'ascesa di una gerarchia ancora più spirituale, e così via, ad infinitum.

Vedendo questa panoramica dal lato della materia e da quello che le è sottostante, non possiamo trovare né l'uno né l'altro dei fondamentali. L'elettrone non è un fondamentale, perché c'è qualcosa che va ancora oltre, dentro, e in un senso ancora più infinitesimale, che costruisce gli elettroni e i protoni, ecc. — essendo questi infinitesimali parti di magnitudo inferiore ma non necessariamente di energia o potenza inferiore.

Letteralmente, non sappiamo quanto possiamo andare lontano nella direzione di questo tipo di divisibilità, né vorremmo avventurarci a suggerire un confine limitante, a meno che non sia l'insegnamento teosofico della sostanza-materia o sostanza-madre di qualche gerarchia cosmica che raggiunge le frontiere dell' "interiorità" o "esteriorità," che possiamo definire le frontiere dell'omogeneità. Questa sostanza omogenea sarebbe soltanto uno dei punti d'approdo o fondamentali gerarchici in entrambe le direzioni dell'infinita scala dell'essere; tuttavia, quella che chiamiamo omogeneità non è che l'inizio di un' altra e più elevata — o, all'incontrario, inferiore — gamma o scala delle entità di vita gerarchica.

In rapporto a ciò che abbiamo detto riguardo ai centri laya, da un certo punto di vista possono essere graficamente descritti come punti originanti tra piano cosmico e piano cosmico, o centri neutrali; e poiché la linea di congiunzione o sostanza unificante tra piano cosmico e piano cosmico è sempre la più elevata delle sottogerarchie inferiori che vi si fondono, è evidente che la sostanza di fusione o linea è a carattere omogeneo. Come la natura si ripete attraverso tutta la sua intera struttura, così questi centri laya non solo sono canali di comunicazione tra piano cosmico e piano cosmico, ma, visti altrimenti, possono essere chiamati punti individualizzati o cuori o centri monadici. Il loro numero è effettivamente quasi infinito.

Inoltre, questi centri laya, in un periodo della loro esistenza, dormono, finché si risvegliano all'attività funzionale, dopo di che diventano punti focali di un intenso movimento, e così restano durante il tempo di vita dell'entità che, con il loro operato funzionale, essi portano nell'esistenza manifestata, nel vero senso del termine, animare.

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Gli scienziati dicono che l'atomo fondamentale, o meglio, il più semplice atomo fisico, oggi è l'atomo dell'idrogeno. Ma un giorno diventerà conoscenza comune che, per quanto riguarda la materia fisica, vi sono cose ancora più eteree, ancora più semplici, dell'atomo di idrogeno.

Vi sono dei segnali che "L'Ipotesi di Prout" stia ottenendo rapidamente credito, sebbene possa sembrare rivoluzionaria ad un numero abbastanza vasto, anche nella nostra era che sta familiarizzando con gli scherzi degli elettroni e i movimenti maliziosi dei loro percorsi. Il fisico e chimico inglese William Prout, che morì nel 1850, sviluppò l'idea che quella che gli antichi chiamavano la materia prima o prote hyle — la sostanza fisica primordiale — è ciò che oggi conosciamo come idrogeno, e pensò che gli altri elementi chimici come sono elencati nelle tavole chimiche fossero formati da questo gas mediante qualche processo ancora sconosciuto di solidificazione o condensazione e di raggruppamento. L'ipotesi ottenne, per un periodo, qualche scarso consenso, ma alla fine fu abbandonata quando dopo ricerche più approfondite si scoprì che gli altri atomi chimici non erano esattamente multipli dell'atomo di idrogeno.

Una ricerca più estesa fin dai tempi di Prout e nuove scoperte hanno oggi spiegato quella che sembrava la principale difficoltà nell'ipotesi di Prout. I lavori di Thomson e di F. W. Aston mostrarono che qualcuno dei cosiddetti elementi chimici consisteva in una mescolanza di due elementi che hanno identiche proprietà chimiche ma che possiedono effettivamente diversi pesi atomici. Questi furono chiamati da Soddy isotopi, dal composto greco, nel senso che hanno la stessa collocazione nella tavola chimica. Era quindi dimostrato che il cloro, ad esempio, con il peso atomico di 35.46, non era un singolo elemento unitario, ma una mescolanza di atomi che possiedono le proprietà del cloro, con i rispettivi pesi di 35 e 37. Risultati del genere furono ottenuti con parecchi altri elementi, cosicché i pesi atomici degli altri elementi nelle tavole chimiche esaminati fino ad allora sono attualmente riconosciuti molto vicini a tutti i numeri che sono effettivamente, come indicò Prout, multipli dell'idrogeno. Come afferma Dampier-Whetham in A History of Science:

L'ipotesi di Prout, che essi siano tutti multipli di quello dell'idrogeno, è ora stata comprovata come vera, con una leggera discrepanza che può essere spiegata dall'interesse senza pari verso la moderna teoria dell'atomo. — seconda edizione, 1930, p. 391

Se i chimici fisici hanno ragione, e l'atomo di idrogeno è composto solo di due corpuscoli — un singolo elettrone con un compagno protone — devono essere de facto ciascuno un'entità autonoma ed auto-perdurante ma composita; altrimenti, non potrebbero esistere come un'unità individuale. La Filosofia Esoterica considera ogni entità unitaria fisica, sia macroscopica o ultra-microscopica, come un composto; e quindi anche queste cosiddette particelle fondamentali della sostanza fisica sono in se stesse divisibili in ulteriori unità componenti — se le nostre risorse d'indagine e la nostra tecnica fosse capace di trasferire il nostro lavoro nell'ultra-infinitesimale. L'idea di tutto questo è che le radici delle cose sono nei mondi invisibili; di conseguenza, la vera spiegazione delle cose deve essere trovata nei mondi invisibili.

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In verità, sono in pochi a realizzare che gli atomi, anche delle nostre strutture fisiche, incarnano forze terrificanti che, essendo così incredibilmente tenute in equilibrio, sostengono i nostri corpi in forma coerente e perdurante. Ma noi, come esseri monadici nel nostro intimo, ci destreggiamo in qualche maniera ammirabile a mantenere in equilibrio queste forze paurosamente potenti e quasi incomprensibili, che costantemente agiscono attraverso di noi affinché possiamo esistere su questo piano fisico come entità corporee, e farlo quasi inconsciamente; e non veniamo fatti a pezzi da questi genii naturali che inconsapevolmente teniamo prigionieri nelle nostre strutture fisiche!

È stato a lungo un sogno che l'uomo possa imbrigliare le immense sorgenti di potere nel mondo atomico. Si stima che un singolo centimetro cubico della terra è così colmo di potere elettrico, che se i poli positivi e negativi di quest'ultimo potessero essere separati e concentrati in punti di un centimetro, l'attrazione tra di essi sarebbe una forza equivalente a centinaia di milioni, milioni, e milioni, di tonnellate!

Cento quintilioni di tonnellate! Pensate a quanti centimetri di metri cubici di materia sono contenuti nei nostri corpi fisici, e all'incredibilmente stupendo gioco di forze e il loro equilibrio che avviene incessantemente. Considerate anche come il nostro corpo conserva la sua forma in età adulta relativamente immutata man mano che gli anni avanzano. L'essere monadico interiore è stupendamente potente nel controllare queste immense forze dei regni eterici della natura, che ci modellano sia astralmente che fisicamente — per non dire delle forze ancora più sottili che lavorano nei campi psicologici e spirituali del nostro essere. E dietro queste parti psicologiche ed astrali c'è l'entità spirituale che controlla forze ancora più meravigliose, perché l'entità monadica spirituale è la radice del nostro essere. La sorgente di energia racchiusa nell'atomo è così impensabilmente vasta, che si diversifica, sia in potenza che in qualità, da quelle lunghezze d'onda spirituali ancora più elevate e più potenti dell'energia dello spirito, che passano da stella a stella.

Sir Oliver Lodge, nel suo Ether of Space, dice che l'energia disponibile, se solo l'uomo potesse imbrigliarla, energia che giace in un millimetro cubico di materia eterica, che è una particella non più larga della testa di un normale spillo, è sufficiente a rifornire un milione di cavalli a vapore che lavorano senza sosta per quaranta milioni di anni! Queste cose ci dice la scienza di questo spazio apparentemente vuoto, che in realtà è il mondo eterico del piano cosmico astrale. I nostri sensi non possono riportare più di quello che loro stessi possono raccogliere dal campo delle vibrazioni eteriche per il cui utilizzo si sono evoluti. Se ricordiamo che la nostra sfera fisica non è che un vasto agglomerato di cariche elettriche nei corpi di differenti atomi di cui è composta la materia fisica — "sottoatomi" elettronici che sono ampiamente separati l'uno dall'altro come lo sono i corpi celesti nella propria sfera fisica — non è difficile riconoscere il fatto che esseri con un apparato diverso dal nostro possono facilmente guardare attraverso i nostri corpi fisici e attraverso il corpo della nostra terra come se fossero "spazio vuoto." In verità, se avessimo "l'occhio eterico," percepiremmo l'etere intracosmico in cui viviamo fisicamente, e saremmo invisibili l'un l'altro come corpi fisici. Solo un occasionale elettrone lampeggerebbe come una striscia di luce attraverso la nostra visione — un elettrone che simbolizza l'energia elettrica. I cinque sensi umani, ad esempio, sono il prodotto non solo dell'evoluzione, ma anche delle forze attive dell'universo interconnesse ed interattive nelle varie materie che compongono l'universo. Inoltre, la Tradizione Esoterica insegna che questi sensi con i loro rispettivi organi sensitivi, attualmente sono cinque di numero, ma in un remoto futuro saranno sette, se non dieci, anche se non tutti evolveranno simultaneamente, ma appariranno in ordine seriale, quantunque in ogni senso ci fossero sempre gli adombramenti degli altri sensi. Così l'udito fu il primo senso sviluppato; il tatto lo seguì; poi, in una serie regolare, vennero la vista, il gusto e l'olfatto. È interessare confrontare questa serie di cinque organi con le "ottave" della radiazione scoperte dalla scienza. I sensi sono l'espressione di varie forme di "radiazione," di forze che lavorano nella sostanza materiale; anche se in questi casi le radiazioni sono a carattere prevalentemente psico-mentale in quanto fisiche, com'è dimostrato negli organi attraverso i quali lavorano.

Nessuno può tuttavia dire appropriatamente come esistono le ottave della radiazione. Teoricamente, queste ottave della radiazione si estendono indefinitamente in entrambe le direzioni della "scala della radiazione." Se prendiamo la scala ordinaria e consideriamo la radiazione visibile della luce nelle sue variazioni settenarie come parte centrale di questa scala, e consideriamo che il lato destro sia il campo degli ultravioletti, seguito da ottave di lunghezza d'onda ancora più breve, e se prendiamo il lato sinistro come fosse una serie di ottave di radiazioni di una lunghezza d'onda più lunga, qui abbiamo una scala che corrisponde singolarmente ai cinque sensi umani così come si sono sviluppati finora con i loro rispettivi organi.

Quindi, cominciando dal lato sinistro estremo nel campo di lunghezze d'onda lunga, abbiamo le onde radio che coprono all'incirca undici o dodici ottave come le conosciamo finora, e che si esprimono come suono, corrispondendo così al nostro senso dell'udito. Passando lungo la scala verso destra, e quindi attraverso ottave di lunghezze d'onda che crescono progressivamente più brevi, passiamo attraverso quelle onde che producono in noi il senso del calore, del tatto, che quindi seguono l'udito. Continuando il nostro percorso a destra e attraversando allora ottave di onde di lunghezza rapidamente decrescente, raggiungiamo il campo della radiazione visibile con il suo spettro settenario, e così troviamo il nostro organo della vista che qui risponde agli impatti che hanno su di esso le lunghezze d'onda che può ricevere e segnalare alla mente. Continuando il nostro viaggio attraverso la scala verso destra, ed entrando nelle lunghezze d'onda costantemente decrescenti, entriamo nel campo ultravioletto della scala, che corrisponde al nostro senso del tatto; e proseguendo il nostro viaggio a destra e nelle lunghezze d'onda che diventano sempre più brevi, entriamo nel campo dei raggi x, che corrispondono ai nostro senso dell'olfatto.

Due altri sensi, con i loro organi corrispondenti, si svilupperanno nel corpo umano prima che sia finito il nostro periodo di tempo su questo globo, e si scoprirà che questi due sensi, dei quali abbiamo solo un presentimento, corrispondono alle lunghezze d'onda che si trovano verso l'estremità destra della scala radioattiva finora conosciuta — raggiungendo l'estremità dei raggi x e dell'inizio dei raggi gamma. Pertanto, quando l'evoluzione produrrà i tre sensi superiori prima che l'umanità abbandoni questa catena planetaria, gli scienziati di quel remoto futuro realizzeranno che questi tre sensi, ancora completamente inattivi nell'uomo, corrisponderanno, una volta sviluppati, a quella che in quel tempo sarà l'estrema distanza della scala radioattiva verso destra — cioè, le lunghezze d'onda ancora più brevi dei raggi gamma, e che possiamo descrivere come raggi cosmici. Naturalmente, ciò significa che l'umanità perfetta di quel lontano futuro sarà diventata autocoscientemente rispondente alla radiazione, che adesso è appena compresa oppure solo sospettata.

Come ha rilevato Sir James Jeans nel suo libro Through Space and Time: "le nostre orecchie possono udire undici ottave del suono, ma i nostri occhi possono solo vedere un'ottava della luce." Logicamente, questo potrebbe apparentemente significare che le nostre orecchie, come organo sensoriale, siano di gran lunga più vecchie e quindi più capaci di funzionare rispetto ai nostri occhi. La differenza tra la capacità di percepire e trasmettere undici ottave come nell'udito ed un'ottava come nella vista, per quanto non enorme, è tuttavia significativa. Anche in Occultismo, ciascuno dei nostri sensi, considerato ora come funzioni organiche psico-mentali e vitale-astrali, contiene in sé le potenzialità e le capacità, per quanto latenti, di ogni altro senso. Così, il senso, e in misura minore l'organo della vista, contiene non solo la propria capacità e funzione particolare di visione, ma ugualmente, più o meno latenti, gli altri quattro sensi dell'udito, della vista, del tatto e dell'olfatto.

Ciascuna delle sette grandi razze radici dell'umanità, succedendosi l'un l'altra serialmente nel tempo, porta in attività pienamente funzionale e ugualmente in un regolare ordine seriale uno dei sette sensi, pur includendo i sensi non ancora sviluppati, a manifestarsi imperfettamente:

Prima Razza Radice:

Udito

Seconda Razza Radice:

Udito e Tatto

Terza Razza Radice:

Udito, Tatto, e Vista

Quarta Razza Radice:

Udito, Tatto, Vista, e Gusto

Quinta Razza Radice:

Udito, Tatto, Vista, Gusto, e Olfatto

Sesta Razza Radice:

Le razze radice, verso la loro estinzione, evolveranno ciascuna il loro senso appropriato, con il suo organo appropriato; e così, la serie dei sette sensi completamente sviluppati, ognuno con il suo organo appropriato e la sua funzione organica, saranno tutti in attività alla fine della settima razza radice su questo globo in questa quarta ronda.

Così, ciascun senso contiene potenzialmente i germi o rudimenti di tutti gli altri sensi che seguiranno in qualche periodo. Infatti, tutti questi sensi non sono che specializzazioni della loro sorgente interiore ed unificante.

Vi è qualcosa nell'uomo, da cui egli può imparare ed osservare la natura universale ed invisibile, più del suo semplice apparato sensoriale: le facoltà e i poteri del proprio dio interiore, di una capacità praticamente infinita perché è inseparabilmente vincolato alla natura divina dell'universo, e quindi è capace di andare alla radice delle cose, alla stessa realtà cosmica, perché il suo dio interiore è una parte individualizzata ma identica della realtà cosmica.

Quando la scienza del futuro avrà realizzato che gli esseri fisici non possono esistere senza un nucleo interno di energia o "anima," allora sarà diventata una vera scienza filosofica. Arriverà a comprendere che il mondo fisico non è che l'espressione delle forze e della sostanza eteree che vi fluiscono e che quindi lo compongono, dalle sfere e dai mondi che per il nostro attuale apparato sensoriale sono invisibili — e che possiamo chiamare "l'anima" del mondo fisico. Sfortunatamente, questa comunione tra scienza e Filosofia Esoterica non è ancora stata raggiunta. Tuttavia, la Verità è la cosa più sacra che l'uomo possa desiderare di avere, e indiscutibilmente oggi le migliori menti scientifiche sono i ricercatori della Verità.


[1] [o De bello civile] — n. d. t.

[2] In tedesco Nikolaus Krebs. — n. d. t.

[3] Argo Panoptes (Argo "che tutto vede") è un gigante che ha, secondo alcuni miti, un occhio, secondo altri quattro (due davanti e due dietro), e secondo altri ancora ne aveva cento, e dormiva chiudendone cinquanta per volta. Altri miti sostengono che avesse infiniti occhi su tutto il corpo. — n. d. t.

[4] Sono «particelle elementari» — particelle e onde allo stesso tempo, che qualche scienziato, senza molta fortuna, propose di chiamare ondicole. — n. d. t.

[5] La "ruota del carro" è una galassia ad anello, (in Inglese Cartwheel galaxy) — distante 500 milioni di anni luce nella costellazione dello Scultore. — n. d. t.


Capitolo 10

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