Theosophical University Press Online Edition

La Sorgente Primordiale dell'Occultismo di G. de Purucker


Sezione 4

Galassie e Sistemi Solari:
la loro Genesi, Struttura e Destino

L'UNIVERSO: UN ORGANISMO VIVENTE

La Dottrina Segreta insegna lo sviluppo progressivo di ogni cosa, tanto dei mondi quanto degli atomi; e questo meraviglioso sviluppo non ha né un principio concepibile né una fine immaginabile. Il nostro "Universo" è soltanto uno degli innumerevoli Universi, tutti "Figli della Necessità," poiché sono anelli della grande catena cosmica degli Universi, ed ognuno sta in relazione di effetto in rapporto al suo predecessore, e di causa in rapporto al suo successore. (La Dottrina Segreta, I, 43 ed. or.; edizione italiana, versione stampabile, p. 56 online, Istituto Cintamani.)

Le forze di vita in un universo sono ininterrottamente all'opera; non restano prive di moto nemmeno per un istante. Di conseguenza, l'universo, dopo aver attraversato gli stadi dei mondi invisibili, rinasce, raggiunge il culmine della sua esistenza materiale, ma non si ferma lì, perché nel momento in cui è raggiunto l'acme della curva, allora le forze si muovono costantemente verso il basso, e tuttavia in avanti.

Un universo viene in esistenza perché un'entità cosmica si sta reincarnando; e un universo muore, come muore un uomo, perché ha raggiunto il punto in cui la maggior parte delle sue energie sono già passate nei regni invisibili. Gli universi s'incarnano proprio come fanno gli ego umani. Le stesse leggi fondamentali prevalgono sia nel grande che nel piccolo. Non vi è alcuna differenza essenziale di nessun tipo. Le differenze sono nei dettagli, non nei principi. La morte è solo un cambiamento; la vita solo un'esperienza. L'unica cosa che perdura è la coscienza pura senza vincoli, perché include tutte le altre cose.

In genere, gli uomini pensano che crescono fino alla maturità e poi smettono di crescere, restando maturi per un periodo, e quindi comincia il declino. Non vi è un tale periodo di pausa. Le forze che compongono l'uomo e che fanno di lui un essere, si muovono costantemente lungo la stessa via che portò il fanciullo alla nascita, che lo condusse fino all'età adulta, e che trascina l'adulto alla morte. Dal momento in cui è raggiunto il culmine delle facoltà e dei poteri dell'uomo in qualsiasi vita, comincia la decadenza, e per 'decadenza' s'intende che l'uomo interiore ha già cominciato a creare il suo cammino e il suo nuovo corpo nei mondi invisibili.

L'uomo è a casa su molti piani. Egli, in effetti, è a casa dappertutto. La vita della nostra terra è solo un breve arco del cerchio dell'esistenza; come sarebbe assurdo dire che un qualsiasi luogo particolare, come la nostra terra, sia il criterio in base al quale giudicare l'intero pellegrinaggio dell'uomo. Così anche l'incarnazione e la crescita di un universo, come pure il suo culmine e la sua decadenza seguita dalla morte, sono causati dall'emergere dell'entità cosmica dalle sfere invisibili di questi regni materiali, incarnandosi nella sostanza degli stessi e costruendo così un universo materiale, e quindi propagandosi; e quando questo propagarsi si avvicina al suo completamento, l'universo è nella sua fase di dissoluzione.

Avviene la stessa cosa per una stella o un sole, come lo è per il suo universo genitore. E ugualmente per un'entità. La vita è senza fine, non ha un inizio né una conclusione; e un universo non è in alcun modo diverso, nei suoi elementi essenziali, da un uomo. Come potrebbe essere altrimenti, dato che un uomo esemplifica semplicemente ciò che l'universo incarna come legge primaria. L'uomo è una parte; l'universo è il tutto.

Guardate la cupola viola della notte. Osservate le stelle e i pianeti: ciascuno di essi è un atomo di vita nel corpo cosmico; ognuno di essi è la dimora di una moltitudine di atomi di vita più piccoli che costruiscono i corpi che vediamo. Inoltre, ogni sole splendente che ingemma i cieli una volta era un uomo, o un essere equivalente ad un umano, che possedeva qualche grado di autocoscienza, di potere intellettuale, di coscienza e visione spirituale, come pure un corpo. E i pianeti e le miriadi di entità sui pianeti che circondano ogni tipo di dio cosmico, ogni tipo di stella o sole, ora sono le stesse entità che in lontani manvantara[1] passati erano gli atomi di vita di quell'entità. Attraverso le ere si trascinarono dietro tutto il sapere ed il progresso. Ma più lontano, lungo il sentiero evolutivo, come loro guida, c'era il proprio genitore, la sorgente del loro essere.

Con le nostre azioni influenziamo continuamente il destino dei soli e dei pianeti del futuro, perché quando noi, facendo emergere i poteri innati del dio interiore, saremo diventati soli gloriosi che splendono nelle profondità cosmiche, allora le nebulose e i soli intorno a noi saranno le entità evolute che ora sono gli esseri umani nostri fratelli. Di conseguenza, le relazioni karmiche che abbiamo l'un l'altro qui sulla terra o su altri globi della nostra catena planetaria, o altrove, sicuramente influenzeranno il loro destino come pure il nostro.

Si, ciascuno di noi, nei remoti eoni del futuro, diventerà un sole risplendente negli spazi dello Spazio. E questo accadrà quando avremo evoluto la divinità nel cuore del nostro essere, e quando la divinità, a sua volta, sarà avanzata verso altezze ancora più grandi. Oltre il sole vi sono altri soli così elevati, che per noi sono invisibili, soli dei quali il nostro sole è un divino assistente.

La Via Lattea, un universo completo ed autosufficiente è, aggregativamente, soltanto una cellula cosmica nel corpo di qualche entità supercosmica, che a sua volta non è che una di un'infinità di altre entità simili ad essa. Il grande contiene il piccolo: il più grande contiene il grande; ogni cosa vive per ogni cosa, e dentro di essa. Questo è il motivo per cui la separatività è stata chiamata la 'grande eresia.' Ė la grande illusione, perché la separatività non esiste. Niente può vivere solo per se stesso. Ogni entità vive per il tutto, e il tutto è incompleto senza una sola entità, e quindi vive per essa.

Lo Spazio Illimitato è la nostra casa. Ė lì che andremo, e in verità siamo lì anche ora. Noi non siamo solo connessi da vincoli infrangibili con il cuore dell'Infinitudine, ma siamo noi stessi quel cuore: questo è il tranquillo, piccolo sentiero che insegnarono gli antichi filosofi; il sentiero del Sé spirituale interiore.


I GIORNI E LE NOTTI DI BRAHMĀ

L'apparizione e la scomparsa dell'Universo sono raffigurate da un'espirazione e da un'inspirazione del "Grande Soffio," che è eterno e che, essendo Moto, è uno dei tre aspetti dell'Assoluto — mentre Spazio Astratto e Durata sono gli altri due. Il "Grande Soffio," quando è proiettato, è chiamato il Respiro Divino, ed è considerato come il respiro della Divinità Inconoscibile — l'Esistenza Una — che espira un pensiero, per così dire, che diventa il Kosmo. (Vedi Iside Svelata) Quando poi il Soffio Divino è inspirato nuovamente, l'universo si dissolve nel seno della "Grande Madre," che allora dorme "ravvolta nelle sue vesti eternamente invisibili." (La Dottrina Segreta, I, 43 ed. or.; p. 56 online)

Quando H.P.B. riportò i passi delle arcaiche scritture hindu, come ad esempio il Vishnu-Purāna, sui Giorni e le Notti di Brahmā a livello cosmico, intesi come le espirazioni e le inspirazioni di Brahmā,[2] usò un linguaggio figurato. Brahmā può essere descritto come un aspetto individualizzato della Superanima cosmica o Brahman, la divinità-radice individuale di qualsiasi unità cosmica, sia un sistema solare che il nostro, o qualche sistema individuale più vasto o più piccolo. Brahmā è quindi la coscienza-sostanza vivificante e in espansione della natura nei suoi cicli di manifestazione perennemente periodici. Equivale, in una vera distinzione, a mūlaprakriti, o meglio, pradhāna, la natura-radice, che è l'ombra o il lato materiale del cosmo.

Brahmā, generalmente parlando, è la divinità cosmica, anche se il termine è ugualmente usato negli attuali scritti teosofici per significare l'entità spirituale di cui una catena planetaria[3] forma i sette principi o, altrimenti detto, ne è l'incarnazione. Ogni globo di una tale catena planetaria — e su più vasta scala questo è applicabile all'intero sistema solare — corrisponde non solo a uno dei principi del Brahmā di una catena planetaria, ma ugualmente ogni globo del genere è un epicentro o un 'nodo' in cui è localizzata la coscienza di quel Brahmā. Proprio nello stesso modo, l'uomo, nella propria costituzione settenaria, ha i suoi diversi nodi o centri, in cui è localizzata la coscienza che emana dal dio interiore e in cui egli agisce. Infatti, il suo dio interiore, durante i periodi di attività nel manvantara — in questo caso nelle incarnazioni umane — è il Brahmā dell'uomo.

Ogni apparizione di un sistema solare (e ugualmente di una catena planetaria) nella manifestazione manvantarica è un'espirazione del suo Brahmā, la divinità cosmica; similmente, ogni inspirazione dello stesso Brahmā significa il suo pralaya, il periodo di riposo, la sparizione in piani più elevati dell'essere manifestato. Avviene esattamente la stessa cosa per l'uomo: quando è incarnato sulla terra, egli è un pilastro di luce che discende dallo spirito verso il basso attraverso tutti i piani, fino a raggiungere il corpo fisico; quando egli muore e la sua costituzione si disgrega, il pilastro di luce è attratto dal basso verso l'alto fino a raggiungere nuovamente i regni spirituali, il che significa la sua sparizione dai piani cosmici inferiori.

Il pralaya — dalla radice li, dissolvere, e pra, via — è il termine generalizzante per lo stato di riposo o latenza tra due manvantara o cicli di vita, di qualsiasi grandezza. Durante il grande pralaya, o mahapralaya, ogni individuo, o unità, che era differenziato, sparisce dall'universo fenomenico e si trasforma nell'essenza noumenica che periodicamente e attraverso la Durata infinita dà vita a tutte le manifestazioni fenomeniche della natura. Il pralaya, quindi, è la dissoluzione del visibile nell'invisibile, dell'eterogeneo nell'omogeneo; in altre parole, l'universo oggettivo ritorna nella sua sottostante ed eternamente creativa causa primordiale, per riapparire alla successiva alba cosmica come un nuovo universo, il frutto karmico del vecchio universo, il suo 'sé' anteriore. Per le nostre menti finite il pralaya è come uno stato di non-essere — e così è per tutte le esistenze ed esseri sui piani inferiori eterici e materiali.

Quando un sistema solare riemerge dalla latenza cosmica alla fine del suo pralaya solare e comincia le sue manifestazioni dallo spirito che discende giù nella materia, è l'espirazione di quel rispettivo individuo cosmico, cioè Brahmā. Ugualmente, quando il manvantara solare è terminato, tutte le parti e porzioni del sistema solare gradualmente spariscono dai piani inferiori e sono attratte in ordine seriale nei regni spirituali; allora s'instaura il pralaya solare, l'inspirazione di quel particolare individuo cosmico. Dove prima esisteva un sole con le sue catene planetarie, non vedremmo altro che l'aether cosmico, come quello che ora esiste tra stella e stella nei vasti reami degli spazi stellati.

Inoltre, il pralaya e il manvantara altro non sono che nomi per le sistoli e le diastoli di un cosmo. La sistole è l'inglobamento, l'inspirazione, la sparizione di tutto ciò che è, e la diastole è il contrario: l'espirazione o manifestazione lungo la scala cosmica della vita dallo spirito alla materia più grossolana dei piani dell'entità in espansione, quale che possa essere — sole, catena planetaria, o anche una galassia. Le sistoli e le diastoli sono anche usate per i cicli delle macchie solari che rappresentano le pulsazioni del cuore solare.

Quando un'entità manifestata su qualsiasi piano va in pralaya, gli atomi di vita che abbandona su quel piano cadono in un sonno profondo che continua per tutto il tempo in cui dura il pralaya. Quello che la scienza di oggi ritiene uno spazio vuoto è realmente l'aether cosmico in uno stato di pralaya; ed ogni parte di questo impropriamente chiamato spazio vuoto è stata, dall'eternità del passato, e lo sarà ancora nell'eternità del futuro, il campo per l'apparizione delle entità che si manifestano.

L'aether non dovrebbe mai essere confusa con l'etere. Sono diversi in sostanza e significato, come l'anima spirituale dell'uomo lo è dal corpo astrale. L'aether è effettivamente identica al termine sanscrito akasa, essendo entrambe le estensioni supreme dell'anima mundi. L'etere è l'aspetto più grossolano o fisico dell'aether, ed è spesso intercambiabile con la luce astrale, che è il detrito dell'anima mundi o, il che significa la stessa cosa, dell'aether. Nel caso dell'uovo aurico dell'uomo, nella sua parte più elevata è ancora pura akasa o aether o anima spirituale, e nelle sue parti astrali e fisiche è il linga-sarira che corrisponde all'etere e alla sostanza astrale inferiore, essendo il corpo fisico il precipitato o deposito di queste ultime.

Durante il manvantara, un'entità cosmica, a causa delle forze che lavorano dall'interno verso l'esterno, come pure dall'esterno verso l'interno, si manifesta su piani diversi dello Spazio illimitato; durante il suo pralaya la stessa entità sparisce da questi piani, e i suoi principi più elevati riposano in un'inimmaginabile beatitudine nirvanica. Proprio così è per l'uomo durante la vita e dopo la morte, ma su scala molto più ridotta. Brahmā

Il nirvana[4] è uno stato di coscienza celata, di assorbimento nel puro Essere cosmico, ed è il meraviglioso destino di coloro che hanno raggiunto la conoscenza sovrumana, la purezza e l'illuminazione spirituale. Ė veramente l'identificazione personale-individuale con il Sé spirituale — il Sé superiore. Ė anche lo stato delle entità monadiche nel periodo che intercorre tra i manvantara minori, o ronde, di una catena planetaria; e maggiormente tra ciascun periodo di sette ronde, cioè un Giorno di Brahmā, ed il successivo Giorno, o nuovo kalpa, di una catena planetaria.

Vi sono diversi gradi di nirvana; ce n'è uno così elevato da fondersi impercettibilmente nella condizione della gerarchia cosmica del nostro universo. Il nirvana è stato chiamato anche il punto evanescente della materia differenziata. Lo stato puramente nirvanico è il "laya dello Spirito in Parabrahman," un'assimilazione con Parabrahman, un ritorno dello spirito all'astrazione ideale dell'Esseità che non ha alcun rapporto modificante con i piani manifestati su cui esiste il nostro universo durante questo ciclo manvantarico.

Il paranirvana è ciò che è 'oltre il nirvana,' il periodo di riposo kosmico o mahapralaya — la Grande Notte di Brahmā — la condizione che insorge alla fine del manvantara del sistema solare, il Saurya manvantara.[5] Proprio come un uomo ottiene l'unione autocosciente con la monade divina che è la radice del suo essere, raggiungendo quindi il nirvana, così il sistema solare e tutte le entità autocoscienti in esso, alla fine del Saurya manvantara, raggiungono un'unione del tutto simile, ma molto più alta, con la gerarchia dell'universo galattico, che potremmo descrivere come il paranirvana del sistema solare.

Ancora, quando il sistema solare universale è pervenuto alla sua fine manvantarica e comincia il Maha-Saurya pralaya, allora tutti i tre dhatu — o gruppi generalizzati di piani cosmici che nella loro unità strutturale formano qualsiasi sistema solare come pure qualsiasi sistema universale — sono strappati dall'esistenza come tante foglie secche nel vento d'autunno, e nulla resta tranne la 'pienezza' della vacuità.

Ogni entità che si manifesta nell'universo è una coscienza o monade. Così il nostro sole è una monade solare, un essere divino nelle sue parti più elevate; ugualmente, ogni catena planetaria è un individuo, un'entità di grandezza meno spirituale rispetto ad un sole ma, ciò nonostante, un individuo cosmico. Allo stesso modo ogni atomo, durante la sua manifestazione, è un individuo incarnato — un dio nel suo centro, un atomo di vita nella parte intermedia della sua costituzione, un atomo chimico nel suo corpo.


GENESI DI UN SISTEMA SOLARE UNIVERSALE

"Il Sole Centrale fa sì che Fohat raccolga la polvere primordiale sotto forma di globi, costringendoli a muoversi secondo linee convergenti, ad accostarsi infine l'uno all'altro e ad aggregarsi." (Libro di Dzyan). ... "Essendo sparsi nello Spazio, senza ordine o sistema, i Germi dei Mondi cozzano sovente fino alla loro aggregazione finale, dopo la quale diventano Erranti (Comete). Allora cominciano le battaglie e le lotte. I (corpi) più anziani attraggono i più giovani, mentre altri li respingono. Molti periscono divorati dai loro compagni più forti. Quelli che si salvano diventano Mondi." (La Dottrina Segreta, I, 201 ed. or.; p. 161 online. 

Il nostro sistema solare è iniziato nello Spazio, nel grembo di Aditi, la Madre Eterna, come una nebulosa — non per caso, ma come una delle fasi della sua nuova incarnazione. Man mano che quella nebulosa si muoveva nello spazio, nel suo centro cominciò ad esserci una condensazione della sua sostanza. Questa condensazione divenne il sole, e poco dopo, in vari punti dentro quella nebulosa, ebbero luogo delle condensazioni simili, ma minori, della materia nebulare, che diventarono i pianeti.

Notate la distinzione, come pure la similarità, fra i termini Spazio e Aditi. Aditi è usato per quella particolare porzione di spazio che è, o diventa, la materia originante o la matrice cosmica da cui deve nascere qualche unità spaziale, come un sistema solare o una galassia. Mentre Spazio può essere usato in questo senso limitato, può ugualmente significare l'Illimitato; ma forzerebbe il significato di Aditi chiamarlo l'Illimitato o Spazio infinito, perché né l'Illimitato né lo Spazio infinito possono essere considerati come se agissero in una funzione individualizzata o generativa. Aditi è spesso vista come Devamatri, la Madre degli Dei, perché, come ritiene H.P.B., "è dalla sua matrice cosmica che nacquero tutti i corpi celesti del nostro sistema."[6]

Eleviamoci in spirito a una porzione d'infinitudine cosmica che la scienza chiamerebbe spazio vuoto; e innalziamo quindi le nostre menti verso l'alto e verso l'interno dei sette stadi o piani, fino a raggiungere il piano dello spirito cosmico. Tutti i piani attraverso i quali la nostra mente è passata formano il corpo manifestato o l'essere di Aditi — una parola che significa 'senza frontiera.' Mentre restiamo con il pensiero su questo piano supremo attraverso eoni di tempo cosmico, la nostra coscienza, essendo diventata un osservatore, si sviluppa consapevole del movimento nello spirito-sostanza che ci circonda. Un punto matematico o centro sembra che si stia condensando, comincia a fiammeggiare di luce e ad avviare dentro di sé un movimento circolare o rotatorio, come pure un movimento di traslazione o di progressione.

Mentre guardiamo con il pensiero attraverso le ere, vediamo questo centro duplicarsi e moltiplicarsi altrove nella sostanza-spazio intorno a noi: questi altri punti focali, apparentemente più piccoli, facendo esattamente come ha fatto il primo punto, fiammeggiano d'inimmaginabile splendore e si muovono sia a cerchio che spostandosi. Cominciamo a notare che il cosiddetto spazio vuoto, in cui esistono questi vari punti lampeggianti, diventa esso stesso completamente attivo come sostanza spirituale; e mentre nel nostro pensiero passano ancora altre ere, realizziamo che stiamo assistendo alla condensazione o formazione di una nebulosa spirituale, o un mare di Fuoco spirituale ardente ma senza calore, in cui i punti roteanti esistono come nuclei viventi, ciascuno formato intorno ad un centro-laya. Con il passare del tempo, questa nebulosa spirituale e tutte le sue parti, sia la sua pienezza che i diversi nuclei, irradiano emanazioni, cioè forze e sostanze che scaturiscono da se stesse verso il basso, fino al successivo piano inferiore del corpo di Aditi, piano che a sua volta è così risvegliato da regolari serie di fasi per manifestare la vita nebulare. Questa progressiva discesa continua rapidamente attraverso una successione di emanazioni, in modo che ogni piano del corpo di Aditi, o l'universo, diventi a sua volta un campo dello spazio o la fase di risveglio dell'esistenza e di innumerevoli punti viventi, che sono monadi in manifestazione.

Quando il piano fisico dello spazio è raggiunto, cominciamo a discernere gli stessi fenomeni: deboli fasci e strie di luce si fondono e diventano una nebulosa splendente, che aumenta in brillantezza man mano che le ere passano, nella quale i nuclei viventi — o meglio, le emanazioni su questo piano più basso che arrivano dai nuclei originali del piano più elevato — riappaiono con i loro rispettivi movimenti circolari e traslatori. Così abbiamo una nebulosa nella sua apparizione sul piano fisico.

La nebulosa stessa gira lentamente in una rotazione maestosa attraverso lunghe ere, i nuclei viventi gradualmente diventano più brillanti e più attivi nella loro manifestazione sul piano fisico. Allora percepiamo che il più esteso di questi nuclei viventi è veramente l'inizio del nostro sole, e che i nuclei più piccoli compiono movimenti interni come nebulose minori dentro la nebulosa più grande, essendo tutti loro più condensati del campo complessivo della nebulosa stessa. Vediamo che la sostanza vivente che forma la nebulosa nella sua totalità è lentamente assorbita o risucchiata nei rispettivi corpi di questi nuclei. Infine, assistiamo alla nascita del piano fisico del sistema solare, con le sue concomitanti catene planetarie nelle loro prime apparizioni su questo piano cosmico.

Comprendiamo che sia il sole che le catene planetarie sono a carattere molteplice, estendendosi dallo spirituale verso il basso, attraverso tutti i mondi intermedi fino al piano cosmico fisico. Notiamo che questi nuclei si raggruppano in maniera tale che sul piano più elevato vi è un solo globo, e su ogni successivo piano vi sono due nuclei o globi, finché raggiungono il piano fisico dove c'è ancora un solo nucleo o globo — il 'riflesso' su questo piano del globo più elevato sul piano spirituale. Ognuno di questi nuclei-globi, costituito esso stesso non solo di spirito e di anima, ma anche del corpo di Aditi, è quindi come un'unità cosmica di tipo settenario — o decagono — o dodecagono, secondo il modo in cui scegliamo di contare i suoi diversi elementi o principi.

Per evitare confusione, dovremmo comprendere chiaramente quella che potremmo chiamare la meccanica dell'apparizione di un sistema solare — dapprima come un punto o germe che le scritture hindu definiscono un hiranyagarbha o 'seme d'oro.' L'apparizione dell'incandescente hiranyagarbha sul piano più elevato dei sette piani dello spazio è realmente un centro-laya che comincia a risvegliarsi all'attività. Questo seme cosmico si espande gradualmente man mano che si schiude, a causa dei principi della vita interiore che si dispiegano dall'alto in basso attraverso i centri-laya. Nel confluire dei periodi del tempo cosmico, questo germe d'oro continua la sua espansione, e alla fine raggiunge la dimensione di una nebulosa, colmando tutto lo spazio dove appare con una 'luce fredda' o un 'fuoco freddo.' In questa nebulosa, gli hiranyagarbha minori, i semi cosmici, lentamente irrompono attraverso la manifestazione, e ciascuno, a sua volta, si espande e si dilata, ed è anche l'inizio del risveglio all'attività di un centro-laya. Abbiamo così una vasta espansione della fiamma spirituale incandescente ma perfettamente fredda, che è la nebulosa nel suo complesso. Qua e là nella sostanza di questa nebulosa appaiono questi punti focali minori o hiranyagarbha, ciascuno dei quali è il seme di un futuro corpo celeste che appartiene al sistema solare universale in embrione, e che ora si trova nel processo di formazione su questo piano spirituale più elevato di manifestazione, il settimo.

Periodicamente, uno di questi hiranyagarbha minori, nel suo dispiegarsi emanativo, raggiunge il punto in cui, come abbiamo detto prima, compie dentro di sé un movimento di tipo sia rotatorio che traslatorio, a causa delle forze innate che agiscono attraverso di esso — e questo movimento duale fa di ciascun hiranyagarbha minore una cometa.

Poiché la discesa attraverso i sette piani di manifestazione continua lungo eoni di tempo, il surplus di vita (Vedi Fundamentals of the Esoteric Philosophy, cap. 45) sull'arco discendente alla fine raggiunge la parte inferiore del più elevato dei sette piani, ed irrompe nella parte più elevata del successivo piano cosmico inferiore. Qui ha luogo la stessa rincorsa dell'attività in evoluzione: prima, l'apparizione del seme cosmico, che si dilata e si espande e si effonde dal centro-laya, che è il suo nucleo, e poi, sempre più, delle forze e sostanze che esso progressivamente dipana, finché, nel tempo, sul piano cosmico inferiore si forma nuovamente una nebulosa simile alla sua genitrice sul piano superiore.

Il processo continua attraverso tutti i sette piani della manifestazione fino a pervenire al piano cosmico più basso possibile che possa raggiungere il karma del sistema solare universale in espansione, e questo piano lo chiamiamo il nostro mondo materiale, l'aspetto inferiore dell'Uovo universale di Brahmā. Su questo piano materiale appare prima una cometa cosmica che, dopo essersi rivoltata nel suo lontanissimo letto nello spazio a causa del risveglio del centro-laya, comincia a correre con movimenti irregolari attraverso gli spazi galattici. Alla fine, raggiunge quella porzione della galassia da cui è karmicamente attratta — il nostro sistema solare universale, circondato com'è dalla fascia zodiacale. Qui ottiene una stabilità relativa a causa delle energie o poteri equilibranti di questi dodici magnetismi fohatici che scaturiscono dalle dodici costellazioni dello zodiaco celeste.

La cometa cosmica ora si è radicata nello spazio come un disco relativamente circolare di luce smagliante che circonda un centro globulare o nucleo, e quest'ultimo è l'hiranyagarbha che si è sviluppato ed è diventato la cometa cosmica. Questo nucleo, in un successivo periodo eonico, diventa il principale centro fohatico del sistema solare universale.

Il movimento è innato ad ogni centro-laya risvegliato all'attività, a causa delle forze, energie e sostanze che fluiscono attraverso di esso; e così s'instaura immediatamente una rotazione, una continuazione del movimento rotatorio della cometa cosmica, e questo movimento dell'intera nebulosa, come essa ora è, continua sino alla fine del Mahā-Saurya manvantara. Nella struttura di questa nebulosa appaiono gli hiranyagarbha minori, ciascuno dei quali, a sua volta, per i poteri innati del movimento, compie dentro di sé un movimento sia rotatorio che traslatorio, e generalmente questi focolai minori nella nebulosa complessiva sono le origini di quelli che nel tempo diventeranno pianeti.

Dalla primordiale o prima apparizione del sistema solare universale — dal primo impulso del centro-laya nelle profondità dello spazio galattico, e passando attraverso gli stadi di cometa cosmica e poi di nebulosa — le varie fasi dell'entità in evoluzione ed espansione, il futuro sistema solare universale, sono tutte contraddistinte dall'incandescenza e dallo splendore della fiamma fredda, che la filosofia hindu denomina daivīprakriti (letteralmente: sostanza luminosa).

Ora, anche quando il piano cosmico più basso è stato raggiunto, non vi è ancora alcuna apparizione di quella che chiamiamo materia fisica — che viene soltanto nello stadio più avanzato dell'evoluzione del sistema solare universale. La fiamma fredda, che è l'apparizione di daivīprakriti sul piano cosmico inferiore, è infatti materia che appartiene ad un altro sottopiano piuttosto che a quello del nostro mondo fisico, materia nella sua prima e seconda condizione o stato più elevato. In realtà è la stessa luminosità incandescente che ha anche il nostro sole attualmente, perché quello che vediamo come il nostro sole è materia fisica nei suoi due stati supremi; comunque, il sole, poiché nella sua evoluzione ha raggiunto la fase più bassa possibile per il presente Mahā-Saurya manvantara, è circondato da un aura o velo di materia in qualche modo più grossolano, materia che è nel suo terzo stadio di condensazione verso il basso.

Qui abbiamo un paradosso nel fatto che il sole stesso non è né solido né gassoso; non è nemmeno caldo, sebbene sia decisamente ardente, e ardente di fiamma fredda. Tuttavia, vi è un 'calore' intorno al velo esterno del sole, prodotto non da un 'incendio' o da una 'incandescenza' ma dallo straordinario lavoro dell'associazione e dissociazione chimica ed alchemica degli atomi di vita che formano il rivestimento esterno del sole. Tutti questi rivestimenti del sole sono la sua aura vitale e, di fatto, sono l'espressione più grossolana dell'uovo aurico solare. Le titaniche energie che producono la luminosità e lo splendore dell'aura del sole sono la manifestazione di daivīprakriti sui due piani più alti dell'universo fisico. Daivīprakriti stessa è la coscienza spirituale e la luce intellettuale nelle sue parti supreme, e la luminosità di nebulose e comete quando essa tocca i sottopiani più elevati del nostro piano cosmico materiale.

Durante il Mahā-Saurya pralaya, i principi spirituali, intellettuali e psichici superiori di un sistema solare universale esistono nello spazio, nell'incomprensibile attività di questi principi superiori, sebbene i principi inferiori di questo sistema siano dispersi e dissociati. Gli atomi di vita di questi principi o elementi inferiori sono sospesi nello spazio in una condizione che forse potremmo raffigurare come 'congelati' in una sonnolenza, e restano in tale condizione inattiva durante le lunghe ere di quel pralaya. Ma quando le reincarnazioni dei suoi principi superiori cominciano ad aver luogo appena la vita che discende raggiunge i piani e sottopiani inferiori dello spazio, questi eserciti di atomi di vita non attiva iniziano a risvegliarsi all'attività, e sono attratti dai principi inferiori e dal corpo di questo sistema solare universale, che essi aiutano a riformare.

Tornando all'argomento principale della riapparizione di un sistema solare universale su differenti piani cosmici, troviamo prima la cometa cosmica che si espande lentamente e raccoglie in sé moltitudini di atomi di vita 'congelati' e in attesa. Raggiungendo il suo luogo karmicamente destinato nella galassia, e passando per gradi attraverso le fasi dell'estesa nebulosa, e roteando lentamente una nebulosa a spirale, gradualmente assume la forma della nebulosa anulare o nebulosa ad anello, ed infine ottiene una forma sferica o a forma di uovo. Sono state prese alcune magnifiche fotografie che mostrano queste diverse forme nebulari in varie fasi della loro evoluzione. In verità, potendo vedere la nostra galassia, la dimora dell'universo, da qualche punto esterno, vedremmo qualcuna delle nebulose appiattite o discoidali che queste fotografie mostrano così chiaramente.

La natura ripete i suoi operati su tutti i piani e in tutti i campi, alti o bassi, interni ed esterni, perché l'azione analogica è il corso del procedimento della coscienza universale che tutto permea, che segue automaticamente le leggi innate del proprio essere. Una volta che un sistema solare universale, o un Uovo di Brahmā nel suo complesso, ha raggiunto la fase più grossolana o più materialmente sviluppata dell'espansione emanativa, allora abbiamo un sistema solare universale simile al nostro, consistente di un numero di diversi sistemi solari collegati insieme a causa della discesa e del destino karmico.

Ora, l'arco ascendente, che è il ritorno allo spirito dell'Uovo di Brahmā, è percorso da un'inversione lungo la linea di ciò che ebbe luogo sull'arco discendente. Lentamente, attraverso eoni di tempo, e proprio dall'inizio dell'arco ascendente, il sistema solare universale segue il suo lungo viaggio a ritroso verso lo spirito. Innanzitutto, tutte le parti inferiori del piano cosmico più basso cominciano a riavvolgersi, come un rotolo di pergamena che si piega, e quando si è arrotolato, ha luogo una procedura simile con il successivo piano più elevato. Il processo involutivo continua attraverso tutti i sette piani manifestati finché, ancora una volta, lo spirito viene raggiunto, il Mahā-Saurya manvantara è finito, e tutti i vasti aggregati dei principi ed elementi più alti e più elevati entrano nella loro condizione paranirvanica totalmente inesprimibile. Dove prima era esistito il sistema solare universale in tutta la sua pienezza di poteri e sostanze manifestate, ora vi è lo spazio 'vuoto.'

Sebbene le ere siano molte e lunghe, nella Durata senza fine arriverà il momento in cui ancora una volta avrà inizio il grande dramma di un 'nuovo' sistema solare universale, ma su una serie di piani superiori a quelli del suo 'vecchio' sé. Tutto quello che una volta era X e Y e Z nel 'vecchio' sistema è ora A e B e C in quello 'nuovo;' e così, mediante fasi graduali, la scala galattica dell'Essere fa salire tutti i sistemi verso destini inconcepibili per l'uomo.

Tuttavia, dietro a tutto questo, e fuori da tutte le apparizioni fenomeniche, per quanto grandi possano essere, vi è quel Qualcosa che i saggi dei tempi arcaici chiamavano riverentemente Quello. Dovremmo sempre tenere nel cuore e nella mente, come l'intuizione finale della verità, che qualsiasi cosa che è 'apparenza' dopo tutto è 'maya.' Ė solo l'incomprensibile, l'impensabile, il permanente, ad essere eterno. E questo grandioso Mistero, del quale siamo tutti figli, dèi e uomini, universi ed atomi, galassie ed aggregati di galassie, è la radice senza radice della nostra essenza più profonda, da cui proveniamo, e in cui periodicamente ritorneremo.


LO ZODIACO CELESTE E LA NASCITA DI UN SISTEMA SOLARE

 H. P. Blavatsky dice appropriatamente che tutto il nostro destino, in verità il destino del sistema solare e di ogni catena planetaria che esso contiene, è scritto nello zodiaco, e quindi, naturalmente, nelle sue dodici costellazioni, segni, case o dimore — tutti nomi che si possono indifferentemente applicare alle dodici parti in cui è diviso lo zodiaco.[7] Queste dodici case, potrei aggiungere, non sono porzioni del nostro sistema solare, e nemmeno della nostra catena planetaria.

Lo zodiaco è quella fascia di costellazioni che l'astrologia antica divideva in dodici parti e che, visto dalla terra, circonda il nostro sistema solare come una cintura. Ciascuna di tali costellazioni, che insieme formano le dodici case dello zodiaco, è un ammasso di stelle karmicamente unite da vincoli passati del destino, ciascuna avente il proprio caratteristico swabhava — in altre parole, la propria elettricità spirituale o magnetismo fohatico. Così lo zodiaco contiene dodici diversi magnetismi fohatici a livello cosmico, ciascuno distinto da tutti gli altri, ma appartenenti naturalmente tutti ad un magnetismo spirituale ancora più grande, nel quale sono avvolti, ossia il fohat della nostra galassia o dimora dell'universo.

Di fatto, ogni monade attraverso tutta l'infinità ha il suo magnetismo spirituale caratterizzante, la propria bipolarità magnetica, che è la sua individualità. Non esistono due uomini identici: se lo fossero, essi non sarebbero due ma uno solo. Ogni atomo di vita ha ugualmente la sua individualità spirituale o magnetismo. Similmente, il corpo fisico dell'uomo, in verità la sua intera costituzione, ha un proprio swabhava magnetico-spirituale, come ce l'ha qualsiasi organismo, tipo una catena planetaria o un gruppo di stelle come le costellazioni. Ogni casa zodiacale ha anche il suo swabhava, e quindi il suo particolare mahat, l'intelligenza cosmica. In altre parole, lo zodiaco contiene dodici poli diversi, cioè le polarità del magnetismo spirituale-intellettuale o elettricità fohatica, e ciascuno produce il proprio tipo di influenze nel deflusso delle sue emanazioni intorno a se stesso, ed estendendosi attraverso lo spazio.

L'intera cintura dello zodiaco è una porzione della galassia, un gruppo di costellazioni al quale è connesso karmicamente in maniera speciale il nostro sistema solare con tutte le sue catene planetarie concomitanti. Questa è la ragione per cui sono tutti raggruppati nella dimora del nostro universo.

Consideriamo ancora la nascita di un sistema solare. Arriva il momento in cui le forze discendenti insieme alle loro sostanze eteree riempiono un centro-laya assopito nel cuore della galassia. Rinvigorito da questi flussi di vita che arrivano dai piani superiori, il seme cosmico del futuro sistema solare si precipita dal suo letto nello spazio, e per delle ere prosegue un percorso errante attraverso la galassia, attirato qua e là dalle attrazioni di vari ammassi stellari o soli individuali.

La Dottrina Segreta (I, 203-4 ed. or.; pp. 162-3 online.) dà la seguente descrizione grafica delle peregrinazioni cometarie attraverso le profondità galattiche:

Nato nelle profondità insondabili dello Spazio dall'Elemento omogeneo chiamato l'Anima del Mondo, ogni nucleo di materia cosmica, lanciato istantaneamente alla vita, inizia la propria esistenza nelle circostanze più ostili. Attraverso un'innumerevole serie di ere deve conquistarsi il proprio posto nelle infinitudini. Circola roteando fra i corpi più densi e già fissi, muovendosi a sbalzi e dirigendosi verso qualche determinato punto o centro che lo attrae e, simile ad una nave attirata in un canale tortuoso, disseminato di scogli a fior d'acqua e sotto di essa, cerca di evitare altri corpi che alternativamente lo attraggono o lo respingono. Molti periscono, la loro massa si disintegra, assorbita da masse più forti e, quando sono nati nell'ambito di un sistema planetario, periscono principalmente nel ventre insaziabile dei rispettivi Soli. Quei nuclei che si muovono più lentamente e sono spinti in una corsa ellittica, sono condannati, presto o tardi, a sparire. Altri, muovendosi in curve paraboliche, sfuggono generalmente alla distruzione per effetto della loro velocità.

Nella stessa opera (I, 100 ed. or.; p. 94 online, I. Cintamani) cita un antico Commentario che afferma che Mārttānda, il nostro sole, "inspirò [fece rientrare] nel suo ventre i soffi vitali dei suoi fratelli" cercando di divorarli,[8] e di conseguenza fu esiliato nel centro del regno, e che i suoi fratelli più giovani, i pianeti, girano intorno a lui per tenersi lontani finché giunga il tempo in cui essi possano avvicinarlo con sicurezza.

Il germe cosmico o cometa che sfugge alla distruzione continua a perseguire le sue peregrinazioni, e alla fine raggiunge il proprio obiettivo che, nel caso del nostro sole embrionale e le sue catene planetarie dormienti, era il gruppo di ammassi stellari che chiamiamo zodiaco. Più concretamente, il nostro sistema solare in embrione, allora un'errante cometa pellegrina, raggiunse il campo dello spazio all'interno della galassia dove precedentemente, come sistema solare, aveva vissuto con la sua famiglia della catena planetaria. Una volta dentro il cerchio racchiudente dello zodiaco, e quindi soggetta alle possenti emanazioni fohatiche spirituali e magnetiche di tipo dodecagono, la cometa pellegrina comincia a stabilizzarsi nella vita. Allora, lentamente passa dalla fase cometaria allo stadio nebulare, aumentando, nel corso delle ere, gradualmente di misura e crescendo più materiale e grossolana nella struttura, poiché assorbe le moltitudini infinite dei suoi primi atomi di vita inferiori che aveva fatto cadere su questo piano quando la sua precedente esistenza come sistema solare era pervenuta alla fine.

Man mano che passa attraverso questo processo di concretizzazione, la cometa accumula tutti i vari tipi di materia eterea, in parte da quelle che la scienza chiama nebulose oscure, che altro non sono che materia dormiente nel quinto, sesto e settimo stato contando dall'alto; e così, per gradi, raccoglie dentro di sé, per accrescimento ed attrazione, incrementi di materia appartenente a questo piano.

Ora, relativamente stabilizzata, essa è incatenata dentro le dodici attrazioni fohatiche-polari dello zodiaco, all'inizio della sua esistenza come nebulosa. Attraversa vari stadi nebulari, crescendo sempre più solidificata, più condensata, risplendendo sempre più luminosamente a causa dei Quarantanove Fuochi che agiscono in essa.[9] Quando è diventata una nebulosa visibile, anche se non completamente composta di materia del nostro piano fisico, ma di materia eterea che appartiene alle due o tre condizioni più elevate della materia fisica — proprio come la sostanza del nostro globo solare visibile — distinguiamo dentro questa vasta nebulosa i nuclei viventi che spaziano qua e là all'interno del suo campo. Nel tempo, il più esteso e più potente di essi diventa il corpo del sole; i nuclei più piccoli sono le rispettive catene planetarie nella loro prima ronda. Così ha avuto inizio un sistema solare, e così si è avviato il sublime dramma della vita del nuovo manvantara solare.

Dopo che è stata raggiunta questa fase, la sostanza della nebulosa è lentamente assorbita o divorata, in parte dal sole e in parte dai diversi nuclei viventi più piccoli, che sono le origini delle catene planetarie. Ciascuno attrae e risucchia dall'interno della nebulosa solare circostante quei particolari atomi di vita che nel precedente manvantara solare gli erano appartenuti; in questo modo, ciascun nucleo vivente, sia solare che planetario, si solidifica e potenzia la sua struttura o corpo.

Durante il corso della nascita di un sistema solare, vi sono non solo intense attrazioni tra questi differenti nuclei-globi, ma, allo stesso modo, altrettante forti repulsioni, dovute alla vitalità fohatica che l'entità vivente manifesta in ciascun globo, e attraverso di esso, come il proprio Brahmā.

Nei periodi primordiali della formazione del sistema solare, prima che in questo sistema cominciasse l'attuale splendida condizione simmetrica delle cose, il sole, che era quello più vasto tra i corpi allora relativamente condensati nella nebulosa, iniziò ad attirare con forza tutte le altre parti della nebulosa, cercando di raccogliere queste altre condensazioni più piccole ed inferiori in se stesso. Allora esisteva un'interazione di attrazione e repulsione tra il centro, o sole, e i punti esterni che si stavano condensando. Il risultato fu l'inizio della rivoluzione planetaria intorno al sole. I pianeti lottarono contro la potente attrazione solare, e vi furono battaglie nello spazio tra il sole con il suo terrificante potere d'attrazione e i pianeti che tentavano di cercare la salvezza allontanandosi; e, poiché non potevano liberarsi dall'attrazione gravitazionale — più precisamente, dall'influenza spirituale, psico-magnetica come pure fisica — del grande sole, girarono intorno a lui, in orbite circolari e poi ellittiche, e così fu instaurato il sistema solare.


I SOLI RĀJA E L'UOVO COSMICO DI BRAHMĀ

La dottrina delle sfere comprende l'intera struttura, caratteristiche ed attributi, come pure l'origine e il destino del sistema solare e di tutto ciò che esso contiene, inclusi, naturalmente, i punti di diverse catene planetarie che insieme formano il regno del sole. Questa dottrina ha quattro aspetti diversi che possiamo descrivere brevemente come:

1. Il sistema solare universale, incluso un numero di sistemi solari individuali tutti sottomessi allo stesso sole Raja.

2. Il nostro sistema solare, una catena solare dodecagona, con i suoi sette (o dodici) pianeti sacri che hanno il nostro sole come loro fratello maggiore. Questo secondo aspetto tratta anche le influenze spirituali-psicologiche che questi pianeti[10] esercitano sulla catena planetaria della nostra terra, e il ruolo che esse ricoprono nella sua formazione.

3. La catena planetaria della terra, di per sé, il cui aspetto è connesso innanzitutto con la circolazione delle varie onde di vita attraverso i dodici globi dell'intera catena, e la maniera in cui questa catena — come esempio della catena planetaria nel suo complesso — è costruita e formata.

Ogni catena planetaria è la settuplice (o dodecagona) costituzione di un essere celeste, la cui dimora è principalmente nel globo più elevato, e la cui influenza vitale e la cui mente permeano ogni globo, e quindi ogni essere o atomo che va a formare i vari globi di quella catena. Proprio come l'uomo ha i suoi sette principi, così su scala cosmica ogni catena planetaria ha i suoi sette (o dieci o dodici) punti focali o nodi della coscienza, che sono i suoi rispettivi globi.

4. Quell'aspetto della dottrina che forse è il più mistico dei quattro, e a cui allude H.P.B. quando scrisse in linguaggio strettamente velato:

Per quanto concerne Marte, Mercurio e "gli altri quattro pianeti", questi hanno dei rapporti con la Terra, dei quali nessun Maestro né alcun occultista elevato parlerà mai, e tanto meno ne spiegherà la natura. (La Dottrina Segreta, I, 163-4 ed. or.; p. 136 online.)

Vi è una tendenza a confondere il sistema solare universale con il nostro sistema solare. I due non sono uno, ma diversi e, in un certo senso, proprio parti distinte dell'Uovo cosmico di Brahmā.

Ora, il sistema solare che la scienza riconosce è semplicemente la porzione fisica del nostro Uovo cosmico di Brahmā, e anche qui è solo quella parte della porzione fisica che i nostri sensi possono percepire. In realtà, il nostro sistema solare esiste su sette (o dieci o dodici) piani cosmici, estendendosi da quello più elevato attraverso i mondi e regni invisibili giù fino al nostro piano fisico o prithivi. Quest'Uovo cosmico, quindi, va considerato come un vasto aggregato di piani o mondi interpenetranti e interagenti, ciascuno avendo i suoi particolari pianeti-globi con i loro rispettivi abitanti a vari gradi dello sviluppo evolutivo, come pure soli diversi che esistono su questi piani cosmici.

Gli antichi mistici greci e i successivi gnostici, riecheggiando l'insegnamento arcaico impartito nei Misteri, definirono opportunamente quest'Uovo del Mondo come un vasto Pleroma o Pienezza. Così noi siamo autorizzati a concepire l'Uovo cosmico come un 'solido,' la cui parte più grande esiste in assoluto nei mondi invisibili, e di cui noi conosciamo solo imperfettamente la parte fisica. Quest'Uovo cosmico è il nostro sistema solare universale, e contiene non solo il nostro sistema solare, ma un numero di altri sistemi simili ai nostri, in definitiva a causa dell'identica origine e identico destino. Tutti questi sistemi solari, interagendo e funzionando, ma ciascuno del tutto distinto dagli altri, derivano da una comune origine primordiale in remoti manvantara passati. Inoltre, quest'Uovo cosmico è presieduto da una grande catena solare o sole spirituale che, a causa della sua preminenza in età e spiritualità, nella filosofia esoterica è chiamato un sole Rāja,[11] un sole re, o una stella Rāja.

Nel secondo volume della Dottrina Segreta troviamo il seguente e significativo passo (II, p. 240 ed. or.; p. 157 online, nota 60.)

Anche la scienza è costretta ad accettare l'esistenza astronomica di questo "Sole Centrale" degli occultisti, perché non può negare nello Spazio siderale la presenza di un corpo centrale nella Via Lattea, un punto invisibile e misterioso, il centro sempre celato di attrazione del nostro Sole e dell'intero nostro Sistema. Ma questo 'Sole' è considerato in altro modo dagli occultisti orientali. Mentre cabalisti ed ebrei occidentali (e anche qualche pio astronomo moderno ) dichiarano che in questo Sole la Divinità suprema è presente in modo particolare, riferendosi agli atti di volontà di Dio — gli Iniziati orientali sostengono che, siccome l'essenza superdivina dell'Assoluto sconosciuto è ugualmente presente in ogni luogo, il "Sole Centrale" è semplicemente il centro dell' Elettricità Universale della vita; il serbatoio in cui si concentra questa radiazione divina, già differenziata all'inizio di ogni creazione. Benché si trovi in una condizione Laya, o neutra, pur tuttavia è l'unico Centro di Vita, di continua attrazione e di perpetua emissione.

I "soli centrali" a cui si fa riferimento qui sono i soli Raja intorno ai quali gira più di un universo solare minore. Questi soli Raja o stelle re sono scagliati attraverso gli spazi illimitati dello Spazio in un numero praticamente infinito, e molti non sono affatto nel nostro mondo fisico. Comunque, non vi è, naturalmente, alcun corpo stellare centrale intorno al quale ruoti l'Infinitudine.

Un sistema solare può passare l'intero suo manvantara dall'inizio alla fine, entrare nel suo pralaya solare e passarci attraverso, e cominciare quindi un nuovo manvantara solare, mentre altri sistemi solari dello stesso Uovo cosmico possono fare la stessa cosa, oppure no. I periodi di tempo, per quanto lunghi per qualsiasi sistema solare individuale, sono tutti relativi brevi se paragonati ai più vasti periodi del sistema solare universale. Proprio come le catene planetarie del nostro sistema solare hanno molte incarnazioni durante il manvantara solare, ugualmente il nostro sistema solare ha molte incarnazioni durante il manvantara universale dell'Uovo cosmico di Brahmā.

Qui è trattato solo un aspetto dei grandi misteri cosmici, e lo comprenderemo meglio ricordando che vi sono soli e soli. Alcuni soli sono gli ultimi in un manvantara, le conclusioni, per quel manvantara, di un maestoso sviluppo evolutivo che cominciò all'alba del nostro universo galattico. Vi sono altri soli che invece di essere alla loro conclusione manvantarica sono come se fossero all'inizio; e discendono nella materia invece di risalire al di fuori di essa. Entrambi i tipi di soli ricoprono i loro rispettivi ruoli nello stadio della vita manvantarica; tuttavia entrambi hanno sentieri d'attività che s'incrociano l'un l'altro, funzioni che a volte sono identiche; ed entrambi operano per il comune completamento, per noi umani del tutto imperscrutabile, del periodo manvantarico.

La vita di un sistema solare universale è molto più lunga di quella del nostro sistema solare con i suoi soli e la famiglia di fratelli o pianeti più giovani. Di volta in volta, una di queste catene planetarie termina la sua settima ronda ed entra nel pralaya, mentre i suoi principi in seguito iniziano ad errare attraverso lo spazio. A tempo debito, è attratta verso il suo sistema solare come una cometa planetaria che gradualmente trova il suo sole, e approssimativamente, se non esattamente, la sua precedente orbita. Così, anche il nostro sole, o qualche altro dei soli nel nostro sistema solare universale, percorrerà il suo periodo di vita, peregrinerà nei piani invisibili dello spazio, attraversandoli, e ritornerà a questo nostro sistema solare universale come cometa solare.

Ė importante, a questo punto, non confondere il sistema solare universale con il sistema della galassia, che naturalmente è come un sistema immensamente più esteso di soli che potremmo forse chiamare il sistema galattico dei sistemi solari. Quando, come prima, uso l'espressione sistema solare universale in rapporto al nostro sole, intendo un gruppo particolare di sistemi solari che assemblano strettamente una vasta catena di soli, dei quali uno soltanto, il nostro sole, ci è visibile su questo piano cosmico.

Non soltanto tutti gli altri soli del nostro sistema solare universale sono invisibili, ma ugualmente le loro rispettive catene planetarie, perché la nostra visione è limitata, dal nostro sviluppo karmico, a questo particolare sottopiano di un piano cosmico. Ora, un dio con la propria coscienza sviluppata su molti sottopiani di un piano cosmico possibilmente vedrebbe tutti i soli, e probabilmente tutte le rispettive catene planetarie, catene di tutti quei soli del nostro sistema solare universale. Che bel quadro sarebbe!


REINCARNAZIONE DI UNA CATENA PLANETARIA

La nascita dei corpi celesti nello Spazio è paragonato ad una folla o moltitudine di "pellegrini" alla Festa dei "Fuochi." Sette asceti appaiono sulla soglia del tempio con sette bastoncini d'incenso accesi. Alla loro accensione la prima fila di pellegrini accende i propri bastoncini d'incenso. Dopo di che, ogni asceta comincia a roteare il suo bastoncino sulla propria testa, nello spazio, e fornisce il fuoco agli altri. Così è per i corpi celesti. Un centro-laya è acceso e risvegliato alla vita dai fuochi di un altro "pellegrino," dopo di che, il nuovo "centro" si precipita nello spazio e diventa una cometa. Ė solo dopo aver perduto la sua velocità, e quindi la sua coda di fuoco, che il "Dragone Ardente" si stabilizza nella vita tranquilla e fissa come un regolare cittadino rispettabile della famiglia siderale. . . .
Che cosa ne sa la scienza delle comete, della loro genesi, della loro crescita e della loro sorte definitiva? Niente, assolutamente niente! E che cosa vi è di impossibile nell'idea che un centro-laya — una massa di protoplasma cosmico, omogeneo e latente — quando viene istantaneamente animato o infiammato, precipita dal proprio letto nello spazio e rotea attraverso le profondità abissali, per fortificare il suo organismo omogeneo mediante l'accumulo e l'aggiunta di elementi differenziati? E perché una simile cometa non dovrebbe stabilizzarsi nella vita, vivere e divenire un globo abitato! (La Dottrina Segreta, I, 203-4 ed. or.; p.163 online.) 

In parecchi punti dei suoi scritti, H.P.B. ha sottolineato che l'inizio evolutivo nella manifestazione di qualsiasi corpo celeste di qualsiasi tipo è una cometa. Questo significa che le comete sono di vari tipi, sia che diventino un globo solare o un globo di una catena planetaria, oppure no; e vi sono altre comete di tipi molto più vari riguardo all'etereità o alla materialità. Tuttavia, ogni cometa deve passare attraverso tutti i possibili stadi dei mondi interni prima di raggiungere questo piano fisico dove fa la sua prima apparizione come un tenue granello di luce, che gradualmente cresce in luminosità a causa della coda che trasuda quando si avvicina al sole nella sua orbita periodica o non periodica intorno a lui. Infatti, le comete sono invisibili prima di entrare sul sottopiano più elevato di questo piano fisico, e in tutti i casi devono essere prima osservate come un fascio quasi etereo e luminoso di luce.

Le catene planetarie nella loro origine erano 'piccoli soli'[12] — la differenza tra loro e il sole è che il sole, nello sviluppo evolutivo della sua natura e dei suoi poteri spirituali è molto più avanti delle catene planetarie. Un punto importante qui è che il manvantara di una catena planetaria è più breve nella sua durata di quanto lo sia il manvantara della catena solare.

Per chiarire: quando la catena planetaria della terra ha raggiunto la fine del suo manvantara, muore, e i principi interni di tutti i suoi globi passano nel loro paranirvana. Quando la reincarnazione di questa catena planetaria è karmicamente destinata ad aver luogo, la stessa discesa dei principi superiori attraverso i mondi interni avviene come nella nascita di un sistema solare. La nuova catena planetaria è attratta verso il proprio sistema solare, raggiungendolo come una cometa, errando periodicamente dentro e fuori dal suo sistema solare genitore, e anche dentro e fuori le profondità della galassia. Questa cometa, la futura catena planetaria, è attratta in diverse direzioni, ma percorre il suo cammino costantemente verso quel gruppo di ammassi stellari chiamato lo zodiaco, attratta dalla polarità spirituale-magnetica di Fohat. Alla fine rimane dentro il nostro sistema solare, attratta dal nostro sole intorno al quale rotea in un'orbita che poi diventa ellittica o forse circolare. Così, da pellegrino cometario nelle profondità galattiche, essa si stabilizza di nuovo nella vita e diventa un pianeta negli stadi iniziali delle sue prime ronde.

Potrebbe nascere la questione riguardo al controllo del sole sulle cosiddette comete periodiche, perché l'astronomia ha mostrato che molte di esse viaggiano in spazi distanti, forse quanto trenta volta la distanza di Nettuno dal sole, ed è ugualmente accertato che la causa della periodicità di certe comete è l'attrazione del sole.

Ora, l'aura dell'uovo aurico di qualsiasi entità si estende ben oltre il suo veicolo fisico. Di conseguenza, l'uovo aurico di un corpo celeste nei suoi diversi strati ha limiti diversi di estensione; più elevato e spirituale è lo strato, più lontano si estende dal suo centro; e più è denso o materiale, minore è la sua distanza. Gli strati psicologici, spirituali e divini dell'uovo aurico del sole sono di immensa estensione, penetrano lontano nella galassia, poiché il divino raggiunge potenzialmente le frontiere galattiche.

Poiché tutti i corpi celesti, nella loro essenza, sono esseri viventi, espressioni delle monadi, comprendiamo la ragione per cui qualsiasi cometa appartenente alla famiglia del sole per relazioni karmiche è trattenuta dal potere d'attrazione degli strati più elevati dell'uovo aurico del sole, non importa quanto lontano possa errare questa cometa nello spazio galattico e attraverso di esso. In altre parole, il sole assume il controllo delle proprie comete, che sono periodiche. Così, mentre il regno del sole sui piani inferiori comprende quello che è comunemente chiamato il sistema solare, le distanze degli strati più spirituali dell'uovo aurico del sole possono agire per simpatia fohatica anche su comete che errano tra le stelle della galassia.

Una volta che si è completamente manifestata, una catena planetaria consiste di sette globi della forma, o globi rupa, in gradi diversi di etereità, e di cinque quasi eterei, o globi arupa — dodici in tutto. Ora, H.P.B., per ragioni di sintesi, stende un velo sui cinque globi minori, e raffigura, con il suo meraviglioso linguaggio, la catena planetaria dei sette globi.

Ciascuno di questi globi, e ciascuno sul proprio piano, visibile o invisibile, cominicia il suo percorso manvantarico come una cometa; cosicché abbiamo comete fisiche come pure comete su ciascuno degli altri sei piani cosmici sopra il nostro piano cosmico visibile. Inoltre, ogni cometa si forma intorno a un centro-laya — su qualsiasi piano cosmico possa manifestarsi — per concretizzare un globo intorno a se stessa.

C'è proprio un numero di comete appartenenti alla famiglia del sole, che mostrano un'attrazione molto interessante per il gigantesco pianeta Giove, e gli astronomi le chiamano la 'famiglia delle comete di Giove.' Potremmo domandarci qual è la relazione tra Giove e la sua famiglia di comete. Vi sono due cause principali per quest'attrazione: l'immensa attrazione psico-magnetica, o attrazione vitale, del pianeta stesso; e anche le influenze più forti e più mistiche del sole Raja 'dietro' Giove. (Vedi Le Lettere dei Mahatma ad A. P. Sinnett, Lettera 23B) Possiamo dire che il sole Raja è il generale, e Giove il primo aiutante di campo. Inoltre, questo gruppo di comete è karmicamente connesso al nostro sistema solare universale come pure al nostro sistema solare.

Facciamo ora un breve schema della costruzione di una catena planetaria, limitando la nostra attenzione alla cometa, il cui destino è di costruire il globo più basso, il globo D, della nostra catena terrestre.

Nessuna cometa, quando entra per la prima volta nel sottopiano più elevato di un piano cosmico — tale come il nostro piano cosmico più basso o fisico — è formata della materia grossolana di quel piano, ma è realmente materia eterea che irrompe dal piano cosmico precedente o superiore ad esso. Gli astronomi suppongono che una cometa sia comune gas fisico che ha aggregato dentro di sé un corpo più o meno vasto di polvere cosmica e particelle di asteroidi. Sebbene questo processo avvenga in gradi di crescita sempre maggiori, e specialmente così dal momento in cui essa si è finalmente stabilizzata dentro la sua orbita, una cometa, nei suoi inizi primordiali, è essenzialmente costituita di materia non appartenente al nostro piano cosmico fisico.

Tutti i corpi celesti sono di origine spirituale. Sono pellegrini — 'orizzontalmente' attraverso qualsiasi piano, e 'verticalmente' dal piano superiore a quello più basso. Qui troviamo la croce filosofica di Platone: lo spirito che opera nella materia e su di essa. Così una cometa è originariamente una monade solare o planetaria. Discende attraverso i piani dello spazio radunando i suoi veicoli che aveva scagliato via dopo la sua precedente incarnazione. Quando raggiunge questo piano, diventa per noi gradualmente percettibile, e questo è l'inizio della sua piena esistenza settenaria — proprio come la reincarnazione di un uomo quale essere pienamente settenario comincia nell'utero.

Ora, se una simile cometa riesce con successo ad evitare di essere attratta in uno dei soli che essa attraversa durante il suo viaggio interstellare verso il nostro sistema solare, entra nel campo della morsa psico-vitale e magnetica delle forze titaniche che scaturiscono nel nostro sole, e fuori di lui. Ed essendo al tempo stesso attratta e respinta dal nostro sole, è catturata in questo equilibrio di forze — e questo carattere bipolare di gravitazione dà alla cometa una stabilità nei suoi circuiti orbitali intorno al sole. In seguito, la cometa diventa un individuo appartenente alla nostra famiglia solare, in questo caso il globo D della nostra catena planetaria. Gli altri undici globi della catena alla quale appartiene questa cometa entrano ugualmente nei loro inizi del destino.

Sono le rispettive forze di vita provenienti da ogni globo della catena lunare[13] o dalla catena di qualsiasi altro aggregato planetario, che producono o diventano i rispettivi centri-laya, i centri delle energie a riposo. Un centro-laya non è una cosa materiale. Non vi è centro-laya dove abbia esistenza un individuo, cosmico o umano che sia. Un centro-laya non è qualcosa che esiste nello spazio, in cui fluiscono le forze di vita (diciamo provenienti dalla catena lunare). Vi è un centro-laya della catena che contiene in sé i centri-laya del globo. Di conseguenza, potrebbe non esserci alcun centro-laya del globo finché tutte le essenze vitali e le energie di vita provenienti dal globo A della catena lunare abbiano lasciato quel globo un cadavere. L'aggregato di queste essenze vitali, abbandonando il globo A della catena lunare, diventa un centro-laya.

Un tale centro-laya, essendo le essenze spirituali e psico-magnetiche di qualsiasi globo della catena planetaria, deve avere una collocazione. Possiamo dire che è localizzato dentro o fuori dal nostro sistema solare? Si, fuori dal sistema solare. Nelle profondità dello spazio cosmico questi centri-laya giacciono assopiti, come germi di vita che dormono. Ma viene il momento in cui si risvegliano all'attività e sentono il sorgere degli impulsi per una nuova manifestazione — proprio come l'entità umana in devachan, quando arriva il tempo di reincarnarsi, sente i deboli incitamenti del desiderio di ritornare ancora giù sulla terra. Quando questo si verifica nel centro-laya di un globo, esso comincia a muoversi e, approfittando del momento, balza fuori dalle profondità cosmiche, peregrinando in modo più o meno errabondo, attratto da questo o quel sole con cui ha certe affiliazioni karmiche, evitandolo, volando oltre di lui sulle ali del destino, attratto da qualche altro sole, sperimentandovi forse la stessa cosa; e alla fine, attirato dai fili più potenti dell'affinità, si avvicina al nostro sistema solare, il nostro sole allora lo prende con sé e lo stabilizza nei confini del proprio regno — un karmico ritorno a casa.

Il potere attrattivo degli strati superiori dell'uovo aurico del sole trattiene nel suo dominio le comete periodiche che appartengono proprio alla famiglia del sole ma che vanno errando negli spazi galattici tra le stelle. Poiché non tutte le comete sono periodiche, molte di esse, per ragioni dovute al karma, sono attratte solo temporaneamente verso il nostro sole, gli roteano intorno durante il loro transito attraverso il nostro sistema solare, e poi lo abbandonano per continuare i loro pellegrinaggi verso quei punti particolari nello spazio che sono le loro rispettive mete, poiché ciascuna cometa di questo carattere non periodico è attratta dal proprio sole.

Il semplice fatto che il sole con i suoi pianeti assistenti è egli stesso in movimento, in nessun modo influenza la trazione esercitata sulle comete periodiche che appartengono alla sua famiglia, perché quest'attrazione psico-magnetica agisce negli strati più elevati dell'uovo aurico del sole. Così abbiamo il quadro del nostro sole in movimento attraverso lo spazio influenzando in ogni istante di tempo la propria periodica famiglia di comete, e apportando così una costante modificazione dei movimenti individuali di queste comete.

Alcune delle nostre comete periodiche che vagano tra i soli degli spazi galattici sono, per un periodo, karmicamente attratte da uno o da un altro sole nel loro immensamente lungo pellegrinaggio, ma alla fine ritornano sempre al nostro sole — a meno che incontrino il destino di essere catturate da qualche altro sole e distrutte dalla sua terrificante potenza. Questa tragedia cometaria accade abbastanza frequentemente, dopo di che, e molto rapidamente, nella misura che riguarda il tempo cosmico, questa cometa, essendo un fallimento, comincia il suo sforzo di manifestarsi nuovamente.

Ogni pianeta, se guardiamo la parte elevata della sua costituzione come spirito planetario, è sia figlio che fratello del sole — fratello, forse, è il termine più adeguato. Ma quando un'entità nata così come un atomo di vita proveniente dal cuore del sole comincia il suo pellegrinaggio evolutivo attraverso tempo e spazio, è molto più di un'entità, distinta dal sole, come lo stesso sole è diverso e distinto dagli altri soli. Ciascuno dei pianeti, dopo la fine del suo pralaya, ha una nuova incarnazione come nebulosa. Emergendo dalle profondità dello spazio stellare, è lentamente attratto verso il sole che era il suo dominatore nella sua precedente incarnazione della catena. Una tale entità, raggiungendo un sistema solare, è quindi diventata una cometa che gira intorno al proprio sole. Ė ora stabilito un equilibrio di relazioni tra il sole e la cometa; e questa cometa, man mano che le ere passano, diventa sempre di più densa e solida, e finalmente si stabilizza in un'orbita regolare intorno al sole verso cui è stata attratta.

Nel dovuto corso del tempo una nuova catena planetaria si stabilizza nella sua posizione nel sistema solare, trovando la propria orbita nel posto quasi identico che aveva anteriormente occupato come la prima catena planetaria. Se i suoi primi globi, ora lune, non sono stati ancora disintegrati nei loro rispettivi atomi di vita, la nuova catena è attratta e attrae allo stesso tempo questi globi cadaveri che ora diventano le sue lune sui diversi piani, e insieme compiono quindi le loro orbite intorno al sole, finché la luna alla fine si dissolve in polvere cosmica. Alcune catene planetarie che sono più avanzate evolutivamente rispetto alla nostra terra, e di carattere più spirituale, hanno un destino più felice, perché le loro lune si sono dissolte da lungo tempo. In altre parole, non sono tormentate da una luna kama-rupica o dal Guardiano della Soglia come lo siamo noi.[14]

Non ci sono differenze fondamentali tra i processi occulti alla nascita di un pianeta e quella di un essere umano. In ogni caso, vi è un genitore, il portatore dell'uovo, e vi è un altro genitore, il donatore del seme. Vi è sempre una fisicalizzazione, una discesa dai regni più eteri a quelli grossolani dell'esistenza materiale. Quando il punto più basso dell'arco discendente è stato raggiunto, vi è una corrispondente risalita, che riporta l'entità, sia mondo che essere umano, ai regni spirituali. Nel caso dell'uomo, questo avviene alla morte, e in rari individui all'iniziazione.


I DODICI MAGNETISMI FOHAT

La terra ripete la struttura generale, le forze e le sostanze del sistema solare al quale appartiene; e quindi ugualmente dello zodiaco, e su scala più grande, quelle della galassia. Per cui, la terra ha effettivamente dodici poteri spirituale-magnetici o fohatici che agiscono attraverso di essa, essendo ciascun globo dei dodici della nostra catena planetaria terrestre il centro di uno dei dodici poli magnetici sia del sistema solare che dello zodiaco.

I segni dello zodiaco sono simboli che ci sono pervenuti fin dalla più remota antichità; e in molte parti del mondo, come Roma, Babilonia, Egitto e Hindustan, i nomi di questi segni, che sono dati anche alle case, sono gli stessi; in altre parti del mondo, come in Cina, i nomi delle case sono completamente diversi da quelli usati attualmente in Europa e in America. I segni, pur passando con gli stessi nomi delle costellazioni o case dello zodiaco, e pur avendo il loro stesso ordinamento, tuttavia non sono gli stessi delle case.

Qual è dunque la differenza tra i segni e le case dello zodiaco? I segni sono i riflessi sulla terra, e dentro di essa, delle dodici costellazioni o case dello zodiaco celeste. In altre parole, le dodici case celesti si riflettono sulla terra, e ciascuna emanazione magnetica fohatica proveniente dallo zodiaco produce il suo corrispondente effetto magnetico fohatico o riflesso nella nostra terra. Ne consegue che il nostro globo terrestre è effettivamente controllato elettromagneticamente da dodici poli, cioè da sei magnetismi fondamentali, ciascuno dei quali è bipolare.

I segni dello zodiaco appartengono quindi solo alla nostra terra, sebbene sia vero, naturalmente, che anche gli altri pianeti del sistema solare percepiscano fortemente gli stessi dodici magnetismi polari che si riproducono in questi pianeti diversi, proprio come fanno nel nostro pianeta. Da un altro punto di vista, diventa chiaro che i segni dello zodiaco potrebbero essere considerati come le dodici sfere d'influenza, o domini, che permeano e circondano, e quindi controllano, il nostro globo terrestre. Pur essendo invisibili ed intangibili, queste sfere d'influenza, come porzioni definite della nostra terra e della sua atmosfera, tengono le loro posizioni geograficamente, per così dire, e così sono segmenti della fascia zodiacale della sfera terrestre.

Per convenzione, i segni cominciano con l'Ariete all'equinozio di primavera, verso il 20 marzo, in modo che il segno dell'Ariete, essendo a 30° di lunghezza, e ciascun grado approssimativamente corrispondente ad un giorno di 24 ore, continua dal 20 marzo all'incirca fino al 20 aprile. Il giorno successivo connota l'inizio del segno del Toro, che continua fino al 20 maggio; e così per tutto l'anno, finché a marzo è raggiunto l'ultimo grado dei Pesci. Dovrei dire che la precessione degli equinozi è causata non solo come la moderna scienza astronomica la spiega, ma soprattutto per i dodici magnetismi fohatici delle costellazioni dello zodiaco celeste. Ed è questo il motivo per cui i segni scorrono in avanti — in 'precessione' — attraverso lo zodiaco celeste alla velocità di circa un segno ogni 2160 anni, e 1260 x dodici fa 25.920 anni, che è uno dei Grandi Anni dell'astronomia-astrologia arcaica. Ciascuno di questi periodi di 2160 anni è chiamato, nella letteratura teosofica, un Ciclo Messianico.

diagram

Questo diagramma delle corrispondenze dei globi della nostra catena planetaria con i segni dello zodiaco mostra come ciascun globo sia sotto l'influenza delle costellazioni. Altrimenti detto, ognuno dei dodici globi della catena terrestre è un epicentro della particolare emanazione fohatica che scaturisce dalla costellazione dello zodiaco celeste con cui esso è in stretta affinità magnetica, ma tutte le dodici costellazioni agiscono parimenti in tutti i globi della catena, e attraverso di essi.

I movimenti nel nostro sistema solare sono così tanti (non solo il sole come un individuo che ha i propri moti particolari, ma anche ogni pianeta), che sarebbe un compito inutile tentare di spiegarli in tutti i dettagli. In ultima analisi, tutti ed ognuno di questi differenti movimenti solari o planetari sono direttamente riferibili a due cause principali: (a) le forze di carattere psico-spirituale inerenti nello stesso corpo celeste o individuale, insieme a (b) l'influenza costante ed incessante dei dodici magnetismi fohatici delle costellazioni dello zodiaco. Uno dei più interessanti tra questi movimenti è quella che l'astronomia chiama la rivoluzione della linea degli apsidi delle rispettive orbite planetarie.[15] Nel caso dell'orbita della terra questo porta ad un lento cambiamento secolare o ad una serie di cambiamenti a seconda di come i magnetismi dodecagonici della costellazione influenzano il nostro pianeta, con cui deve essere combinato un cambiamento simile ma diverso, causato dalla precessione degli equinozi in direzione contraria a quella della linea degli apsidi.

Tutti questi vari movimenti, sia della nostra terra che di qualsiasi altro pianeta, o dello stesso sole, di sicuro fanno parte di una caratteristica meccanica perché sono i movimenti dei corpi; nondimeno, dentro e dietro di tutti loro va cercata la guida e il potere controllante di intelligenze elevatamente spirituali. Ė precisamente quest'azione della mente sulla materia del sistema solare a produrre la bellezza e la regolarità, la legge e l'ordine, che hanno suscitato la devozione degli uomini in tutte le epoche.

In questo modo, la terra, nei suoi movimenti, si trascina dietro i segni, essendo questi ultimi una porzione di se stessa, e così dai dodici magnetismi fohatici dello zodiaco celeste deriva lo spostamento dei segni riguardo lo sfondo delle costellazioni, e contro di esse, producendo non solo la precessione degli equinozi, ma altri movimenti dell'asse terrestre. Sono questi altri movimenti che provocano gli straordinari eventi catastrofici che segnano la fine e il l'inizio delle razze-radice, come pure delle loro principali sottorazze.


LO ZODIACO DEL GLOBO

Ė stato spiegato che i segni dello zodiaco sono localizzati all'interno dell'uovo aurico del globo terrestre, e che non sono gli stessi delle costellazioni dello zodiaco celeste. Ė stato anche affermato che qualsiasi catena planetaria, come pure qualsiasi globo della stessa, è prodotta non solo dal proprio swabhava monadico, ma che ugualmente i dodici magnetismi fohatici delle dodici costellazioni planetarie sono coinvolti intimamente con questi inerenti swabhava magnetici nel produrre le catene planetarie e i loro rispettivi globi.

Da ciò vediamo che i segni dello zodiaco di qualsiasi globo di qualsiasi catena planetaria sono campi o centri localizzati, essendo ciascun campo la porzione dell'uovo aurico di un globo che, in aggiunta al proprio magnetismo swabhavico, riflette il corrispondente magnetismo fohatico che emana da una delle costellazioni dello zodiaco. Così, un globo di una catena planetaria è circondato dal proprio dodecagono anello zodiacale, e ciascuno di questi campi è uno dei dodici segni dello zodiaco del globo. Possiamo raffigurarci questo magnetismo dodecagono come se scaturisse dal cuore dell'uovo aurico di un tale globo, e si diffondesse in settori a forma di ventaglio, che formano la cintura o l'anello che comprende i dodici segni dello zodiaco del globo.

Ora, a causa della mescolanza di questi magnetismi zodiacali dodecagonici con l'inerente magnetismo dodecagono dello swabhava di ogni globo, vediamo che ciascun segno dello zodiaco del globo è a duplice carattere dodecagono: (a) il magnetismo dello swabhava della monade del globo; e (b) i magnetismi delle dodici costellazioni dello zodiaco celeste. Ogni cosa agisce con qualcos'altro, ed è questo il motivo per cui le monadi delle diverse classi sono capaci di trovare i propri campi d'esperienza evolutiva, non solo su ogni punto della superficie terrestre, ma anche in qualsiasi altro punto delle catene planetarie sacre del nostro sistema solare.

Inoltre, quelli che la filosofia esoterica chiama i loka e i tala (cioè, i diversi mondi in cui dimorano e attraverso cui passano le onde di vita evolventi che circolano intorno a qualsiasi catena planetaria) sono effettivamente costruiti di magnetismi duali e compositi, ed energizzati da essi, mettendo così ciascuno dei tala e dei loka in diretta simpatia psico-elettrica e psico-magnetica con le diverse emanazioni magnetiche. Quindi, ciascuno di questi loka e tala è di natura dodecagona composta di sette manifestati e cinque più spirituali, proprio come i dodici globi di una catena planetaria sono composti di sette manifestati e di cinque che appartengono ai mondi arupa. In questo contesto, H.P.B. ha un interessante passo in una delle sue lettere:

. . . ciascuno dei 7 globi o pianeti della nostra catena è dotato di un duplice cerchio settenario di anelli — e in questo caso, Saturno è il solo pianeta quasi esplicito e genuino. [16]

Ė stata fissata la massima attenzione su queste parole riguardo Saturno e i cosiddetti anelli che lo circondano nel piano del suo equatore. Ciò a cui si fa veramente riferimento è la serie duale dei loka e dei tala manifestati, che di solito sono dati come sette, in quanto i loka e i tala più spirituali vengono passati sotto silenzio.

Se ricordiamo che i loka e i tala sono veri e propri mondi composti da una mescolanza di magnetismi che costruiscono le catene planetarie e i loro rispettivi globi, possiamo comprendere quello che intendeva H.P.B. quando parlava di un "duplice cerchio settenario di anelli." Il suo riferimento a Saturno non è che un modo per affermare che il bhur-loka e il patala saturniani hanno radunato un anello equatoriale che, a causa della stretta interrelazione tra il nostro globo fisico e il globo di Saturno, è almeno parzialmente visibile per noi. In verità, la nostra terra è circondata nello spazio esterno da uno spesso e denso 'continente' di materia che appartiene al sistema solare, di cui non siamo consapevoli, perché i nostri occhi sono stati evoluti a vedere attraverso di esso.

Si potrebbe aggiungere che la questione della mescolanza dei loka e dei tala che costruiscono la struttura di qualsiasi globo di una catena planetaria è una delle più difficili da comprendere. Ad esempio, dobbiamo tenere bene a mente che vi sono altre onde di vita, famiglie di monadi, oltre la nostra onda di vita umana, che si susseguono l'un l'altra in circolazioni periodiche intorno ai globi della catena planetaria e, così facendo, passano in un regolare ordine seriale attraverso i vari loka e tala che appartengono a ciascun globo. Inoltre, ciascuno dei loka e dei tala di ogni globo è soggetto alle rispettive e diverse influenze dei magnetismi dodecagoni o segni di quel particolare zodiaco del globo, di cui gli stessi globi sono considerati come unità composte o individualizzate della catena.

Per ricapitolare: raffiguriamoci una monade, un germe cosmico o hiranyagarbha, che comincia il suo periodo di manifestazione manvantarica. Questo germe cosmico sfocerà, per così dire, in un globo di qualche catena planetaria, come la nostra terra, nei suoi stadi anteriori di sviluppo. Quando il germe cosmico si sviluppa, riversa incessantemente dall'interno di se stesso tutte le varie sostanze e forze che immediatamente dopo la loro emanazione si uniscono ai magnetismi dodecagonici del campo complessivo del sistema solare — e questi magnetismi sgorgano dallo zodiaco delle costellazioni.

Quando il germe cosmico della nostra terra si sviluppa per diventare un globo, lo fa mediante il processo che forma i vari loka e tala, due per due; e questi mondi, o loka e tala, sono essi stessi formati di sostanze magnetiche emanate. Così il nostro globo fu costruito da dodici coppie di loka e tala, di cui sette coppie sono manifeste e cinque coppie sono immanifestate.

L'uovo aurico di un globo è il campo complessivo o il corpo interpenetrante dello spirito-sostanza da cui scaturisce e circonda il cuore della monade cosmica o germe, e così l'uovo aurico avvolge ed interpenetra tutti i loka e tala, inclusa naturalmente la terra, il nostro globo fisico, che è bhur e patala, considerati come una coppia. Ognuno di questi mondi racchiuso nell'uovo aurico ha il proprio aspetto, analogicamente parlando, dello zodiaco dei segni del globo, proprio come ce l'ha il nostro globo terrestre; e ciascuno di tali segni su qualsivoglia piano, da quello puramente spirituale attraverso tutti i piani intermedi fino a quello fisico grossolano, è il nucleo dello speciale campo d'azione di una delle costellazioni dello zodiaco celeste, ed è quindi conosciuto con lo stesso nome che ha la costellazione. Così, in un senso, ciascuno di questi differenti loka e tala — ciascuna coppia un mondo, e tutti che si associano per formare la complessità di un globo — ha il suo zodiaco di segni o il campo dodecagono dei magnetismi fohatici.


L'UOVO AURICO: COSMICO E MICROCOSMICO

Ogni entità ha il proprio uovo aurico; e più elevato è lo sviluppo evolutivo dell'entità, più perfettamente sviluppato è l'uovo aurico, e più vigorosa è la sua funzione. Qualcuno ha supposto che l'uovo aurico sia semplicemente l'aura vitale (o atmosfera astrale-vitale-materiale) che circonda un essere vivente; comunque, questa non è che la sua espressione inferiore, essendo il corpo fisico effettivamente la feccia di questa vitale atmosfera aurica che emana dall'uovo aurico.

Quindi, il sole ha il proprio uovo aurico attraverso il quale, come in un campo elettrico, agiscono le forze ascendenti e discendenti, e le sostanze che sono incessantemente in azione e si mescolano nella sua costituzione. Inoltre, ciascuno dei dodici globi della catena solare ha il suo uovo aurico individualizzato, che corrisponde alle diverse monadi nella costituzione umana. Ed è precisamente così per ogni catena planetaria; ciascuno dei suoi globi e, di conseguenza, la terra, ha il suo uovo aurico individualizzato, anche se l'uovo aurico più esteso dell'intera catena li include tutti.

La sfera d'azione o radiazione delle parti divine e spirituali di qualsiasi uovo aurico raggiunge le stelle della galassia, e probabilmente ancora oltre, mentre il campo d'azione delle parti inferiori dell'uovo aurico di un'entità si estende poco oltre il veicolo astrale-fisico. Così, nella parte divina e spirituale della costituzione dell'uomo egli è veramente in 'contatto' con tutte le cose oltre una sfera che raggiunge le stelle; nelle sue porzioni intermedie psico-intellettuali l'estensione dell'influenza dell'uovo aurico è molto più limitata, ma nondimeno ricopre il nostro sistema solare; mentre la portata dell'influenza delle parti inferiori del suo uovo aurico si estende poco più in là della sua aura astrale-vitale che circonda il suo corpo astrale-fisico.

Inoltre, quello che chiamiamo il regno solare — che comprende tutto lo spazio dentro l'ambito della radiazione divina, spirituale ed intellettuale, e anche psico-magnetica del nostro sole — è costituito di catene planetarie appartenenti al nostro sistema solare, e parimenti di campi interplanetari dello spazio. Quindi, tutte queste catene planetarie sono immerse in radiazioni solari di vario tipo; ma il sole è così enormemente potente, persino nelle sue parti inferiori, il globo fisico e il suo rivestimento, che la sua radiazione vitale-astrale si estende anche ai limiti fisici del suo regno.[17] Ė così che l'aura dell'uovo aurico di qualsiasi entità all'interno del nostro sistema solare raggiunge ogni parte del dominio solare: pienamente nei campi delle parti superiori dell'uovo aurico dell'entità; di meno nelle parti intermedie; e solo scarsamente nelle parti inferiori del suo efflusso aurico.

Ora, sono proprio queste sfere individuali ma invisibili d'influenza a scaturire dall'uovo aurico che, nel caso dei pianeti, erano chiamate dagli antichi 'sfere cristalline.' Essi non prendevano alla lettera il termine cristallino, non più di quanto noi stessi crediamo che queste sfere siano effettivamente composte di vetro o cristallo. Il loro significato era: sfere totalmente invisibili e tuttavia compatte di sostanza vitale-astrale nelle loro parti inferiori, e di sostanza spirituale ed intellettuale nelle loro parti più elevate, che, insieme, sono i rispettivi uovi aurici dei diversi pianeti.

Inoltre, ciascuno dei pianeti che ruotano intorno al nostro sole ha quel sole come suo centro; e come tutto il regno solare è sustanziale e quindi solido in un senso, così ogni simile pianeta, che significa realmente ciascuna catena planetaria e la sfera aurica che si dipana da esso, è un corpo sustanziale con il sole al suo centro. Ognuno circonda il sole come una sfera invisibile, essendo il globo planetario visibile il nucleo o lo sviluppo del centro-laya sul piano fisico di questo minore e particolare Uovo di Brahmā.

Così abbiamo una prospettiva dell'Uovo di Brahmā del nostro sistema solare come un sistema complesso e tuttavia armoniosamente interagente e interconnesso di sfere 'cristalline,' essendo ciascuna sfera il 'corpo' di un pianeta; ed il centro comune di questo aggregato di pianeti è il sole. In base a questo, non dobbiamo supporre che quei segmenti dell'uovo aurico del sole che sono i propri segni dello zodiaco, o che li contengono, siano gli unici a controllare i centri dei pianeti conosciuti o sconosciuti; perché ciascuno dei segni zodiacali del sole, o di qualsiasi dei suoi globi, è particolare e individualizzato rispettivamente all'intera catena solare e a ciascuno dei suoi globi, di cui il nostro sole visibile è uno.

Questo ci porta ad un argomento altamente importante dell'astrologia esoterica. Mentre è vero che i dodici magnetismi fohatici dello zodiaco celeste inondano ogni essere ed ogni cosa nel nostro sistema solare universale, tuttavia sono un diffuso oceano aurico dodecagono. In altre parole, mentre questi magnetismi delle costellazioni influenzano completamente e senza interruzione ogni pianeta e globo nel sistema solare universale per tutto il manvantara, tuttavia queste influenze sono diffuse complessivamente piuttosto che particolarmente e direttamente. Nel caso del nostro sistema solare, non è soltanto il sole, ma sono tutte le catene planetarie ad influenzare la nostra catena terrestre con i loro poteri diretti, poiché queste individualità planetarie spirituali-auriche sono ciò che gli antichi chiamavano i kosmokratores, o costruttori di mondi, della nostra terra e della sua catena di globi.

Ugualmente, i dodici magnetismi fohatici delle costellazioni dello zodiaco celeste sono 'diretti' e attraversati dal sole e da questi altri pianeti del nostro sistema solare. Così, il potere esercitato sulla nostra terra e la sua catena dalle altre catene planetarie non è soltanto quello dell'influenza swabhavica di ciascuna di una simile catena planetaria e dei suoi globi, ma sia collettivamente che individualmente il sole e queste altre catene planetarie dirigono e individualizzano i diffusi magnetismi dodecagonici emanati dallo zodiaco celeste. Naturalmente, la nostra terra ricopre lo stesso ruolo su tutti gli altri corpi del nostro sistema solare che individualmente essi ricoprono sulla nostra terra, ciascuno contribuendo con il proprio tipo caratteristico d'influenza — una raffigurazione molto suggestiva delle forze e sostanze che s'intersecano e interagiscono sempre all'opera per tutto il manvantara del nostro sistema solare.


L'ASPETTO ASTRO-TEOGONICO DEL COSMO

Ogni corpo celeste che possiamo vedere è la manifestazione fisica su questo piano di uno spirito cosmico che vi dimora. La divinità che si manifesta attraverso un sole è uno spirito o dio solare. L'entità che si manifesta attraverso un pianeta è uno spirito planetario, il capo della sua gerarchia.

Più in alto sta un'entità nella scala della vita, più perfettamente si armonizza nella sua coscienza e nella sua volontà con la base della gerarchia di cui fa parte. Il sole, ad esempio, non avendo movimenti arbitrari propri, mantiene rigorosamente il suo posto nello spazio attraverso le ere, e segue un sentiero regolare nella sua orbita tra gli altri sistemi solari della Via Lattea. Un pianeta o uno spirito planetario è ugualmente vincolato dalle regole della gerarchia di cui fa parte. Ė, per così dire, uno degli ingranaggi nella ruota del meccanismo cosmico.

Ogni entità stellare ha come componente della sua costituzione ciò che il Buddhismo esoterico chiama: primo, un dhyani-buddha, poi un buddha celeste, quindi un bodhisattva celeste, poi certi elementi intermedi, ed infine il globo fisico che vediamo in cielo. Un'entità così composita emana le sue influenze o energie attraverso l'universo come flussi di entità viventi, atomi di vita, che costituiscono nel loro aggregato una particolare influenza o forza. Questi flussi di vita scaturiscono secondo la legge, seguendo determinati sentieri definiti, o percorsi chiamati le circolazioni dell'universo o del cosmo.

Ogni stella, come pure ogni ammasso stellare, ci trasmette il suo particolare campo di energie vibratorie. Infatti, le stelle, e in una certa misura i pianeti, sono i costruttori dell'universo manifestato — non solo dei corpi fisici che originariamente sono emanati dai corpi fisici delle varie guide celesti, ma più particolarmente sono i costruttori attraverso le energie spirituali, intellettuali e psichiche, come pure astrali e vitali, energie inerenti e radicate nei regni invisibili dell'universo.[18]

Questi flussi di vite — per quanto consistano di entità che raggiungono questa parte del nostro sistema solare provenendo dalle dodici costellazioni dello zodiaco — sono effettivamente le dodici classi di monadi, ciascuna di esse essendo identica in sostanza allo spirito dirigente di una delle costellazioni. In altre parole, ogni classe di monadi può considerarsi un'emanazione corporativa che scaturisce da una delle costellazioni. Dovremmo distinguere attentamente fra l'aspetto astro-teogonico di questo soggetto e quello comunemente studiato nella cosiddetta astrologia giudiziaria. Questi due aspetti si basano sugli stessi dati dell'essere naturale, ma sono due modi diversi di guardare ad essi.

Le costellazioni sono in movimento come lo è qualsiasi altra entità aggregata. Le stelle di ogni costellazione, considerate come individui, si muovono velocemente; e nei vasti spazi del tempo cambieranno la loro posizione nel cielo. Tuttavia, questi vari gruppi di corpi stellari sono formati da stelle o soli che sono affini l'un l'altro nelle loro radici spirituali.

Gli dèi di tutte le antiche cosmogonie erano considerati come i poteri della natura più la coscienza. Questa era la prospettiva insegnata alle moltitudini; ma nei Misteri era insegnata in maniera molto diversa, e vi erano spiegate le arcaiche leggende e le storie mitologiche, e gli dèi erano mostrati come le cause divine dell'esistenza, le sorgenti dell'autocoscienza e della volontà illuminata — i guardiani della legge e dell'ordine del cosmo. Erano la causa dei cicli nella stessa natura, l'esemplificazione dell'ordine e dei periodi di tempo. Lo stesso uomo individuale è l'espressione fisica di una divinità che lo adombra; e gli dèi, una volta evoluti completamente, erano riconosciuti come le monadi che li adombravano — ora pienamente evoluti nella divinità, ma nello svolgersi degli eoni passati anche loro furono uomini, o esseri equivalenti, nel grado evolutivo, agli uomini. Nella mitologia greca, Apollo-Febo o Helios, era personificato come il dio del sole; ma nei Misteri veniva insegnato che dietro il sole c'è uno splendore vivente, la cui radice è una coscienza divina, e le cui energie si manifestano nelle forze solari.

Ogni cosa che è nell'universo è nell'uomo, latente o attiva. Questo significa che l'influenza proveniente da qualsiasi punto dello spazio universale prima o poi si riversa in ogni essere umano. Tutte le dodici influenze caratteristiche dei segni zodiacali sono in noi, come pure in ogni altra entità, animata o cosiddetta inanimata, perché sono veramente queste influenze che costruiscono tutte le cose, secondo un modello, secondo il karma. Mentre il particolare segno sotto il quale una persona nasce è dominante in quella vita, le influenze dei dodici segni devono agire nell'uomo, poiché egli non sarebbe un essere umano completo se fosse privato della qualità caratteristica di uno qualsiasi dei dodici flussi di vita che scaturiscono dalle costellazioni dello zodiaco.

Alcune delle costellazioni stellari hanno una singolare influenza benefica sulla terra, mentre altre, in qualche caso, hanno un'influenza che può essere descritta come malefica. Ma tutte le cose sono relative. Ciò che per noi è buono potrebbe essere malefico per un altro pianeta, e viceversa. La terra, a sua volta, esercita un'influenza non soltanto sugli altri pianeti della nostra famiglia solare, ma anche, per reazione, sul sole, anche se il sole agisce direttamente su questa terra.

Inoltre, ogni essere umano, come pure qualsiasi globo della nostra catena planetaria terrestre, è sotto la guida particolare o ispirazione di uno dei sette pianeti sacri; e ciò si applica ugualmente ad ognuna delle sette razze-radice su uno qualsiasi dei pianeti. Ad esempio, la prima razza-radice, e parimenti il primo globo della catena planetaria, sono sotto l'influenza del sole, o meglio, quel pianeta sacro che egli rappresenta. La seconda razza-radice e il secondo globo sono sotto l'influenza di Giove. La terza razza-radice e il terzo globo sono sotto l'influenza di Venere. Il pianeta che domina il destino della quarta razza-radice — gli Atlantiani — e del nostro quarto globo nella catena planetaria, è Saturno, in stretta associazione operativa con la luna. La nostra attuale quinta razza-radice e il quinto globo sull'arco ascendente sono sotto lo speciale dominio e controllo di Mercurio. Per quanto strano possa sembrare, il pianeta che governerà il destino della sesta razza-radice e del sesto globo è Marte.

Il settimo e più elevato globo della catena planetaria, e anche della settima razza-radice di qualsiasi globo, sono entrambi sotto il dominio della luna, o meglio, del pianeta sacro rappresentato dalla luna. La settima razza è l'ultima prima che l'onda di vita evolutiva abbandoni questo globo. Il settimo globo è anche l'ultimo prima che le complessive ed aggregate onde di vita abbandonino la catena planetaria. In altre parole, sia la settima razza della terra che il settimo globo della catena sono i portali della vita; dal punto di vista materiale, anche i portali della morte. Infatti, ogni pianeta è un signore della vita e della morte, ma è la luna in particolare, che nella filosofia esoterica, è chiamata il signore, o a volte la dea, della vita e della morte.

Mentre ogni razza-radice è sotto il particolare controllo di uno dei sette pianeti sacri, tutti gli altri sei cooperano ugualmente, non solo nella costruzione di ciascun globo della catena planetaria, ma anche nell'influenzare il destino di ciascuna razza-radice. Com'è scritto nella Dottrina Segreta (I, 573 ed. or.; p. 508 e seg. online.):

Quindi ci sono sette pianeti principali, le sfere dei sette Spiriti che vi dimorano, sotto ciascuno dei quali nasce uno dei gruppi umani, che è da esso guidato ed influenzato. Ci sono solo sette pianeti (connessi specialmente con la Terra) e dodici case; ma le combinazioni possibili dei loro aspetti sono innumerevoli. Siccome ogni pianeta può stare in rapporto con gli altri sotto dodici aspetti differenti, le loro combinazioni devono essere quasi infinite; così infinite, infatti, come le capacità spirituali, psichiche, mentali e fisiche delle varietà innumerevoli del genus homo; ognuna di queste varietà nasce sotto uno dei sette pianeti e sotto una delle suddette innumerevoli combinazioni planetarie. 

Le corrispondenze[19] date da H.P.B. sono spesso interpretate totalmente in maniera troppo meccanica. Non è il meccanismo di queste corrispondenze ad essere importante. La cosa importante è di comprendere il significato; le corrispondenze sono semplici accenni, e non sono mai state prese per assolute, come se rivelassero l'intera verità.

A volte mi chiedo se non stiamo andando un po' troppo lontano nel fare della terra e di noi stessi dei semplici giocattoli dei poteri cosmici, delle influenze o forze che ci arrivano dalle costellazioni zodiacali. Questi poteri o energie sono indubbiamente delle realtà; la loro influenza sulla nostra terra e su tutte le altre catene planetarie è incalcolabilmente grande. Tuttavia, non dobbiamo mai dimenticare che ogni sistema solare — e anche ogni essere umano — è un'entità organica di per sé, con una monade immortale dentro e dietro di essa. Gli antichi astrologi erano soliti dire: l'uomo saggio controlla i suoi pianeti, il folle si sottomette ad essi. Il significato è ovvio: la monade, che è indistruttibilmente immortale, non può essere fatalmente influenzata dall'universo che la circonda, nonostante i suoi corpi e rivestimenti. Quindi, anche se tutto l'universo facesse pressione contro la monade, quella monade rimarrebbe salva ed incontaminata.


LA STRUTTURA FISIOLOGICA OCCULTA DEL SISTEMA SOLARE

"Il Sole è il cuore del Mondo [Sistema] Solare, e il suo cervello è nascosto dietro il Sole [visibile]. Da qui, la sensazione è irradiata ad ogni centro nervoso del grande corpo, e le onde dell'essenza di vita scorrono in ogni arteria e in ogni vena . . . I pianeti sono le sue membra e le sue pulsazioni...."
Così, durante il periodo, o vita, solare manvantarico, vi è una regolare circolazione del fluido vitale attraverso il nostro sistema, di cui il Sole è il cuore — simile alla circolazione del sangue nel corpo umano, poiché il Sole si contrae altrettanto ritmicamente come il cuore umano ad ogni riflusso di sangue. (La Dottrina Segreta, I, 541 ed. or.; p. 409 online.)

Nel nostro sistema solare, che è un'entità organica, vi sono vari flussi di vita, che seguono sentieri ben definiti all'interno della struttura dell'entità cosmica, che possono essere chiamati le "circolazioni del cosmo." Quest'espressione descrive un meraviglioso processo naturale che è analogo alle circolazioni dei vari fluidi nel corpo umano, sia materiali come il flusso sanguigno, o quasi astrali come l'aura nervina.

Altrove sarà detto di più riguardo le ronde esterne ed i flussi di vita che seguono queste circolazioni, come tra il sole e i pianeti; tuttavia, sarebbe opportuno dilungarci ora su ciò che potremmo chiamare la struttura fisiologica occulta del sistema solare, che include le circolazioni del cosmo. Ciò che queste costellazioni sono può essere illustrato dalle linee elettriche e magnetiche delle forze che legano insieme, in una rete organica strettamente saldata, pianeta con pianeta, e i pianeti con il sole. L'elettricità è universale attraverso tutto il sistema solare; ugualmente lo è il magnetismo, il suo alter ego; ed entrambi sono espressioni sui piani inferiori del jiva cosmico, o la forza della vita universale: per primo il jiva del sistema solare, e poi i rispettivi jīva delle varie catene planetarie.

Le elettricità ed i magnetismi che circolano ed attraversano un sistema solare sono le vere cause delle forze d'attrazione e repulsione che agiscono costantemente in esso. Funzionano in un modo tale da attrarre i corpi componenti di un sistema solare, trattenendoli nei loro rispettivi movimenti orbitali, e al tempo stesso, a causa della polarità di queste forze, determinando effetti di repulsione. Così i diversi corpi del sistema solare sono tenuti separati, affinché non si scontrino o precipitino tutti verso un solo centro, come sicuramente farebbero se le forze di attrazione, sia elettriche che magnetiche, prevalessero da sole. In altre parole, sia l'elettricità cosmica che il magnetismo cosmico sono manifestazioni del fohat cosmico, il nome tibetano dato alla vita cosmica o al jiva cosmico. Comunque, fohat non potrebbe sussistere senza la mente o coscienza cosmica che dimora in lui e lo guida. Come un antico libro citato da H.P.B. l'ha espresso con dovizia: "Fohat è il destriero. Il Pensiero è il cavaliere."

Guardando alla materia da un'altra angolazione, elettricità e magnetismo sono essenzialmente vita, vitalità — ma sempre guidati dalla mente che vi dimora. Così, la vitalità di un essere cosmico, evoluto o regredito, può essere chiamata, nei suoi aspetti più materiali, elettromagnetismo vitale, e nei suoi aspetti spirituali le azioni d'attrazione e repulsione della mente o coscienza.

La vita, sia cosmica che custodita dentro la sfera vitale di un'entità organica più piccola, è una cosa molto proteiforme nelle sue molteplici e sempre mutevoli manifestazioni. La corrente elettrica che illumina le nostre città e abitazioni, è una manifestazione della vitalità cosmica, come lo è il magnetismo che attrae le limature di ferro o ricopre una così grande parte dei poli della terra. Anche le influenze che gli esseri umani esercitano l'un l'altro, come una simpatia, un'attrazione o una repulsione, sono manifestazioni della vita cosmica, ma agendo attraverso di noi sono quindi fortemente influenzate dalle nostre caratteristiche individuali.

Le circolazioni del cosmo sono le arterie e le vene del sistema solare — considerato come un organismo vivente, come un individuo cosmico — e sono riempite, ed effettivamente composte, dai flussi di vite che sono in costante movimento nel loro passaggio da un pianeta all'altro e tra i pianeti e il sole. Di fatto, i pianeti sono organi concreti all'interno del corpo collegiale di un'entità cosmica, e ciascun corpo adempie alla propria particolare funzione spirituale-magnetica. Inoltre, vi sono corpi che girano attorno all'interiorità del sole, intorno al suo nucleo, dentro quello che percepiamo come il confine esterno dell'orbita solare. In verità, vi sono molti misteri connessi al nostro sole.

Così, per analogia, nel corpo fisico dell'uomo, e parimenti anche riguardo le monadi della sua intera costituzione, ciascuno degli organi ha il proprio ruolo da giocare. Proprio come nei nostri corpi vi è una continua circolazione dell'essenza vitale incorporata nel sangue e nei fluidi nervini, così nel nostro sistema solare vi è un interscambio incessante ed enormemente potente delle essenze vitali, poiché ogni pianeta collabora con ogni altro pianeta e con il sole, ed il sole li contraccambia riempiendoli tutti con le proprie forze e sostanze dodecagoniche.

Sarebbe difficile immaginare che le forze che lasciano il sole o vi entrano lo facciano a casaccio, senza una causa, o che non seguano qualche particolare canale. Le circolazioni dell'universo, per quel che riguarda il sole, sono i sentieri del destino usati dagli innumerevoli eserciti delle monadi quando passano e ripassano nei loro viaggi. Questi sentieri elettromagnetici trasmettono la vitalità cosmica che, come il nostro flusso sanguigno, trasportano con sé infinite moltitudini di entità. Tutti gli esseri seguono questi sentieri, poiché l'universo è un organismo vivente, filettato con la sua rete di arterie e nervi cosmici, lungo la quale vanno e vengono tutte le entità migranti. Anzi, queste circolazioni hanno il loro cuore che pulsa nel sole centrale del nostro universo.

Ora, è una cosa molto facile per un adepto, usando il potere e la saggezza della propria volontà, scegliere questo o quel percorso o canale mediante il quale egli può passare da pianeta a pianeta, o dai mondi superiori a quelli inferiori, e viceversa. Ė a questo che allude Platone in più di uno dei suoi scritti, come il Timeo, e particolarmente La Repubblica (libro X), in cui espone quella che è comunemente chiamata la Visione di Er,[20] uno dei passaggi meno compresi e più difficili del suo libro. Platone insegna con uno stile piuttosto figurativo e mistico, perché non poteva divulgare pubblicamente un effettivo insegnamento delle scuole misteriche.

Una cosa importante che dovremmo costantemente sforzarci di evitare è il considerare noi stessi come soggetto, e il sistema solare come oggetto: in altre parole, considerare noi stessi e il sistema solare o il pianeta, in cui, o sul quale, possiamo passare in qualsiasi momento una delle fasi del nostro corso di lunghi eoni di vita, come esseri separati ed entità che vivono diversamente. In verità, l'uomo, attraverso tutto il suo essere, è parte integrante dell'universo. La sua vitalità non solo deriva dall'universo che lo circonda e dal quale riceve ulteriori incrementi di 'vita,' ma per vivere ed evolvere egli deve restituire parti della sua vitalità alla sorgente dalla quale l'ha presa.

Queste circolazioni del cosmo sono pienamente attive sia nei mondi interiori che sul nostro piano visibile del sistema solare. Sono quei sentieri invisibili ma molto reali, percorsi dagli eserciti delle entità sia prima che dopo l'esistenza fisica. Nelle antiche letterature si possono trovare riferimenti alla 'via degli dèi,' il 'sentiero dei padri,' il 'sentiero dei deva,' e potremmo giustamente aggiungere il 'sentiero degli elementali,' il 'sentiero dei dhyani-chohan' — in realtà, il sentiero di qualsiasi famiglia o gruppo di entità. Sono anche i sentieri percorsi dai morti, o da coloro che si stanno per reincarnare. La Qabbalah ebraica, ad esempio, descrive queste circolazioni con la parola gīlgūlim, che significa vortici o rotatorie, sia degli ego nelle loro peregrinazioni post-mortem che dei sentieri lungo il quale essi girano.

Se potessimo realizzare ciò che circola da una stella all'altra, e da una stella al nostro sistema solare, e viceversa, e ciò che passa attraverso il nostro sistema solare dopo essere pervenuto a noi dalle stelle, allora conosceremmo l'intera storia della genesi, della natura e del destino, non solo del sistema solare di per sé, ma di tutti i suoi abitanti. E quegli abitanti sono di vari tipi, non solo pianeti ed uomini, non solo comete ed asteroidi, ma gli sterminati, veramente innumerevoli, eserciti di entità viventi in tutti i gradi di sviluppo, da un singolo atomo di vita agli dèi.

Per ricapitolare, dunque, le circolazioni del cosmo sono i sentieri spirituali-magnetici del sistema solare e sono composti di flussi di vite; ed ogni essere umano è una di queste 'vite' nel particolare flusso di onde di vita al quale egli appartiene per il momento, in base al suo destino karmico. Proprio perché l'uomo, sia come individuo che collettivamente come gerarchia umana, è parte integrante di uno di questi flussi di vita, egli sarà obbligato, durante le ronde esterne, non solo a passare da un pianeta all'altro dei sette pianeti sacri noti agli antichi, ma ugualmente, a causa del flusso che scaturisce attraverso queste circolazioni, ad entrare prima o poi nel sole — e nel corso del tempo abbandonarlo durante il suo viaggio di ritorno lungo il sistema solare attraverso i vari pianeti sacri, nel dovuto ordine seriale. Per questo è stato detto dai grandi insegnanti che il sole è il maestoso cuore che pulsa e la coscienza sempre attiva del sistema solare, le cui pulsazioni regolari e periodiche non si fermano mai attraverso i lunghi periodi del manvantara solare.


LA NATURA CAUSALE DEI CICLI

La dottrina dei cicli è una delle più importanti nell'intera gamma cosmica della filosofia esoterica, perché in natura l'azione ripetitiva o ritmica è fondamentale. Di fatto, ogni essere e cosa che esiste è una manifestazione della pulsazione ritmica: noi siamo non solo i figli di cicli più grandi di noi stessi, ma effettivamente i cicli s'incarnano nei nostri esseri, perché siamo ciclici in tutti i nostri processi della vita. La stessa regola si applica con identica forza a qualsiasi entità nell'Infinitudine illimitata, sia una galassia che un atomo.

Noi percepiamo i cicli tramite le ricomparse di esseri viventi e cose nel nostro mondo, e c'illudiamo nel pensare che queste ripetizioni siano causate da qualche entità intangibile chiamata tempo, mentre in realtà sono causate dai movimenti ciclici dei corpi o delle coscienze delle entità. Le rivoluzioni dei pianeti intorno al sole ne sono un esempio: non sono causate dal tempo. Sono le entità stesse in movimento che producono in noi l'illusione del tempo, dovuta alla nostra imperfetta comprensione delle loro operazioni nella Durata. Come dice una delle Stanze di Dzyan, "Il Tempo non era, poiché giaceva dormiente nel seno infinito della Durata" — perché le cose in movimento allora non c'erano più.

Un essere umano è un ciclo; un atomo è un ciclo — in senso tecnico. Diciamo che il sole sorge al mattino e tramonta a sera, e lo chiamiamo un ciclo, un giorno. L'illusione del tempo prodotta dall'oggetto in movimento — in questo caso la terra — ci dà la nozione che un giorno è prodotto da un'entità assoluta chiamata Tempo, o che è parte integrante di quest'entità separata.

Gli stessi cicli non sono causati come integrali minori di volta in volta. Dove non c'è alcun spazio, non c'è alcun tempo; dove non vi è alcun tempo, non vi è alcun spazio. In Occultismo, lo spazio è un'entità sostanziale, e uno dei suoi attributi mayavici è quello che chiamiamo tempo. Poiché lo Spazio perdura per l'eternità, questa è la causa della maya del tempo, il che non significa però che il tempo sia non-esistente, ma che non vi è alcuna entità assoluta chiamata Tempo, separata dalle cose, né esseri per percepirlo.

Tutti i vari e multiformi fenomeni dei mondi infinitesimali della chimica fisica, tutti i movimenti della natura in ogni luogo, anche i fenomeni atronomici e meteorologici, come tempeste, periodi di siccità, esplosioni magnetiche come le aurore, le periodiche epidemie di malattie — sono tutti ritmici, perché ciclici. Il pulsare del sangue nel corpo umano e il battito cardiaco manifestano completamente i cicli proprio come fanno il periodo delle macchie solari, o quello della precessione degli equinozi, o il vortice dei flussi di vite insieme alle circolazioni dell'universo. L'infinita successione dei manvantara e dei pralaya, sia minori che maggiori, le ronde e gli oscuramenti, ecc. — sono tutti ciclici.

Cos'è l'Essere universale che mette in moto i vari processi ciclici che creano i movimenti del mondo? Le cause di questi cicli sovrapposti vanno ricercate nel fatto che proprio lo swabhava della vita cosmica è pulsatorio (vedi la seconda proposizione fondamentale de La Dottrina Segreta, I, 16-17 ed. or.; p. 198 online.) Tuttavia, affermare così schiettamente che la vita cosmica pulsa attraverso l'eternità è incompleto se non aggiungiamo che quest'attività ritmicamente vibratoria è la manifestazione incarnata del movimento dell'intelligenza cosmica.

Ora, dal punto di vista della struttura, la stessa vita cosmica può essere considerata nient'altro che un aggregato imperscrutabilmente vasto che include tutte le cose e gli esseri più piccoli, essendo ciascuna di tali entità o cosa, in se stessa, nella sua essenza, una piccola goccia della vita e dell'intelligenza del cosmo, incarnando quindi la propria relativa porzione di tutte le facoltà e i poteri cosmici. Così abbiamo i movimenti ritmici e vibratori, plus tutti gli altri cicli sovrapposti dell'innumerabile esercito di entità, ciascuna delle quali è in se stessa di carattere ciclico. Abbiamo cicli dentro cicli; cicli dentro altri ancora più grandi; o, all'incontrario, cicli di crescente frequenza vibratoria che si svolgono nell'infinitesimale.

Da ciò deduciamo che ogni ciclo è il movimento di vita del battito cardiaco, e quindi il battito della mente di qualche essere o entità cosmica, subcosmica o infracosmica. Il vortice di una galassia è un'espressione del ritmo degli impulsi di vita dentro altri ancora più grandi della gerarchia galattica attraverso tutti i suoi piani dell'essere, che si manifesta, astronomicamente parlando, sul piano fisico come le crescenti rotazioni dei corpi elettronici nell'atomo.

I cicli, quindi, a prescindere dalla scala o magnitudine o piano gerarchico, sono le espressioni delle pulsazioni della vita e della mente degli eserciti gerarchici — della rete dei mondi che si sovrappongono — che non solo riempiono l'universo, ma che sono effettivamente l'universo. In breve, i cicli sono i ritmi inerenti della vita.


PERIODI CICLICI Di TEMPO

Alcuni studenti, dopo aver letto La Dottrina Segreta, hanno passato anni cercando di applicare le chiavi numeriche contenute per arrivare all'esatta durata dei vari tipi dei Giorni e delle Notti di Brahmā. Può esserci poco danno nell'inoltrarsi in queste avventure, tuttavia si spreca una grande quantità di tempo in un simile tipo di teorizzazioni. Se fornito della chiave finale, un intelligente matematico potrebbe avvicinarsi di molto ai periodi precisi del tempo, ed applicarli per stabilire quando alcuni eventi karmici potrebbero accadere. Ma, considerando l'imperfetta evoluzione morale dell'umanità, una tale conoscenza sarebbe piena di pericoli. Supponiamo che sia possibile per un uomo calcolare proprio ciò che sta per accadergli nella prossima settimana o mese o anno. Le probabilità sono che egli comincerebbe subito a costruirsi un nuovo e cattivo karma nel cercare di prevenire l'operato della nemesi, ed essere coinvolto in una nuova rete karmica altamente pericolosa non solo per la sua stabilità morale, ma anche per il suo equilibrio intellettuale. Questa branca della filosofia esoterica, nel corso delle ere, è stata avvolta molto accuratamente nel mistero.

Nondimeno, è giusto che noi realizziamo che tutta la natura, come Pitagora insegnò così saggiamente, è costruita su rapporti numerici, che interagiscono armoniosamente in inflessibili connessioni matematiche. Per questo motivo, non è mai stato fatto alcun tentativo di velare l'insegnamento complessivo, e in alcuni casi sono stati persino divulgati gli effettivi periodi di tempo. Ad esempio, nella Dottrina Segreta (Vol. II (pp. 68-70 ed. or.; pp. 46-47 online.) abbiamo l'Età di Brahmā, chiamata il mahakalpa, fissata in 311.040.000.000.000 di anni; e uno dei Giorni di Brahmā fissato in 4.320.000.000 anni, con una Notte di eguale durata, in modo che il periodo Giorno-Notte risulti di 4.320.000 anni, e il periodo completo di un manvantara in 308.448.000 anni.

Nell'esaminare la serie di cifre date da H.P.B., la difficoltà sta proprio nel riconoscere a quale manvantara o Giorno (o quale pralaya o Notte) si riferiscono. Vi sono manvantara dell'intero sistema solare, come pure della catena planetaria, e vi sono manvantara ancora più piccoli, ciascuno dei quali è il regno di un singolo Manu. Spesso sono usati termini che hanno diverse applicazioni. Ad esempio, il termine 'sistema solare' può riferirsi alla nostra catena planetaria e alla sua evoluzione. Così, le sette ronde della catena della nostra terra potrebbero essere chiamate un manvantara solare per la nostra catena terrestre, ma il sole sarà vivo come sempre. Quando hanno avuto luogo sette incarnazioni complete della nostra catena planetaria, quello è un manvantara solare per la nostra catena; o, dal punto di vista del nostro globo terrestre, vedremo quel particolare sole del prossimo piano cosmico più elevato della catena solare su cui il nostro globo D comincerà allora a manifestarsi.

Una ronda della catena è un passaggio delle onde di vita, o famiglie di monadi, dal globo più alto attraverso tutti i globi. (Quando una ronda della catena passa attraverso un qualsiasi globo noi diciamo che è una ronda del globo.) Quando queste sette ronde della catena si saranno completate, quello è un Giorno di Brahmā o manvantara della catena planetaria. Sette di questi Giorni di Brahmā fanno un manvantara solare per questa catena, perché, prendendo il nostro globo terrestre come esempio, alla fine di questi sette Giorni planetari, i sette sottopiani su cui si trova il nostro globo terrestre saranno passati attraverso ogni esperienza maturata in essa. Quindi, per dare inizio al suo nuovo manvantara solare, l'intera catena dentro il nostro Brahmānda solare comincerà la sua evoluzione su piani più elevati. E di conseguenza apparirà un nuovo sole.

A beneficio di coloro che possono essere interessati ai rapporti numerici: "l'intero periodo di un Manvantara," menzionato da H.P.B.[21] come di 308.448.000 anni riferisce questo uso del termine manvantara alla metà di una ronda della catena, che è il tempo complessivo affinché un'onda di vita passi dal primo globo (diciamo il globo A) della catena al globo D, la nostra terra. Ė richiesto un simile periodo di tempo per passare dal punto mediano del nostro globo terrestre al globo G, diciamo così, per cui una ronda della catena impiegherà 616.896.000 anni, che è un intero manvantara della catena. Poiché l'insegnamento complessivo riguardante le ronde dà la loro cifra come sette, se moltiplichiamo quest'ultima somma per 7, otteniamo molto da vicino la cifra di 4.320.000.0000 anni, che è un intero manvantara della catena, o un Giorno di Brahmā, essendo il Brahmā, in questo caso, il Brahmā della catena planetaria. La differenza tra questo calcolo immediato e approssimativo e l'intero periodo di 4.320.000.000 anni è dovuta al fatto che sono stati omessi i sandhyā (crepuscoli).

Inoltre, quando una catena planetaria ha completato il suo manvantara della catena, s'instaura un periodo di riposo o Notte di eguale durata — 4.320.000.000 anni. In aggiunta, il mahakalpa cosmico — che qui significa il kalpa del nostro sistema solare o il suo intero manvantara o un Anno di Brahmā — è composto di 360 Giorni di Brahmā, che sono i Giorni della catena planetaria, come è stato suggerito sopra. Poiché vi sono un centinaio di Anni di Brahmā nell'intero periodo di un mahakalpa solare (la Vita di Brahmā), quest'ultima cifra deve essere moltiplicata per cento, e così otteniamo la cifra di 311.040.000.000.000 anni.

Ci son voluti all'incirca 320.000.000 di anni da quando i primi depositi sedimentari geologici si formassero sulla nostra terra all'inizio di questa quarta ronda, e questo è poco più dell'intero periodo di un Manvantara" menzionato da H.P.B. come di 308.448.000 anni — che è soltanto un altro modo di definire il 'manvantara' di questa quarta ronda, iniziata dal Manu-radice di questa ronda.[22]

La realtà delle analogie ripetitive in natura è la chiave maestra per fare i calcoli riguardo tutti questi periodi di tempo. Proprio perché il piccolo riflette attraverso la sua struttura e il suo destino qualunque cosa sia la struttura e il destino del grande, le stesse regole matematiche nel loro complesso si applicheranno sia ad un microcosmo — quale che possa essere — come pure a un macrocosmo, come un sistema solare.

Si può ben affermare qui che l'anno esoterico contiene 360 giorni, pari ai 360° dello zodiaco, sia dei segni o della costellazione; e in un periodo passato del sistema solare il nostro anno terrestre era effettivamente di 360 giorni. Da allora, per un numero di cause cosmiche interagenti, sotto la guida dei magnetismi fohatici delle costellazioni zodiacali, la velocità di rotazione della terra aumentò di poco, per cui l'anno attuale contiene approssimativamente 365¼ giorni. Probabilmente, quest'accelerazione ha oggi raggiunto il suo massimo, in tal caso la rotazione terrestre diminuirà di nuovo lentamente e nel tempo passerà attraverso e oltre il punto mediano di 360 giorni, cosicché l'anno conterrà quindi qualcosa meno di 360 giorni, probabilmente all'incirca 354 giorni. Quando questo periodo minimo è stato raggiunto, la rotazione della terra accelererà di nuovo leggermente, e con il tempo passerà attraverso il punto mediano di 360 giorni, fino a raggiungere ancora il suo massimo. Così avviene che durante il manvantara della catena planetaria il periodo complessivo rotatorio annuale è di 360 giorni.

Questa è la ragione per cui i 360 giorni sono riconosciuti in Occultismo come l'anno di base; e molti popoli colti, come i babilonesi, gli egiziani e gli hindu, tutti famosi nell'antichità per la loro abilità astronomica, usavano il periodo di 360 giorni quando calcolavano la durata di un anno. Nel caso degli hindu, questo trapela da un passaggio dell'antico libro astronomico: il Sūrya-Siddhānta (1, 12, 13) [23] che per primo afferma che l'anno occulto di base è di 360 giorni, e quindi si riferisce all'anno come consistente più o meno di 365 giorni ¼. Gli scienziati, gli studenti e i matematici di oggi attribuiscono agli antichi babilonesi il nostro attuale calcolo di 360° in un cerchio, ogni grado diviso in 60 minuti, anche se questo metodo era ben noto nell'antica India, come lo era in Egitto e altrove. Perché? Semplicemente a causa dell'immensa conoscenza dell'astronomia ed astrologia occulta nelle arcaiche Scuole dei Misteri, dove l'anno 'di base' era di solito impiegato per calcoli segreti, oltre ad essere anche il fondamento dei calcoli civili ed economici.


CICLI RAZZIALI E YUGA

Ciò che avviene in una razza non è che una copia su scala più grande di ciò che ha luogo altrove. Qualsiasi pianeta, sole o universo, ha i suoi periodi di una durata e di una grandezza corrispondenti al proprio ciclo di vita. Nella cosmogonia hindu questi periodi sono chiamati yuga, la loro durata in ciascun caso dipende dalla scala del suo arco, sia di un uomo che di un sole. Il modo in cui i grandi cicli si ripetono nei piccoli nell'evoluzione di una razza-radice è estremamente complicato. La regola generale è che il piccolo ripete il grande, che i piccoli yuga non solo sono inclusi negli yuga maggiori, ma si ripetono al proprio livello. Ad esempio, la nostra attuale quinta razza-radice, considerata come un insieme con tutte le sue sottorazze, è ora nel suo kali yuga, che cominciò all'incirca cinquemila anni fa alla morte di Krishna, e durerà nel futuro per circa 427.000 anni.

Ora, alcuni dei cicli o yuga minori di questa quinta razza-radice avanzeranno, e altri falliranno, tuttavia interagiranno tutti l'un l'altro e saranno soggetti al grande kali yuga della razza-radice. Così, uno yuga o una razza minore può trovarsi nel suo vigore ed avanzare per fiorire, ma, poiché fa parte di tutto il kali yuga, sarà soggetto al declino generale del kali yuga maggiore.

Ogni ciclo minore, grande o piccolo, nella razza-radice è a sua volta settenario, e quindi ha il proprio kali yuga, ed i suoi innumerevoli rapporti con lo stesso. Proprio come il grande kali yuga è di 432.000 anni, così un ciclo minore può essere di soli 432 anni, o 4320, o anche di 43.200 anni. Gli hindu o razza ariana, che fu una delle prime sottorazze della propria quinta razza radice, è ora nel suo kali yuga razziale, oltre ad essere nel kali yuga maggiore della razza-radice. Ma cerca di risorgere, e lo farà in futuro. Su una scala minore, la Spagna è nel suo kali yuga breve, come pure il Portogallo. L'Italia ha appena terminato un kali yuga breve e sta cominciando a risorgere.

Sfortunatamente, poiché la nostra quinta razza-radice è molto materialistica, pesantemente sprofondata nella materia a causa della nostra quarta ronda, questi avanzamenti avvengono per lo più lungo le linee del materialismo. Oltretutto, il ceppo complessivo delle razze europee, che possiamo definire come la sottorazza o forse la razza famiglia europea, sta rapidamente avanzando fin dalla caduta dell'Impero Romano, e continuerà su questa strada, con vari collassi e fallimenti minori per poi risalire nuovamente, fra seimila o settemila o probabilmente ottomila anni. E allora vi sarà una rapida discesa finché il suo kali yuga sia stato raggiunto, un piccolo kali yuga, quando vi sarà una grande catastrofe naturale in Europa. Questo avverrà all'incirca tra seimila e i settemila anni a contare da oggi. Questo periodo vedrà la sommersione delle Isole Britanniche. La maggior parte della Francia sarà sommersa dalle acque, come pure l'Olanda, una parte della Spagna, e un buon tratto dell'Italia, e altri paesi. Naturalmente, tutto questo non accadrà in una notte, perché vi saranno segni premonitori, come dei lenti affondamenti della costa, grandi terremoti, ecc.

Il fatto principale è che, sebbene la quinta razza-radice nel suo insieme sia nel proprio kali yuga che cominciò quasi cinquemila anni fa, le sue sottorazze possono avanzare o fallire, ciascuna secondo i suoi periodi di tempo; e ciascuna di queste sottorazze ha il suo piccolo kali yuga che si ripete dopo il grande kali yuga, apportando la stessa proporzione all'intera durata di qualsiasi piccola razza che il grande kali yuga apporta alla razza-radice.

Un altro nome per yuga o ciclo in Sanscrito è kala-chakra, la ruota del tempo. Proprio come una ruota gira, così fanno i quattro yuga, le quattro ruote del tempo, seguendo i rapporti numerici di 4, 3, 2, e un periodo di sosta; poi, ancora, il 4, 3, 2, una sosta, e così via attraverso i manvantara. Gli stessi rapporti numerici relativi prevalgono in tutte le divisioni della natura. Ad esempio, il manvantara del globo può essere suddiviso in periodi che stanno l'un l'altro nel rapporto 4, 3, 2, una sosta, rendendo il 10 completo; e questi possono chiamarsi il satya yuga, treta yuga, dwapara yuga, e kali yuga, ognuno con il suo periodo di riposo, o sandhya, del manvantara del globo. (Occult Glossary, pp. 184-85).

Usando esattamente lo stesso principio dei meccanismi che si ripetono in natura, un'intera ronda, passando attraverso tutti i globi, può essere considerata come un periodo che è divisibile nelle stesse porzioni numeriche relative. Così, possiamo dire che i quattro yuga si applicano a qualsiasi periodo unitario nello scorrere del tempo: ad una ronda planetaria, alla ronda di un globo, ad una razza-radice, o anche al periodo della vita umana.

Per chiarire: un uomo non è nel suo kali yuga quando è avanti con l'età. Il suo kali yuga è raggiunto durante la parte più attiva della sua vita, la sua mezza età, quando egli è nel pieno vigore dei suoi poteri fisici, ma ancora un bambino per quel che riguarda i suoi poteri superiori. Comunque, questo fatto non si applica alle prime razze-radice, perché esse erano sull'arco discendente e raggiunsero il proprio kali yuga nella loro vecchiaia. Da quando abbiamo passato il punto più basso nella nostra evoluzione e abbiamo iniziato a risalire, la nostra natura interiore si è evoluta abbastanza da rendere i nostri ultimi anni, dopo il nostro periodo individuale di kali yuga, un periodo di fioritura e realizzazione. Oggi non moriamo più all'apice della nostra età fisica come accadeva agli Atlantiani e ai Lemuriani. Viviamo oltre l'apice dell'attività fisica, negli anni più dolci e proficui che porta l'età più matura. Durante la sesta e la settima razza-radice, un fatto abbastanza curioso, il nostro kali yuga coinciderà con il punto più intenso della nostra vita, ma allora saremo nella relativa pienezza di tutti i nostri poteri.

Applicando questi yuga o cicli di tempo alle razze-radice, ogni razza-radice ha il suo satya yuga, seguito dai suoi tetra, dwapara, e kali yuga. Sopraggiunge poi un sandhya o periodo di riposo, un punto di congiunzione, dopo il quale assistiamo alla nascita della nuova razza. I semi della successiva nuova razza-radice sbocciano nell'esistenza; ma la vecchia razza-radice continua, sebbene non abbia più la padronanza della terra. Questa è la ragione: con l'apertura del satya yuga della successiva razza-radice, gli ego più forti e più avanzati della razza allora nel suo kali yuga s'incarnano nella nuova razza; nel frattempo, i corpi della razza in decadenza sono messi a disposizione degli ego meno sviluppati che entrano in essi. Poiché questi corpi della vecchia razza continuano a vivere e a propagarsi attraverso parecchie ere che si succedono, gli ego di grado inferiore nello sviluppo evolutivo entrano in essi, e alla fine questi corpi, attraverso una lenta degenerazione, ospiteranno solo gli ego meno sviluppati del ceppo umano. Ma la razza-radice che sta scomparendo dura quasi tutto il tempo necessario affinché la successiva razza-radice raggiunga il suo kali yuga.

Qui abbiamo la chiave di questi periodi numerici, come sono dati nei calcoli Brahmanici. Una razza-radice richiede quattro yuga o 4.320.000 anni per raggiungere la sua crescita e il suo apice. L'ultimo decimo di questo periodo è il suo kali yuga. Allora la nuova razza viene in esistenza; proprio come su una scala più piccola la sesta sottorazza della nostra attuale quinta razza-radice sta già maturando il seme della propria nascita nelle Americhe, dove sono depositati anche i semi della futura sesta razza-radice, che comincia adesso nel nostro kali yuga, ma per ora semplicemente come un adombramento di ciò che sarà. Quando il nostro kali yuga raggiungerà la sua fine, tra circa 427.000 anni a partire da oggi, i semi della sesta razza-radice allora saranno abbastanza numerosi. Nel frattempo la nostra quinta razza-radice continuerà come corpi per gli ego inferiori, finché questa serie di corpi, non di ego, attraverso la degenerazione verso la sua conclusione, sarà finalmente composta di veicoli solo per gli ego meno sviluppati del ceppo umano. Da ciò deduciamo che una razza-radice su questo globo, durante questa quarta ronda nel passato e fino al presente, ha coperto qualcosa come 8.640.000 anni per vivere dal suo inizio fino alla sua sparizione, sebbene solo metà di quel tempo — il mahāyuga o quattro yuga di 4.320.000 anni — può appropriatamente essere chiamata lo zenit di quella razza-radice. I rimanenti 4.320.000 anni rappresentano il suo periodo di estinzione.

Poiché ciascuna razza-radice comincia all'incirca nel periodo mediano della sua razza-radice genitrice, la nostra quinta razza-radice cominciò a nascere durante il kali yuga della quarta. La sesta razza-radice che ci succederà comincerà a nascere nel nostro kali yuga in cui stiamo ora entrando. Quando una razza ha inizio, i suoi pionieri sono molto pochi: sono persone strane, e vengono considerate quasi come bizzarrie della natura. Man mano essi diventano la maggioranza, e ciò avviene quando la loro razza-radice è diventata forte. Sono gli ego che creano le razze-radice, e che realmente creano gli yuga. Ciò che avviene nel grande si ripete nel piccolo: una razza-radice non è altro che un'analogia, una ripetizione, di una ronda; anche di un intero manvantara solare. La vita di un uomo è esattamente la stessa: è l'analogia di un manvantara solare, di una ronda, del manvantara di un globo, come pure di una razza-radice.

Una razza-radice, quindi, dal suo inizio fino alla morte, da quando ebbe inizio la terza razza-radice Lemuriana, è attiva fra gli otto e i nove milioni di anni. Se facciamo un calcolo in yuga, è di 8.640.000 anni, ma di questo periodo solo la metà, o il mahayuga, può essere appropriatamente chiamata quella razza-radice, come un'entità che comincia, cresce e matura. Come puntualizzato precedentemente, il restante o secondo mahayuga è la sua lenta sparizione, perché la razza diventa, come i corpi fisici, il ricettacolo di ego in una scala di avanzamento evolutivo costantemente in discesa. Questo è il motivo per cui oggi abbiamo tra noi gli Atlantiani, ma gli ego che abitano questi degenerati 'corpi Atlantiani' sono di gran lunga inferiori alla migliore classe degli Atlantiani quando Atlantide era al suo apice. Abbiamo anche pochi degli antichi Lemuriani tra noi, desolati resti degli antenati una volta meravigliosi, poiché la Lemuria, ai suoi giorni, era una razza e un continente magnifici. Questi pochi 'corpi Lemuriani' che continuano ancora ad andare avanti — così chiamati perché sono i diretti discendenti Lemuriani — offrono dei veicoli alla più infima classe del ceppo umano. Ora, questi ego inferiori non sono anime perdute. Sono semplicemente gli ego meno evoluti attualmente, e quindi a rimorchio di noi. Ogni razza-radice contiene gli stessi ego che si svilupparono nella precedente razza-radice.

Ritornando ai cicli di vita delle razze-radice come loro si rapportano ai cicli: i Lemuriani e gli Atlantiani morivano generalmente presto, quando i loro corpi, le loro vite, raggiungevano quello che oggi chiameremmo il periodo umano di kali yuga. La ragione consiste nel fatto che essi non si erano ancora sufficientemente evoluti nel potere intellettuale superiore e nella spiritualità. In altre parole, queste prime razze morivano giovani perché non avevano alcuna vecchiaia di ricchezza e pienezza per guardare al futuro.

Nella nostra evoluzione abbiamo oltrepassato quella fase che non era così evidente ai tempi degli Atlantiani; ed essendo nella quinta razza-radice e sull'arco ascendente, noi stiamo lentamente avanzando negli stadi evolutivi della coscienza in cui l'intelletto superiore e la spiritualità stanno diventando sempre più preminenti ogni centinaio di migliaia di anni che passano, rendendo la seconda metà della vita, nel passare del tempo, sempre più ricca di conoscenza e di sensibilità.

Con l'inizio della quinta razza-radice la seconda metà della vita di un uomo ha cominciato a svilupparsi. Un giorno la vecchiaia sarà il periodo in cui l'uomo avrà la pienezza del suo potere fisico, intellettuale e spirituale. Arriverà il tempo in cui infanzia e gioventù saranno proporzionalmente accorciate, perché l'uomo perverrà al funzionamento autocosciente della facoltà molto più rapidamente di oggi. Questo processo continuerà attraverso le ere in modo che, quando avremo raggiunto la settima razza-radice su questa terra durante questa quarta ronda, la seconda metà della vita sarà considerata la sola parte degna di essere vissuta. I corpi allora saranno più forti, più flessibili, molto diversi, sotto alcuni aspetti, da come lo sono ora: più vitali, con un maggior potere di resistenza, e tuttavia più eterei. In questi remoti giorni a venire il corpo di un uomo prima della sua morte sarà più forte di quanto lo era in quella che potremmo chiamare la sua gioventù.

Sebbene gli Atlantiani morissero in quella che noi considereremmo la tarda gioventù o la prima mezza età, gli anni che essi vivevano erano molti di più dei nostri. Col passare del tempo i bambini mostreranno una tendenza a nascere sempre più maturi nelle facoltà interiori, e anche più maturi nel corpo, anche se non necessariamente grossi fisicamente. Per noi, le cose stanno cominciando ad invertirsi. Sarà l'uomo interiore — la mente, la spiritualità — a manifestarsi sempre di più.

Stiamo vivendo in un periodo molto interessante. Non penso che negli annali registrati a nostra disposizione ci sia mai stata un'epoca in cui gli studenti dell'antica saggezza abbiano avuto l'opportunità ora disponibile.

Molto è stato detto sull'oscurità della nostra era, il kali yuga, ma sono proprio questo sforzo e questa tensione che stanno aprendo i nostri cuori e lacerando i veli dalle nostre menti. Ė l'Età del Ferro, un ciclo difficile e rigoroso, in cui ogni cosa si muove intensamente e in cui ogni cosa è difficile: ma è precisamente l'era in cui si può fare più rapidamente un progresso spirituale ed intellettuale. Nell'Età d'Oro, la cosiddetta Età di Saturno, l'era dell'uomo innocente, ogni cosa si muoveva dolcemente, senza scosse, e tutta la natura cooperava a rendere la vita bella e piacevole; e c'è qualcosa nei nostri cuori che anela a ritornarvi. Ma non è quello a cui ambisce al nostro ego evolvente.

Ė un curioso paradosso che il più duro e crudele di tutti gli yuga è proprio quello in cui si può ottenere un più rapido avanzamento. Ė il tempo delle opportunità, il tempo delle scelte, quando gli ego più avanzati diventeranno i semi della successiva grande razza-radice. Così nascerà il satya yuga della nuova razza fuori dal vecchio kali yuga, e in un futuro distante vi saranno anche cose più grandi che in passato. Ancora una volta le vite degli uomini saranno in sintonia con l'ispirazione della compassione universale e della saggezza, e gli insegnamenti arcaici riguardanti la luce che scaturisce dal cuore del sole spirituale, che ogni uomo è nell'arcano più profondo del suo essere, diventeranno l'eredità più preziosa della razza umana.


[1] Manvantara è effettivamente un composto di due parole, manu-antara, che significa 'tra due manu,' e quindi si applica tecnicamente al periodo di attività manifestata tra l'apertura, o Manu-radice, e la chiusura, o Manu-seme, di ogni globo. Per estensione, l'idea è venuta ad avere il significato generico del termine della vita di ogni Uovo di Brahmā, sia planetario, solare o galattico. Manu sta quindi, collettivamente, per le entità che appaiono all'inizio della manifestazione, e da cui ogni cosa deriva.

[2] Vedi Iside Svelata, II, 264-5 ed. or.; p. 242-3 ed. it., Armenia, mi, 1984; La Dottrina Segreta, I, 368-78 ed. or.; p. 279-80 online.

Brahmā è l'aspetto maschile o personalizzato del termine neutro Brahman (dalla radice verbale brih, che significa espandersi, crescere, fruttificare) e rappresenta l'energia-coscienza spirituale ed evolvente di qualsiasi unità cosmica come un sistema solare, e che è appropriatamente chiamata un Uovo di Brahmā.

[3] Una catena planetaria consiste di sette (o dodici) principi o globi, dei quali uno solo ci è visibile su questo piano.

[4] Nirvana, un composto sanscrito — nir, prefisso proporzionale che significa fuori o via; vana, il participio passato passivo della radice verbale , soffiare — letteralmente significa 'spento.' Il senso dell'antico pensiero indiano è stato così malinteso, che per molti anni gli studiosi europei hanno discusso se essere "spento" significasse un effettivo annichilimento dell'entità, oppure no.

[5] Nascono spesso delle questioni che riguardano le differenze tra i vari tipi di manvantara e pralaya menzionati nella letteratura sanscrita: 1) Prākritika pralaya; 2) Saurya pralaya; 3) Bhaumika pralaya; 4) Paurusha pralaya; 5) Nitya pralaya. Gli stessi termini possono usarsi ugualmente bene per i rispettivi manvantara.

Il Prākritika pralaya è la dissoluzione del sistema solare universale, il che significa oltrepassare l'esistenza manifestata verso i piani interni di tutte le varie prakriti o mondi o piani del cosmo — il nostro universo solare. Ė ciò che i cristiani chiamerebbero forse la 'fine del mondo.'

Il Saurya pralaya si riferisce al sole o Sūrya (essendo Saurya l'aggettivo di questa parola). Significa la morte della nostra catena solare e la dissoluzione del nostro sistema solare, ma non significa il pralaya del nostro sistema solare universale.

Il Bhaumika pralaya significa la morte di Bhūmi, la nostra terra. Ė la dissoluzione della nostra catena planetaria terrestre, quando ha terminato il suo periodo di vita.

Paurusha pralaya (da Purusha, che significa uomo) è un termine usato di rado, e significa semplicemente la morte di un essere umano.

Nitya pralaya significa la continua demolizione o dissoluzione che ha luogo su tutto quello che ci circonda, e può essere descritto come l'incessante cambiamento che avviene ininterrottamente. Il cambiamento è la morte di qualsiasi essere o entità che subito dopo passa karmicamente in un cambiamento successivo di stato o condizione. Così le stagioni alternanti dell'anno portano cambiamenti periodici che non hanno mai fine; gli atomi di qualsiasi corpo vivente, come pure le molecole e le cellule, sono sottoposti ad un incessante e continuo cambiamento. Tutti questi fenomeni della vita sono raggruppati sotto l'unico termine Nitya.

[6] La Dottrina Segreta, I, 99, ed. or. (p. 94 online); vedi anche: I, 53, (p. 64 online); 356, (p. 268 online); 527; (p. 398 online); II, 527, (p. 347 online.)

[7] La Dottrina Segreta, I, 634 ed. or; p. 477 online: 'Evoluzione Ciclica e Karma' e I, 647 ed. or.; p. 487 online: 'Lo Zodiaco e la sua Antichità.'

[8] Questi assorbimenti avvengono in tutti i campi della vita cosmica, ma sono assorbimenti di corpi, di veicoli, non di monadi o ego. Nel caso di queste comete che sono irresistibilmente trascinate nei vari soli e annientate, per le attrazioni karmiche derivanti da passati manvantara, esse sono dei fallimenti solo nel senso che non sono abbastanza evolute o preparate per esistere sul nostro piano del nostro globo D. Il fallimento non è causato da qualche carenza spirituale della monade. Se le monadi di una cometa solare o planetaria (o di un essere umano, perché l'analogia è precisa) sono ostacolate nel processo di cercare di reincarnarsi su questo piano, è perché soltanto i veicoli sono 'divorati,' in quanto le monadi o ego sono istantaneamente libere e procedono ancora una volta a costruire un nuovo corpo cometario (o umano).

Ė bene ricordare che durante il processo dell'evoluzione cosmica, un sole non cerca soltanto di divorare i suoi fratelli più giovani, i pianeti, ma li divora anche per aiutarli. Ė un paradosso. Nel caso di noi stessi, se ci avvicinassimo al sole, i nostri corpi fisici sarebbero annientati alla velocità della luce, perché non solo si disperderebbero in atomi, ma quegli atomi stessi sarebbero frantumati, lacerati. Si intende proprio questo quando è detto che il sole è un potere benefico ma che può anche essere un annientatore o un 'divoratore.' Ma verrà il tempo in cui ciascuno di noi entrerà nel cuore del sole in perfetta sicurezza, e faremo così perché il cuore del nostro essere è una porzione dell'essenza solare.

[9] Vedi La Dottrina Segreta, I, 291, 347 ed. or.; p. 222, 262 online.

[10] In questa connessione, né Nettuno né Urano appartengono al nostro sistema solare, e non lo è nemmeno Plutone, il pianeta scoperto più recentemente. Questi sono infatti quelli che noi possiamo chiamare 'prigionieri,' intrusioni, per così dire, nel nostro sistema solare. Questi tre pianeti appartengono ad un sistema solare proprio, sebbene, allo stesso modo del nostro sistema solare, appartengano al sistema solare universale. Può accadere, nell'economia e le relazioni interagenti dell'Uovo cosmico di Brahmā, che certi pianeti di un sistema solare possano diventare visibili agli abitanti di un altro sistema solare, perché entrambi fanno parte di un sistema solare universale; e quando questi due sistemi solari si avvicinano l'un l'altro riguardo sia la posizione che il posto evolutivo dei piani cosmici, allora diventano parzialmente visibili l'un l'altro a causa di una similarità di vibrazioni.

[11] Dovrei menzionare che nei miei Fundamentals of the Esoteric Philosophy (p. 459) la frase "che ruota intorno al sole" andrebbe letta, se vogliamo essere precisi, "che ruota intorno al sole Rāja."

[12] Il nome dato dagli antichi hindu ai pianeti è āditya, i figli di Aditi; e sebbene sia solitamente detto che Aditi ha dato la nascita agli otto 'figli del sole,'come si allude nel Commentario citato da H. P. B. nella Dottrina Segreta (I, 99-100 ed. or.; p. 94 online.) altre volte il numero degli āditya è indicato come dodici.

[13] La Dottrina Segreta, I, 170-4 ed. or.; p. 141-2 online.

[14] Per favorire quei lettori ai quali risulta nuova la frase "Guardiano della Soglia" può giovare la seguente spiegazione tratta dal mio Occult Glossary:

Un'invenzione letteraria di Sir Bulwer-Lytton, mistico e romanziere inglese, che si trova nel suo romanzo Zanoni. Il termine è stato ampiamente diffuso ed usato nei circoli teosofici. In Occultismo, il termine "Guardiano," o qualche frase o espressione equivalente, è stato conosciuto ed usato in molte epoche passate. Si riferisce a parecchie cose, ma più in particolare ha un'applicazione a ciò che H. P. B. chiama "certi malefici Doppi astrali di persone defunte." Questo è esatto. Ma vi è un altro significato di questa frase, ancora più mistico e ancora più difficile da spiegare, che si riferisce alle conseguenze karmiche o risultati del passato dell'uomo incarnato, che infestano le soglie che il candidato o l'iniziato devono oltrepassare prima di poter avanzare o progredire in un grado più elevato dell'iniziazione. Questi guardiani, nel significato del termine che abbiamo appena spiegato, sono, per così dire, le parti astrali infestanti quasi umane della costituzione, gettate via in passate incarnazioni dall'uomo che ora deve affrontarle e superarle — esseri molto reali, parte del "nuovo" passato ossessionante dell'uomo. Il candidato deve affrontare questi vecchi "sé" di se stesso e dominarli o — fallire, fallimento che può significare sia pazzia che morte. In verità, ci sono fantasmi di uomini morti che precedentemente erano l'uomo attuale, che ora sorgono ad agguantare i suoi passi, e quindi sono molto veritieramente chiamati i "Guardiani della Soglia." In senso specifico, possono essere definiti appropriatamente i kama-rupa delle incarnazioni passate dell'uomo che si risvegliano negli archivi della luce astrale, lasciati lì dal "vecchio" uomo del "nuovo" uomo che è ora.

[15] La linea degli apsidi dell'orbita terrestre, ad esempio, in astronomia si dice che si estenda in entrambe le direzioni verso due costellazioni dello zodiaco celeste, Sagittario e Gemelli, e che si muova costantemente e lentamente verso est a una velocità che, si ritiene, compirà un circuito in circa 108.000 anni. Naturalmente, la rivoluzione di questa linea degli apsidi di ciascun pianeta diverso compie il suo circuito nel proprio periodo di tempo.

[16] The Letters of H. P. Blavatsky to A. P. Sinnett [Le Lettere di H. P. Blavatsky ad A. P. Sinnett]: p. 245 ed. or. (p. 188 online, I. Cintamani.)

[17] Può essere interessante sottolineare che Mārttānda, o Mritānda, entrambi nomi del sole nella letteratura sanscrita, significano 'uovo mortale' (da mrita, mortale, e anda, uovo) — in quanto il riferimento è alla parte mortale o impermanente dell'Uovo di Brahmā, cioè particolarmente al sole visibile che è il veicolo fisico del Brahmā solare. Proprio come il corpo dell'uomo è la parte mortale della sua costituzione o uovo aurico.

[18] Vi è un gruppo di miti nordici che riguardano la creazione dei mondi, basati sulle verità naturali formulate in un linguaggio simbolico dai grandi veggenti nordici del passato. Tutti questi miti hanno un tocco di malinconia che sembra sia proprio delle popolazioni nordiche; e quindi, nella maggior parte di questi miti della formazione del mondo, vi sono riferimenti a uno dei più grandi misteri dell'essere — l'autosacrificio delle divinità affinché i mondi possano venire in esistenza. Offrono i loro corpi e la loro 'linfa vitale;' quest'ultima sgorga e con il corpo diventa il mondo e tutte le cose.

C'è un mistero molto sacro implicato in questo, insegnato sotto diverse forme, come ad esempio in Hindustan e in Egitto, ma significano tutti la stessa cosa: che l'universo va avanti ed è salvato dalla distruzione mediante l'autosacrificio degli dèi superiori.

[19] Può essere interessante citare due passaggi dalle Istruzioni Esoteriche, II, di H.P.B.:

. . . quando vengono nominati o simbolizzati i pianeti del sistema solare . . . bisogna supporre che si riferiscano ai corpi planetari stessi solo come simboli sul piano puramente fisico della natura settenaria dei mondi psichico e spirituale. Un pianeta materiale può corrispondere solo a qualcosa di materiale. Pertanto, quando vien detto che Mercurio corrisponde all'occhio destro, non significa che il pianeta oggettivo ha una qualsiasi influenza sull'organo ottico destro; ma che entrambi stanno misticamente in corrispondenza, tramite Buddhi. L'uomo trae la propria Anima Spirituale (Buddhi) dall'essenza dei Manasa Putra, i Figli della Saggezza, che sono gli Esseri divini (o Angeli) che governano e presiedono al pianeta Mercurio.
Nello stesso modo Venere, Manas e l'occhio sinistro, sono impostati come corrispondenti. Exotericamente, non vi è, in realtà, una tale associazione degli occhi fisici con i pianeti fisici; ma esotericamente esiste; poiché l'occhio destro è "L'Occhio della Saggezza," cioè corrisponde magneticamente a quel centro occulto nel cervello che chiamiamo il "Terzo Occhio;" mentre il sinistro corrisponde al cervello intellettuale, o quelle cellule che, sul piano fisico, sono l'organo della facoltà di pensare. II triangolo cabalistico di Kether, Chocmah e Binah, indica questo. Chocmah e Binah, o Saggezza e Intelligenza, il Padre e la Madre, o anche il Padre e il Figlio, sono sullo stesso piano e reagiscono reciprocamente uno sull'altro.
Quando la coscienza individuale è rivolta verso l'interno, avviene una congiunzione di Manas con Buddhi. Nell'uomo spiritualmente rigenerato, questa congiunzione è permanente, quando il Manas Superiore aderisce a Buddhi oltre la soglia del Devachan, e l'anima, o piuttosto lo Spirito, che non va confuso con Ātma (il Super-Spirito), si dice allora che egli ha "l'Occhio Unico." Esotericamente, in altre parole, il "Terzo Occhio" è attivo. Ora Mercurio è chiamato Hermes e Venere è chiamata Afrodite, e, di conseguenza, la loro congiunzione nell'uomo sul piano psicofisico gli conferisce il nome di Ermafrodito, o Androgino. L'uomo assolutamente spirituale è, però, interamente distaccato dal sesso. . . .
Allo stesso modo, è detto che le narici destra e sinistra, in cui è inspirato il "Soffio delle Vite," (Genesi, ii, 7) corrispondono al Sole e alla Luna, così come Brahmâ-Prâjapati e Vach, o Osiride e Iside, sono i genitori della vita naturale. Questo quaternario, cioè i due occhi e le due narici, Mercurio e Venere, Sole e Luna, costituisce i cabalistici Angeli Guardiani dei Quattro Angoli della Terra. Lo stesso si ha nella Filosofia Esoterica Orientale che però aggiunge che il Sole non è un pianeta, ma la stella centrale del nostro sistema, e la Luna un pianeta morto, spogliato di tutti i principi; entrambi sostitutivi, uno di un pianeta invisibile inter-Mercuriale, e l'altra di un pianeta che sembra ora totalmente sparito alla vista. Questi sono i quattro Mâharâjah della Dottrina Segreta (I, 122), i Quattro sacri, collegati con il Karma e l'Umanità, il Kosmo e l'Uomo, in tutti i loro aspetti. Essi sono: il Sole o il suo sostituto Michele; la Luna, o il sostituto Gabriele; Mercurio, Raffaele; e Venere, Uriel. Non sarà qui necessario ripetere di nuovo che i corpi planetari stessi, essendo soltanto simboli fisici, non sono menzionati spesso nel Sistema Esoterico ma, di regola, con questi nomi sono simbolizzate le loro forze cosmiche, psichiche, fisiche e spirituali. In breve, sono i sette pianeti fisici ad essere i Sephiroth inferiori della Cabala; e il nostro triplice Sole fisico di cui vediamo solo il riflesso simbolizzato, o piuttosto, personificato, dalla Triade Superiore, o la Corona Sephirotale.

[20] Er è un soldato valoroso, proveniente dalla Panfilia (una regione mediterranea dell'Asia Minore), che, caduto in battaglia, dopo dieci giorni viene ritrovato intatto tra i cadaveri putrefatti. Dopo altri due giorni, messo sul rogo per essere cremato, ritorna in vita, con la memoria del mondo dell'aldilà, e narra qualcosa di simile ad un'esperienza di pre-morte, mediata nelle forme della cultura greca. — n. d. t.

[21] La Dottrina Segreta, II p. 69 ed. or.; p. 49 online.

[22]Se il lettore analizza i vari passaggi della Dottrina Segreta riguardo i differenti regni dei Manu della nostra catena planetaria, applicati ai periodi di tempo delle sette ronde, comprenderà meglio questi riferimenti numerici: vedi in particolare il Volume II, pp. 709-15 ed. or. (pp. 473-479 online) e pp. 307-9 ed. or. (pp. 202-203 online.)

[23] E' un trattato veramente profondo e notevole, che parla degli yuga e dei periodi di tempo di varie durate, le divisioni del tempo in infinitesimali, i cicli del sole, della luna e dei pianeti, come pure delle eclissi. Nei versi d'apertura si afferma che Sūrya, il sole, attraverso il suo rappresentante solare, trasmise ad Asuramaya "la scienza sulla quale si fonda il tempo, il grande sistema dei pianeti" (I, 5) e che ciò avvenne alla fine del krita o satya yuga (I, 46-7): Se facciamo un calcolo all'indietro dall'attuale periodo, abbiamo già percorso circa 5000 anni del kali yuga, 864.000 del dwapara, e 1.296.000 del tetra, che successe al satya yuga. Ciò significherebbe che il Sūrya Siddhānta è antico più di due milioni di anni. Come dice H.P.B. nella sua Dottrina Segreta (II, 49-50 ed. or.; pp. 54-55), la conoscenza racchiusa in questo libro fu trasmessa a questo grande astronomo atlantiano nel periodo di chiusura della quarta razza-radice e l'inizio della quinta. Non pensiamo, comunque, che il sole venne giù dal cielo e dettò queste parole, ma piuttosto che la gloria solare illuminava il cervello di questo adepto. In altre parole, in omaggio a Sūrya,, la natura interiore di Asuramaya fu innalzata al raggio solare del quale egli era un'incarnazione, e a quel punto gli furono ispirati ed insegnati dalla propria divinità solare alcuni dei segreti dell'universo.


Sezione 5

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