Theosophical University Press Online Edition

La Sorgente Primordiale dell'Occultismo di G. de Purucker


Sezione VII:

La Dottrina delle Sfere 

Il Cuore del Sole — una Divinità
Macchie Solari e Circolazioni del Sistema Solare
Magnetismo Solare e Terrestre
La Vita Triadica del Padre Sole
I Dodici Pianeti Sacri
Natura e Caratteristiche dei Pianeti
Asteroidi, Meteore e Polvere Cosmica
La Luna
Il Pianeta della Morte
Onde di Vita e Ronde Interne
Nirvana Interplanetario e Interglobale
I Śishta e i Manu

IL CUORE DEL SOLE — UNA DIVINITÁ

Il più mistico dei discorsi c'informa che la sua (del sole) pienezza è nei regni cosmici superiori, perché lì sussistono un cosmo solare e una luce completa, come affermano gli oracoli dei caldei. — Proclo: Timeo di Platone, iv, 242.[1]

Ogni essenza monadica, non importa dove o in quale periodo di tempo, è un'entità che apprende, avanzando sempre dal meno perfetto al più perfetto. In qualsiasi manvantara cosmico quest'essenza monadica inizia il suo viaggio evolutivo come una scintilla divina incosciente, passando attraverso tutte le fasi ed esperienze che quel particolare manvantara contiene, e termina come un dio completamente perfetto.

Durante il corso della nostra evoluzione nei manvantara cosmici che si succedono l'un l'altro, il nostro destino finale è diventare un sole glorioso nello spazio — più in particolare la sua anima o spirito, non tanto il suo corpo fisico, che sia visibile o invisibile. Ed ognuno di questi simili soli è composto di monadi più o meno evolute rispetto a lui, divinità minori e anime-atomi nei vari gradi del loro sviluppo evolutivo.

Lo spirito del nostro sole è circondato da un esercito di queste divinità minori, non antiche quanto lui, ma in molti casi sono grandi esseri spirituali se paragonati agli uomini. A loro volta, questi giovani dèi sono composti di altri esseri meno evoluti, sia pure di carattere spirituale; e così via, attraverso la gerarchia solare, finché non sia raggiunto il corpo fisico del sole, che contiene anime-atomi formate di luce. Queste anime-atomi, scintille divine incoscienti, evolvono tutte incessantemente, ed insieme ad altre entità saranno pronte a cominciare un nuovo e più elevato ciclo d'esperienza all'apertura del nuovo manvantara solare.

La struttura del sole, proprio come quella di un uomo, è costituita di monadi, di anime-atomi, che sono i pellegrini sui sentieri degli spazi dello Spazio, e ciascuna nel suo nucleo è un dio. Di conseguenza, quando il nostro sole, nei lontani periodi cosmici, sarà diventato un qualcosa di ancora più meraviglioso, le anime-atomi e le monadi che costituiscono ora i suoi veicoli — e che formano in parte anche lo splendore fisico che vediamo — saranno diventate soli. Il nostro sole attuale sarà allora l'essenza divina che riempie l'universo galattico; e le sue anime-atomi, e gli dèi più giovani e gli esseri spirituali che ora gli appartengono e lo circondano, saranno disseminati attraverso quell'universo come stelle e soli, nebulose e pianeti.

Nelle sue parti più elevate il sole è immateriale. Ma ciò non significa che lì non vi sia materia, perché il sole è circondato da veli di materia eterea che producono la nostra luce solare. Quella che vediamo è, letteralmente, la manifestazione fisica o il riflesso di un dio cosmico.[2]

Il cuore del sole è una particella della sostanza-madre che è puro spirito. H.P.B. lo sottolinea citando da un commentario privato:

La sostanza reale del (Sole) Celato è un nucleo di Sostanza-Madre. È il Cuore e la Matrice di tutte le Forze viventi ed esistenti nel nostro Universo Solare. È il nucleo da cui procedono per espandersi, durante i loro viaggi ciclici, tutti i Poteri che mettono in azione gli Atomi, nell'esercizio delle loro funzioni, e il Focolaio dentro al quale s'incontrano nuovamente nella loro settima essenza ogni undici anni. Se vi è qualcuno che ti dice di aver visto il Sole, ridi di lui, come se ti avesse detto che il Sole si sposta realmente lungo la sua orbita quotidiana. La Dottrina Segreta, I, 290 ed. or.; p. 221 online.

Il cuore del sole è un dhyāni-buddha.

Ora, non vi è contraddizione nel dire rapidamente che il cuore del sole è una particella della sostanza-madre e che è anche un dhyāni-buddha. È soltanto l'espressione dei due aspetti della stessa verità fondamentale. Il termine dhyāni-buddha si riferisce alla stessa monade solare o la triade superiore della divinità solare; mentre l'espressione "il cuore del sole è una particella della sostanza-madre," indica la nostra sfera visibile, il globo D della catena solare. Questa particella della sostanza-madre (altrimenti, spirito-materia, pradhāna o mūlaprakriti) è il centro focale sostanziale anche se spirituale nel quale, e attraverso di esso, il dhyāni-buddha del sole vive ed esprime i suoi poteri. Similmente, ciascuno degli altri globi della catena solare ha il suo cuore spiritualmente sostanziale, come una particella della sostanza-madre attraverso cui si manifesta la stessa monade solare.

Inoltre, ogni globo della nostra catena terrestre è la dimora e il veicolo di uno spirito planetario, e nondimeno tutti i globi formano un'unità attraverso la quale agisce la monade più evoluta dell'intera catena, proprio come nell'uomo esiste la sua monade divina che agisce attraverso tutte le monadi subordinate della propria costituzione. Qui ritroviamo ancora la struttura composita della legge della natura affinché la catena solare e la catena della terra, e l'uomo stesso, siano ciascuno un microcosmo che ripete analogicamente ciò che esiste nel macrocosmo. Così, ogni globo della catena solare è un'entità con i suoi sette elementi-principi, e ciascun globo è governato ed ispirato dalla propria monade solare minore, però sono tutti sotto il governo e il controllo supremo della monade ancora più sublime della divinità solare.

Quello che chiamiamo il sole non è che un riflesso fisico, un'essenza riflessa del vero sole che per noi è invisibile come l'aria. Ciò che vediamo è semplicemente la fiamma spirituale-elettromagnetica dell'azione delle energie e delle forze titaniche che essenzialmente sono il sole; e percepiamo tutto questo sul piano fisico ed immaginiamo che esso sia il sole.[3] É l'aspetto più basso e grossolano del sole; tuttavia, anche questo aspetto è solo quasi materiale o, piuttosto, etereo. In altre parole, il sole che vediamo è materia fisica nel suo quinto, sesto, e settimo grado di materialità, essendo questi i tre gradi più alti della materia su questo piano cosmico fisico.

Ora, sembrerebbe che alcuni studenti abbiano preso in senso strettamente letterale l'affermazione che il sole fisico è solo il riflesso del vero sole, la monade solare, come quando diciamo di vedere il nostro riflesso in uno specchio; e così hanno ricavato l'idea completamente erronea che quello che vediamo non è proprio il sole, ma un tipo di riflesso magico irradiato in qualche modo misterioso dal vero sole, che è posizionato in qualche altro luogo dello spazio! Il sole è un riflesso (come l'uomo fisico è un riflesso dell'uomo interiore), abbastanza reale per i nostri occhi fisici, e tuttavia non è il vero sole, che è invisibile, un essere spirituale, in verità un dio, e quindi esiste su un piano più elevato del piano fisico del nostro universo solare.

Il nostro sole è il globo D della catena solare come appare sul nostro sottopiano, il quarto piano fisico del sistema solare. Dovremmo tenere a mente che la catena solare consiste di sette o dodici globi, esattamente come lo è la nostra catena terrestre. Il globo solare D, in un certo senso, è quindi su tutti i sottopiani del piano fisico del sistema solare; in altre parole, ha un aspetto, una certa forma e determinate qualità ed attributi che sono visibili su ciascuno dei sette sottopiani di questo piano fisico, perché gli appartengono. Anche qui il nostro sole, come appare su ciascun sottopiano, è un riflesso del vero sole su quel sottopiano, e così illumina tutti gli altri diversi corpi planetari esistenti su questo piano fisico del sistema solare, che li vediamo o no.

Ora, il globo solare D, nella sua essenza, è un centro focale, una massa della materia del piano fisico in questo primo stato della materia, il più elevato se contiamo verso il basso, o il suo settimo stato se contiamo verso l'alto. Questo nucleo di sostanza altamente eterea o anche spirituale del piano fisico del sistema solare si circonda del suo velo di gloria, della sua prakriti, che ha con esso la medesima relazione che prakriti ha con Brahmā. Questo velo del cuore solare è quindi la materia di questo piano fisico del sistema solare.

Ancora, questo velo o secondo aspetto del cuore del vero sole fisico è a sua volta circondato dalla propria aura o velo, che è il terzo passo in giù verso la materializzazione. Questo terzo aspetto si circonda ugualmente del suo rivestimento aurico; ed è questo quarto velo del cuore, o sostanza-madre del sole fisico, quello che noi vediamo.[4]

Possiamo continuare nella serie degli stessi passi discendenti, con un nuovo velo o riflesso ad ogni passo, fino a raggiungere il settimo ed ultimo stadio del sole fisico, che è molto al di sotto del nostro quarto piano del piano fisico del nostro sistema solare, ed è quindi il più esterno dei poteri della nostra percezione sensoriale poiché è la sostanza suprema del sole.

Da un altro punto di vista, possiamo considerare il riflesso del sole fisico che vediamo come la sua aura, cioè il suo fluido vitale che lo circonda e racchiude, per cui ci appare come un globo di luce splendente. Di fatto, possiamo dire che è quel particolare strato dell'uovo aurico del sole che si trova sullo stesso sottopiano su cui la nostra terra e noi stiamo come esseri umani.

Ciò che ho affermato riguardo al globo D si applica, mutatis mutandis, a ciascuno dei sette (o dodici) globi della catena solare. Ognuno ha la stessa serie di apparenze o veli sul piano cosmico su cui è.

Sono questi gli insegnamenti che H.P.B. aveva a mente nel citare il seguente passo dal commentario privato al quale abbiamo accennato prima:

La Materia o Sostanza è settenaria nel nostro Mondo, come lo è al di là di esso. Inoltre, ognuno dei suoi stati o principi è suddiviso in sette gradi di densità. Sûrya (il Sole), nel suo riflesso visibile, presenta il primo stato, o il più basso, del settimo, che è lo stato più elevato della presenza Universale, il puro dei puri, il primo Soffio manifestato dell'Eternamente Non-Manifestato, sat (Esseità). Tutti i Soli centrali fisici od oggettivi sono, nella loro sostanza, lo stato inferiore del primo principio del soffio. E questi Soli non sono altro che i riflessi dei loro Principi primari, celati alla vista di tutti fuorché a quella dei Dhyân Chohan, la cui sostanza corporea appartiene alla quinta divisione del settimo principio della Sostanza-Madre, ed è quindi più elevata di quattro gradi della sostanza solare riflessa. Come vi sono sette Dhâtu (sostanze principali nel corpo umano) così vi sono sette Forze nell'Uomo e in tutta la Natura. — La Dottrina Segreta, I, 289-90 ed. or.; p. 221 online.

Le stesse realtà sono accennate da K.H. nelle Lettere dei Mahatma:

Il fatto è che quello che voi chiamate Sole è semplicemente il riflesso dell'immenso "deposito" del nostro Sistema, in cui sono generate e conservate tutte le sue forze; essendo il Sole il cuore ed il cervello del nostro minuscolo Universo, potremmo paragonare le sue faculae — i milioni di piccoli corpi intensamente brillanti da cui, oltre che dalle macchie, è costituita la superficie del Sole — ai corpuscoli sanguigni di quel corpo luminoso sebbene, come la scienza ha giustamente immaginato, alcune di esse siano grandi come l'Europa. Questi corpuscoli sanguigni sono materia elettrica e magnetica nel sesto e settimo stato.. . . Noi sappiamo che il Sole invisibile è formato da ciò che non ha nome né può essere paragonato a cose conosciute dalla vostra scienza — sulla terra; e che il suo "riflesso" contiene ancora meno cose simili a "gas," sostanze minerali o fuoco, sebbene anche noi, parlandone nel vostro linguaggio civilizzato, siamo costretti ad usare espressioni come "vapore" e "materia magnetica". . . . Il Sole non è un'incandescenza solida, né liquida e tanto meno gassosa; ma è una sfera gigantesca di Forze elettro-magnetiche, il deposito della vita e del movimento universale da cui questi pulsano in ogni direzione, alimentando con il medesimo materiale il più piccolo atomo ed il massimo genio fino alla fine del Maha Yug.[5]

Non è molto lontano il tempo in cui la scienza scoprirà che le parti interne dei vari soli non esistono affatto in condizioni di calore incomprensibilmente intenso, anche se probabilmente è abbastanza vero che gli strati eterei più esterni dei soli possiedano un certo ammasso di calore proprio, quale risultato di processi chimici. Il cuore di qualsiasi sole è un meraviglioso laboratorio chimico in cui avvengono cambiamenti molecolari, atomici ed elettronici, che sarebbe impossibile riprodurre in qualsiasi dei nostri laboratori chimici.[6] Le parti interne dei soli non sono delle immaginarie fornaci superardenti, chimiche o alchemiche o diversamente, e il futuro vedrà sorgere nelle menti dei nostri scienziati delle intuizioni su questa grande verità. Ogni sole è il veicolo esterno di una presenza spirituale ed intellettuale dimorante — il logos solare — che ha il suo posto nei reconditi recessi della catena solare. Il nostro sole è un atomo cosmico e, proprio come ogni atomo su scala infinitesimale, è animato dai suoi 'atomi di vita' spirituali-intellettuali, nel cui cuore abita una monade divina di origine e carattere stellare.


MACCHIE SOLARI E CIRCOLAZIONI DEL SISTEMA SOLARE

Il Sole è il cuore del Mondo [Sistema] Solare, e il suo cervello è nascosto dietro il Sole [visibile]. Da qui, la sensazione è irradiata ad ogni centro nervoso del grande corpo, e le onde dell'essenza di vita scorrono in ogni arteria e in ogni vena. . . . I pianeti sono le sue membra e le sue pulsazioni. (Commentario) — La Dottrina Segreta, I, 541 ed. or.; p. 409 online.

Che cosa sono le macchie solari? Potremmo ugualmente chiederci: che cosa sono i pori della pelle?

Le macchie solari sono le bocche esterne dei canali attraverso cui i fiumi di vite fuoriescono e rientrano nel sole. Sono le aperture (se non travisiamo questa parola troppo grande) attraverso le quali il sole espelle il suo deposito di riserve di vitalità solare fino agli angoli più remoti del suo sistema; ed è questa vitalità che dà vita a tutte le cose dentro l'aura del sole, che si estende addirittura ai confini più remoti del sistema solare. Ed è ancora attraverso le macchie solari che il 'sangue' del sole, l'energia del sole, l'elettricità o lo psicomagnetismo, ritornano per essere purificati nel cuore che le emanò all'incirca dodici anni prima.

La supposta periodicità delle macchie solari di solito è calcolata tra gli11 e i12 dei nostri anni; ma è stato scoperto che non sempre è un calcolo preciso. A dire il vero, il ciclo delle macchie solari è di dieci anni, ma la corrente di vitalità che lo governa richiede un altro anno per attraversare il sole, e un altro ancora per il suo ritorno attraverso il sole, e tutto sommato fanno dodici anni. Ogni ciclo è una vibrazione, un nuovo battito della pulsazione del sole. Il sole è un cuore, un cuore pulsante; in un altro senso, è un cervello. C'è la tentazione di usare alla lettera i termini cuore e cervello, e un tale uso non si discosterebbe molto dalla realtà. Ma non è il globo fisico ad essere la vera mente e il vero cuore per quanto riguarda l'universo fisico. La vera mente e il vero cuore, fondendosi ed agendo come uno, sono la divinità che sta dietro, sopra e dentro il veicolo fisico del nostro astro glorioso.

L'affermazione che il sole è sia il cuore che il cervello del sistema solare può sembrare ingarbugliata, perché nel corpo umano sono due organi diversi. Nelle scienze biologiche, comunque, vi sono entità conosciute che non hanno tali organi distinti, e combinano in un solo organo quelli che nel nostro corpo sono separati. La cellula vivente è un esempio del genere; e da un certo punto di vista il nostro globo solare è una cellula vivente cosmica. Anche in noi stessi lo scaturire delle sostanze ed energie provenienti dalla nostra monade spirituale nel corpo fisico attraverso il corpo astrale è un vero flusso di coscienza che, a causa del suo funzionamento, fa emergere il nostro grado relativamente alto di sviluppo nella scala evolutiva; e questo flusso si divide in due correnti, una mānasica e l'altra buddhi-prānica, che ha la sua sede nel cuore umano. Ugualmente, lo stesso flusso di coscienza che scaturisce dalla monade spirituale include altri attributi o funzioni che, per esprimersi, necessitano dei loro organi corrispondenti nei nostri corpi; e così avviene che abbiamo uno stomaco, un sistema nervoso e un sistema arterioso circolatorio, e via di questo passo.

Così il nostro sole contiene e manifesta il mānas solare, il suo cervello, e anche il buddhi-prāna, il suo cuore; e proprio come nel corpo fisico dell'uomo cuore e cervello lavorano in collaborazione, sia pure attraverso due organi distinti, così nel sole il cuore e il cervello lavorano in collaborazione ma nell'unione di queste due funzioni della monade solare.

Come l'ha spiegato H.P.B.:

Se agli "Adepti" si chiedesse: "Qual è allora, dal vostro punto di vista, la natura del sole e che cosa c'è oltre il velo cosmico?" — essi risponderebbero: oltre, ruotano e pulsano il cuore e la mente del nostro sistema; esternamente si diffonde il suo rivestimento, la cui natura non è materia, solida, liquida o gassosa, come quella che conoscete, ma elettricità vitale, condensata e resa visibile. . . . Indubbiamente, se fossero ritirati i "rivestimenti," l'abbagliante drappeggio che ora avvolge tutto il globo solare. . . . il nostro intero universo si ridurrebbe in cenere. Jupiter Fulminator, rivelandosi alla sua devota, la incenerirebbe all'istante. Ma questo non potrebbe mai accadere. Il guscio protettivo è di uno spessore tale, e a una distanza tale dal cuore universale, che difficilmente può essere calcolato dai vostri matematici. — The Theosophist, settembre 1883, p. 300.

Come cuore e cervello del suo intero sistema, il sole immette una vita a dodici sfaccettature in ogni atomo del suo universo solare, di cui egli forma una parte integrante. Il sole è preminentemente un datore di vita. Cosmogonicamente, è il nostro fratello maggiore, e niente affatto il nostro genitore fisico, come vorrebbero le speculazioni scientifiche; sì, egli è anche, in senso vitale, il nostro padre-madre, perché attraverso il sole discendono i rinvigorenti flussi di vita dai sistemi e dai mondi al di sopra di noi. E il nostro pianeta Terra, come pure tutti gli altri pianeti, riceve la propria parte di questi flussi datori di vita, precisamente come ogni atomo individuale ed ogni entità su scala microcosmica, mentre al tempo stesso li ricevono individualmente nell'intimo più profondo dentro di loro. Il sole è una riserva di energie elettriche e, come grande cuore pulsante del suo sistema, vitalizza e conforma gli sterminati eserciti sotto il suo dominio sistematico.

In uno dei passi più illuminanti scaturiti dalla sua penna, H.P.B. scrive nella Dottrina Segreta:

Così, vi è una regolare circolazione del fluido vitale attraverso tutto il nostro sistema, di cui il Sole è il cuore — simile alla circolazione del sangue nel corpo umano, poiché il Sole si contrae altrettanto ritmicamente come il cuore umano ad ogni riflusso di sangue. Soltanto, invece di compiere il circuito in un secondo o giù di lì, il sangue solare impiega dieci dei suoi anni a circolare, e un anno intero a passare attraverso i suoi atrii e i suoi ventricoli, prima di andare nei polmoni e ritornare quindi alle grandi arterie e vene del Sistema.
Questo la scienza non lo negherà, dato che l'Astronomia è a conoscenza del ciclo fisso di undici anni, quando aumenta il numero delle macchie solari, aumento dovuto alle contrazioni del cuore solare. L'Universo, in questo caso il nostro mondo, respira, proprio come sulla Terra respirano l'uomo ed ogni creatura vivente, ogni pianta, persino ogni minerale; e come respira ogni ventiquattrore il nostro globo stesso. Il fenomeno è simile alla regolare e sana pulsazione del cuore, quando il fluido vitale passa attraverso i suoi muscoli cavi. Se il cuore umano potesse divenire luminoso, e l'organo vivente pulsante potesse rendersi visibile, come fosse riflesso su uno schermo, proprio come gli insegnanti di Astronomia, per esempio, usano mostrare la luna, allora ognuno vedrebbe il fenomeno delle macchie solari ripetersi ad ogni secondo, e si renderebbe conto che essi sono dovuti alla contrazione e all'affluire del sangue. — I, 541-2 ed. or.; p. 409-410 online.

La periodicità delle macchie solari coincide con i periodi intermedi non solo dei pianeti più vicini alla terra, ma di tutti i pianeti del nostro sistema solare — quelli che sono visibili come pure le dozzine di pianeti invisibili. Poiché il nostro sole è il cuore pulsante e il cervello sensitivo del nostro mondo solare, ne consegue che ogni movimento del suo cuore è intimamente relazionato, con una sincronia precisa, ad ogni altro movimento, piccolo o grande, che ha luogo tra i componenti della sua famiglia solare.

Ogni corpo celeste, sia esso sole, nebulosa, cometa o pianeta, è la manifestazione di un dio. Tutti questi esseri divini — cosmici, solari o planetari — sono organi o membri all'interno del sole spirituale, la divinità suprema del nostro sistema solare. Nell'usare questi termini, dèi, spiriti cosmici o planetari, ecc., non si fa nessun riferimento al corpo fisico di qualsiasi globo celeste, che lo vediamo oppure no, ma alla sua vita che vi risiede, alla sua dimorante essenza vitale, intellettuale e spirituale. Il sistema solare, da un punto di vista, può essere veramente considerato un'entità organica vitale-meccanica, funzionante nei suoi aspetti fisici ed astrali come un meccanismo che è, tuttavia animato da esseri spirituali che variano enormemente nei gradi evolutivi.

Il gigantesco pianeta Giove, specialmente nei suoi diversi periodi, ha un particolare rapporto con il ciclo di macchie solari massime e minime. L'anno di Giove è all'incirca dodici (11.86) dei nostri anni. Vi è una vasta statistica di fatti molto interessanti che mostrano la connessione tra i cicli delle macchie solari e i periodi orbitali dei pianeti, perché i loro rispettivi 'anni' sono orientati insieme con precisione, sia causalmente che effettivamente, così come lo sono le ruote ad incastro di qualsiasi intricato meccanismo fisico Se ricordiamo che il nostro sole è contemporaneamente il cuore ed il cervello del nostro sistema solare, e che dona e al tempo stesso riceve la luce della vitalità di quel sistema — e forse quei poteri e potenzialità ad un livello molto più elevato, possiamo forse raffigurare le relazioni dei periodi delle macchie solari con i rispettivi 'anni' planetari.

Senza dubbio i matematici e gli astronomi del futuro scopriranno questo rapporto ciclico degli 'anni' planetari con i periodi delle macchie solari; forse il ruolo del minimo comune multiplo sarà un'allusione a quelle inclinazioni matematiche della mente nello scoprire come i pianeti agiscano all'unisono con il sole verso un comune destino finale nello schema evolutivo.

Ora, dentro e fuori queste macchie solari affluiscono rapidamente — e in certi periodi vere e proprie correnti interne ed esterne — non solo flussi di vite, ma sono coinvolte anche le loro masse di poteri vitali psico-magnetici. Questi fiumi di vite sono intimamente connessi con i periodi planetari in cui la rispettiva posizione presa da certi pianeti in diversi periodi (che gli astrologi chiamerebbero aspetti) contrassegnano i punti critici interconnettendo i meccanismi celesti del sistema solare. Il termine meccanismi celesti qui non si riferisce ai semplici meccanismi, ma si applica direttamente alle circolazioni e alle interconnessioni dei vari magnetismi che si fondono con il magnetismo del sole stesso.

I piccoli e i grandi cicli sulla terra sono gli effetti di cause cosmiche, cause che all'inizio della loro attività sono contrassegnate dalle posizioni dei diversi pianeti nelle loro orbite e dalle loro esposizioni al sole. Negli antichi libri hindu si afferma che all'apertura del kali yuga alcuni pianeti, inclusa la nostra terra, furono raggruppati insieme in uno dei segni zodiacali, in aspetto con determinati altri pianeti, influenzando quindi potentemente il sole, che a sua volta reagì su questi raggruppamenti.[7] Questo avvenne alla fine del dwāpara yuga e all'apertura del kali yuga, un evento importante segnato nella storia dalla morte dell'avatāra Krishna.

Quando si dice che ogni pianeta del sistema solare ha la sua influenza sulla durata delle macchie solari e, al contrario, il ciclo delle macchie solari è strettamente legato con le attività vitali di tutti i pianeti, visibili o invisibili, influenzandoli, non significa che sia i pianeti visibili che quelli invisibili abbiano attributi di inferiorità o superiorità. La visibilità significa semplicemente che i nostri occhi, poiché si sono evoluti su questo piano, possono vedere alcuni corpi celesti appartenenti a questo piano: proprio come i nostri occhi possono assorbire un certo campo di vibrazioni elettromagnetiche che potremmo chiamare luce. Vi sono altri campi di vibrazioni elettromagnetiche che percepiamo come calore; e ancora altre che sono i raggi X, i raggi cosmici, ecc.

Le macchie solari si possono descrivere come finestre attraverso le quali possiamo avere una vaga visione del corpo-tempio di un dio vivente, vedendo quindi nell'oscurità un piccolo spiraglio del cuore invisibile del sole. Le possiamo considerare come canali, aperture o sfoghi, che servono, nel sole, da entrata e da uscita per fiumi di vite di molti gradi. Ogni monade di tutte le innumerevoli miriadi che riempiono il sistema solare, deve passare più e più volte, a cicli periodici, dentro e attraverso il cuore solare, e venirne fuori; proprio come nel corpo umano ogni atomo di ogni molecola di ciascuna goccia di sangue deve passare attraverso il cuore, e lasciarlo ancora per proseguire il suo destino lungo le circolazioni del corpo.

Che cos'è che all'inizio portò il sole in esistenza? Che cos'è che governa il suo corso? Quale è la causa di quest'incessante effusione di energia? Per iniziare, abbiamo qui un suggestivo passo dalle Lettere dei Mahatma:

Il sole dà tutto e non riprende nulla dal suo sistema. Il sole non raccoglie nulla "ai poli" — che sono sempre liberi anche dai famosi "pennacchi rossi" non solo durante le eclissi.. . . Nulla può giungere al sole da oltre i confini del suo sistema sotto forma di materia densa come i "gas rarefatti." Ogni piccola parte di materia in tutti i suoi sette stati è necessaria alla vitalità degli innumerevoli e differenti sistemi — mondi in formazione, soli che si svegliano a nuova vita, ecc.; essi non ne possono risparmiarne alcuna, neppure per i migliori vicini e per i parenti più prossimi. Essi sono madri, non matrigne, e non toglierebbero una sola briciola dal nutrimento dei propri figli.. . . Infatti esiste una sola cosa — l'energia radiante inesauribile, che non conosce né aumento né diminuzione e che continuerà nella propria opera autogeneratrice sino alla fine del manvantara Solare. (p. 168 ed. or.; p. 130 online)

Ogni sole è un'entità vivente, che deriva dal suo interno i flussi di energia che riversa nello spazio durante bilioni e anche trilioni di anni. La dissociazione atomica può, da un punto di vista meccanico, tener conto di un certo grado per il modus, ma non spiega l'origine dell'energia solare, che nel suo cammino alimenta l'intero sistema solare con la vita, lo spirito e i poteri psichici. Per quanto grande possa essere la sua influenza fisica, è molto minore se paragonata all'enorme ruolo che gioca il sole nei regni invisibili. La vitalità, il potere intellettuale, insieme all'energia spirituale che il sole emana costantemente, derivano tutti dal dio che è il suo cuore. E non dobbiamo pensare a questo dio come ad un essere unicamente nel nucleo del sole fisico, ma che invece sta nei regni e nelle sfere invisibili. Così, anche il vero uomo non dimora nel suo corpo fisico, perché non è che il riflesso del vero uomo che vive ed agisce e, strettamente parlando, si muove nelle parti invisibili della sua costituzione.

L'energia o forza e materia sono fondamentalmente una. Quella che per noi è forza è sostanza su un piano superiore; quella che è materia sul nostro piano è forza o energia su un piano inferiore al nostro. Ne deduciamo che se potessimo tracciare la portata delle energie che scaturiscono dal sole e che si estendono fino ai confini estremi del suo regno, e se potessimo farlo elevandoci ad un piano superiore, vedremmo lo 'spazio vuoto' del nostro sistema solare come un vasto corpo sostanziale. E se potessimo intravedere l'energia apparentemente sostanziale attraverso un telescopio, da qualche pianeta distante che gira intorno a qualche stella, la vedremmo come una 'nebulosa irrisolvibile.' Questa sarebbe semplicemente una marea di energia, vita, vitalità, sostanza, che scaturiscono dal cuore del sole e ad esso ritornano a regolari intervalli ciclici attraverso le circolazioni del cosmo — i sentieri che tutte le entità seguono nel passare da pianeta a pianeta, e dal pianeta al sole, e dal sole, nel loro viaggio di ritorno, al pianeta: veramente una circolazione del sangue vitale o essenza di vita del sistema solare.


MAGNETISMO SOLARE E TERRESTRE

Si dice che i due poli siano gli accumulatori, i ricettacoli e, al tempo stesso, i liberatori della Vitalità (Elettricità) cosmica e terrestre, l'eccedenza della quale avrebbe già da lungo tempo squarciato la Terra senza queste due "valvole di sicurezza naturali." — La Dottrina Segreta, I, 205 ed. or.; p. 163 online

Vi è uno stretto rapporto tra il ciclo delle macchie solari ed il magnetismo terrestre, particolarmente ai due poli della terra, pur essendoci una differenza molto notevole di qualità nei rispettivi magnetismi polari.

Per usare l'antica metafora, vi è una Porta di Corno e una Porta d'Avorio attraverso cui entrano nella terra e ne escono non solo le influenze celesti, ma anche le anime degli uomini e di altri esseri. Gli scrittori mistici greci e romani dicevano che attraverso la Porta di Corno va e viene una classe di entità e di influenze, mentre attraverso la Porta d'Avorio va e viene una classe opposta.[8] La Porta di Corno è il portale d'ingresso, il polo nord; e la Porta d'Avorio o polo sud è lo sfogo della terra, o porta d'uscita. Tutte le cose che sono buone, nobilitanti e spirituali, appartengono al polo nord, e tutte le cose che sono cattive, degradanti ed impure, appartengono all'apertura della terra, il polo sud.

Il ciclo di undici anni delle macchie solari influenza ciascuno dei pianeti della famiglia solare attraverso il loro polo nord e polo sud. Il magnetismo che ci raggiunge dal sole — fisico, astrale, come pure mentale — entra nella terra attraverso il polo nord; segue poi determinate circolazioni dentro e intorno alla terra, che poi abbandona attraverso il polo opposto. Tutte queste circolazioni magnetiche passano intorno all'equatore per un certo numero di volte, e possono essere brevi o di durata più lunga.

La terra segue molto intimamente la respirazione del sole, molto intimamente in verità, perché l'intero sistema solare è un organismo animato i cui organi sono i pianeti. È ugualmente vero che la terra ha molte circolazioni periodiche minori rispetto al ciclo delle macchie solari, quale il ciclo lunare, ma queste appartengono più particolarmente all'intima vita familiare della terra. Tutti i movimenti attraverso lo Spazio illimitato sono a carattere ciclico, sia che durino per una frazione infinitesimale di un secondo o che siano lunghi quanto lo stesso manvantara cosmico. Ogni cosa è ciclica. La vita di una lucciola è ciclica come lo è la vita di un essere umano o la rivoluzione periodica di un pianeta intorno al sole.

Naturalmente, il magnetismo terrestre è connesso alla natura e alle caratteristiche dell'aurora boreale al polo nord, e dell'aurora australe al polo sud — essendo coinvolti i poli geografici e magnetici alle due estremità della terra. Le aurore sono manifestazioni della vitalità psico-magnetica della terra, e sono intimamente legate al sole, in particolare alle macchie solari e, in un rapporto piuttosto minimo, alle catene planetarie dei sette pianeti sacri. Sono fenomeni pisco-magnetici e quindi non devono mai essere considerati come semplici manifestazioni o esplosioni elettriche e magnetiche.

Di fatto, entrambe le aurore sono semplicemente molto coinvolte con le peregrinazioni degli innumerevoli eserciti di monadi che entrano ed escono costantemente dal nostro globo, comportandosi così solo in certi periodi stabiliti, in numeri o masse molto più grandi — come irruzioni e fughe, e come manifestazioni delle aurore, cioè le esplosioni psico-magnetiche e vitali che di solito avvengono all'incirca durante questi periodi di irruzioni e fughe.

I fenomeni delle aurore, essendo così strettamente associati ai misteriosi funzionamenti della vitalità terrestre, sono connessi a qualcuna delle realtà più occulte riguardanti il destino della terra come pure di tutte le sue famiglie di monadi. Potrei aggiungere che, se non fosse per il sollievo dato da questi efflussi ed influenze elettromagnetiche, la nostra madre terra subirebbe catastrofi di tipo spaventoso. Come i terremoti, per quanto a volte possano essere disastrosi, le scariche delle aurore in una delle loro funzioni disperdono quello che altrimenti sarebbe un sovraccumulo di energia elettrica e magnetica nella terra; e così la salvano da catastrofi tanto terribili — fisiche, psichiche ed astrali — e facendo una ricerca in tutti gli annali storici, non si troverebbe alcun parallelo con ciò che accadrebbe se tale dispersione d'energia non avesse luogo.

Queste correnti di magnetismo e vitalità si manifestano non solo ai poli, ma ugualmente a quelli che sono conosciuti come i quattro punti cardinali: nord, sud, est ed ovest. La mitologia hindu li definisce come i quattro Maharaja, e questi sono rappresentati sia nel nostro mondo fisico, che nell'intero sistema solare.

Cosa sono i punti cardinali? Esistono veramente questi punti nello spazio, al quale il sole e i pianeti del nostro sistema solare si adeguano direzionalmente? Perché avviene che quel piano dell'eclittica contiene in sé tutti i pianeti del nostro sistema solare, e perché attraversa il sole?

È la stessa terra che gira a produrre i punti cardinali per quanto riguarda questo globo, e questa rotazione è causata dal fatto che entrano, al suo polo nord, le energie spirituali ed elettromagnetiche; perché l'elettricità, e forse il magnetismo in particolare, seguono un circuito, un sentiero serpentino alquanto simile a quello di una spirale, e l'entità attraverso la quale affluisce segue l'impulso circolare datole, e quindi gira, rotea.

Ma questo non è tutto. I poli della terra indicano, in vari momenti, le diverse parti della sfera celeste — gli abissi dello spazio che ci circonda da tutti i lati. Il puntamento del polo nord è causato dalle influenze attrattive che emanano da quel quarto della sfera celeste verso cui quel polo può essere diretto in qualsiasi periodo. Questo puntamento ci dà il nord cardinale, e il suo diretto opposto, il sud cardinale, con l'est e l'ovest ai loro angoli appropriati. Potreste ricordare che in più di uno dei Dialoghi di Platone, quel grande iniziato descrive la croce cosmica, che i manoscritti greci solitamente definiscono alquanto simile alla forma della croce greca. Questa è la croce nello spazio sulla quale la coscienza cosmica è 'crocifissa.'

I punti cardinali, di per sé, non sono affatto quattro punti concreti e limitati nello spazio, cioè quattro centri di forza o energia verso i quali la terra è attirata, specialmente dal suo polo nord. Avviene il contrario. Tutti i punti della volta dello spazio considerato come una sfera sono indicati da una rotazione seriale dal polo nord della terra. Questo istinto nasce nella costituzione interna della terra, ma al tempo stesso il polo nord è attratto dalle influenze emanate dalla sfera spaziale. I punti cardinali derivano dunque dalle influenze interconnesse tra la terra e le dodici principali direzioni dello spazio.

La terra, come un magnete, è piena di energie solari che fluiscono incessantemente dal nostro astro attraverso l'intero sistema solare. Questo magnetismo solare è settenario ed entra nella regione del polo nord. Certi elementi di questo magnetismo passano direttamente da polo a polo attraverso il centro della terra, mentre altre parti si estendono intorno o sopra la sua superficie, ma sempre da nord a sud.[9] Inoltre, vi sono controcorrenti che questo magnetismo solare segue nelle sue circolazioni nella terra e intorno ad essa, e queste controcorrenti, sebbene provengano dal polo nord, prendono una posizione inclinata, obliqua, sempre da nordest a sudovest, proseguendo il loro percorso intorno alla terra ed oscillando ancora indietro al polo nord.

Se potessimo vedere queste linee di forza magnetica, ci apparirebbero come se scaturissero dallo spazio esterno, investendo la terra al polo nord, e di lì rimbalzano estendendosi intorno a tutta la superficie del globo, verso il polo sud — dove una parte viene risucchiata; e ritorna poi al polo nord, pronta per essere nuovamente emessa. Così la circolazione continua. Ma non tutto il magnetismo è risucchiato al polo nord; una sua parte fluisce verso l'esterno nello spazio, come un cono, e alla fine ritorna al sole dal quale è venuta.


LA VITA TRIADICA DEL PADRE SOLE

Bisogna ricordare che ogni Cosmogonia ha una trinità di artefici: il Padre, spirito; la Madre, natura o materia; e l'universo manifesto, il Figlio, o il risultato dei due.[10]

La vita del sole, considerata come un'unità, riempie tutto il suo regno con gli efflussi vitali che scaturiscono da tutte le parti della catena solare. Questa vita solare per ora la possiamo considerare settenaria, poiché i tre aspetti o piani superiori sono spirituali, e i quattro piani inferiori sono eterei, con le sue parti più basse concretamente fisiche. Si definisce spesso la vita-coscienza triadica superiore del sole come Brahmā-Vishnu-Śiva, che corrispondono a ciò che nei principi umani sono ātman-buddhi-manas. Quindi, questa triade è relativamente ārupa, e scaturisce dalle parti supreme della costituzione solare, creando così la decupla (o realmente duodecupla) pienezza dell'essere solare.

Tale triade, che usualmente identifichiamo come solare nel suo carattere essenziale, era conosciuta in tutti gli antichi sistemi religiosi e filosofici sotto diversi nomi. Queste varie triadi non sono tutte riferibili agli stessi piani cosmici; nondimeno, una triade inferiore corrisponde, sui propri piani, a una triade concepita sui piani superiori. Ad esempio, la triade egiziana di Osiride-Iside-Horo ha, sotto molti aspetti, delle similarità con la triade hindu di Brahmā-Vishnu-Śiva, ed anche con la Trinità cristiana. Tuttavia, piano per piano, quest'ultima triade corrisponde più precisamente al Brahman-pradhāna, e al Brahmā (Purusha)-prakriti della filosofia hindu; il Padre corrisponde a Parabrahman-mūlaprakriti; lo Spirito Santo a Brahman-pradhāna; e il Figlio a Brahmā (Purusha)-prakriti.

Si può dire per inciso che quest'ordine della cosiddetta processione della Trinità — Padre-Spirito Santo-Figlio — è quella del primitivo pensiero cristiano, a cui ha sempre creduto la Chiesa Greca Ortodossa, fedele alla tradizione pagana dalla quale è derivata la Cristianità. Comunque, la Chiesa di Roma, fin dai suoi primordi, ha preferito considerare che le ultime due persone della Trinità procedono dal Padre, in questo ordine: prima il Figlio, poi lo Spirito Santo, e quest'ordine è stato accettato dalle varie Chiese in Occidente. Questa differenza di punti di vista è stata una delle principali cause dello scisma teologico tra la Chiesa Greca Ortodossa e quella Cristiana, e portò ad una controversia fililoque — un termine latino che significa 'e dal figlio' — l'idea, cioè, che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

Se appropriatamente comprese, tutte queste triadi sono realmente a carattere solare. Difatti, Parabrahman-pradhāna e anche lo Spirito Santo sono il Secondo Logos Cosmico; e Brahmā (Purusha)-prakriti e il Figlio sono il Terzo Logos Cosmico. D'altra parte, la triade egiziana di Osiride-Iside-Horo ha veramente origine nel Terzo Logos Cosmico, da cui è emanata, proprio come lo è la triade hindu di Brahmā-Vishnu-Śiva.

Queste osservazioni sono fatte semplicemente allo scopo di mostrare un'accurata serie di corrispondenze degli dèi solari, come insegnato tra varie popolazioni antiche. Anche se tutte queste triadi si riferiscono solo al nostro sistema solare, potrebbero applicarsi molto appropriatamente al sistema solare universale; in tal caso, è ovvio, sarebbero concepite di una grandezza e una sublimità di gran lunga maggiori.

Allo stesso modo, le realtà della natura sono ugualmente vere su piani diversi, essendo il sistema delle triadi un'altrettanta realtà nei regni divini e spirituali, come in quelli intellettuali. Applicando comunque quest'idea direttamente al nostro sistema solare, possiamo vedere che tutte queste triadi, così come venivano riverite nei loro rispettivi periodi e paesi, sono effettivamente la stessa triade solare chiamata sotto nomi diversi, e derivano dal Terzo Logos Cosmico, il Terzo Logos del nostro sistema solare. Inoltre, per la struttura analogica dell'universo, le loro corrispondenze nella costituzione umana sono: ātman, ātman-buddhi, buddhi-manas.

Tutte queste unità triadiche sono riflessi o riproduzioni, per analogia, dell'ancora più elevata triade cosmica che, per il suo carattere profondamente astratto, raramente, o mai, era venerata dal popolo come lo erano invece queste triadi riflesse. A questa suprema triade cosmica si faceva riferimento solo occasionalmente, come ad esempio Pitagora quando diceva che la monade cosmica stava eternamente "nel silenzio e nelle tenebre" — intendendo che era oltre ogni comune concetto umano.

Per esemplificare: qualsiasi cosmo o universo è un essere decuplo, perché i tre principi superiori formano la triade superna, da cui emana il settenario inferiore (o unità manifestate) della decade. A sua volta, questo settenario è formato da una triade superiore e da un quaternario inferiore — ed è proprio a questa triade superiore che alludevano gli antichi quando parlavano delle loro divinità triadiche, come Brahmā-Vishnu-Śiva, Osiride-Iside-Horo, Padre-Spiritosanto-Figlio. Questa seconda triade è quindi vista come il riflesso della prima triade superna di un cosmo, o Brahmānda.

È interessare notare che in effetti, nelle religioni exoteriche e nelle mitologie, alla Seconda Persona di ciascuna di queste triadi è stato attribuito un carattere femminile, come lo è Iside nella triade egiziana. Difatti, le stesse caratteristiche femminili della Seconda Persona, originariamente applicate alla Trinità Cristiana per lo Spirito Santo, sebbene apparissero maschili nel nome o nella qualifica, originariamente erano considerate un influente potere femminile cosmico.[11] Fu solo quando i cristiani divennero dogmatici e si cristallizzarono nelle forme teologiche, che il carattere femminile della Seconda Persona divenne distintamente maschile. Anche nella triade hindu di Brahmā-Vishnu-Śiva, mentre Vishnu è comunemente considerato un prototipo maschile di divinità, molti dei suoi attributi e funzioni sono femminili, cosicché lo spirito dell'idea prevale, a dispetto del fatto che il genere della Seconda Persona è maschile.

Ora, ciascuna di queste diverse triadi può essere considerata come lo spirito femminile emanante dalla Prima Persona, e a sua volta, perché piena dei semi provenienti dall'alto, dà origine alla Terza Persona; o come tre aspetti coordinati e reciprocamente interagenti della vita cosmica. Così, nella costituzione umana possiamo considerare buddhi come emanante da ātman, e a sua volta dà la nascita a manas, in ordine seriale; o possiamo considerare che tutti i tre, ātman, buddhi, manas, agiscono coordinatamente, e al tempo stesso come la triade superiore dell'uomo. Il primo mostra la loro derivazione originaria; il secondo come essi cooperino nell'azione unitaria.

La vita triadica del sistema solare si manifesta come il Padre Sole, essendo una monade solare di cui il sole è il cuore. Il Padre Sole è la parte spirituale di quel cuore. É questa triplice energia spirituale a produrre il sole; non è il sole che le dà origine. La divinità solare, sebbene si manifesti attraverso la sua catena di dodici globi, dimora separatamente nel cuore di ciascuno di essi, come l'anima dell'uomo dimora separatamente nel cuore dell'essere umano.

Il Padre Sole, quindi, è un'espressione di convenienza che descrive adeguatamente parecchi punti dell'insegnamento. Non solo ha un riferimento diretto alla divinità solare del nostro sistema solare, ma può anche essere usata, in certe occasioni, per quella che H.P.B. chiama la "stella astrologica" dell'uomo:

La stella sotto la quale nasce un'entità umana — dice l'insegnamento occulto — rimarrà per sempre la sua stella dal principio alla fine di tutto il ciclo delle sue incarnazioni in un Manvantara. Ma essa non è la sua stella astrologica. Questa riguarda la Personalità ed è collegata con essa; l'altra riguarda invece l'Individualità. L'Angelo di quella stella, o il Dhyâni-Buddha che le è connesso, sarà l'Angelo che guida, o semplicemente l'Angelo che presiede, per così dire, ad ogni nuova rinascita della Monade, che è parte della sua propria essenza, sebbene il suo veicolo, l'uomo, possa ignorare per sempre questo fatto.[12]

La stella spirituale, d'altra parte, "la stella sotto la quale nasce un'Entità umana," racchiude un sublime mistero. É quel particolare sole o stella nel nostro universo-patria o galassia, di cui la monade divina dell'uomo è la progenie, stella con cui, di conseguenza, l'uomo è connesso in rapporti molto intimi e spirituali durante tutta l'eternità virtuale del manvantara galattico.

Altre volte, parlando della divinità solare, ho usato il termine Padre Sole, intendendo le peregrinazioni della monade spirituale nelle ronde esterne, attraverso e dentro la catena solare che include tutti i suoi globi. Proprio come il padre umano contiene nel suo corpo, attraversandolo, il germe di vita che diventerà nel proprio ambiente l'inizio del corpo del futuro bambino, così il sole riceve in sé, nel suo regno, tutte le monadi spirituali e in verità diverse (e così fa ugualmente il globo D della catena solare, il nostro sole visibile), e a tempo debito le invia nuovamente a completare le loro ronde esterne lungo le circolazioni del cosmo. Per quanto concerne il globo visibile del nostro sole, questi fiumi di vite o flussi monadici vi entrano al suo polo nord e sono espulsi dal suo cuore attraverso le macchie solari.

Il cuore del Padre Sole è un raggio dell'Assoluto, usando la parola Assoluto in senso teosofico. Il Padre Sole, se potesse manifestare tutta l'influenza e il potere di questo raggio divino, in verità avrebbe ogni facoltà ed ogni potere che l'universo custodisce. Non solo il Padre Sole, ma ogni essere umano, ha questo raggio divino dentro, il suo dio interiore. Nel caso del sole, quello che vediamo altro non è che l'involucro fisico, una sfera di forze cosmiche, elettricità e superelettricità. Un sole è anche pieno di forze psichiche e spirituali, ciascuna secondo il proprio piano, perché vi è il sole interiore e il sole esteriore.

Questa divinità solare è la genitrice spirituale ed intellettuale di tutti gli innumerevoli eserciti di entità attraverso il sistema solare. Da essa siamo venuti nel lontano, remoto passato; e ad essa ritorneremo in un futuro molto distante, quando il corso evolutivo del nostro sistema solare si avvicinerà alla sua conclusione. Quando arriva l'ultimo momento cosmico, l'intero sistema solare — gli dèi, le monadi, gli atomi, il sole, i pianeti, e le varie lune, come esisteranno allora — svaniranno improvvisamente come un'ombra che passa lungo un muro bianco e non si vede più.

La causa di tutto questo è il ritirarsi della vitalità da ogni entità atomica in tutto il campo del cosmo solare; e una volta che la vitalità se n'è andata, l'intera struttura cade a pezzi, sparisce, e il sistema solare con tutti i suoi eserciti di entità passa al paranirvana.[13] Vi rimarranno finché scoccherà l'ora sull'orologio del cosmo per far emergere un nuovo sistema solare dalla matrice dello Spazio — il figlio, l'entità reincarnata, la conseguenza karmica del sistema solare che fu.

Nel suo trattato Iside e Osiride, Plutarco, l'antico filosofo, biografo ed iniziato greco, ed anche sacerdote di Apollo Delfico, ci dice che sul portale del Tempio di Iside, in Egitto, furono incise queste mistiche parole su una pietra perenne:[14]

[Iside] io sono; tutto quello che fu, tutto quello che è, tutto quello che sarà. E nessun mortale ha mai scoperto il mio rivestimento.

Come si potrà notare, la nostra traduzione di questa famosa iscrizione differisce in qualche modo da quella usualmente data: ". . . e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo." Questa è una differenza importante, perché introduce una nuova interpretazione del significato della frase greca, veramente più vicina al profondo senso esoterico di questa maestosa dichiarazione. È degno di nota che Plutarco termini la sua iscrizione dopo le parole "scoperto il mio rivestimento," mentre Proclo, il ben conosciuto filosofo neoplatonico, dice che la frase conteneva anche le seguenti parole:

Il frutto che io ho partorito diventa il sole.[15]

Vi sono due spiegazioni per quest'affermazione. La prima è che l'eterna saggezza o Sophia, che è sempre stata, che è ora, e sempre sarà, è la vergine-madre degli iniziati: una madre sempre feconda, che partorisce di continuo una costante, ininterrotta serie di uomini simili a buddha. É questa l'antica saggezza, una saggezza eterna, una rappresentazione in termini umani del funzionamento, della struttura e della vera natura dell'universo — divino, spirituale, astrale e fisico. Questa era la mistica Iside.

Quale è il frutto che è continuamente prodotto da un processo di divenire, di crescita, di evolvere verso ciò che è interiore? "Figli del Sole" — la pura verità! Perché ogni essere umano, nel cuore della sua essenza, è un sole, destinato negli eoni futuri a diventare uno con l'esercito stellare che cosparge gli spazi dello Spazio, fin dal primo istante in cui la monade divino-spirituale comincia le sue peregrinazioni attraverso l'Essere universale, è già pronto un sole in embrione, ed è inoltre il figlio di qualche altro sole allora esistito nello spazio. L'iniziazione genera nel neofito quest'energia stellare interiore, latente, dalla matrice della vergine-madre, Sophia, l'antica saggezza, che è contemporaneamente la 'madre,' 'la sorella,' la 'figlia,' e la 'moglie' dell'uomo-dio la cui iniziazione porta così alla nascita. Questa è la chiave del mistero della nascita virginea.

Il secondo significato di quest'antica iscrizione è la seguente: Iside, particolarmente nel suo aspetto più mistico come Neith o Nephthys, è l'ākāśa cosmica, eternamente vergine e che tuttavia dà sempre esistenza agli universi che adornano i cieli. Dalle profondità dello Spazio — l'ākāśa cosmica, la vergine Iside — nascono i soli, perché la dea-madre cosmica di qualsiasi sistema solare può dire a ragione: "Il frutto che io ho generato diventa il sole." Un tale sole è il seme — come la ghianda è il seme di una quercia — dei futuri eserciti di dèi solari. Osiride è lo spirito cosmico nel suo aspetto energizzante, contemporaneamente il 'padre,' il 'fratello,' il 'marito' e il 'figlio' della dea Iside, l'altro aspetto dello spirito cosmico; proprio come l'ardente spirito della vita, non importa dove possa essere, anche in un seme, è la forza impellente che tira fuori le tendenze evolutive che giacciono latenti in lui. Quindi, Osiride è chiamato il seme cosmico, e Iside è la sua madre divina.

Vi è un terzo modo di considerare questo profondo insegnamento egiziano in cui Iside significa la luna mistica, e ciascuno dei figli della luna sono sulla via di diventare un sole.

Ognuno di noi è un figlio del sole: è da lui che siamo stati emanati nei remoti eoni del passato, e a lui ritorneremo nei lontanissimi eoni del futuro, ma così faranno anche gli dèi. Attraverso l'iniziazione, se un uomo supera con successo le prove, il suo spirito spiccherà il volo, dalla terra attraverso la luna e i pianeti, verso i portali del sole, penetrerà nel suo cuore, ancora più profondamente, nei regni e nelle regioni invisibili, e ritornerà infine nel suo corpo estasiato, che lo sta aspettando, ed è tenuto in vita dalla sublime magia della Gerarchia della Saggezza e Compassione. Per un breve tempo, da quel momento, il suo viso splenderà di luce, il suo corpo rifulgerà di luminosità; e questo è il significato della massima arcaica che dice che dopo tre giorni di trance la faccia di questo 'uomo' brillava di gloria, ed egli appariva come se fosse "rivestito di sole."

Ma per oltrepassare i portali del sole dobbiamo innanzitutto imparare ad oltrepassare i portali del nostro dio interiore, il nostro intimo sole spirituale. In verità, vi è una parte della nostra costituzione che è composta di sostanza solare. Come potrebbe lo spirito-anima dell'uomo passare oltre i portali dell'entità più sublime del nostro sistema solare — oltrepassarli autocoscientemente e con sicurezza — a meno che quello stesso spirito-anima non sia della stessa essenza ed essere del sole? Ogni cosa inferiore al sole, se si avvicinasse troppo a lui, sarebbe annientata. Né può entrare nel sole chi non è un figlio del sole già pienamente sviluppato: della stessa essenza, della stessa qualità o sostanza, e che possiede quindi potenzialmente la stessa energia titanica. Noi siamo scaturiti da lui, ed è a lui che ritorneremo prima che il nostro pellegrinaggio nel sistema solare sia completamente esaurito. Lo seguiremo, e allora sottometteremo la nostra parte solare al sole, dal quale l'abbiamo ricevuta. In ciascuno dei sette pianeti sacri, quando voleremo verso il sole, restituiremo ciò che prendemmo da lui: polvere alla polvere, Luna alla Luna, Venere a Venere, Mercurio a Mercurio, Marte a Marte, il Sole al Sole — e allora ciascuno ritornerà alla sua stella genitrice, 'una stella genitrice' solo perché quella stella è egli stesso.


I DODICI PIANETI SACRI

I Sette Figli della Luce — chiamati con il nome dei loro pianeti e spesso identificati con essi dalla plebe; cioè: Saturno, Giove, Mercurio, Marte, Venere, e presumibilmente per la critica moderna che non va oltre la superficie delle vecchie religioni — il Sole e la Luna, che sono dunque, secondo gli Insegnamenti Occulti, i nostri Genitori celesti, o sinteticamente il "Padre." Perciò, come abbiamo già notato, il politeismo è realmente più filosofico e più giusto del monoteismo antropomorfico per ciò che riguarda la realtà e la natura. Saturno, Giove, Mercurio e Venere, i quattro pianeti exoterici, e gli altri tre che devono restare innominati, erano i corpi celesti in comunicazione diretta, astrale e psichica, moralmente e fisicamente, con la Terra, le sue Guide e i suoi Guardiani; le sfere visibili forniscono alla nostra umanità le sue caratteristiche esteriori ed interiori, mentre i loro Reggenti o Rettori forniscono le Monadi e le nostre facoltà spirituali. Per evitare nuovi malintesi, mettiamo in chiaro che né Urano né Nettuno erano inclusi fra le tre sfere segrete (o angeli stellari); non solo perché sotto questi nomi erano sconosciuti agli antichi Saggi, ma perché essi, come tutti quanti gli altri pianeti, sono gli dèi e i guardiani di altre catene settenarie di globi esistenti nel nostro sistema. — La Dottrina Segreta, I, 575 ed. or.; p. 433 online.

L'Occultismo arcaico sapeva che il nostro Uovo di Brahmā solare, nella sua interezza, contiene molti più pianeti — cioè catene planetarie — di quelli che conoscono gli astronomi; e più soli del nostro brillante astro. Ecco il motivo per cui, nei miei primi scritti, ho chiamato il nostro universo solare, nel suo pieno senso occulto, il sistema solare universale; ed ho usato il termine sistema solare per il nostro sole e la catena planetaria che appartiene al suo regno.

Vi sono, letteralmente, dozzine di catene planetarie nel sistema solare universale, ed altre nel nostro sistema solare, di cui non abbiamo conoscenza, alcune delle quali, in entrambi i casi, sono molto più elevate della nostra catena terrestre, ed altre inferiori. Ugualmente, vi sono molti pianeti che appartengono al nostro sole Rāja, alcuni dei quali abitati, altri portatori di uomini come la terra, ed altri che non producono uomini, e tuttavia non li vediamo perché esistono su piani cosmici sia superiori che inferiori al nostro. Vi sono catene planetarie delle quali non vediamo nemmeno il globo più basso, perché si trova al di sopra del nostro piano cosmico; proprio come vi sono catene planetarie così al di sotto di noi, che anche il globo più alto di queste catene è inferiore al nostro piano cosmico. Ad esempio, se una catena planetaria ha il suo quarto globo sul sesto piano cosmico, contando verso il basso, non possiamo vedere quel quarto globo perché siamo sul settimo piano cosmico — un altro piano di sostanza cosmica.

Ma tutte queste numerose catene planetarie sono componenti del sistema solare universale come lo è la nostra terra, o come lo sono Venere, Marte, Giove, ecc. Ogni catena del genere, per quanto possa essere invisibile per noi, è parte integrante dell'organismo cosmico vivente di catene che ricoprono i loro rispettivi ruoli nei vari stadi della vita cosmica; e tutte sono gli habitat di esseri senzienti — alcuni di loro molto più avanti nello sviluppo evolutivo rispetto a noi, altri invece inferiori.

Ora, questo esteso numero di catene planetarie è diviso in aggregati settenari (o duodenari) e ciascuno consiste di sette (o dodici) catene planetarie. Ognuno di questi aggregati di catene compone quindi una famiglia cosmica, i cui membri sono karmicamente uniti ed intimamente connessi in un futuro destino più o meno identico quando il sistema solare universale avrà raggiunto il termine della sua esistenza manvantarica.

Nel nostro sistema solare le sette catene planetarie alle quali la nostra terra è più strettamente vincolata erano conosciute dagli antichi come i Sette Pianeti Sacri.[16] Essi hanno aiutato a costruire e quindi hanno, di conseguenza, influenzato il corso evolutivo della terra fin dal tempo in cui essa era un globo di luce eterea nello spazio; e continueranno a sorvegliarla, astrologicamente parlando, finché il suo corso finale si sia completato, ed essa proietterà di nuovo tutti i suoi poteri e forze nei nuovi centri laya. Così, ciascuno di questi sette pianeti, come un individuo, ha agito fortemente su un corrispondente globo dei sette globi che compongono la catena planetaria manifestata della nostra terra.

Questi sette pianeti e la nostra catena terrestre sono strettamente legati tra di loro, molto più di quanto lo siano con gli innumerevoli eserciti degli altri corpi celesti (o catene), sia che esistano nel sistema solare universale, o sulla scala ancora più grande del kosmo. Questi pianeti sacri — o meglio, i loro rettori o guide spirituali — sono quelli che alcuni filosofi greci chiamavano i kosmokratores, costruttori del mondo o sovrani del mondo; e la loro azione combinata, in unione con i poteri spirituale supervisori dei logoi solari, in origine costruirono la nostra catena planetaria. Ogni controllore o rettore planetario spirituale è il mistico genitore di uno dei globi della nostra catena terrestre: non proprio il suo genitore fisico o anche spirituale, ma il suo mistico genitore per karma — cioè il suo capo, guida o supervisore.

Difatti, non ci sono solo sette pianeti sacri, ma dodici, anche se, per gli insegnamenti estremamente difficili relativi ai cinque più elevati, solo sette erano comunemente menzionati nella letteratura e nei simboli dell'antichità. Comunque, in alcuni punti, il riferimento è fatto ai dodici planetari spirituali o rettori, che erano conosciuti come i Dodici Dèi del Consiglio e chiamati, in linguaggio etrusco-romano, Consentes Dii — 'Dèi Consenzienti e Collaboratori.'[17] Così avviene che ciascuno dei dodici globi della nostra catena terrestre ha, come suo 'genitore' supervisore, uno di questi dodici rettori planetari. Questo dimostra abbastanza chiaramente che gli antichi, perlomeno gli iniziati, conoscevano nel nostro sistema solare più pianeti dei sette o cinque di cui si parla comunemente.

I sette pianeti sacri sono quelli che conosciamo come Saturno, Giove, Marte, il sole (che sta come sostituto per un pianeta sacro molto vicino al sole e che forse potremmo chiamare Vulcano), Venere, Mercurio, e la Luna (calcolata anche lei come un sostituto per una catena planetaria segreta).[18] Alcuni astrologi cominciano a sospettare l'esistenza di questo pianeta sacro vicino alla luna, e un paio di essi gli hanno anche dato lo stravagante nome di Lilith — preso dalla leggenda rabbinica, e che significa la prima 'moglie' quasi-animale di Adamo.

La luna, anche se intimamente relazionata al destino umano e alla terra, come pure l'esecutrice di altre funzioni molto occulte, non è uno dei pianeti sacri menzionati dagli antichi e riconosciuti nell'Occultismo arcaico, per la semplice ragione che — oltre al fatto che questa catena lunare è morta — è il duodecuplo Guardiano della Soglia della catena terrestre. Comunque, non si può insistere sull'importanza della funzione che la catena lunare ha in relazione alla nostra catena terrestre.

Abbiamo dunque le sette catene planetarie, due delle quali sono invisibili, rispettivamente Vulcano e il pianeta segreto nominato in relazione alla luna; e vi sono quattro altre catene planetarie invisibili menzionate nelle Lettere dei Mahatma sotto le semplici lettere "A, B, e Y, Z."[19] Queste quattro, con le sette enumerate, fanno undici, a cui possiamo aggiungere la catena solare, formando il numero completo di dodici. Queste catene planetarie sono quelle che riconoscono specialmente il nostro sole come loro dirigente, e formano quindi i principali componenti del suo regno. È il costante rapporto di vari tipi esercitato tra gli undici dei dodici corpi celesti del nostro sistema solare che determina la ricostruzione delle catene planetarie quando esse, come individui, escono dall'incarnazione, si sottopongono al loro riposo pralayco, e si reincarnano come nuove catene, la progenie dei loro ex sé. Le strade-maestre cosmiche mediante le quali si completa il rapporto sono le circolazioni del cosmo.

Queste circolazioni non avvengono casualmente, ma da sfera a sfera, da mondo a mondo, da piano a piano, attraverso le coscienze individuali, che siano dèi, monadi, anime o atomi, agendo dentro e attraverso i vari elementi che in effetti compongono. Più in particolare, nel nostro sistema solare ciò si realizza attraverso gli intermediari del sole e della sua famiglia di pianeti, specialmente dai loro rispettivi mondi, e attraverso di essi: i loka e i tala.

Così i sette pianeti sono sacri per noi, perché trasmettono dal sole le sette forze primarie spirituali ed altre del cosmo solare ai globi della nostra catena. I sette principi e i sette elementi, sia della nostra costituzione o dei diversi globi della nostra catena, scaturiscono originariamente da questo settupla corrente di vita che affluisce e defluisce. I sette pianeti che noi chiamiamo sacri sono quelli che per noi sono, per così dire, le upādhi (latori, vettori) delle sette forze solari. Sono tutti 'superiori' in questo solo senso del termine, di quanto lo sia la terra, sebbene la catena terrestre esegua le stesse funzioni di reciprocità di queste altre catene planetarie. Forniscono la terra di poteri spirituali, intellettuali, psichici, astrali ed anche fisici, e così, in un certo modo, sovrintendono al nostro destino; sono tutti strettamente connessi alla razza umana e allo sviluppo di tutte le entità di qualsiasi grado o classe.

Come espresso da H.P.B.:

Il prossimo passo degli astronomi moderni sarà di scoprire che nessun cambiamento nella temperatura atmosferica che accompagna la congiunzione dei pianeti influenza i destini umani, ma un potere occulto e molto più importante, la simpatia magnetica tra i vari globi planetari. L'Astrologia può essere caduta nel disprezzo sotto l'influenza della scienza moderna che è migliorata, ma indubbiamente sta arrivando il momento in cui riceverà nuovamente l'attenzione che merita, e recupererà la sua antica dignità in qualità di scienza sublime. — The Theosophist, febbraio 1881, p. 104.

Le energie formative di questi pianeti sacri lavorano insieme, e ne sono rinforzate, con i campi di forze ed energie che tutto l'universo delle stelle ci trasmette. Questo non significa, comunque, che la catena planetaria terrestre non abbia un'individualità propria, perché ce l'ha. Ma questa individualità può incarnarsi nel pianeta solo attraverso un centro laya, quando riceve, nella costruzione e nella composizione, l'aiuto fornito dalle varie influenze a lei trasmesse dai pianeti sacri, come pure dall'oceano di energie e forze in cui in cui è immersa, oceano che è l'efflusso o l'emanazione aggregante dell'esercito stellare.

Lo stesso avviene per il corpo umano; riceve ed incorpora una certa quantità di materiale attraverso le emanazioni di altri esseri umani, che assorbe in parte tramite un'endosmosi e in parte attraverso l'assunzione di cibo. Tuttavia, è costruito o composto principalmente dell'energia-sostanza che scaturisce dall'ego reincarnante. Ugualmente fa una catena planetaria, o l'azione di un globo. La sua principale sostanza o atomi, la sua principale composizione, viene da se stessa attraverso i centri laya. Ma incamera in sé altre energie ed atomi che scaturiscono dalla sua famiglia di pianeti sacri, che sono intimamente in sintonia con il suo destino karmico. Sono proprio questi particolari pianeti delle molte dozzine di pianeti (la maggior parte dei quali invisibili) nel sistema solare universale a comporre la nostra famiglia solare. Questa famiglia solare forma una catena più vasta di pianeti intorno e dentro ai quali passa l'onda di vita nelle sue ronde esterne. (Le ronde interne hanno luogo attraverso ciascuna catena costituita dal suo globo fisico e dagli altri undici globi.)

Non ci riferiamo solo ai corpi fisici dei sette pianeti sacri — indubbiamente ogni globo fisico ha le sue cosiddette forze, come la gravitazione e il magnetismo — ma più particolarmente ci riferiamo ai poteri e alle influenze interiori che emanano dalle divinità animanti di queste catene planetarie. Nel caso della nostra terra: sebbene il globo stesso abbia, naturalmente, la vita — la forza vitale coesiva e realmente repulsiva che lo tiene unito e che comporta i suoi vari fenomeni di azione chimica e altrimenti — nondimeno sono le energie prāniche del suo spirito planetario che lo animano. Così la vita di qualsiasi globo individuale è l'ultima manifestazione vitale del suo spirito planetario, che riempie il globo a causa di tutto il flusso di vita permeante che emana dallo spirito planetario, e che contiene energie di carattere spirituale, psichico ed anche intellettuale.

Nel suo articolo intitolato "Il Culto degli Angeli Stellari," H.P.B. dice:

Ogni pianeta, secondo la dottrina esoterica, è nella sua composizione un Settenario come l'uomo, nei suoi principi. Vale a dire, il pianeta visibile è il corpo fisico dell'essere siderale, l'Atma o lo Spirito che è l'Angelo, o Rishi, o dhyan chohan, o Deva, o in qualsiasi modo lo chiamiamo. Questo credo, come pensa l'occultista.. . . è completamente occulto. È un cardine della Dottrina Segreta — minus il suo elemento idolatrico — puro e semplice. — Lucifer, luglio 1888, p. 364.

Uno dei numerosi motivi per cui i sette, o meglio dodici pianeti sono chiamati sacri è perché sono, come individui, i luoghi dove abitano le dodici forze spirituali essenziali che sono emanate come logoi minori dal logos supremo del nostro sole. Come abbiamo evidenziato in capitoli precedenti, vi sono sette raggi principali o forze che creano e plasmano la nostra catena solare, il loro veicolo; ed essi sono i dodici logoi minori del nostro sistema solare. Ciascuno di questi logoi, quindi, è il rettore, il genio spirituale, l'arcangelo, se vogliamo, di uno dei dodici pianeti sacri, ed usa quel pianeta come il suo principale 'centro nervoso.'

Il diagramma che segue illustra, da un lato, le corrispondenze esistenti tra le catene planetarie sacre e i segni dello zodiaco, e dall'altro, i dodici globi della nostra catena planetaria sui loro rispettivi piani cosmici. Il lettore vedrà da solo che i sette pianeti sacri — o meglio, cinque di essi — sono dati sia sui piani cosmici superiori che 'riflessi' sui tre inferiori. Il modo di ripetere questi cinque pianeti è più o meno oscuro. Tuttavia si basa sul fatto occulto che, mentre vi sono dodici magnetismi individuali cosmici o zodiacali che agiscono dentro e attraverso il sistema solare, essi sono più accuratamente visti come sei magnetismi fondamentali, aventi ciascuno il suo polo positivo e negativo, in modo che ognuno è realmente duale, in quanto i sei si esprimono come i dodici magnetismi 'manifestati.' Inoltre, come ciascuno dei pianeti sacri è la dimora o il principale centro nervoso di uno di questi magnetismi fondamentali, altrimenti chiamati logoi minori, questi pianeti sacri sono riproducibili in un diagramma doppio, cioè i cinque positivi che riflettono i loro negativi, facendo dunque dieci, cinque sopra e cinque sotto il quarto piano cosmico manifestato. Qui tocchiamo uno dei motivi per cui gli antichi consideravano il sole e la luna come sostituti dei due pianeti sacri.

dhatus-zodiaco

Proprio come i pianeti sacri sono costruttori di mondi rispetto alla catena planetaria della nostra terra, precisamente nello stesso modo la nostra catena planetaria è un kosmocratore che aiuta particolarmente nel costruire e guidare una delle altre catene planetarie; ma anche aiutando e guidando complessivamente tutte le altre catene planetarie del nostro sistema solare.

L'azione e l'interazione prevalgono dappertutto attraverso il nostro cosmo solare, poiché ogni cosa vi è interconnessa ed è interattiva. Ad esempio: il pianeta Marte è costruito dal suo particolare gruppo di sette o dodici catene planetarie, essendo lo stesso Marte l'ottavo della sua ogdoade; e la nostra catena terrestre è una di queste. Vi sono altri gruppi simili di pianeti sacri formati da pianeti visibili ed invisibili appartenenti al nostro sistema solare universale; e in questi gruppi di catene né la nostra terra, e nemmeno qualsiasi altro della sua famiglia di pianeti sacri, è un'unità specifica, pur appartenendo naturalmente, in modo generico, a tutti i gruppi dei dodici pianeti che compongono il sistema solare universale. Il nostro sole non è che uno dei numerosi altri soli nel nostro Uovo di Brahmā, e questi altri soli — ciascuno con la propria famiglia di catene planetarie — sono per noi invisibili perché sono su altri piani del sistema solare universale.

Riguardo Urano e Nettuno: Urano è un membro del sistema solare universale, ma non appartiene al nostro sistema solare, anche se, come un vero pianeta, è intimamente legato al nostro sole sia come origine che come destino. L'unico senso in cui Urano può essere considerato come membro del nostro sistema solare è puramente astronomico, perché Urano è sotto l'influenza del nostro sistema per quanto concerne le rivoluzioni del suo corpo fisico intorno al sole.

Nettuno, d'altra parte, non è per diritto di origine ad essere membro di questo manvantara solare, né del nostro sistema solare o del sistema solare universale. Come ho spiegato nei miei Fundamentals, è quella che è chiamata una cattura, evento che in un certo senso cambiò l'intera natura del sistema solare universale, e rimarrà con noi finché sarà venuto per lui il momento karmico di lasciare.[20] È stato catturato nello stesso senso in cui alcuni pianeti hanno catturato la luna. Diciamo per ipotesi che in passati eoni del tempo una cometa, avvicinandosi proprio allo stadio planetario d'evoluzione, sia passata abbastanza vicina all'attrazione gravitazionale del sistema solare universale sul proprio piano, da esserne catturata, e che per l'interazione di varie forze si sia stabilizzata in un'orbita intorno al sole e che, dopo lunghi eoni passati, i nostri astronomi la scoprissero e la chiamassero Nettuno! Sarebbe corretto considerare Nettuno come una tale cometa catturata. Ugualmente, il pianeta Plutone è una cattura.

Ora, le comete, come abbiamo discusso in precedenza, sono semplicemente il primo stadio nella storia evolutiva di tutti i pianeti, e, del resto, anche di tutti i soli, perché vi sono comete planetarie, comete solari, e comete cosmiche, cioè le comete che diventano pianeti intorno ad un sole, e comete che diventano soli. Poiché Nettuno è una cattura, non ha una connessione diretta con le dodici case del nostro zodiaco, a guisa dei veri pianeti del nostro sistema solare. Tuttavia, Nettuno influenza il sistema nel suo insieme, e molto fortemente, e continuerà a farlo finché rimane uno dei corpi che girano intorno al sole. Non soltanto esso cambia l'intera polarità del sistema, ma influenza pure ogni cosa nel cosmo solare per questo solo fatto, ed esercita quindi un'influenza, astrologicamente parlando, su tutti gli uomini, su tutti gli esseri e le cose sulla terra. Ma è un 'esterno' nelle cui vene scorre la stessa linfa vitale cosmica che scorre nelle nostre vene. È una catena planetaria esattamente come lo sono gli altri corpi celesti, ma noi vediamo soltanto quell'unico globo della sua catena, che è sullo stesso piano di percezione come lo siamo noi.

Così vediamo come tutte le catene planetarie attraverso il sistema solare, sia il nostro che quello universale, agiscano insieme, aiutandosi reciprocamente, e come si assemblino l'una con l'altra — elaborando tutte il loro destino comune. In verità, il nostro sistema solare è completamente vivo: un organismo vivente, un'entità organica.


NATURA E CARATTERISTICHE DEI PIANETI

Infatti, anche i grandi Adepti (quelli iniziati, naturalmente), per quanto possano essere esperti veggenti, sono in grado di dare solo qualche informazione sulla natura e sull'aspetto dei Pianeti e degli abitanti appartenenti al Sistema Solare. Essi sanno che quasi tutti i Mondi Planetari sono abitati, ma — anche in spirito — possono avere accesso solo a quelli del nostro Sistema; sanno altresì quanto è difficile, anche per loro, mettersi in completo rapporto anche con i piani di coscienza entro il nostro Sistema, tanto differiscono dagli stati di coscienza possibili su questo Globo; per esempio, come quello che esiste sulla Catena di Sfere sui tre piani oltre quello della nostra Terra. Questa conoscenza e questi rapporti sono loro possibili perché hanno imparato a penetrare in piani di coscienza che sono chiusi alla percezione degli uomini ordinari; ma anche se si comunicasse loro questa conoscenza, il mondo non sarebbe più saggio, perché agli uomini manca quell'esperienza di altre forme di percezione, che sola potrebbe metterli in grado di capire quel che si potrebbe loro insegnare. — La Dottrina Segreta, II, 701 ed. or.; p. 468 online.

Ogni pianeta è intrinsecamente in una diversa fase evolutiva ed ha una caratteristica spirituale diversa da ogni altro pianeta; sta, alla radice, sul proprio piano spirituale, e durante l'intero corso evolutivo nel suo attuale pellegrinaggio il suo piano rimarrà inalterato. In aggiunta, un pianeta può essere avanti o indietro ad un altro nel periodo evolutivo, sebbene possa essere, in essenza, più elevato o inferiore spiritualmente.

Così, abbiamo due modi di considerare l'avanzamento evolutivo: uno, se ci riferiamo ad una gerarchia planetaria più antica, con una più vasta esperienza cosmica; e l'altro, se ci riferiamo a un pianeta che, sebbene più giovane nell'esperienza cosmica, può essere più progredito nella sua presente incarnazione per quanto riguarda il numero delle ronde che ha già attraversato. Ad esempio, ci vien detto che Giove, in essenza, o per il corso di esperienza cosmica, sia spiritualmente di gran lunga più avanzato di quanto lo sia lo spirito planetario della terra o di Marte; e tuttavia in questo manvantara solare Giove, nella sua attuale incarnazione, è meno sviluppato nel suo ciclo di sette ronde rispetto alla terra nel proprio ciclo. Ancora, la terra, se paragonata a Marte, è essenzialmente un pianeta più grossolano; ed anche evolutivamente si trova ad un punto inferiore o più materiale del ciclo della sua catena planetaria di quanto lo sia Marte nel proprio ciclo planetario.

Venere, rispetto alla terra, è molto più avanti nel numero delle ronde attraversate in questo manvantara solare, e quindi è più progredita in questo senso; ma lo spirito planetario della terra, tuttavia, è spiritualmente più avanzato perché è più vecchio nel numero dei manvantara cosmici.

La regola basilare è come segue: più è vicino al sole, più il pianeta è progredito nella sua evoluzione, e di conseguenza il suo carico di esseri viventi è più evoluto. Più lontani sono dal sole più eterei e in un certo senso più spirituali sono i pianeti, ma meno evoluti nei loro rispettivi manvantara solari.

Quindi, Marte è più etereo della terra; Giove è più etereo di Marte; Saturno più di Giove. Ma Giove è più progredito nella sua evoluzione planetaria di quanto lo sia Saturno; Marte più di Giove; la terra meno di Marte, e Venere più della terra.

La ragione è che il sole, pur essendo il veicolo di un dio è anche, nella sua manifestazione fisica, il centro focale della forza vitale del sistema solare e, di conseguenza, è il luogo dove gli impulsi di vita battono più fortemente. Lo vediamo anche negli esseri umani: dove la salute è fisicamente più fiorente nel senso animale del termine, la spiritualità è di solito recessiva. L'analogia non è precisa, ma dà l'idea complessiva. Quindi, essere più vicini ai paraggi del sole significa essere inondati dalla vitalità fisica che il sole emana incessantemente dalla sua parte inferiore.

Gli 'uomini' su Venere, ad esempio, sono molto più intelligenti di quanto lo siano gli uomini sulla terra, ma non sono né spirituali né eterei — e per etereità e spiritualità non dobbiamo intendere necessariamente la stessa cosa. Venere è alla sua ultima ronda, ed è per questo, sebbene sia più vicina al sole rispetto alla terra, è meno densa perché la sua sostanza si è lentamente dematerializzata man mano che il pianeta avanzava lungo l'arco ascendente della sua evoluzione.

Noi osserviamo il pianeta Venere, anche se è nella sua settima ronda mentre noi siamo solo nella quarta ronda, perché il corpo fisico di Venere è sul nostro piano cosmico, sebbene nel primo sottopiano, cioè lo stato più elevato della materia che appartiene al nostro piano. Ricordate che ciascun piano cosmico di sostanza è diviso in sette sottopiani. Noi siamo tutti sul settimo piano cosmico, il più basso; ma noi della terra siamo sul suo quarto sottopiano.

Quando noi del globo D di questa terra parliamo di Venere, parliamo naturalmente del globo D della catena di Venere — quel globo che possiamo vedere. Poiché Venere si avvicina alla fine del manvantara del suo globo, ed è già leggermente auto-luminosa, la razza-radice che attualmente si evolve sul globo D di Venere, è sia la sesta che la settima della sua presente ronda del globo.

L'affermazione che Venere è più materiale della terra deve essere considerata nel senso che è uno spirito planetario più giovane, e non che significa semplicemente una differenza tra materia grossolana ed etere — per quanto, naturalmente, la materia di cui uno spirito planetario si riveste corrisponde al suo stato di evoluzione. Venere è più grossolana della terra, ma le sue umanità sono molto più evolute riguardo alle qualità mānasiche superiori.[21] D'altra parte, poiché Venere è nella sua settima ronda e la terra nella sua quarta ronda, anche la materia di cui il globo D della catena venusiana è composto è più eterea di quanto lo sia la materia del globo D della catena terrestre. La terra è essenzialmente più vecchia di Venere, e quindi anche la materia più grossolana della terra è ora più eterea di quanto lo fosse la materia più grossolana della catena venusiana quando Venere era nella sua quarta ronda.

Quando la terra e i suoi abitanti avranno raggiunto la settima ronda, si troveranno alquanto più elevati in spiritualità ed etereità di quanto lo siano oggi Venere e i suoi abitanti. Ma, relativamente parlando, gli uomini della terra in quel remoto futuro saranno piuttosto inferiori in intelligenza agli abitanti di Venere come lo sono attualmente. L'intelligenza è ottenuta dall'unione equilibrata dello spirito e della materia; allora manas, il figlio, nasce dall'elemento latente ed inerente sia nello spirito che nella materia.

Inoltre, Venere, essendo nella sua ultima settima ronda, emana una luce aurica che è visibile ai nostri occhi. Alcuni astronomi l'hanno osservata; qualcuno ha cercato di negarne la possibilità perché non possono spiegarla. Questa luce, comunque, non deriva dai suoi abitanti 'simili a dio' — potrebbero definirsi simili a dio solo per un'espressione di cortesia — che intellettualmente sono molto più simili a dio di quanto lo siamo noi, anche se sono più grossolani. La 'fosforescenza' deriva dalla forza vitale del pianeta stesso. La terra, verso la fine della settima ronda, sarà probabilmente alquanto più luminosa di quanto lo sia oggi Venere.

In realtà, ogni entità autosufficiente, dall'atomo al dio, incluse tutte le entità sulla terra e su altri pianeti, e sopra e dentro il sole, è circondata da un'atmosfera aurica che è vista come una luce dagli individui che hanno sviluppato la facoltà percettiva. Il semplice fatto che non possiamo vedere questa luce non ci autorizza a negarne l'esistenza. Il sole, nel suo splendore, è l'esempio di un corpo celeste della cui luce siamo del tutto consapevoli. Inoltre, ogni essere umano, se avessimo gli occhi per percepirlo, apparirebbe come un globo di luce — luce che si diffonde da ogni punto del suo corpo, fiammeggiando dai suoi occhi, riversandosi dalla sua bocca, da ogni palmo della sua pelle. Nello stesso modo, ogni pianeta è circondato da una luce aurica. Anche la luna, pur essendo un corpo morto, è circondata dalla sua luce fosforescente; proprio come certe cose in decomposizione qualche volta sono fosforescenti, anche se questa fosforescenza di solito è da attribuirsi a qualche altra causa. Comunque possa essere, ogni entità autosufficiente irradia energia per tutto il tempo, e la luce non è che una forma di energia; e se potessimo percepire questa energia visivamente, vedremmo la luce.

Viene in mente l'antica massima buddhista:
La risplendente Venere vibra da lontano,
Il Sé Superiore della Terra, e
Con un solo dito ci tocca.

Venere è un pianeta molto interessante. È forse quello più intimamente legato alla terra in parecchi modi; ed è stato detto che dovunque vada Venere, ci va anche la terra, e viceversa. Com'è formulato nella Dottrina Segreta (II, 30-1 ed. or.; p. 23 online):

Venere è il più occulto, potente e misterioso di tutti i pianeti, l'unico la cui influenza, e il rapporto con la Terra, è preminente al massimo . . . Secondo la Dottrina Occulta, questo pianeta è la nostra terra primaria, e il suo prototipo spirituale. . . . .
"Ogni peccato commesso sulla Terra è risentito da Usanas-Sukra. Il Guru dei Daitya è lo Spirito Guardiano della Terra e degli Uomini. Ogni cambiamento che avviene su Sukra è risentito e si riflette sulla Terra."

Riflettendo sullo status evolutivo dei pianeti, non dovremmo confondere la spiritualità con l'etereità. Le cose eteree appartengono alla materia; le cose spirituali appartengono allo spirito. Gli abitanti della terra sono più spirituali degli abitanti di Saturno e Giove, per il fatto che sono più evoluti, più avanti lungo il sentiero, sebbene i saturniani e i gioviani siano molto più eterei di quanto lo siamo noi. La nostra umanità e la nostra terra sono sul ciclo ascendente, all'inizio dell'arco luminoso; quindi, man mano che avanziamo nella spiritualità, sia noi che la nostra terra avanziamo parimenti, nel senso che diventiamo più eterei.

Queste considerazioni sono fatte dal punto di vista delle diverse posizioni evolutive che i vari pianeti occupano nella scala dell'evoluzione. Vi è un altro modo di guardare alla spiritualità dei pianeti, ed è ciò che potremmo chiamare la loro spiritualità essenziale. Così Saturno o Giove potrebbero avere uno swabhāva più spirituale di quanto ne abbiano i pianeti più vicini al sole, sebbene questi ultimi, come abbiamo detto, siano evolutivamente più avanzati. È alquanto simile per due uomini: uno, il cui swabhāva è meno spirituale, può tuttavia, nella propria evoluzione, essere su un arco ascendente minore, mentre l'altro, più essenzialmente spirituale, potrebbe essere su un arco discendente minore nel suo corso evolutivo.

Come è stato sottolineato, la regola generale è che più un pianeta è vicino al nostro sole, più grossolano e denso è fisicamente. Se un pianeta interno è meno denso di un pianeta esterno, significa che il pianeta interno ha raggiunto un punto più avanzato nella sua evoluzione planetaria. Inoltre, quando invecchiano, i pianeti avanzano, si avvicinano di più al sole. Sebbene il sole sia la dimora di un dio, tuttavia, per quanto riguarda la materia, il suo potere vitale magnetico ed elettrico è così grande al confronto con i corpi relativamente piccoli dei pianeti, che la sua sola forza vitale, a causa della sua vastità, rende grossolani i corpi planetari.

Ricordate, per favore, che il nostro sole fisico è quel globo della catena solare di dodici globi, che corrisponde al nostro globo D della catena terrestre. La sostanza di questo sole fisico, o quarto piano, è la prakriti di questo piano cosmico nei suoi tre sottopiani più elevati o elementi; vale a dire, il cuore del nostro sole visibile è una porzione della sostanza-madre di questo piano fisico minore, ed è circondato dal suo velo di sostanze, e questo è a sua volta avvolto nel suo velo di sostanze — il terzo su una scala verso il basso. Ed è questo ultimo velo ad essere l'abbagliante materia che circonda il sole. Possiamo tracciare un'analogia fra le tre sostanze solari e i tre principi superiori nell'uomo: così, il cuore del nostro sole corrisponde al nostro ātman, il suo velo al nostro buddhi, e il velo successivo al nostro manas.

Tutti i pianeti attraversano la loro fase d'esistenza materiale, hanno le loro tentazioni, proprio come le abbiamo avute e le avremo noi della terra. Naturalmente, più in alto sta un pianeta sulla bilancia dell'esistenza, meno sono le deviazioni e i percorsi tortuosi che le entità seguono nel loro lungo pellegrinaggio. Vi sono stati pianeti, comunque, le cui umanità hanno 'fallito,' nel senso che questi pianeti con le loro brulicanti umanità non ce l'hanno fatta, e sono tornati indietro — era karma, parte del loro sviluppo evolutivo agire così. Ma questi sono casi molto rari.

Mercurio sta giusto emergendo dall'oscuramento, per cominciare la sua ultima settima ronda. Questo pianeta è ancora più misterioso di Venere, e in molte nazioni dell'antichità era stato intimamente associato agli insegnamenti misterici sul dopo-morte. Il nome sanscrito di Mercurio è Budha (saggezza) — che i greci chiamavano Hermes, il particolare supervisore dei mistici e il "trasportatore di anime" negli Inferi.[22]

La Dottrina Segreta contiene questo illuminante passaggio:

Gli uomini di Budha (Mercurio) sono metaforicamente immortali per la loro Saggezza. Questa è la comune opinione di quelli che credono che ogni stella o pianeta sia abitato.. . . Essendo la Luna un corpo più piccolo anche della Terra, per non parlare degli altri pianeti, gli uomini terrestri prodotti dai suoi figli — gli uomini o "antenati" lunari — per mezzo del loro guscio o corpo, non possono essere immortali. Essi non possono sperare di diventare dei veri uomini, intelligenti ed autocoscienti, se non sono completati, per così dire, da altri creatori. Così, nella leggenda puranica, il figlio della Luna (Soma) è Budha (Mercurio), l'intelligente e il Saggio, perché è discendente di Soma, il "reggente" della Luna visibile, e non di Indu, la Luna fisica. Così Mercurio è il fratello maggiore della Terra, metaforicamente — si potrebbe dire fratellastro, la discendenza dello Spirito — mentre essa (la Terra) è la progenie del corpo.[23]

Il pianeta intramercuriale Vulcano, come gli astronomi hanno chiamato questo corpo per loro ipotetico, ha la sua orbita tra Mercurio e il sole. Secondo gli insegnamenti dell'esoterismo, Vulcano divenne praticamente invisibile durante la terza razza-radice, dopo la caduta dell'uomo nella generazione fisica. Poiché ora abbiamo raggiunto sull'arco ascendente il grado del piano di sviluppo corrispondente a quello della terza razza-radice, il pianeta Vulcano dovrebbe iniziare a mostrarsi di nuovo in un periodo ciclico relativamente breve. Anche ora, sebbene sia generalmente invisibile a causa di quella che potremmo denominare la sua etereità, se lo cerchiamo con il telescopio potrebbe essere visto, sotto condizioni favorevoli, attraversare il disco solare.

Il 26 marzo 1859 gli astronomi osservarono un corpo scuro che transitava sul sole; comunque, da allora quel corpo non è più stato avvistato. Ancora, vi sono altri motivi, come le perturbazioni negli elementi orbitali di Mercurio, che hanno convinto alcuni astronomi che in realtà non esiste un pianeta intramercuriale. Vulcano è, in un certo senso, il più elevato psicologicamente dei sette pianeti sacri, anche se non è il meno denso.

Riguardo al pianeta Marte, la sua sfera fisica è più giovane della terra, ma attualmente è in oscuramento. È più che semplicemente 'addormentato,' perché la grande massa delle sue entità viventi si è spostata su globi più elevati della catena planetaria di Marte. Comunque, alcuni esseri vi furono lasciati quando il suo globo D venne in oscuramento. Questi sono i śishta, i 'rimanenti,' cioè coloro che servono come semi di vita su qualsiasi pianeta, finché l'onda di vita che ritornerà nel prossimo manvantara del globo troverà questi corpi in attesa, pronti al loro uso. Attualmente, le essenze vitali della catena planetaria di Marte hanno lasciato il suo corpo fisico D, avendo terminato lì la loro terza ronda, sono passati sui suoi altri globi. Vi è un mistero inerente a Marte, ed è il motivo per cui H.P.B., in certi passi sui sette pianeti sacri, ne menziona solo quattro (Saturno, Giove, Mercurio, Venere) ed accenna semplicemente agli altri tre.[24] Come il sole e la luna che sono sostitutivi di due pianeti segreti, Marte — in una certa misura — è nella stessa categoria.

Spesso ci chiediamo se ci sia vita sui diversi pianeti del nostro sistema solare, cioè i vari regni corrispondenti ai regni della terra. Come potrebbe esserci una cosa come la materia senza vita? Come potrebbero sussistere gli elementi componenti di qualsiasi entità o cosa se non ci fosse un'energia unificante e coesiva? E quell'energia è la vita. La stessa materia è vita condensata, elettricità concreta, e l'elettricità altro non è che una forma di vita. Non vi è in nessun luogo una cosa tale come la sostanza senza vita. Non c'è prima la materia e poi la vita intesa come un fragile frutto della materia, ma la vita viene per prima, la vita universale; e la materia appare solo occasionalmente come la crescita di un fungo.

Sul nostro mucchietto di polvere che chiamiamo terra, non vediamo altro che la materia, che in realtà è la cosa più inconsistente di cui l'intelletto abbia cognizione. Noi le diamo il primo posto nella fondazione dell'universo, mentre in verità la materia è solo una fase passeggera della vita. Considerate che cosa è la materia, buchi, luoghi liberi, spazi vuoti, un puro gioco di energie cosmiche, la schiuma delle Acque dello Spazio, transitoria ed impermanente. Vita-Coscienza-Sostanza, la triade cosmica, è una: non tre cose, non tre entità essenziali, ma una sola con tre aspetti.[25]

Su tutti gli altri pianeti vi sono fasi di vita, proprio come ci sono qui, sul nostro pianeta, la genitrice dei nostri corpi fisici. Su ogni pianeta c'è o ci sarà una linea seriale di gradi ascendenti delle entità: tre regni elementali, un regno minerale, qualcosa che corrisponde al nostro regno vegetale, e ancora qualcosa che corrisponde al nostro regno animale, e in alcuni dei pianeti un regno corrispondente a quello umano. La vita stessa è dappertutto perché è la vera base delle cose: è la gravitazione, la coesione, il pensiero, il corpo, lo spirito, la mente, l'ego — è tutto. Come dice La Dottrina Segreta (I, 133 ed. or.; pp. 115-16 online):

Il rifiutare di ammettere che, nell'intero Sistema Solare, possano esistere, oltre a noi, sul piano umano, altri esseri ragionevoli ed intelligenti, è la più grande presunzione della nostra epoca. Tutto ciò che la scienza ha il diritto di affermare, è che non vi sono Intelligenze invisibili viventi nelle nostre medesime condizioni. Essa non può negare di punto in bianco la possibilità che esistano altri mondi nel Cosmo, in condizioni totalmente differenti da quelle che costituiscono la natura del nostro mondo; e non può negare nemmeno che possa esistere una certa limitata comunicazione fra alcuni di questi mondi ed il nostro.

Ed ancora, nel secondo volume, a p. 702 (p. 468 online, nota a piè di pagina):

Poiché non un solo atomo in tutto il Kosmo è senza vita e coscienza, quanto più devono essere colmi di entrambe i suoi potenti globi? — anche se rimangono come libri sigillati per noi, che possiamo difficilmente entrare nella coscienza delle forme di vita più vicine a noi!

Le persone sono troppo inclini ad immaginare che la vita su altri pianeti (quando è riconosciuto che esista) sia esattamente come sulla terra, per cui gli 'uomini' su Giove, ad esempio, dovrebbero avere corpi di carne umana, dovrebbero respirare il nostro particolare tipo di aria. Ma anche a pensarci appena, risulta che una tale conclusione è un'assurdità. Gli abitanti degli altri pianeti — quelli attualmente abitati — devono avere forme strettamente relazionate all'evoluzione e rese idonee ai loro particolari pianeti. In verità, dovrebbero essere molto varie,queste forme, e potremmo non facilmente accettare che quegli esseri siano intelligenti, sensitivi e coscienti. Qualcuna potrebbe essere piatta, qualcuna sferica, e qualcuna lunga; gli abitanti di Mercurio forse hanno una somiglianza molto vicina a noi, mentre quelli di Giove hanno probabilmente aspetti molto diversi da noi. Gli abitanti di Venere, che attualmente è un pianeta abitato, sono doppi, di forma ovoidale. Venere è superiore alla terra: sia naturalmente che spiritualmente. Gli abitanti di alcuni pianeti si spostano fluttuando, mentre quelli di altri pianeti della nostra famiglia solare non si spostano affatto; sono fissi come lo sono i nostri alberi, e tuttavia sono esseri altamente intelligenti e coscienti.

Gli abitanti di altri pianeti ci apparirebbero come mostri, semplicemente perché la nostra comprensione è troppo flebile per afferrare la loro storia evolutiva — e, in verità, per quanto sia, noi non conosciamo nemmeno la nostra storia evolutiva. D'altra parte, noi uomini della terra, ad esempio, saremmo come bestie sviluppate per gli abitanti di Mercurio, repulsivi nell'aspetto e orribili nell'uso che facciamo delle nostre facoltà.

Gli abitanti di Giove sono molto più eterei nella struttura e nella consistenza fisica di quanto lo siano quelli della terra o di Venere, ma molto meno evoluti di entrambi i pianeti. Potremmo descriverli come aeriformi o igniformi; entità gigantesche, perfettamente a loro agio sul proprio pianeta come lo siamo noi sul nostro. Le condizioni su Giove sono quelle che prevarrebbero su un pianeta che sta attraversando una fase evolutiva che gli antichi avrebbero chiamata gli 'elementi del fuoco.' Comunque, attualmente Giove ha quasi completato quella fase ed è molto vicino alla linea critica che la divide dall'elemento dell'aria.[26]

In una delle sue lettere ad A.P. Sinnett,[27] K.H. parla della potente influenza di un sole Rāja su Giove, e che questo sole non è però quello che gli astronomi potrebbero considerare un corpo fisico. Se potessero vederlo mediante i loro strumenti, lo vedrebbero praticamente come un punto senza dimensioni — un centro laya per quanto riguarda il piano fisico del nostro sistema solare, e tuttavia questo sole Rāja ha un volume di gran lunga più grande di Giove. Il loro intimo rapporto esercita una forte influenza sulla questione delle cosiddette 'caratteristiche fisiche' della superficie di Giove, particolarmente la 'cappa' di denso vapore che la nasconde, e che, secondo gli astronomi la circonda.

Bisognerebbe tener presente che ogni globo di una catena planetaria, durante il manvantara del globo, è circondato da un tenue velo di polvere meteoritica, di cui la maggior parte è molto sottile, mentre qualcuna, comunque, consiste di corpi più o meno grandi. Prendiamo per esempio Venere, o Mercurio; ciascuno è circondato dal proprio velo meteoritico che agisce, in un certo senso, da ammortizzatore, formando così una protezione per il pianeta. Per questa ragione, non vediamo la vera superficie di Venere o Mercurio. Il globo D di Marte — che noi vediamo — attualmente non ha un velo simile, perché l'essenza vitale della catena planetaria ha abbandonato il globo D per i suoi globi superiori.

Il velo meteoritico è la sede di grandi forze elettromagnetiche continuamente in azione. È questo 'continente meteoritico' che circonda il nostro globo ad essere il responsabile, quasi al settanta per cento, del nostro calore. Le forze si diffondono dal cuore solare e raggiungono il velo meteoritico che circonda la terra, e nascono correnti elettromagnetiche, che producono una parte dei nostri fenomeni meteorologici. Tali fenomeni, come le tempeste, sono causati per la maggior parte dall'azione e reazione elettromagnetica tra il prāna congenito, cioè le forze vitali della terra e il suo continente meteoritico — un fatto evidenziato da K.H. nella stessa lettera, [28] quando scrive che "ogni cambiamento e perturbazione atmosferica sono dovuti al magnetismo delle due grandi masse fra le quali è compressa la nostra atmosfera!"

Vi è una stretta analogia tra le spire di una dinamo e la terra che gira all'interno del continente di polvere cosmica che la circonda. Come abbiamo detto, i grandi mutamenti climatici della terra, come ad esempio il periodo glaciale, sono dovuti direttamente a questa polvere cosmica che si trova in questo continente. Anche fenomeni come i forti venti, le tempeste elettriche o le piogge violente, le aurore boreali ed australi, e i cambi di temperatura, si possono alla fine ricondurre agli interscambi elettromagnetici tra la terra stessa e il suo continente sferico, o velo di polvere meteoritica.

I segreti concernenti la vera natura, struttura, caratteristiche e movimenti dei pianeti del nostro sistema solare non sono ancora stati scoperti. Prima o poi, gli astronomi troveranno che questi movimenti, così come adesso vengono interpretati, sono largamente māyāvici, illusori, per quanto strano possa sembrare.


ASTEROIDI, METEORE, E POLVERE COSMICA

Non tutti i pianeti attorno a Mercurio né quelli nell'orbita di Nettuno sono stati scoperti, per quanto se ne sospetti assai l'esistenza. Noi sappiamo che esistono ed in quale punto; e che vi sono innumerevoli pianeti "spenti", come dicono loro — in oscuramento, come diciamo noi; — pianeti in formazione e non ancora luminosi, ecc. . . . La scienza udrà i suoni di certi pianeti prima di poterli vedere. Questa è una profezia. — Le Lettere dei Mahatma, pp. 169-70 ed. or.; p. 131 online.

Qual'è la natura e il destino degli asteroidi che girano intorno al sole tra le orbite di Giove e Marte? In breve, essi sono i residui di mondi morti, per quanto sarebbe forse più giusto dire i residui di un mondo morto, una luna morta, la madre di una futura catena planetaria. Il grande divario tra Marte e Giove, che ora è occupato in una certa misura dagli asteroidi, sarà il luogo dell'orbita di un pianeta che anche attualmente è sull'arco discendente, venendo fuori dai regni più eterei e quindi invisibili su questo piano fisico del nostro universo. Questo nuovo pianeta, nel corso della sua materializzazione in un pianeta fisico che più o meno somiglierà agli altri pianeti del nostro sistema solare, raccoglierà dentro di sé la maggior parte degli asteroidi come esistono ora.

Naturalmente, l'evoluzione nel sistema solare si muove con quella che per gli esseri umani è una grande lentezza. Milioni di anni passeranno prima che questo futuro pianeta sia percepito la prima volta nel nostro universo fisico come un corpo etereo e translucido alquanto simile ad una cometa.

Prima di questo stadio, esso sarà una cometa che si stabilizzerà lentamente in un'orbita ellittica intorno al sole, nell'anello ora occupato dagli asteroidi.

Prima che la nostra terra cominciasse la sua prima ronda in questa catena planetaria, trovò anche la sua orbita (piuttosto lontana dal sole, comunque più di ora), che allora era occupata da un vasto numero di corpi asteroidei, ognuno un piccolo pianeta, qualcuno grande e qualcuno piccolo. In molti casi, erano i residui della terra in un manvantara precedente, ancor prima che la luna divenisse un pianeta vivente.

Tutti i meteoriti, le meteore — in altre parole, tutta la polvere intercosmica — altro non sono che i detriti, i residui di vecchi mondi morti. Sono tutti destinati a qualche mucchio di polvere cosmica dove saranno spezzati e triturati nei meravigliosi laboratori della natura.

Ogni punto matematico dell'essere, e quindi ogni atomo di materia, ogni elettrone di ogni atomo, è semplicemente una monade che attraversa una fase temporanea del suo viaggio evolutivo attraverso lunghi eoni, e in questa fase si manifesta come una particella di sostanza materiale. In un futuro remoto ogni monade del genere diventerà un dio pienamente sbocciato; ma prima di raggiungere lo stadio divino, essa dovrà necessariamente attraversare tutti gli stadi intermedi, e uno di questi è lo stadio mentale. Ogni particella di sostanza, non importa quanto grossolana possa essere in qualsiasi momento, è sulla via di diventare sostanza mānasica.[29] Ricordate che materia ed energia — spirito e sostanza — sono fondamentalmente uno; quindi, la materia non è che una fase di determinati eserciti di monadi che attualmente attraversano lo stadio della materia nel loro lungo viaggio evolutivo.

I meteoriti sono semplicemente vecchia materia in un processo di decomposizione in polvere cosmica, da essere poi usata per costruire altri nuovi mondi. Ma per ogni atomo che compone un meteorite arriverà il suo momento, man mano che procede l'evoluzione attraverso le ere cosmiche, per diventare un'entità pensante.

Tornando alla natura e alle caratteristiche degli asteroidi, si potrebbe dire che, mentre la maggior parte di essi sono frammenti di un pianeta precedente che aveva la sua orbita tra Giove e Marte, migliaia di essi sono stati tenuti insieme dalle varie influenze attrattive, per cui ora girano intorno al sole nello spazio occupato da uno sciame di asteroidi.

Fin qui l'insegnamento esoterico non è essenzialmente diverso da quello della scienza moderna, anche se, a onor del vero, molti astronomi dubitano che la maggior parte di questi asteroidi possano essere i frammenti di un pianeta esploso o caduto a pezzi, apparentemente perché qualsiasi esplosione del genere sarebbe inadeguata per spiegare il loro vasto numero attuale e il groviglio delle loro orbite che si differenziano così grandemente l'una dall'altra.

Questi asteroidi sono stati attirati verso questa zona del sistema solare a causa dell'attrazione psico-elettromagnetica già in manifestazione del pianeta che sta discendendo nella manifestazione e che avrà la sua orbita tra Giove e Marte. Questo fatto sottintende una precedente relazione karmica tra il pianeta futuro e la maggior parte di tutti quelli dell'attuale sciame di asteroidi.

Un interessante passo nella Dottrina Segreta verte, tra le altre cose, sul soggetto degli asteroidi:

Forse inconsciamente, nel pensare ad una pluralità di "Mondi" abitati, li immaginiamo simili al Globo che abitiamo, e popolati da esseri più o meno simili a noi. Facendo così, non facciamo che seguire un istinto naturale. Infatti, finché la nostra ricerca è limitata alla storia della vita su questo Globo, possiamo speculare sulla questione con qualche profitto, e domandarci quali erano i "Mondi" di cui si parla in tutte le antiche scritture dell'Umanità, con qualche speranza almeno di rendere comprensibile la questione. Ma, come possiamo sapere (a) quale genere di esseri abita i Globi in generale; e (b) se coloro che governano i Pianeti superiori al nostro esercitano sulla Terra coscientemente la stessa influenza che noi, a lungo andare, esercitiamo inconsciamente, per esempio sui pianeti (pianetini o asteroidi), tagliando la superficie della Terra, aprendo canali e così modificando interamente i nostri climi. Naturalmente, come la moglie di Cesare, i pianetini non potrebbero essere raggiunti dal nostro sospetto: essi sono troppo lontani, ecc. Tuttavia, credendo nell'astronomia esoterica, noi non ne siamo tanto sicuri.[30]

Si potrebbe dire di più su questi soggetti, ma poiché appartengono alle fasi oltremodo difficoltose della dottrina delle sfere, sarà sufficiente affermare che non vi è nulla di accidentale o di occasionale in alcun luogo dell'universo, sia nel grande che nell'infinitesimale. Ogni cosa avviene secondo regole rigorose o corsi karmici d'azione, che dobbiamo considerare come derivanti dalle intelligenze che guidano le simpatie magnetiche tra esseri ed esseri, e tra cose e cose.


LA LUNA

Quando una Catena Planetaria si trova nella sua ultima Ronda, il suo Globo A, prima di estinguersi completamente, proietta tutta la sua energia e tutti i suoi "principi" in un centro neutro di forza latente, un centro Laya; e così anima un nuovo nucleo di sostanza o materia indifferenziata, cioè lo chiama in attività, gli dà vita. Supponiamo che tale processo abbia avuto luogo nella Catena Planetaria Lunare;. . . Sarà quindi facile immaginarsi ulteriormente il Globo A della Catena Lunare che anima con i suoi Principi il Globo A della Catena Terrestre, per poi morire; il successivo Globo B della prima trasmette la propria energia al Globo B della nuova Catena; quindi il Globo C della Catena Lunare crea la sua progenie nella Sfera C della Catena Terrestre; infine la Luna (il nostro satellite) riversa nel Globo inferiore della nostra Catena Planetaria — il Globo D, la nostra Terra — tutta la propria vita, la propria energia ed i suoi poteri; per cui, avendoli trasferiti in un nuovo centro, diviene virtualmente un pianeta morto, nel quale è quasi cessata la rotazione fin dal momento della nascita del nostro Globo. La Luna è costituita ora solo dal residuo della quantità fredda, ed è l'ombra trascinata dietro al nuovo corpo, nel quale sono stati trasfusi tutti i suoi poteri viventi ed i suoi principi. Essa è ora condannata a seguire incessantemente, e per lunghe epoche, la Terra; ad essere attratta e ad attrarre, a sua volta, la sua progenie. Costantemente vampirizzata dalla sua creatura, essa si vendica avvolgendola nella sua influenza nefasta, invisibile ed avvelenata, che emana dal lato occulto della sua natura. Poiché essa è un corpo morto eppure vivente. Le particelle del suo cadavere in decomposizione sono piene di vita attiva e distruttiva, per quanto il corpo che esse avevano formato nel passato sia senza anima e senza vita. Di conseguenza, le sue emanazioni sono sia benefiche che malefiche — circostanza che trova riscontro sulla Terra nel fatto che in nessun luogo le erbe e le piante crescono più rigogliose che sulle tombe, mentre in pari tempo sono le emanazioni dei cimiteri e dei cadaveri che uccidono. E come tutti i fantasmi o vampiri, la Luna è l'amica degli stregoni e la nemica degli incauti. . . .
Tale è la Luna considerata dal punto di vista astronomico, geologico e fisico. Per quanto si riferisce alla sua natura metafisica e psichica, deve restare un segreto occulto in questo libro, . . . — La Dottrina Segreta, I, pp. 155-56 ed. or.; pp. 130-1 online.

La luna è stata chiamata il Signore e Datore di vita; ed è stata chiamata ugualmente un pianeta morto e il creatore di morte. Queste affermazioni sono contraddittorie, oppure, realmente parlando, sono due facce della stessa medaglia? È un dato di fatto che alcuni farmaci possano prolungare la vita, e possano anche ridare la vita, ma se usati impropriamente possono avvicinare alla morte e provocare la malattia. Il cibo può uccidere, e tuttavia il cibo ci tiene in vita. La vita è piena di apparenti contraddizioni che in realtà sono paradossi.

Come datore di vita sia astrale che fisica, la luna trasmette anche la vitalità mentale e psichica inferiore. Ma è pure piena di tutte le energie di morte. È un corpo in decomposizione. Ogni atomo che emette la luna si precipita sulla terra, impregnato di influenze lunari. L'effetto della luna sotto questo aspetto è deleterio ed anche apportatore di morte. E tuttavia, se fosse possibile rimuovere improvvisamente la luna dai cieli, annientarla insieme alla sua influenza, nel giro di ventiquattro ore vedremmo il novantanove per cento della nostra vita vegetale ed animale, incluso l'uomo, avvizzire e morire. Al tempo stesso, vedremmo forme strane ed inquietanti venire in esistenza di notte. L'amore, ad esempio, dà vita, e l'amore può anche uccidere. La vitalità lunare non solo stimola le forme più grossolane della nostra esistenza fisica, ma può ugualmente, proprio con quest'azione, causare decadimento e malattia in altre parti della costituzione umana.[31]

La nostra luna è stata anche definita il Guardiano della Soglia di questa terra, la stessa cosa del fantasma kāma-rūpico che in certi casi sfortunati ossessiona l'essere umano, in cui la vita precedente (o le vite) sono state fortemente influenzate da pensieri e passioni malefiche. Proprio come un Guardiano, la cui intera natura è corrotta e le cui emanazioni sono mortali, suggerisce costantemente, anche se meccanicamente, pensieri depravati, e stimola l'uomo a commettere il male, così la nostra luna infesta la nostra terra. È un corpo morto, un'entità in decomposizione, e quindi pregna di energie di vita abiette. È proprio la vita che contiene a causare il suo decadimento, in quanto un cadavere si decompone perché la vita che contiene lo fa a pezzi. La stessa putrefazione è una manifestazione di vita nella sua energia disgregativa piuttosto che nella sua energia componente e costruttiva. Di conseguenza, la luna è il Guardiano della Soglia della terra. Fu il nostro primo habitat che, attraverso ere ed ere di manvantara lunare noi abbiamo riempito di magnetismo malefico, ed è questo magnetismo a tenere ancora assieme la luna; e poiché è attratta dalla terra per una questione di affinità, continua ad infestare il nostro globo e i suoi abitanti. Invia forti emanazioni di giorno e di notte, che si precipitano per attrazione magnetica sul proprio tipo sulla terra, permeando il nostro globo fino in fondo. Per quanto riguarda l'uomo, i suoi effluvi sono malefici, perché nascono in un corpo in decadimento. La luna ha tutta l'energia psico-magnetica di un cadavere in decomposizione; ed essendo un corpo cosmico, le sue emanazioni e i poteri di radiazione sono quindi molto grandi.

I segni distintivi della luna, simili a crateri, sono dovuti ai processi di disintegrazione che sorgono dal suo nucleo: pustole, per così dire, che liberano i gas interni ed altre cose che sprigionano dalla luna e che sfociano attraverso questi cosiddetti crateri. Le umanità del futuro saranno benedette, quando la luna sarà infine svanita mediante la disgregazione dei suoi atomi nell'etere azzurro.

Quello che vediamo nello spazio stellato è il corpo astrale, il kāma rūpa della luna fisica che fu eoni ed eoni fa, un corpo fisico che ora si è disgregato impalpabilmente in polvere cosmica. Percepiamo questo fantasma kāma-rūpico perché la nostra terra è un sottopiano più alto di quello su cui era il corpo fisico della luna. Se i nostri scienziati, per qualche magia, fossero trasportati sulla luna, anche se fossero capaci di vederla quasi chiaramente come la vediamo noi dalla terra, non credo che avrebbero facilità a camminare sulla sua superficie, perché non è affatto dura abbastanza da poterci camminare facilmente.

Più specificamente, non vediamo il veicolo fisico della luna che fu, quando quella luna viveva come quarto globo della sua catena, ma vediamo piuttosto il kāma-rūpa del globo D della catena lunare che fu, perché ora abbiamo sensi costruiti per riconoscere ciò che accade su un sottopiano superiore di un grado al sottopiano su cui era il corpo fisico del globo D della catena lunare, eoni fa. In altre parole, il veicolo fisico del nostro globo D è sul sottopiano astrale del globo D della primitiva catena lunare.

Ricordate comunque che vi sono sette (o dodici) lune, ed ognuna di esse è attualmente il kāma-rūpa del suo globo corrispondente che ora è 'morto,' svanito, disintegrato nei suoi elementi componenti, e le sei (o dodici) altre lune appartengono naturalmente agli altri piani più elevati della catena lunare che fu, nello stesso modo in cui i nostri globi superiori appartengono ai piani più elevati della nostra catena terrestre.

La luna percorse le sue sette ronde proprio come farà la nostra catena planetaria, e alla fine della sua settima ronda morì e si lasciò dietro il proprio corpo fisico, che tante ere fa si decompose in polvere cosmica. Ma la catena lunare non era una buona catena di vita; era una catena viziosa, e noi umani siamo tra quelli che la resero tale. Il kāma-rūpa della luna si sarà disintegrato nei suoi atomi componenti e sarà svanito prima che la terra avrà raggiunto la settima ronda, cioè le fasi finali del suo progresso evolutivo in questo attuale manvantara planetario.

Come abbiamo detto, la luna è il signore e datore di vita, come pure la causa della morte per gli esseri umani e di altre entità organiche sulla terra. La luna ha anche un effetto marcato sui processi delle malattie, essendo l'origine delle influenze sotto cui tutte le malattie iniziano e seguono il loro corso, raggiungono il culmine e uccidono il corpo o escono fuori da esso. Le sue emanazioni forniscono il campo, per così dire, in cui le malattie iniziano ad agire. Paradossalmente, la luna è anche fonte di guarigione, e questa parte del suo potere le deriva dal sole; ma per l'uomo non sarebbe la cosa migliore ricevere la guarigione dalla luna. È il sole, invece, ad essere il grande medico della terra e del sistema solare. Tuttavia, il sole stesso può ugualmente uccidere. Un eccesso di luce solare è negativo quanto non avere nessuna luce solare. E così è per la luna: un eccesso di luce lunare provocherà putrefazione, decadenza, ed infine la morte. Ma la luce lunare stimola al tempo stesso la crescita, se l'equilibrio è altrimenti protetto.

Nelle antiche mitologie la luna a volte è definita come il Signore della Nascita o il Signore della Generazione, e altre volte come la Dea-Luna che presiede sul concepimento e la nascita dei bambini. In alcuni paesi è stata considerata principalmente come un'influenza maschile, come tra gli antichi latini che indicavano la luna come Lunus; mentre in tempi successivi, quando fu evidenziato l'aspetto femminile, fu chiamata Luna. Sia che la luna, come nella leggenda hindu, sia personificata quale Soma, una divinità maschile, o come Artemide o Diana per i greci e i latini, non ha nessuna importanza. Questo significa semplicemente che, in un caso, l'influenza maschile è stata evidenziata più particolarmente nelle storie mitologiche sulla luna; e nell'altro, l'influenza femminile.

Poiché la luna è il portale sia della vita che della morte, praticamente in tutti i paesi del mondo e in tutte le epoche il concepimento e la crescita, non solo degli animali, ma in verità di tutte le entità sulla terra, sono stati visti come sotto l'influenza lunare, psichicamente e fisicamente.

Vi sono grandi segreti mistici connessi all'influenza della luna sul matrimonio e la gestazione, ed H.P.B. ci dice che sarebbe meglio per la razza umana se questo fatto fosse pienamente compreso.[32]

Si può dire che nessun matrimonio andrebbe consumato durante la luna calante, ma sempre tra la luna nuova e la luna piena, verso il periodo del plenilunio. Inoltre, i matrimoni dovrebbero avvenire in primavera, sia nell'emisfero nord che sud, poiché allora l'intera natura germoglia con la nuova vita che scorre attraverso tutte le cose. Anche gli antichi greci dell'Attica avevano un mese che chiamavano Gamelion, vale a dire il mese del matrimonio, corrispondente ai nostri gennaio e febbraio.

I suggerimenti dati prima si applicano a tutte le altre sfere dell'attività umana. Quando le condizioni sono favorevoli e avete il tempo di scegliere, è sempre meglio intraprendere qualcosa d'importante, come la realizzazione di un progetto molto impegnativo, un viaggio, e così via, con la luna crescente. Cercate di evitare la 'quindicina oscura,' come gli hindu la chiamano, che è il periodo della luna calante. Date il via ai vostri affari — commercio, studio, lavoro professionale, lavori agricoli, non importa — tra la luna nuova, la luna crescente e la luna piena. La natura in quel periodo si espande e cresce con voi. È una buona regola da seguire; ma vi sono momenti in cui un uomo, un vero uomo, non dovrebbe aspettare, bensì agire subito, e agire anche con determinazione, del tutto indifferente a quali possano essere le fasi lunari.

È la luna che controlla il ciclo iniziatico, ed è considerato malefico fare certe cose quando la luna sta in determinate zone del cielo, e santo invece farle quando sta in altre zone. Soltanto una necessità molto urgente permetterà una violazione di questa regola, perché si basa sui funzionamenti della stessa natura. Come il sole dà luce ed ispirazione allo spirito, così la luna — che in senso reale è proprio il nostro genio del male, e in un altro senso, ugualmente reale, un aiuto. — governa il ciclo iniziatico; e la differenza, sotto questo aspetto, tra il maestro di magia bianca e il maestro di magia nera è che il primo domina le condizioni e le controlla per uno scopo impersonale e sacro, mentre l'altro lo fa per uno scopo personale e malefico.

Riguardo a questa duplice influenza della luna, una di tenebre e disfacimento, e l'altra di luce e vita, H.P.B. scrisse:

Colui che "beve il soma" ottiene il potere di mettersi in un rapporto diretto con il lato luminoso della luna, acquisendo così l'ispirazione dall'energia concentrata ed intellettuale degli antenati benedetti. Questa "concentrazione," ed essendo la luna una riserva di quell'Energia, è il segreto, il cui significato non deve essere rivelato, a parte il semplice fatto di accennare ad una certa influenza del flusso continuo sulla terra dal lato luminoso del globo.
Ciò che (per l'ignorante) sembra un flusso continuo è di natura duale — uno che dà vita e saggezza, e l'altro che è letale. Colui che può separare il primo dal secondo, come Kalahamsa separò il latte dall'acqua con cui era mescolato, mostrando così la grande saggezza — avrà la sua ricompensa. — "Thoughts on the Elementals" [Pensieri sugli Elementali] — Lucifer, maggio 1890, p. 187.)

Vi sono pensieri mistici, che spiegano in parte perché le iniziazioni maggiori si compiono possibilmente durante la metà della luce della luna; è una questione di legge naturale, di circostanze che regolano le condizioni. Queste iniziazioni non avvengono solo con la luna piena; cominciano al momento della luna nuova, e continuano fino alla luna piena, quando finiscono. La luna, quando è piena, si trova sul lato della terra opposto al sole. Ciò significa che sia il sole che la terra fanno leva sulla luna, attirando da essa il succo di soma, il nettare lunare. Per coloro che non sono pronti, che non sono forti abbastanza da bere questo nettare degli dèi, insorge la morte. Per coloro che invece sono preparati, il succo di soma non è più letale ma dona la vita.

La luna non solo dà vita, ma ugualmente libera gli strali della morte.[33] E colui che può separare l'aspetto della vita dall'aspetto della morte è davvero un uomo saggio. La luna è una riserva di influenze solari, che H.P.B. definiva "l'energia intellettuale degli antenati benedetti," dei Lha solari, come sono chiamati in Tibet. La luna ci trasmette queste influenze, precisamente come la nostra mente-cervello è il vettore delle influenze del nostro spirito. Il sole interiore spirituale invia le sue emanazioni, i suoi flussi di raggi, che sono trasmessi al cervello attraverso la funzione intermediaria dell'anima. Così la luna è l'anima, il sole è lo spirito, e la terra è il loro figlio, il corpo.

Il rapporto tra luna e terra è così intimo, così di vasta portata, che influenza ogni atomo dell'intero corpo della terra: più di ogni altro globo della catena planetaria terrestre, come pure della catena lunare.


IL PIANETA DELLA MORTE

Inoltre, i gusci di questa natura [le anime perdute] non rimangono per un lungo periodo di tempo nell'atmosfera di questa terra ma, come pagliuzze che galleggiano vicino ad un mulinello, possono essere catturati e trascinati giù in quel terribile Maëlstrom [gorgo] che accelera i fallimenti verso la disintegrazione, in altre parole, verso il pianeta della materia e della morte. — The Theosophist, sett. 1882, p. 312.

Questo cupo pianeta è quello che in epoche diverse è stato chiamato il Pianeta della Morte, o l'Ottava Sfera, o il regno di Māra.[34] Come globo, sta lentamente morendo, e quindi è nella sua ultima ronda. È quasi un cadavere, ed è appropriatamente chiamato, in doppio senso, il Pianeta della Morte. È di una materia così densa, così pesante, che noi, con i nostri corpi relativamente eterei e la sostanza relativamente eterea e fisica che ci circonda, non lo percepiamo come una sfera materiale. Comunque, ci sono delle occasioni dovute ad un numero di cause convergenti, inclusa l'influenza materializzante della luna, in cui alcuni individui possono intravederlo nei dintorni della luna. Il motivo per cui non lo vediamo è perché la sostanza grossolana o materiale è invisibile ed intangibile per noi come lo è la sostanza altamente eterea o spiritualizzata, in quanto entrambi i piani sono diversi dal nostro piano fisico.

Inoltre, il Pianeta della Morte ha un movimento retrogrado di rotazione. Come dato di fatto, ogni pianeta o globo del sistema solare, visibile o invisibile, in differenti periodi nel suo manvantara planetario, cambia lentamente la posizione del suo asse di rotazione, in modo che l'asse abbia un movimento secolare d'inclinazione che aumenta (o decresce) lentamente attraverso le ere. È per questo che l'asse terrestre è contemporaneamente verticale — poiché il piano del suo equatore coincide con il piano dell'eclittica — e quindi è primavera su tutto il globo attraverso l'anno. Altre volte, i poli della terra, cioè dell'asse terrestre, sono paralleli al piano dell'eclittica, o alla propria orbita della terra. Questo movimento secolare d'inclinazione continua finché quello che è il polo nord punta, per così dire, verso il basso, e il polo sud verso l'alto. I poli diventano quindi invertiti, e il movimento d'inclinazione continua fin quando il polo nord riassume la sua precedente posizione verso l'alto nello spazio, se considerato in relazione con il piano dell'eclittica.

Di solito, un'inversione dei poli porta a grandi riadattamenti continentali, con conseguenti cambiamenti karmici nel destino delle razze umane, come ad esempio quelli che ebbero luogo nel lungo corso della quarta razza-radice, gli Atlantiani. Risulta ovvio che un lento movimento secolare di cambiamento nell'asse terrestre ricopra milioni di anni; e un'inversione dei poli porti una rotazione retrograda del globo così invertito. Il Pianeta della Morte o Ottava Sfera è in una tale condizione invertita, e quindi la sua rotazione è retrograda.[35]

L'Ottava Sfera è una parte organica indispensabile del destino della nostra terra e della sua catena. Proprio come in una grande città le fogne formano una parte organizzativa estremamente importante per la salute pubblica e l'igiene, e abbiamo quindi stabilito dei luoghi dove mettere i rifiuti, così nel sistema solare vi sono certi corpi che agiscono da sfiati, canali di pulizia, contenitori per rifiuti umani e scorie.

Al Pianeta della Morte è stato dato questo nome perché è la spaventosa sfera nella quale discendono le anime completamente corrotte, anche se non è l'inferno in senso cristiano, perché non vi è alcuna somiglianza con gli orrori exoterici del luogo di punizione della teologia. Ma quando un'anima umana ha perduto il suo legame con il proprio dio interiore, ed è quindi gettata via perché non è più un canale idoneo e ricettivo alla vita spirituale che scaturisce dalla sua divinità ispirtrice, allora è scartata, più di quanto il corpo possa ripulirsi delle sue particelle che sono diventate inutili e morte. Ovviamente, una simile anima perduta o un'entità psicologica scartata trova il proprio habitat. Non può fluttuare in giro senza meta nel mondo astrale o kama-loka, perché le sue tendenze o attrazioni sono troppo grossolane anche per i campi vili e ripugnanti del kama-loka stesso. Essa affonda quindi nel Pianeta della Morte, il globo di Māra, verso il quale la trascina il suo pesante magnetismo materiale, dove è distrutta dall'alto come entità, il che significa dal nostro globo, ed è lentamente frantumata nel laboratorio della natura.

Ne Le Lettere dei Mahatma, ciò è vividamente descritto:

Malvagio, irrimediabilmente malvagio deve essere quell'Ego che non riceve neppure un piccolo contributo dal suo quinto Principio e deve essere annientato per scomparire nell'Ottava Sfera. Come ho detto, un piccolo contributo dell'Ego Personale basta a salvarlo da questo orribile Fato. Ciò non avviene dopo il completamento del grande ciclo: un lungo Nirvana di Beatitudine (per quanto possa essere incosciente, secondo le vostre idee immature) e dopo — la vita come dhyan chohan per un intero Manvantara, oppure l'"Avitchi Nirvana" ed un Manvantara di sofferenza e d'Orrore come un —  — non dovete udire la parola né io — pronunciarla o scriverla. Ma "essi" non hanno nulla a che fare con i mortali che passano attraverso le sette sfere. Il Karma collettivo di uno Spirito Planetario futuro è bello, così come il Karma collettivo di un —  — è terribile. (p.. 171 ed. or.; p. 132 online)

Questo è lo schema dell'insegnamento, sebbene vi siano molte e varie eccezioni che riguardano le anime individuali perdute. Comunque, proprio perché l'anima perduta è un aggregato di atomi di vita astrali-vitali-psichici concretizzati intorno ad una monade ma tuttavia poco evoluti, questa monade, quando è liberata dal velo della sua terra, a quel punto comincia nel Pianeta della Morte un percorso in questo globo estremamente materiale.

Alla fine, l'intero soggetto è complicato dal fatto che il Pianeta della Morte è nella sua ultima ronda, e, di conseguenza, i suoi abitanti 'normali' non devono essere confusi con queste monadi che cadono tra di loro dal nostro globo terrestre. La verità è che mentre il Pianeta della Morte accoglie queste monadi cadute e si prende cura di loro secondo quelle leggi della natura che prevalgono ed agiscono nell'Ottava Sfera, le accoglie come entità imperfettamente evolute e come tali le tratta; questo significa semplicemente che esse sono 'insuccessi' che nella successiva reincarnazione del Pianeta della Morte dovranno ricominciare la loro evoluzione con una capacità inferiore.

Citando ancora Le Lettere dei Mahatma:

Vi sono — anzi, vi debbono essere degli "insuccessi" fra le razze spirituali delle varie classi dei dhyan chohan, o Deva, e fra gli uomini. Ma poiché essi sono troppo evoluti e spiritualizzati per essere rimandati con forza dal loro grado nel vortice di una nuova evoluzione primordiale attraverso i regni inferiori — ecco ciò che avviene. Quando deve evolvere un nuovo sistema solare, questi dhyan chohan (ricordate l'allegoria indù dei Deva Caduti gettati da Siva nell'Andarah, che Parabrahm permette loro di considerare come uno stato intermedio in cui essi si possano preparare per uno stato superiore con una serie di rinascite in quella sfera — per una nuova rigenerazione) sono portati dalla corrente "a capo" degli elementali e restano come forza spirituale latente o inattiva nell'aura del mondo nascente in un nuovo sistema, finché non si raggiunga il livello dell'evoluzione umana. Allora li colpisce il Karma e devono bere fino all'ultima goccia l'amaro calice della retribuzione. Allora essi diventano una Forza attiva e si uniscono agli Elementali, le entità progredite del regno animale, per sviluppare a poco a poco il tipo umano completo. Durante quest'unione perdono la viva intelligenza e la forte spiritualità proprie dei Deva, per riacquistarle nella settima ronda al termine del settimo giro della settima ronda. (p. 87 ed. or.; pp. 74-5 online)

Per ora questo è sufficiente. Ricordate sempre che siamo figli del Sole, anche se siamo passati attraverso la luna e abbiamo recitato su quel palcoscenico della vita — come avrebbe detto Shakespeare — le buffonate che hanno fatto piangere gli dèi. Tuttavia siamo raggi provenienti dai Lha solari, e alla fine, dopo molte ere manvantariche, ritorneremo al Padre Sole e oltrepasseremo i portali della nostra patria spirituale.


ONDE DI VITA E RONDE INTERNE

Ogni Individualità Spirituale deve compiere un gigantesco cammino evolutivo, una tremenda evoluzione circolare. Dapprima — all'inizio della grande rotazione Mahamanvantarica, dal primo all'ultimo dei pianeti portatori di uomini e su ognuno di essi, la monade deve passare attraverso sette successive razze umane.. . . Ognuna delle sette razze si divide in sette suddivisioni dal Ramo Genitore, e l'uomo deve evolvere successivamente attraverso ognuna di esse, prima di proseguire alla successiva razza superiore; questo — per sette volte. Potete bene spalancare gli occhi e sentirvi imbarazzato, mio buon amico — ma è così. Le suddivisioni rappresentano vari esemplari del genere umano — fisicamente e spiritualmente — e nessuno di noi può saltare un solo gradino della scala. Nonostante ciò, la reincarnazione non è come insegna la Veggente di Londra — la Sig.ra A. K., perché gli intervalli fra le rinascite sono troppo incommensurabilmente lunghi per permettere tali fantastiche idee. Vi prego di tenere presente che quando dico "uomo," intendo un essere umano del nostro tipo. Sia nel nostro sistema solare che al di fuori di esso — vi sono altre innumerevoli catene manvantariche di globi che portano esseri intelligenti, il coronamento o l'apice raggiunto dall'essere in evoluzione nelle rispettive catene, alcuni fisicamente ed intellettualmente inferiori, altri infinitamente superiori all'uomo della nostra catena. — Le Lettere dei Mahatma, p. 119 ed. or.; pp. 96-7 online)

Le ronde interne sono il viaggio delle onde di vita evolutive o famiglie di monadi intorno ai globi di una catena planetaria. Vi sono effettivamente dodici simili onde di vita che passano da globo a globo, ma limiteremo queste nostre osservazioni a valutare i sette globi rūpa, cioè manifestati, o ronde, o onde di vita, ecc., tralasciando i cinque globi superiori arūpa con le loro onde di vita. Così, ciascuna delle sette ondate planetarie di vita, passando dal primo all'ultimo globo dei sette, attraversa a sua volta ognuno di essi, cominciando con il globo A e terminando con il globo G.

Su ogni globo le onde evolutive fanno sette rotazioni, o giri, ciascuna delle quali è una razza-radice. Queste sette razze-radici cominciano con il grado più basso evolutivo e terminano con quello più elevato su qualsiasi globo della catena planetaria. Tra due globi qualsiasi, appena l'onda di vita passa da un globo ad un altro in una qualsiasi ronda, vi è un intervallo di relativa quiete o riposo, che è di un tipo troppo inferiore per essere chiamato un nirvana, e tuttavia troppo elevato da essere chiamato devachan; e questo intervallo interglobale dura all'incirca un decimo del tempo passato su uno qualsiasi dei sette globi durante ciascuna ronda.

Ugualmente, le ronde significano cambiamenti della coscienza quando le entità umane passano da globo a globo, sia sull'arco discendente o oscuro, che su quello ascendente o luminoso. Ogni passaggio da globo a globo significa sia un'ulteriore discesa nell'esistenza materiale, sia un'ulteriore risalita dall'esistenza materiale in una condizione più spirituale, e quindi in una sfera più spirituale. Nondimeno, le stesse ronde sono effettivi trasferimenti degli eserciti delle entità da un globo al successivo, non diversamente dalle migrazioni degli uccelli. Gli uccelli, quando iniziano la loro migrazione, prima si sollevano nell'aria, poi girano intorno per un po', seguendo un capo che alla fine trova la direzione, e partono. Lasciano i luoghi dove hanno vissuto, per ritornare poi quando ritorna la stagione appropriata. Così, innumerevoli stormi di uccelli prendono il volo verso altre parti della terra; e in maniera molto simile, le famiglie delle entità che vivono sul nostro globo alla fine della ronda del globo volano verso il successivo globo superiore della catena planetaria. In ogni caso, è un trasferimento annuale, anche se implica un coincidente cambio di coscienza.

L'esercito umano non è solo l'onda di vita che passa intorno alla catena planetaria sette volte dal globo A al globo G. Vi sono diverse onde di vita evolutive che si susseguono serialmente l'una con l'altra nel tempo, e quindi nello spazio. Quando la nostra onda di vita umana avrà raggiunto la sua settima razza sulla terra in questa quarta ronda, e avrà attraversato, dopo il periodo interglobale di riposo sul globo E, allora, dopo breve tempo, cosmicamente parlando, il suo posto sul globo D sarà preso da un'altra onda di vita composta da un esercito di monadi evolventi; e ciò accadrà prima che noi, come onda di vita, avremo terminato il nostro soggiorno sul globo E.

Come abbiamo già affermato, vi sono sette classi principali di monadi in sette differenti fasi o gradi di crescita evolutiva. Quella più elevata, entrando su una nuova catena planetaria, entra nel globo A — che le tre classi di elementali hanno già formato nello spazio intorno ad un centro laya — e lì comincia ad aiutare a costruire quel globo. Quando l'opera di questa classe monadica è completata sul globo A, mediante sette giri o razze-radici, allora arriva la seconda classe di monadi che inizia a costruire sulle fondamenta tracciate dalla prima classe monadica.

Nel frattempo, questa prima classe monadica comincia a passare al globo successivo sull'arco di discesa, il globo B. Quando la seconda classe di monadi sul globo A ha finito il suo corso evolutivo, allora la seconda classe procede al globo B. Così accuratamente regolari sono i tempi dell'evoluzione sull'orologio cosmico, che quando questo ha luogo, la prima classe di monadi avrà finito il suo lavoro sul globo B e passerà verso il basso al globo C, e così via, intorno alla catena dei sette globi, tutte le sette classi di monadi che si susseguono l'un l'altra serialmente. Ogni globo ha un certo intervallo di riposo prima che su di esso arrivi la successiva onda di vita evolutiva.

In relazione alle entità delle onde di vita circolanti di quei globi superiori al nostro globo D, potrebbe essere interessante aggiungere che, poiché questi globi sull'arco ascendente sono di gran lunga più evoluti — sia nei tipi di entità che vivono lì e anche nello status spirituale — proprio le 'bestie' sui globi F e G, e praticamente sul globo E, sono centinaia di volte superiori agli uomini di questa terra.

Ogni classe di monadi, quando passa al globo successivo, lascia dietro di sé, come un seme per le future ronde, i śishta, cioè i rimanenti, che serviranno da primi veicoli per le prime monadi che arriveranno su quel globo. Le onde di vita, dopo essere passate intorno alla catena in quella ronda, hanno il loro nirvana tra i globi G e A, e poi cominciano la successiva ronda manvantarica.

K.H., in una delle sue lettere ad A.P. Sinnett definì una ronda come "il passaggio di una monade dal globo 'A' al globo 'Z' (o 'G') attraverso il rivestimento in tutti e in ciascuno dei quattro regni, cioè, quello minerale, vegetale, animale e umano o regno dei Deva." La frase "dal globo 'A' al globo 'Z' (o 'G') è oltremodo significativa, perché dà un accenno all'esistenza di più globi dei sette manifestati.[36] La stessa H.P.B., a causa delle difficoltà della gente di quel periodo a comprendere anche l'idea settenaria, fu costretta a nascondere, tranne che per l'intuitivo, l'esistenza dei cinque globi superiori di una catena.

Una monade, nel suo cuore, è un'essenza monadica, un'entità permanente. Ora, l'affermazione che la monade, nella sua crescita evolutiva da una scintilla divina incosciente alla divinità autocosciente, deve attraversare ciascuno dei regni, non significa che questi regni esistano prima che le monadi che li compongono li portino in esistenza. Significa piuttosto che l'onda di vita monadica si esprime inizialmente come il primo regno degli elementali, poi il successivo secondo regno elementale, e quindi il terzo regno elementale; continua come regno minerale, vegetale e poi animale e, in settimo luogo, come regno dei deva, e infine come i regni delle tre classi di dhyan chohan. Una volta che questi regni si sono stabilizzati sulla terra, o su qualsiasi altro pianeta o sfera celeste, vi è il fertile campo in cui l'evoluzione proseguirà ulteriormente i suoi percorsi; e lì le monadi vanno e vengono nelle loro peregrinazioni.

È la prima ronda che segna l'effettiva apparizione evolutiva dei veri globi, poiché i cinque stadi preliminari della formazione dello sviluppo sono stati il lavoro delle tre classi elementali e dei due stadi primordiali pre-elementali. Durante questa ronda le monadi dovevano costruire dal basso verso l'alto tutta la struttura delle fondamenta su cui sarebbe stata eretta la successiva sovrastruttura. Nell'agire così, poiché erano loro stesse i costruttori, divennero le monadi che costruirono i globi embrionali della catena del globo ancora indistinta. Tutte le classi delle monadi, senza eccezioni, dovevano cominciare dall'inizio e passare attraverso tutte le esperienze in quella prima ronda della catena, fino alla sua chiusura. Ciò produce le dieci classi di monadi che in questo modo cooperarono a costruire i globi, formando alla fine di questa prima ronda i dodici globi nel loro aspetto o forma embrionale.

Dopo la prima ronda il metodo delle monadi di entrare nei globi naturalmente cambia, perché esse trovano i veicoli dei śishta che già li aspettavano dalla precedente ronda, in cui le monadi devono semplicemente incarnarsi senza dover costruire i loro corpi da zero, come era stato fatto durante la prima ronda. In realtà non vi è comunque alcun cambiamento; è piuttosto un riprendere il loro sviluppo evolutivo su un globo al punto in cui era stato lasciato quando una particolare famiglia, un'onda di vita di monadi, aveva abbandonato quel globo durante la ronda precedente — non un cambiamento di metodo, ma una semplice continuazione dell'evoluzione in corpi che già erano in attesa.

Così, nella prima ronda, vengono in esistenza vari regni, dall'elementale a quello dei dhyan chohan; e dopo aver abbandonato ogni globo della catena planetaria, lasciano dietro di loro i śishta ad attendere la seconda ronda delle stesse onde di vita. Su ciascun globo, quindi, dopo che la principale onda di vita è andata ad abitare il globo successivo, vi sono lasciati i śishta di tutte le diverse classi di monadi.

Ora, la prima onda di vita, quando raggiunge il centro laya che diventa il globo A, contiene in sé tutte le altre onde di vita, per cui, dopo che la prima onda di vita, entrando, ha percorso i suoi sette giri o razze-radice sul globo A, emana da stessa la seconda onda di vita che prende il suo posto, e il surplus della prima onda di vita passa al globo B. Questo surplus — che non è la proiezione ma è piuttosto l'aspetto stesso del globo B — non deve essere considerato come una semplice sovrabbondanza di vitalità animale, perché ogni aspetto superiore contiene in sé ciò che dispiega su un piano inferiore. Dopo di ciò, questo surplus di vite è realmente un fiume di monadi peregrine in tutti i vari stadi o gradi di sviluppo evolutivo che, se considerato come un'unità, è veramente vita che fluisce. Questo significa che ogni passaggio di un'onda di vita da un globo ad un altro porta in esistenza, nell'appropriato campo cosmico di manifestazione, gli attributi e le caratteristiche che era impossibile sviluppare durante il globo precedente. In altre parole, nel primo globo sono incapsulati tutti gli altri globi,[37] per così dire, perché non avrebbero potuto venire in esistenza se non fossero stati contenuti nel primo. Così abbiamo sette surplus di vite che formano il globo A, sei che formano il globo B, cinque che formano il globo C, e così via intorno alla catena.

Esattamente nello stesso modo gli animali vennero in esistenza dal ceppo umano — quando il surplus di vita si riversò dalla riserva umana. Abbiamo la vita umana che continua nella sua purezza genetica, pur evolvendo di epoca in epoca, e mentre si libera dei suoi ceppi non evoluti, stadi inferiori a quello umano, ogni unità di questo surplus inferiore, essendo un'entità che impara, è destinata in qualche futuro periodo di tempo a passare attraverso lo stadio umano. Questo si riferisce al processo di espansione che ebbe luogo sull'arco discendente; ma quando è raggiunto il fondo dell'arco, l'evoluzione e l'emanazione cessano, e inizia il processo inverso, o involuzione, lungo l'arco ascendente. Termina 'l'espirazione' in questa applicazione minore, e comincia 'l'inspirazione.'

Ogni seme è il corpo di un'entità evolvente, di un atomo di vita psichico, un elementale. Naturalmente, ogni atomo di vita ha in sé essenzialmente tutto ciò che ha un uomo o un dio. Tuttavia, nessun atomo di vita può esprimersi su qualsiasi piano più di quanto permettano le capacità allora evolute, non più di quanto oggi un uomo possa essere un dio, perché ancora non ha sviluppato il suo dio interiore. Nel corpo umano ciascuna cellula vitale, ogni germe riproduttivo, contiene in sé la potenzialità non solo della divinità latente, ma anche numerosi impulsi inferiori quasi fisici che, se potessero manifestarsi, produrrebbero una creatura inferiore, che sia un elefante, una giraffa o anche qualche 'mutazione' biologica. La ragione per cui queste cellule nell'uomo oggi non evolvono nuovi ceppi animati è perché è svanito lo stimolo evolutivo per i rimanenti di questa ronda, e l'evoluzione ha preso il suo posto.

Ora, l'espressione surplus di vita può essere usata ugualmente in rapporto alla crescita di un seme in una pianta. Dal seme scaturisce il surplus, in senso tecnico, di vita che il seme contiene: prima il verde germoglio, poi il gambo e le foglie, e alla fine il frutto che produce altri semi. L'eccedenza qui significa ciò che scaturisce da quello che è considerato interno. Anche la crescita di un uomo da un germe umano è l'esempio di questo processo; dal seme viene l'embrione, che entra nel mondo come un bambino e cresce fino a diventare adulto, espandendo dall'interno i poteri e le facoltà fino ad allora latenti della mente e del cuore, gli attributi morali e spirituali.

Quindi vediamo che, dopo che le onde di vita hanno formato il globo A in qualsiasi ronda, il surplus di vita è non solo ciò che, in senso ordinario, è avanzato, ma effettivamente è la parte più grande, la vita immensa, gli attributi, i poteri, e così essi scendono giù fino al globo B, la fase successiva. Quando il globo B si è sviluppato in una certa misura in questa prima ronda, allora lo stesso surplus di vita discende giù e sviluppa il globo C. E così via, su tutti i globi intorno alla catena.

Quando è completata la prima ronda, non vi è più questo srotolamento, non più un'evoluzione di ciò che è interno nei riguardi dei globi non manifestati, perché ora essi sono sulla scena. Essi sono lì. E quando le onde di vita entrano nuovamente nella catena per la seconda ronda e tutte le ronde successive, seguono semplicemente i sentieri prestabiliti, evolvendo naturalmente, salve un ulteriore miglioramento rispetto agli stadi precedenti.

Questo surplus di vita è esattamente quello che intendevano gli Stoici quando parlavano dello spirito che srotola[38] dal suo stesso interno l'elemento o il piano successivo nel cosmo che, diciamo così, era etereo; e quando lo spirito e l'etere furono srotolati, il surplus di vita passò giù e formò il terzo fuoco, quello spirituale; e quindi, in ordine seriale: l'aria, l'acqua, il vento, la terra. Dopo di ciò l'universo fu completato.

Ora, quando la prima ronda è terminata, i globi, vale a dire le dimore o le case della catena planetaria, sono costruiti l'uno sul sottopiano più elevato del proprio piano cosmico del sistema solare. D'ora in poi tutte le ronde susseguenti fino alla settima, l'ultima, sono le diverse famiglie cicliche di monadi che entrano nelle case o dimore, e nelle condizioni di esistenza, che sono pronte e attendono ciascuna classe di monadi appena essa appare su un globo nel suo turno della serie.

Quando sono formati i dodici globi embrionali di questa catena ancora indistinta nella prima ronda, su cui i veicoli così costruiti vivono per la forza dell'abitudine ripetitiva, la via diventa familiare alle monadi pellegrine in viaggio, in modo che, ad ogni apparizione ricorrente dell'onda di vita, il progresso attraverso i regni inferiori diventa sempre più rapido. Quindi, una volta che la monade ha emanato da se stessa facoltà e poteri che la monade può manifestare come essere umano, il suo progresso attraverso i regni inferiori in qualsiasi ciclo successivo è veramente molto rapido. Vi è una perfetta analogia nella crescita del microscopico seme umano attraverso le sue fasi embrionali e fetali, e così via fino all'età adulta. L'ego reincarnante non è autocoscientemente attivo nell'embrione, ma diventa autocosciente su questo piano umano quando il bambino manifesta i primi segni di intelligenza e di facoltà interiori. Proprio così avviene per le dieci o sette classi di monadi quando attraversano i vari regni.

Le monadi — che essenzialmente siamo noi — hanno ora raggiunto uno stadio nel loro viaggio evolutivo in cui il percorso in avanti diventa lento ma anche difficile, perché stiamo passando dallo stato umano a quello divino. La condizione di dhyan chohan è il prossimo grande stadio che raggiungeremo, perché la monade di ciascuno di noi evolve sempre di più le facoltà e i poteri divini in noi. Lentamente, negli eoni futuri la razza umana avanzerà verso un'umanità più nobile, e nel tempo non vi saranno più uomini e donne come tali: non saremo altri che 'umani' sulla via di diventare dèi. Prima, saremo dhyan chohan umani, e poi, alla fine della settima ronda, lasceremo la nostra catena planetaria come entità dhyan-chohaniche pienamente sviluppate.

Questi esseri che ora si esprimono nel regno umano sulla nostra terra si manifestarono nel regno animale sulla luna. Quando la terra si reincarnerà come una nuova catena planetaria, noi umani saremo i dhyan chohan o dèi del futuro pianeta che sarà la progenie di questa terra. Gli esseri che ora sono nel regno animale saranno allora gli uomini di quel pianeta; e come i nostri legami karmici con quel regno sono molto stretti ed intimi, così essi saranno sul pianeta futuro.

Quando la nostra umanità avrà raggiunto l'ultimo gradino di sviluppo possibile su questa terra, avremo ugualmente raggiunto l'apice in questa serie di sette ronde. Ma la terra stessa, alla fine della settima ronda, attraverserà le fasi della morte, diventando la luna della prossima catena planetaria. Questa futura catena comprenderà per intero gli eserciti di atomi di vita — spirituali, intellettuali, psichici, astrali e fisici — che ora animano i dodici globi della nostra attuale catena planetaria.

L'essenza monadica deve attraversare ogni grado o condizione della materia che appartiene alla catena planetaria alla quale è collegata, cominciando con gli stati spirituali, discendendo attraverso quelli eterei, e passando infine attraverso quelli materiali, prima che la monade ricominci il suo ciclo ascendente sull'arco luminoso. Lo scopo di questo processo è che l'essenza monadica, pur essendo un dio nel suo essere più profondo, ricaverà esperienza da queste nuove fasi evolutive del flusso di vita. Ma quella parte dell'essenza monadica che assorbe quest'esperienza non è la monade stessa, ma piuttosto una sua proiezione chiamata l'ego, un ego imperfetto che viene dalla precedente catena planetaria.

Per ricapitolare: la monade, all'inizio di ogni reincarnazione di una catena planetaria — perché è una parte di quella catena nell'eternità, sebbene la catena stessa evolva — deve passare molto più rapidamente attraverso tutti i regni poiché la strada è pronta. Nella terza ronda si muove ancora più rapidamente attraverso i regni inferiori, ma più lentamente in quelli superiori. Nello stesso modo l'ego reincarnante si trova obbligato ad entrare nell'utero umano come una scintilla di vita, e deve attraversare tutte le fasi della gestazione, pur essendo di per sé un essere spirituale. Deve farlo per costruire un corpo umano in cui possa lavorare, e tuttavia sta separato dall'embrione, che anima semplicemente con una parte di sé.

Se pensiamo al passaggio della monade attraverso i globi e durante le ronde come ad un processo di gestazione, allora possiamo considerare che in definitiva la monade nasce nelle proprie sfere eteree dopo la fine della settima ronda. Come abbiamo detto, lo sviluppo dell'embrione è una buona analogia. Qui abbiamo il caso di un essere spirituale che ha bisogno di attraversare tutti i regni della natura nell'utero umano: minerale, vegetale, animale, ed infine umano, prima di poter costruire per se stesso un corpo per lavorare su questo piano. Nel futuro la monade umana non avrà più necessità di corpi di carne ma, vivendo allora su piani altamente eterei del kosmo, modellerà per se stessa corrispondenti veicoli eterei. Inoltre, questi nostri corpi sono di per sé anche entità evolventi, che alla fine devono diventare a loro volta monadi.

Quando l'ego monadico ha finito le sue sette ronde, lascia la catena planetaria come un dhyan chohan, uno spirito planetario, per diventare un componente dell'esercito di guide dell'umanità e di entità minori della prossima catena planetaria. In quella prossima catena questi dhyan chohan non dovranno attraversare ogni stato della sua materia, tranne che nella prima ronda. Quando gli ego monadici, le monadi, hanno attraversato la prima ronda, avranno allora ottenuto l'esperienza sufficiente delle nuove condizioni della materia, che permetterà loro di assumere la propria posizione come guide e capi spirituali degli eserciti di esseri meno evoluti che si accoderanno dietro di loro.

Queste entità meno evolute dovranno attraversare ogni fase o grado di sostanza materiale di quella nuova catena planetaria; e la classe più elevata di questi ego imperfettamente evoluti, quando si saranno completate le sette ronde della futura catena planetaria, dovrà lasciarla come dhyan chohan. Nel frattempo, noi saremo passati a un destino ancora più sublime di quella particolare condizione dhyan-chohanica che avremo ottenuto alla fine delle sette ronde della nostra attuale catena.

Naturalmente, i multiformi stati di sostanza materiale non sono in se stessi diversi dalle entità monadiche minori che evolgono dentro e attraverso una catena planetaria, ma sono di fatto il vasto esercito complessivo di questi stessi esseri monadici. La materia è di per sé un'illusione. L'essenza della materia è l'esercito delle essenze monadiche che sono inattive o quasi inattive, nelle varie condizioni della sostanza materiale. La materia e gli eserciti monadici sono quindi uno; e questi eserciti monadici, nel nucleo del loro essere, sono coscienza pura. Per cui, la materia, di per sé, non ha un'esistenza reale, ma è semplicemente il prodotto di questi eserciti di essenze monadiche — un soggetto al tempo stesso misterioso e meraviglioso.

Tutti i sette globi di qualsiasi catena planetaria sono condensazioni di questi effettivamente innumerevoli eserciti di monadi nei loro vari gradi di sviluppo evolutivo. Il regno minerale sulla nostra terra, ad esempio, non è altro che un esercito di monadi che attraversano quel particolare stadio di coscienza. Una classe alquanto elevata di monadi compone il regno vegetale, e una classe ancora più avanzata agisce attraverso il regno animale. Un esercito ancora più evoluto compone il regno umano, al di sopra del quale vi è l'esercito dei dhyan chohan, che furono esseri umani della catena planetaria della luna.

Inoltre, i nostri corpi sono costituiti proprio di eserciti di monadi che attraversano quel grado della loro crescita evolutiva, perché i nostri corpi non sono che animali superiori. È lo splendore della luce buddhica che brilla dal cuore della monade a fare in modo che l'anima umana cresca, un'entità evolvente — originariamente derivata dalla monade, ma destinata, alla fine delle sette ronde di questa catena planetaria, a sbocciare da scintilla divina incosciente alla condizione di divinità cosciente.

Ricapitolando: vi sono tre correnti evolutive di vita che avanzano contemporaneamente attraverso l'eternità, che sia un cosmo, un sole, un pianeta, un essere umano, o un atomo. E queste correnti sono quella spirituale, quella psico-mentale o intermedia (che nell'uomo è l'anima umana) e quella astrale-vitale-fisica. Fondamentalmente queste tre correnti sono una sola — una trinità, la stessa vita ultima, la stessa sostanza ultima; e tuttavia la più elevata dà la nascita a quella intermedia, e quella intermedia proietta da se stessa la sua progenie vitale-astrale, che a sua volta s'incarna in quella fisica.

Per tre ronde e mezza la tendenza generale di tutti i globi della catena planetaria è in direzione di un grado più grande di materializzazione; durante la seconda metà del periodo delle sette ronde vi è una corrispondente ascesa verso la dematerializzazione, un'eterealizzazione di tutti i globi e di tutte le loro entità, abitanti ed esseri.

Nella prima ronda l'onda di vita attraversa tutti i globi, da A a G, e la discesa delle entità avviene attraverso i globi A e B, e attraverso la metà del ciclo vitale del nostro globo D. Poi comincia una risalita verso i regni spirituali lungo l'arco ascendente attraverso la seconda metà del globo D, e attraverso i globi E, F, e G. La seconda e la terza ronda ripetono questo processo, attraverso i piani e i mondi di tipo e carattere sempre più materiale. La quarta ronda è l'ultima ronda del processo di materializzazione, e quella discesa dura finché è raggiunta la metà dell'evoluzione della vita sul nostro globo D. Allora inizia un'inversione verso una eterealizzazione progressiva, un'ascesa generale che prende il posto della prima discesa graduale attraverso le precedenti tre ronde e mezza.

Ora noi siamo nella quarta ronda, ed abbiamo oltrepassato il periodo critico che ha avuto luogo durante la quarta sottorazza della quarta razza-radice sul globo D in questa ronda. Abbiamo già iniziato ad ascendere, anche se non abbiamo ancora lasciato il globo della nostra quarta ronda, e le prossime tre ronde saranno ancora un movimento graduale e costante verso la spiritualità. Tuttavia, durante ciascuna delle tre ronde future vi sarà una discesa attraverso i globi fino a raggiungere la nostra terra, e quindi una risalita lungo i rimanenti globi. Ma in ogni ronda successiva la discesa verso il globo D sarà di tipo piuttosto superiore o più spirituale di quanto lo fosse quella precedente.

Vediamo dunque che un globo evolve per un processo duale di evoluzione ed involuzione, che operano insieme e contemporaneamente, essendo ogni passo evolutivo uguale ad un passo involutivo. I poteri elementali che formano una catena planetaria, quando discendono nella sostanza fisica, sono contemporaneamente un'involuzione dello spirito e un'evoluzione della materia, che procedono simultaneamente ed incessantemente. Sull'arco ascendente è un'involuzione o sparizione della materia, ed un'evoluzione dello spirito, il contrario di quanto avvenne sull'arco discendente. Questi non sono che due aspetti della stessa cosa. Non possiamo trovare l'evoluzione che opera separatamente dall'involuzione, né troveremo mai, in nessun posto, l'involuzione che opera separatamente dall'evoluzione. Di conseguenza, non possiamo dire che nella costruzione della seconda metà del quarto globo — la nostra terra — e dei globi E, F, e G, e sull'arco ascendente, che l'evoluzione è la sola qualità prevalente o forza in azione. Possiamo soltanto dire che sull'arco ascendente lo spirito evolve e la materia involve, proprio come sull'arco discendente la materia evolve e lo spirito involve.

Ogni entità vive nella vita e nella coscienza più grande di qualche altra entità da cui è scaturita. Niente esiste solo di per sé. Ogni cosa è interconnessa e permeata da qualcos'altro, la vitalità, la mentalità, la spiritualità, la volontà e il corpo di un'altra entità. Come noi umani siamo costituiti da entità minori, che sono gli atomi di vita che compongono i nostri vari veicoli, così siamo gli atomi di vita di un'entità ancora più sublime. I nostri attributi superiori — la luce, la visione e il potere interiore, appartengono tutti alla nostra parte spirituale — concorrendo a formare la struttura attraverso la quale fluisce la coscienza superiore della monade. Ma questi attributi interiori evolvono allo stesso modo di quelli inferiori. È difficile da capire se non comprendiamo la natura della coscienza che è il fondamento di tutta la struttura cosmica. Tutto il resto — materia, energia, cambiamento, progresso, stato di sonno e stato di veglia — altro non è che fasi o avvenimenti in questa stupenda storia della coscienza.


NIRVANA INTERPLANETARIO E INTERGLOBALE

Quando lo spirito universale si risveglia, il mondo rivive; quando chiude i suoi occhi, tutte le cose cadono nel letto del sonno mistico. — Vishnu-Purāna, Libro VI, cap. iv.

Cosa accade alle varie famiglie di monadi quando sopraggiunge la fine di una ronda sul globo D e inizia il loro nirvana? Di fatto, dopo aver lasciato un qualsiasi globo, ogni classe di monadi entra in un breve periodo nirvanico di riposo e di assimilazione, prima di entrare nel globo successivo. Questo processo si ripete finché è raggiunto il globo più elevato della catena duodecupla — quando inizia la ronda successiva. Il punto importante qui è che, dopo aver lasciato il globo G, che è già un globo quasi spirituale, le diverse classi di monadi entrano nei globi arūpa, dove le condizioni di vita diventano sempre più tipicamente nirvaniche — e in maniera crescente quando le monadi ascendono. Lo stesso principio, all'inverso, si applica alle monadi sull'arco discendente quando entrano in un globo dopo l'altro, ciascun globo diventando più materiale e fisicizzato.

Quando un'onda di vita, che non è altro che un nome diverso per una famiglia di monadi, lascia qualsiasi globo, quel globo allora, lì, entra in un periodo di oscuramento finché la prossima onda di vita lo raggiunge e lo risveglia di nuovo. Questi periodi interglobali che le classi monadiche sperimentano non sono tutti della stessa lunghezza, ma variano secondo il tempo che l'onda di vita ha passato sul globo che è stato appena lasciato. Ad esempio, quando la nostra onda di vita lascia il globo D, dopo esservi passata, supponiamo all'incirca trenta milioni dei nostri anni, allora un decimo di quel periodo sarebbe il nostro nirvana interglobale, prima che noi, come monadi, cominciamo ad incarnarci sul globo E. La regola è che il riposo nirvanico interglobale, nel suo complesso, sia proprio di un decimo del tempo che l'onda di vita ha passato sul globo.

Effettivamente, la nostra onda di vita sul globo D durante questa quarta ronda passa molto più di trenta milioni di anni — tutti questi periodi di tempo sono stati accuratamente velati riguardo alle loro rispettive durate. In verità, se dovessimo valutare l'intero periodo dai suoi primi inizi qui fino alle loro conclusioni, si richiederebbe un periodo molto più lungo, perché dovremmo tener conto dei precursori, il corpo della nostra onda di vita, come pure dei ritardatari, o di quelli che stanno a rimorchio. Il passaggio di un'onda di vita attraverso qualsiasi globo della catena planetaria, come quello del nostro esercito umano attraverso il nostro attuale globo D, richiede quindi milioni di anni; e un tale passaggio è chiamato un manvantara del globo.

Inoltre, un'onda di vita non rimane per la stessa durata di tempo su un globo, perché non solo le onde di vita differiscono in spiritualità e materialità, ma più elevato è il globo, più breve è il periodo d'incarnazione su quel globo. Il motivo è che le facoltà spirituali ed intellettuali sono allora risvegliate più fortemente e non anelano alle cose materiali o all'esistenza incarnata. È la stessa regola che si applica agli interludi devacianici: più spirituale ed intellettuale è l'ego, più lungo è il suo devachan — per il tempo che è ancora necessario il devachan; più grossolano e materialista è l'individuo, più breve è il suo devachan — e quindi le incarnazioni su un globo sono più numerose durante il passaggio delle onde di vita alle quali appartiene. Da quanto abbiamo detto si nota che nessuna onda di vita 'salta' da un globo a quello successivo; in ogni passaggio c'è sempre un nirvana interglobale di differenti durate di tempo.[39]

Quando l'onda di vita nella sua ronda, attraverso una catena planetaria lascia un globo, quel globo così abbandonato per il momento non va in pralaya — che significa disintegrazione — ma va in oscuramento, un periodo di inattività. Così, quando noi lasceremo questo quarto globo e andremo sul successivo globo più elevato sull'arco ascendente, il globo E, la nostra terra cadrà in oscuramento per un lungo periodo. Comunque, non resterà in riposo durante l'intero periodo in cui la nostra particolare onda di vita ascende attraverso i globi E, F, e G, e, attraverso i cinque globi superiori, avrà il suo nirvana tra i globi G e A. Dopo circa dieci milioni di anni, seguendo la dipartita della nostra onda di vita umana da questo globo, l'onda di vita che ci succede nella processione delle entità farà la sua apparizione sulla terra, e allora attraverserà le sue sette razze-radice.

Oscuramento significa semplicemente che un pianeta, in alcuni periodi della sua evoluzione, è più o meno sterile di uomini. I periodi di attività hanno luogo quando appaiono gli uomini in piena fioritura sui rispettivi globi. I nostri attuali ceppi umani razziali non sono l'unica onda di vita che vive sulla terra. Infatti, il nostro globo D ha parecchie 'umanità' o Manu — o, per meglio dire, parecchie onde di vita — che si evolvono su di esso, una dopo l'altra. Come abbiamo spiegato, quando la nostra onda di vita si ritira, il nostro globo D andrà in oscuramento per un determinato periodo; e allora una nuova onda di vita lo percorrerà, composta dai suoi eserciti molto strettamente simili a noi, ma non identici. Da quel momento i ceppi della nostra vita umana saranno sul globo E.

È come una stanza d'albergo. Io viaggio e passo una notte lì, poi la lascio. Diciamo che la stanza rimane vuota per qualche ora. Ma presto qualche altra persona occuperà la mia stanza, il mio globo, e vi soggiorna per una notte e una parte della giornata. Questa stanza non rimane vuota fino al mio ritorno nello stesso albergo, forse tra un anno o due. Così le famiglie di monadi, le onde di vita, si susseguono l'una con l'altra in ordine seriale intorno ai globi della catena; e quando una particolare onda di vita raggiunge un globo, quell'onda di vita comincia ad espandersi: è arrivato il momento di attraversare le razze-radice. Vi è un'analogia tra le onde di vita che entrano nel loro nirvana e l'anima umana che entra nel suo devachan in seno alla monade spirituale. Dopo ogni ronda della catena le monadi vanno nel loro nirvana interplanetario; ugualmente, dopo ciascuna ronda del globo le classi monadiche subiscono un nirvana interglobale. Dove vanno i nirvani quando abbandonano il globo G? Vagano semplicemente in maniera confusa nello spazio vuoto come pulviscoli in un raggio di sole? No, perché, come abbiamo puntualizzato precedentemente, queste monadi che entrano nel loro nirvana dopo aver lasciato il globo G attraversano i cinque globi superiori prima di ridiscendere per ogni nuova ronda.

Comunque, non sono le parti divine e spirituali della nostra costituzione a passare nel nirvana, poiché esse sono già, per così dire, oltre quello stato, ma sono le monadi umane: il nirvana è per loro quello che è il devachan per l'anima umana dopo la morte. La tradizione è che quando il bodhisattva diventa un buddha, e il buddha entra in nirvana, egli è cancellato; ma questo non significa annientamento. Quella che è lasciata dietro è la parte del bodhisattva che, a sua volta, è una monade, e ridiventerà un buddha lasciandosi alle spalle un bodhisattva-śishta.

Vi sono diversi tipi di nirvana, essendo ciascuno uno stato di coscienza. Ora, le parti spirituali e divine di un'entità tale come un uomo, sono, quando si trovano nella propria condizione nativa di coscienza, in una condizione tipicamente nirvanica; ma il 'nirvana' in cui entrano le monadi superiori non è quella condizione più elevata di coscienza caratteristica delle entità divine e spirituali.

Il motivo per cui vi è un nirvana temporaneo tra ogni ronda è che le monadi che raggiungono la piena autocoscienza sul globo G (come saremo noi quando la otterremo alla fine di questa attuale quarta ronda) non sono ancora abbastanza evolute da avere la piena autocoscienza sui tre piani cosmici ancora più elevati; proprio come l'anima umana, quando muore, non è ancora evoluta abbastanza da diventare autocosciente sui piani superiori rispetto alla propria coscienza, e quindi s'immerge nel devachan dove rimane fino alla sua rinascita sulla terra.

Alla fine della settima ronda, comunque, quando le monadi lasciano il globo G, saranno sufficientemente più evolute da essere autocoscienti sul primo dei globi arūpa dell'arco ascendente, forse sul secondo, quasi certamente non sul terzo — semplicemente perché la coscienza di quel globo è troppo grande. Le monadi sprofonderanno nell'incoscienza prima di raggiungerlo, poiché non hanno evoluto dall'interno di loro stesse i poteri spirituali o gli organi per essere autocoscienti lì; proprio come l'anima umana, dopo la morte, sprofonda nei sogni. In questi regni superiori siamo incoscienti perché ancora non abbiamo imparato a vivere autocoscientemente nelle parti più elevate della nostra costituzione; quando avremo imparato a farlo saremo autocoscienti durante il sonno, e quindi coscienti al momento della morte. Inoltre, una parte della costituzione di ogni essere umano, quando egli viaggia sul suo sentiero ascendente durante le sue peregrinazioni post-mortem attraverso le sfere, deve attraversare i globi sull'arco ascendente della nostra catena planetaria. Almeno una volta, ha un'incarnazione o contatto su ciascuno di questi globi.

Tutte queste famiglie di onde di vita alla fine si aduneranno come uccelli viaggiatori sul globo più alto della catena duodecupla; o, se consideriamo solo la catena settenaria, potremmo dire il globo G. Ma, poiché la natura ripete dappertutto le sue azioni, deve esserci, su uno qualsiasi dei globi prima che esso passi nell'oscuramento, un assemblaggio di tutte le onde di vita — non pienamente, comunque, perché vi sono sempre i precursori come pure quelli che stanno a rimorchio.

Così c'è un manvantara per il globo A, un manvantara per il globo B, poi per il globo C, e infine per il globo D; e quando un'onda di vita è passata intorno alla catena, quella è una ronda della catena. Su ciascuno di questi globi vi sono tutte le classi delle onde di vita. Vi sono i precursori della nostra onda di vita umana, e vi è anche un esercito sterminato di entità che stanno a rimorchio dietro di loro, giovani esseri sul sentiero evolutivo, più giovani rispetto ai manvantara di quanto lo sarà la settima razza della settima ronda. Questa settima ed ultima razza dell'attuale manvantara del nostro pianeta lo lascerà allora come una razza di dhyan chohan — dèi.

I precursori, chiamati gli esseri della quinta e sesta razza, sono quegli ego avanzati che, per le esperienze passate relativamente perfette sulla catena lunare, sono più evoluti della massa dell'onda di vita. È una cosa semplice: noi abbiamo tutti i gradi degli uomini, da quelli più involuti fino ai mahatma e ai buddha. I precursori che sono ora nella nostra quarta ronda sono quegli individui che, una volta ottenuta la possibilità, lasciano la terra vanno avanti; ci precedono, e questo significa semplicemente che mentre noi stiamo lavorando dietro di loro sul globo D, loro, rispetto a noi, sono già avanti sui globi, e vanno nella loro quinta ronda. Gli esseri della sesta ronda sono quei rari fiori della razza umana che sono ancora più evoluti degli esseri della quinta ronda; sono già andati due volte più avanti di noi. Ma questi esseri sono pochi, sono rari come i buddha, come "rara è la fioritura dell'albero Udumbara."[40]

Il caso di quelli che stanno a rimorchio è proprio il contrario. Molti di loro non entreranno nell'esperienza attiva dell'evoluzione su questa catena planetaria, che significa quindi su questo globo quando avrà raggiunto la pienezza della sua completa evoluzione, perché allora questo globo comincerà a morire. Quelli che ora seguono la nostra scia, e che ugualmente ci seguiranno allora, passeranno nel loro nirvana proprio come faremo noi, aspettando la prossima catena planetaria; e su quella nuova catena futura, ancora trascinandosi dopo di noi, verranno quegli eserciti di entità minori inferiori a noi nello sviluppo evolutivo. Alla fine della settima ronda, tutte le entità inferiori che compongono l'esercito della vita andranno nel loro nirvana, ma su un piano nirvanico molto più basso di quello in cui sarà l'onda di vita considerata nel suo insieme (che allora consisterà di dhyan chohan). Se ogni cosa fosse perfetta riguardo alla terra e a tutti i suoi eserciti di abitanti alla fine della settima razza della settima ronda, non ci sarebbe alcuna possibilità di una futura reincarnazione. Ogni cosa, ogni corpo, e il pianeta stesso, avrebbero ottenuto il paranirvana; e passerebbero molti, molti manvantara solari prima che fosse sentito ancora il bisogno di reincarnarsi.

Ma questo non è il caso. Le entità e le cose che sono meno evolute dell'umanità della settima razza nella settima ronda sono ancora imperfette, quindi possiedono in loro sia il bene che il male. Vi saranno entità immediatamente inferiori alla settima razza della settima ronda, seguite da altri eserciti ancora più imperfetti che si trascinano dietro lungo i sentieri evolutivi negli abissi dell'esistenza materiale.

Consideriamo il nostro globo D. Siamo nella quinta razza radice. Dobbiamo attraversare ancora due razze-radici prima che il nostro globo vada in oscuramento. Ma qui ci sono anche gli animali, come ci sono le piante, le pietre, i tre regni elementali, tutte queste onde di vita che cooperano e creano la vita intorno a noi. Ci sono tra noi anche i rappresentanti di alcuni dei dhyan chohan, per noi invisibili ma semplicemente perché sono più elevati di noi. Ne conosciamo pochi sui globi inferiori, e li chiamiamo mahatma, chohan, e con altri nomi. I cristiani li definiscono angeli; ma questi chohan sono tra noi, pionieri delle loro regolari ondate di vita. Ne segue che sul nostro globo D, verso la fine del manvantara, ognuna delle differenti onde di vita deve avere qui i suoi rappresentanti, e devono essere pronti a spiccare il volo in ordine seriale, ciascuno al suo turno, per il globo E prima che il globo D vada in oscuramento.

Quando dico che i rappresentanti di ognuna delle sette o dieci onde di vita si radunano assieme come uccelli viaggiatori su un globo prima che il globo vada in oscuramento, non voglio intendere che ognuna di queste onde di vita o classi monadiche è su un tale globo nella pienezza di quell'onda di vita, anche se quest'ultimo dato di fatto si avvicina alla realtà sul globo supremo della catena duodecupla, dove c'è un riposo prima che cominci la nuova ronda.

Poiché la terra altro non è che il corpo fisico di un'entità settupla o duodecupla, i periodi di riposo di un simile essere composito sono ugualmente di carattere composito. Quando una catena planetaria muore, ogni elemento della sua costituzione — vale a dire gli eserciti e le moltitudini degli atomi di vita, e di esseri quasi coscienti, autocoscienti, e pienamente autocoscienti — va nel suo rispettivo nirvana. Ma la catena planetaria di per sé, considerata come un'entità, non entra in un nirvana planetario, piuttosto va in un devachan planetario. Ciò che è il nirvana per gli abitanti che compongono una catena planetaria, è soltanto il devachan di quella catena, o meglio, dei globi che formano quella catena.

Così è per l'essere umano, perché in natura la legge primaria dell'analogia funziona dappertutto. Quando un uomo muore, la monade umana è in uno stato nirvanico per un periodo. Ma il dio interiore, durante quel periodo, non è in quello stato nirvanico. E, terzo, l'anima umana è nel suo devachan.

La nostra terra, nella scala della sua evoluzione individuale, è più in basso di quanto lo sia l'umanità che la abita, anche se l'entità spirituale, di cui la terra è la manifestazione fisica, ha con la sua umanità la stessa relazione che l'anima umana ha con gli atomi compositi della parte inferiore della costituzione umana. Ora, qualcuno si potrebbe chiedere se una tale affermazione si riferisca alla terra come globo D della nostra catena planetaria, o alla catena intesa come un tutto. Pur applicandosi al nostro globo terra in particolare, può riferirsi anche, per analogia, a qualsiasi altro globo della nostra catena planetaria. Il fatto è che ogni globo del genere, dal punto di vista evolutivo, è meno avanzato rispetto alla "umanità" degli ego evolventi che in qualsiasi momento lo abitano o, altrimenti detto, lo attraversano durante il percorso delle ronde nei globi della catena planetaria.

In questo contesto mi viene in mente un certo passaggio nelle Lettere dei Mahatma:

Ora si può distinguere il rapporto esistente fra il globo madre ed il figlio uomo. Entrambi hanno i propri sette principi. Nel Globo gli elementali (dei quali esistono in tutto sette specie) formano (a) il corpo solido, (b) il doppio fluidico (linga sariram), (c) il principio vitale (jiva); (d) il quarto principio (kama rupa) è formato dal suo impulso creativo che opera dal centro alla circonferenza; (e) il quinto principio (l'anima animale o Manas, l'intelligenza fisica) è personificato dal regno vegetale (in germe) e dal regno animale; (f) il sesto principio (o anima spirituale Buddhi) è l'uomo; (g) ed il settimo principio (Atma) è costituito da una pellicola d'akasha spiritualizzata che lo circonda.[41]

Ora vorrei puntualizzare che qui K.H intendeva solo la natura settupla della sfera fisica della terra, e non si riferiva, come me, al nostro globo terra come un settenario cosmico che contiene tutti i sette principi-elementi dell'universo, dall'ātman cosmico giù fino allo sthūla śarira del globo. K.H. considerava solo lo sthūla śarira del nostro globo terrestre con i suoi sette elementi e principi. Poiché ciascuno dei principi è in stesso settuplo, anche lo sthūla śarira è un'entità settupla; e di questa caratteristica settupla del nostro piano fisico noi esseri umani formiamo gli atomi di vita di buddhi durante il nostro passaggio.

In modo uguale, lo sthūla śarira dell'uomo può essere diviso in sette principi formati di porzioni di tutte le parti della sua costituzione, che si manifestano sul piano fisico nel corpo e attraverso di esso. Ad esempio, nel corpo umano tutte le sette specie o classi di elementali formano la sua materia fisica più grossolana, il suo doppio fluido, e il suo principio di vita o prāna; mentre il quarto principio del corpo fisico è una porzione dell'elemento di kāma che agisce attraverso di esso; il suo quinto principio è l'attività psico-magnetica della mente-cervello; il suo sesto principio è il riflesso nel corpo dell'anima umana più elevata dell'uomo, e il settimo principio del corpo o ātman è il fluido aurico ākāśico che circonda il corpo umano, cioè l'uovo aurico dell'uomo nel suo aspetto più basso o più materiale.

Mentre lo spirito planetario della nostra terra è più avanti lungo la scala evolutiva della vita di quanto lo sia l'umanità che vi abita, tuttavia la terra, come globo, è meno avanzata nello sviluppo fisico evolutivo di quanto lo sia il corpo umano di carne, relativamente leggero e quasi astrale se paragonato alle rocce e alla sfera metallica della terra.

Qui potrei aggiungere che la relazione che lo spirito planetario del nostro globo terra — considerato come un settenario cosmico — e che porta ad 'umanità' diverse che evolvono attraverso il nostro globo, è di carattere distintamente gerarchico; e la stessa relazione sussiste riguardo agli spiriti planetari dei pianeti sacri attraverso cui le 'umanità' evolventi passano durante il corso delle ronde esterne.


I ŚISHTA E I MANU

Le Monadi (lunari) più sviluppate arrivano allo stadio germinale umano nella prima Ronda; diventano degli esseri umani terrestri, per quanto molto eterei, verso la fine della Terza Ronda, rimanendo sudi esso (il globo) durante il periodo di "oscuramento" come il seme della futura Umanità della Quarta Ronda, e diventano quindi i pionieri dell'Umanità all'inizio della Quarta Ronda, cioè della Ronda attuale. Altre Monadi raggiungono lo stadio umano soltanto durante le Ronde successive, e cioè durante la seconda, la terza e la prima metà della quarta. E, finalmente, le più ritardatarie — cioè quelle che occupano tuttora delle forme animali, dopo il punto mediano di svolta della Quarta Ronda — non diventeranno affatto degli uomini durante questo Manvantara. Raggiungeranno la soglia dell'Umanità soltanto alla fine della Settima Ronda, e saranno a loro volta introdotte in una nuova Catena, dopo il Pralaya, da pionieri più anziani, i progenitori dell'Umanità, coloro che sono stati denominati la Semenza dell'Umanità (Sishta); cioè gli uomini che saranno alla testa del progresso intero alla fine di queste Ronde. — La Dottrina Segreta, I, 182 ed. or.; p. 148 online.

Relativamente poco è stato scritto nella letteratura teosofica sui śishta, le loro caratteristiche e la funzione davvero importante che essi ricoprono in natura.

Il termine sanscrito śishta deriva dalla radice verbale śish, lasciare, rimanere indietro, per cui il suo participio passato significa rimanente, lasciato indietro, ecc. Ora, è interessante che il termine śishta possa derivare anche dalla radice verbale śas, disciplinare, governare, istruire, in quanto questo participio passato significa disciplinato, ben regolato, scelto, saggio, ecc., e quindi superiore o capo. E' piuttosto curioso come il participio passato di ciascuna di queste radici verbali incorpori dei significati che la dottrina segreta definisce come le qualità caratterizzanti dei śishta stessi.

I śishta sono dunque i rappresentanti più elevati di un'onda di vita, cioè di una classe monadica, lasciata indietro su un globo di una catena planetaria quando il globo va in oscuramento. Quando un'onda di vita completa le sue sette razze su un globo, la maggior parte di esse passa al globo successivo durante la ronda, ma lascia indietro i suoi rappresentanti più elevati, che sono i śishta, i rimanenti, lasciati lì per fornire alla stessa onda di vita, al suo ritorno sullo stesso globo, i semi di vita che la rendono capace di moltiplicarsi ancora.

Ora, i śishta non vanno confusi con i Manu. In vari passi della Dottrina Segreta, H.P.B. parla del Manu che inizia l'evoluzione di un'onda di vita su un qualsiasi globo, che è quindi il Manu-radice, e del Manu che rimane indietro e che, quando l'onda di vita abbandona un globo è il Manu-seme. Questo mostra chiaramente che i Manu e i śishta sono relazionati molto intimamente, così tanto che, sotto certi aspetti, sono identici; tuttavia, non sono identici lungo tutta la linea.

Le onde di vita, come abbiamo già affermato, passano intorno ai globi della catena, una dopo l'altra, per cui la prima classe che appare sulla scena dell'evoluzione è il primo regno elementale, e quando ha percorso i suoi sette giri o razze-radice, il secondo regno elementale fa la stessa cosa, seguito a sua volta dal terzo; e quando quest'ultimo ha completato i suoi giri, allora vengono le monadi del regno minerale che attraversano le loro rotazioni settenarie; quindi il regno minerale è seguito dal regno vegetale, quello animale, e quello umano, ed infine dal primo, dal secondo e dal terzo regno dhyan-chohanico.

Quando uno qualsiasi di questi dieci regni abbandona un globo per passare al globo successivo intorno alla catena, lascia indietro i suoi individui più pienamente evoluti come śishta, e così il globo abbandonato ha un breve periodo di oscuramento, dopo il quale si risveglia al flusso dei primi rappresentanti della successiva onda di vita o regno. Mentre i śishta del precedente regno rimangono sul globo finché ritorna la grande maggioranza della loro onda di vita, che ora sta passando lungo gli altri globi nella sua ronda; e quando questi śishta sentono l'avvicinarsi dell'influenza della loro onda di vita che ritorna, rispondono accrescendo il loro numero, fornendo così i veicoli in cui la massa dell'onda di vita s'incarnerà al momento debito come la prima razza-radice della nuova ronda su questo particolare globo.[42]

Sarebbe un errore immaginare sia che questi śishta si evolvano rapidamente, sia che non abbiano un qualsiasi processo evolutivo, perché entrambe queste ipotesi sono sbagliate. Sebbene i śishta, quando sono lasciati indietro, sono sempre molto meno numerosi della massa dell'onda di vita, essendo i supremi rappresentanti della loro onda di vita, tuttavia continuano ad evolvere, ma ad un ritmo molto più basso di quello che ha luogo quando l'onda di vita è proprio sul globo; così, durante le centinaia di milioni di anni prima che ritorni la loro onda di vita, evolvono lentamente e si riproducono regolarmente, sebbene in una condizione o stato quasi passivo.

Nel regno umano questi śistha sono ego reincarnanti incorporati, e naturalmente muoiono e rinascono ripetutamente, e gli ego individuali hanno esattamente lo stesso destino post-mortem che hanno sempre avuto. Inoltre, il gruppo umano dei śistha — che servirà più o meno accuratamente da esempio per tutti gli altri gruppi di śishta — non rimane numericamente fisso, per il semplice motivo che crescono costantemente e gradualmente in quantità a causa dei precursori, individui che oltrepassano la loro onda di vita e raggiungono quindi il globo su cui si trova il gruppo di śishta, ma più velocemente di quanto faccia il corpo principale dell'onda di vita. Questi śishta — nel nostro caso esseri della quinta ronda (e molto raramente della sesta ronda) — rimangono indietro perché hanno già attraversato la loro quinta ronda, e quindi non hanno bisogno di ripeterla; difatti, non possono svilupparsi evolutivamente finché l'onda di vita li raggiunga. Ecco perché i śistha, continuamente anche se lentamente, aumentano di numero, e piuttosto più rapidamente nel trascorrere di milioni di anni, finché l'onda di vita raggiunge ancora il loro globo.

Qui ho parlato dei gruppi di śistha lasciati su globi differenti della nostra catena planetaria durante qualsiasi ronda; ma la natura, a causa della sua struttura e delle sue funzioni analogiche, ha dei śistha di altri tipi rispetto ai śistha del globo. Vi sono śistha, ad esempio, che passano da una catena morente alla prossima incarnazione della stessa catena, ed ecco perché questi gruppi di śistha sono chiamati i semi di vita, o i śistha-radice, che aprono il dramma manvantarico nella prima ronda sul globo A della nuova catena incarnata.

Non essendo più i śistha delle onde di vita evolutive da un globo all'altro di una catena, questi gruppi di śistha, da una catena incarnata fino alla successiva, non sono tanto individui manifestati nei corpi come quelli che a volte ho chiamato sfere monadiche o uovi monadici (Vedi Fundamentals of the Esoteric Philosophy, cap. XLII). In verità, ogni ego umano nel periodo del suo devachan può ugualmente essere considerato come un uovo monadico o sfera, perché, nel suo sogno beato nella propria monade umana — rivestito com'è il devacianico nel suo uovo aurico — in realtà è una sorta di uovo monadico dal quale crescerà l'uomo futuro nella prossima vita terrestre. Naturalmente, quello che diciamo qui sull'uovo monadico del regno umano si applica ugualmente bene, in linea di principio, ai gruppi di śistha di tutti gli altri nove regni o classi monadiche tra le incarnazioni della catena.

Così, quando la nuova catena si forma, sono sempre i supremi rappresentanti di tutte le classi che, combinando i vari elementali della propria classe, diventano come se fossero gli 'architetti' ideativi che imprimono il piano architettonico su questi elementali, in modo che questi ultimi possano elaborare i loro rispettivi lavori nel costruire i globi di una catena. Una volta che questo schema architettonico, con l'aiuto degli elementali, è ideato, allora i rappresentanti inferiori di ogni differente regno cominciano a manifestarsi e a completare, a loro volta, i rispettive lavori di preparare i diversi tipi di sfondo in cui i rappresentanti supremi si manifestano ancora, e in seguito al momento debito.

Come per i Manu i seguenti estratti dagli scritti di H.P.B. danno l'essenza dell'insegnamento:

Vaivasvata Manu (il Manu della nostra Quinta Razza e dell'Umanità in generale), è il supremo rappresentante personificato dell'Umanità pensante della Quinta Razza-Radice; ed è perciò rappresentato come il Figlio maggiore del Sole e come un antenato Agnishwatta. Poiché "Manu" deriva da man, pensare, l'idea è chiara. Il pensiero, nella sua azione sul cervello umano, è senza fine. Così è Manu, e contiene la potenzialità di tutte le forme pensanti che, scaturendo da questa particolare sorgente, si svilupperanno sulla terra. . . .
Manu è forse la sintesi dei Manasa, ed è una coscienza singola nello stesso modo in cui, mentre tutte le cellule differenti dalle quali è composto il corpo umano sono delle coscienze differenti di vari gradi, c'è, tuttavia, un'unità di coscienza, che è l'uomo. Quest'unità, per così dire, non è una coscienza singola: è un riflesso di migliaia di milioni di coscienze che un uomo ha assimilato
Manu, tuttavia, non è realmente un'individualità, è la totalità del genere umano. Potremmo dire che Manu è un nome generico per i Pitri, i progenitori dell'umanità. Essi vengono, come ho già mostrato, dalla Catena Lunare. Generano vita all'umanità perché, essendo divenuti i primi uomini, danno nascita ad altri attraverso l'evolvere delle loro ombre, i loro sé astrali.. . . Ma, come la luna riceve la sua luce dal Sole, così i discendenti dei Pitri Lunari (l'umanità) ricevono la loro luce mentale superiore dal Sole, o il "Figlio del Sole." Per quanto è dato conoscere, Vaivasvata Manu potrebbe essere un Avatar, o una personificazione di mĀhat, preposto dalla Mente Universale a dirigere e guidare l'Umanità nella sua marcia in avanti. — Transactions of the Blavatsky Lodge, pp. 77-79 ed. or.; Dissertazioni sulla Loggia Blavatsky, pp. 53-54 online
Manu stesso si dichiara creato da Virâj, o Vaiswanara — lo Spirito dell'Umanità, il che significa che la sua Monade è emanata dal Principio sempre attivo, all'inizio di ogni nuova Attività Cosmica — quel Logos o Monade Universale (l'Elohim collettivo) che irradia dal suo interno tutte quelle Monadi Cosmiche che diventano i centri di attività: progenitori degli innumerevoli Sistemi Solari, così come delle Monadi umane ancora indifferenziate e di ogni essere contenuto in loro. Ciascuna Monade Cosmica è "Svayambhûva", il nato da sè, che diventa il Centro di Forza, dal cui seno emerge una Catena Planetaria (tali Catene sono sette nel nostro Sistema). E le radiazioni di questo Centro diventano a loro volta altrettanti Manu Svayambhuva (nome generico misterioso, che significa molto più di quanto sembri), ciascuno dei quali, come Legione, diventa il Creatore della propria Umanità. — La Dottrina Segreta, II, 311 ed. or.; p. 204 online

Poiché la parola manu deriva dalla radice verbale sanscrita man, pensare, riflettere, un Manu è quindi contemporaneamente un individuo pensante e un esercito di individui minori o 'pensatori' che lo compongono. Il nostro corpo fisico è un individuo e al tempo stesso è composto da un numero immenso di individui più piccoli, ciascuno un'entità unitaria distinta, e tuttavia appartenente completamente al corpo come un insieme, e compreso in esso. In altre parole, quello che è un logos cosmico nel cosmo — essendo contemporaneamente il Purusha cosmico come pure un esercito di monadi subordinate che lo compongono — che sulla scala minore di una catena o globo è un Manu.

H.P.B. ha delineato questo fatto nel suo modo inimitabile:

Se tutti quei Manu e Rishi sono chiamati con uno stesso nome, è per il fatto che essi sono tutti le Energie manifestate di un solo e stesso Logos, i messaggeri celesti e terrestri, e le permutazioni di quel Principio che è sempre in uno stato d'attività: cosciente durante il periodo dell'Evoluzione Cosmica, incosciente (dal nostro punto di vista) durante il Riposo Cosmico; poiché il Logos dorme nel grembo di quello che "non dorme mai", e non è mai sveglio, perché è sat, o Esseità, non un Essere. E da esso proviene il grande Logos Invisibile, che evolve tutti gli altri logoi; il Manu primordiale, che dà origine a tutti gli altri Manu, che emanano collettivamente l'Universo e tutto ciò che contiene, e che nel loro complesso rappresentano il Logos Manifestato. Così apprendiamo dai "Commentari" che, mentre nessun Dhyan chohan, neanche il più elevato, può capire completamente "la condizione della precedente Evoluzione Cosmica" "i Manu conservano la conoscenza delle loro esperienze in tutte le Evoluzioni Cosmiche per tutta l'Eternità." — La Dottrina Segreta, II, p. 310 ed. or.; p. 204 online

Un Manu, quindi, è un logos minore, sia di un globo o di un'intera catena, secondo la nostra scala di magnitudo; e l'umanità è sia un individuo che il vasto numero di ego dell'esercito umano che nella loro totale aggregazione compongono il Manu. Ecco perché consideriamo un'onda di vita che inizia il suo percorso evolutivo su un globo come un Manu-radice, dal quale procedono, nel dovuto trascorrere del tempo, le sette razze-radice; e possiamo ugualmente dire che la stessa onda di vita, quando lascia un globo, è il Manu-seme che passa in avanti nella sua ronda attraverso gli altri globi e che diventa nuovamente il Manu-radice quando ancora una volta raggiunge il globo.

Come abbiamo detto prima, i Manu e i śistha, pur essendo vincolati molto strettamente, non sono identici, perché i śistha sono gli individui più avanzati del Manu-seme; e sono questi śistha che diventano i semi di vita quando il loro Manu raggiunge di nuovo il loro globo e diventa il Manu-radice. Il Manu include quindi non solo il corpo principale dell'onda di vita ma anche i śistha.

Alla luce dei precedenti paragrafi, sarà più facile capire gli insegnamenti incarnati in H.P.B. nel seguente passaggio tratto dal suo articolo "The Septenary Principle in Esotericism" [Il Principio Settenario nell'Esoterismo.] Parlando della legge settenaria e delle innumerevoli allusioni ad essa nelle antiche letterature, si chiede: "Chi era Manu, il figlio di Swayambhva?" — e risponde spiegando che:

La dottrina segreta ci dice che questo Manu non era un uomo ma la raffigurazione delle prime razze umane evolute con l'aiuto dei dhyan chohan (Deva) all'inizio della Prima Ronda. Ma nelle Leggi di Manu (Libro I, 80) ci vien detto che vi sono quattordici Manu per ogni Kalpa o un "intervallo da una creazione all'altra" (leggi un intervallo da un "Pralaya" minore ad un altro); e che "nell'attuale era divina vi sono stati finora sette Manu." Sappiamo che ci sono sette ronde, delle quali ne abbiamo passate tre, ed ora siamo nella quarta, e ci è stato insegnato che vi sono sette aurore e sette crepuscoli, o quattordici Manvantara, e che all'inizio di ogni Ronda e alla sua fine, tra i pianeti c'è "un risveglio alla vita illusoria," e un "risveglio alla vita vera," e che, inoltre, vi sono i "Manu-radice" e quelli che abbiamo maldestramente tradotto come i "Manu-seme" — i semi per le razze umane della prossima Ronda (un mistero divulgato solo a quelli che hanno superato il 3° grado nell'iniziazione; quando abbiamo imparato tutto questo, sarà meglio prepararci a comprendere il significato di quanto segue.. . . Proprio come ciascuna Ronda planetaria comincia con l'apparizione di un "Manu-Radice" (dhyan chohan) e termina con un "Manu-seme," così un Manu-Radice e un Manu-Seme appaiono rispettivamente all'inizio e al termine del periodo umano di qualsiasi particolare pianeta. Dalle precedenti affermazioni sarà facile capire che un periodo Manu-antarico significa, come implica il termine, il periodo tra l'apparizione di due Manu o dhyan chohan; e quindi un Manvantara minore è la durata delle sette razze su qualsiasi particolare pianeta, e un Manu-antara maggiore è il periodo di una ronda umana lungo la Catena Planetaria. Inoltre, come è detto che ognuno dei sette Manu crea 7 x 7 Manu, e che vi sono 49 razze-radice sui sette pianeti durante ciascuna Ronda, allora ogni razza-radice ha il suo Manu. — The Theosophist, luglio 1883, p. 254)

Così vediamo ancora una volta l'unità fondamentale di tutto ciò che esiste e gli indistruttibili legami naturali che ci uniscono ad ogni cosa che l'universo contiene. Nessuno di noi può progredire o proseguire da solo il suo pellegrinaggio — nessuno di noi. Portiamo con noi, vincolati in tutte le parti della nostra costituzione, eserciti sterminati di entità evolutivamente inferiori a noi; e precisamente nello stesso modo, ma su una scala diversa, tutti noi siamo uniti da legami inseparabili con gli esseri spirituali superiori a noi stessi nella gerarchia cosmica. Dobbiamo tutti andare avanti insieme, come abbiamo fatto in passato; e in futuro progrediremo unitamente, come un esercito di monadi, come un vasto fiume cosmico di vite.


[1] Vedi Ancient Fragments, di Cory, p. 266 (2.a edizione, Londra, 1832.)

[2] Vedi Epinomis, 6, una delle "opere dubbie" di Platone:

"Perché è possibile concepire correttamente che il vero Sole sia più grande dell'intera terra, e che tutte le stelle, che nascono insieme, posseggano una dimensione fantastica. Ora, teniamo bene a mente quello che sarebbe il metodo di qualsiasi natura nel produrre una così grande massa che ruoti per sempre, per tutto lo stesso periodo in cui esso ruota attualmente. Ora io asserisco che un dio ne sarebbe la causa, e che non potrebbe essere altrimenti."

[3] La Dottrina Segreta, I, 541 ed. or.; p. 409 online [Sezione VII: La Teoria Solare.] Potrebbe essere di un certo interesse includere qui il seguente passo dal Vishnu-Purāna (Libro II, cap. viii), in quanto prova definitivamente che gli antichi Ariani conoscevano la forma sferica della terra, ed insegnavano il sistema eliocentrico. Comunque, a quei tempi era un insegnamento segreto del tempio, e quindi accuratamente velato e spesso contraddetto di proposito.

"Il sole è stazionato, per tutto il tempo, nella metà della giornata, e oltre la mezzanotte in tutti i dwipa [continenti], O Maitreya. Ma essendo il sorgere e il calare del sole perpetuamente in opposizione reciproca, e nello stesso modo tutti i punti cardinali, e così i punti incrociati, O Maitreya, la gente parla del sorgere del sole dove lo vedono; e quando il sole cala, lì, per loro, è il tramonto. Non vi è né tramonto né alba per il sole, che è sempre in un unico e stesso posto, perché quelli che chiamiamo alba e tramonto sono soltanto il vedere e il non vedere il sole."

[4] Vedi Plotino, Ipostasi degli Arconti, ix:

"Nessuno dunque ammetterà che la luce è il sole, che procede da esso e su di esso brilla. Perché questa luce ha origine dal sole, e lo circonda permanentemente; ma un'altra luce procede sempre da un altro [sole]anteriore ad esso, finché arriva a noi e alla terra. Bisogna comunque ammettere che tutta la luce, che è un intervallo vuoto, deve essere situata in qualcosa d'altro, in modo che non ci sia un intervallo vuoto del corpo dopo il sole."

[5] Le Lettere dei Mahatma, pp. 164-65 ed. or.; pp. 127-28 online.

[6]Vedi la risposta di H.P.B. alla domanda "Is the sun merely a cooling mass?" ["Il sole è semplicemente una massa in via di raffreddamento?"] — The Theosophist, settembre 1883, pp. 229-301.

[7] In tale contesto può essere interessante il seguente passo tratto da un'antica opera poco conosciuta: The Introduction of Alcinoϋs, to the Doctrine of Plato (14):

Il Sole dirige tutto, mostra ed illumina tutte le cose. Ma vediamo la Luna al secondo posto, per il suo potere; e tutti gli altri pianeti proporzionalmente, ciascuno secondo la sua aliquota. Ora, la Luna effettua la misura di un mese, dopo che ha completato la propria rivoluzione, e in tale (periodo) ha superato il Sole; ma il [periodo]del Sole è quello di un anno. Dopo che ha attraversato il cerchio dello Zodiaco, il sole completa le stagioni dell'anno; mentre gli altri [pianeti] si avvalgono singolarmente delle proprie rivoluzioni periodiche, che sono osservate non da persone ordinarie ma da quelle appropriatamente istruite. Ora, da tutte queste rivoluzioni sono completati il numero ed il periodo perfetto, quando tutti i pianeti, dopo essere arrivati allo stesso punto, si posizionano in maniera tale, che può essere immaginata una linea retta che scende dalla sfera fissa alla terra a guisa di perpendicolare, e i centri di tutti sono visti su questa linea. Essendoci quindi sette sfere nella sfera errante, la deità creò sette corpi visibili da una sostanza, per la maggior parte simile al sole, e li adattò alle sfere, formati fuori dal cerchio delle [sfere] diverse ed erranti. E pose la Luna nel primo cerchio dopo la Terra; e collocò il Sole nel secondo cerchio, e Lucifero e la cosiddetta stella sacra di Hermes nel cerchio che si muove ad una velocità uguale al Sole, ma a distanza da lui; e sopra gli altri (ciascuno) nella propria sfera, la più lenta delle quali sta sotto la sfera di quelle fisse, che qualcuno chiama con il nome della stella di Saturno; e quella che le è seconda in lentezza, con il nome di Giove, sotto la quale c'è quella di Marte. Ma nell'ottava, il potere, che è al di sopra, è scagliato intorno a tutte quante. E tutte queste sono esseri intellettuali viventi, e dèi, e di forma sferica. (Vedi The Works of Plato, Vol. VI, tradotto da George Burges)

[8] Vedi Virgilio, Eneide, VI, 893-6:

"Sono due le porte del Sonno, di cui una è fatta di corno, da cui è data una facile uscita alle vere ombre, e la seconda, risplendente di bianco avorio; da qui i Mani mandano al cielo falsi sogni."

Anche Omero, Odissea, XIX, 560, e seguenti:

"Ospite, sono vani i sogni e non hanno alcun fondamento; così non tutto poi si avvera agli uomini. Due sono le porte dei sogni inconsistenti: una è di corno, l'altra d'avorio; i sogni che passano attraverso i portali di avorio intagliato sono fallaci, portando vane parole; invece quelli che vengono fuori attraverso la porta di lucido corno rappresentano cose vere, ogni volta che un mortale li abbia sognati."

[9] Vi sono certe correnti che scaturiscono più fortemente o con una capacità maggiore di notte, ed altre che si comportano così durante il giorno. In verità, queste correnti influenzano scarsamente l'uomo quando è in piedi, perché allora egli è sveglio; il suo corpo è molto caricato dalle energie magnetiche derivanti dall'interno del suo essere, dai veicoli mānasici e astrali-vitali della sua costituzione, e questi sono abbastanza potenti durante il giorno da controbilanciare — non neutralizzare — le correnti solari quando seguono il loro cammino intorno alla terra.

Di notte le cose sono molto diverse. Il corpo di solito è stanco e la sua energia magnetica individuale è alquanto ridotta. Di conseguenza, il corpo è molto più soggetto alle correnti elettromagnetiche di energia provenienti dal sole. È questo il motivo per cui è meglio dormire con la testa verso il nord o nordest, in modo che il corpo possa essere in polarità corrispondente della circolazione con il magnetismo della terra quando passa da polo a polo. La testa è il polo positivo e i piedi formano il polo negativo, proprio come il polo nord della terra è positivo e il polo sud negativo.

[10] Iside Svelata, II, 420-1 ed. or.; p. 386 edizione italiana Armenia, MI, 1984.

[11] Anche Origene, il famoso Padre della Chiesa, definisce femminile lo Spirito Santo, quando dice:

Παιδίσκη δὲ κυρίας τoũ ἁγίoυ Πνεύματος ἡ ψυχή.
L'anima è l'ancella della sua padrona, lo Spirito Santo.

Un'altra raffigurazione la troviamo nell'ormai perduto Vangelo degli Ebrei (Vedi: The Lost and Hostile Gospels, del Rev. S. Baring-Gould, Londra, 1874, pp. 130-1), probabilmente uno dei primi scritti dai cristiani, di cui alcuni estratti sono sopravvissuti nelle opere di Origene e Girolamo. Questo particolare passo è citato da Origene, e dice:

̓Άρτι ̛έλαβε μέ ἡ μήτηρ μοũ τὸ ̔άγιον πνεũμα͵ έν μιᾷ τῶν τρχῶν μοũ͵ καὶ ἀνήνεγκε μὲ εις τò ̕όρος τò μέγα θαβώρ.
Immediatamente mia madre lo Spirito Santo mi prese per uno dei miei capelli e mi portò sul grande monte Tabor — Omelia XV su Geremia e Giovanni.

Similmente Girolamo, un altro padre della Chiesa, scrisse (Michea, vii, 6):

Modo tulit me mater mea Spiritus Sanctus in uno capillorum meorum.
Allora mia madre lo Spirito Santo mi prese per uno dei miei capelli.

[12] La Dottrina Segreta, I, 572-3 ed. or.; p. 431 online.

[13] Quando i pensatori scientifici speculano sulla supposta morte del sole, e si meravigliano che si estinguerà mediante la perdita del calore, come essi pensano, potrebbero trovare un paio di allusioni nelle parole di H.P.B.:

"Noi diciamo no; no, finché ci sarà un solo uomo lasciato sul globo, il sole non si estinguerà. Prima che suoni l'ora del 'Pralaya Solare' sulla torre di guardia dell'Eternità, tutti gli altri mondi del nostro sistema precipiteranno nei loro gusci spettrali lungo i silenziosi sentieri dello Spazio Infinito. Prima che l'ora scocchi, Atlante, il possente Titano, il figlio di Asia e il beniamino dell'Etere, avrà abbandonato il suo pesante fardello manvantarico e — sarà morto; le Pleiadi, le luminose sette Sorelle, avranno risvegliato la nascosta Sterope [Merope] per piangere con loro — per morire esse stesse per la perdita del loro padre. Ed Ercole, allontanandosi sulla sua gamba sinistra, dovrà spostare la sua posizione nei cieli ed innalzare la sua pira funebre. Solo allora, circondato dall'elemento igneo che irrompe attraverso il buio addensamento del crepuscolo Pralayco, Ercole, spirando in mezzo ad una conflagrazione generale, provocherà allo stesso modo la morte del nostro Sole: egli avrà svelato, allontanandosi, il 'Sole Centrale' — il misterioso e sempre celato centro di attrazione del nostro Sole e del nostro Sistema. Favole? Pure finzioni poetiche? Tuttavia, quando si riconosce che le scienze più esatte, le più grandi verità matematiche ed astronomiche si diffusero nel mondo tra gli hoi polloi inviati dai sacerdoti iniziati, gli Ierofanti del sanctum sanctorum degli antichi templi, sotto l'allegoria di favole religiose, allora non sarà sbagliato cercare le verità universali anche sotto le toppe dell'arlecchinata della finzione." — The Theosophist, settembre 1883, p. 301.

[14] Il testo greco della citazione di Plutarco è questo:

[̕ Ίσις] ἐγώ εἰμι πᾶν τò γεγονòς καί ̓òν καὶ ἐσόμενον καì τòν ἐμòν πέπλον οὐδείς πο θνητòς ἀπεκάλυψεν.

E quello della frase addizionale di Proclo è:

̔́Ον έγὼ καρπòν ̔έτεκον ̔ήλιος ἐγένετο.

[15] Timeo, di Platone, I, 82.

[16] In Ancient Fragments di Cory (p. 264, 2.a edizione, Londra, 1832) troviamo le seguenti tre selezioni tratte da "Chaldean Oracles of Zoroaster":

̔Επτὰ γὰρ ἐξώγκωσε πατὴρ στερεώματα κόσμων.
Τòν οὐρανὸν κυρτῷ σχήματι περικλεῖσας.
Il Padre determinò di gonfiare sette firmamenti cosmici,
E rinchiuse il cielo in una forma convessa.
Ζώων καὶ πλανωμένων ὑφέστηκεν ἑπτάδα
Egli elevò un settenario di animali erranti.
Τò ̕άτακτον αὐτῶν εὐτάκτοις ἀνακρέμασας ζώναις
Frenando il loro disordine in zone ben ordinate.

Per gli antichi, il termine 'animale' si applica ai corpi stellari, solari e planetari — nel senso di cose viventi con un corpo fisico, ma tuttavia animati o provvisti di anima.

[17] Sono conosciuti anche come le 'Divinità Superiori.' Quinto Ennio, il padre della poesia romana, ne diede i nomi secondo questa lista:

"Giunone, Vesta, Cerere, Diana, Minerva, Venere, Marte,
Mercurio, Iovi [Giove], Nettuno, Vulcano, Apollo."

[18] La Dottrina Segreta, I, 575, nota a piè di pagina, ed. or.; p. 433 online:

"Questi sono i pianeti accettati solo per necessità dell'astrologia giudiziaria. La divisione astro-teogonica differiva da questa. Il Sole, che è una stella centrale e non un pianeta, ha, con il nostro globo insieme ai suoi sette pianeti, delle relazioni più occulte e misteriose di quanto si creda generalmente. Perciò il Sole era considerato il grande Padre di tutti i Sette "Padri", e questo spiega le diversità che si sono trovate fra i sette e gli otto grandi Dèi della Caldea e quelli degli altri paesi. Né la terra — né la luna — il suo satellite — e persino le stelle per un'altra ragione, non erano che dei sostituti adoperati ai fini esoterici. Eppure, anche escludendo dal calcolo il Sole e la Luna, pare che gli antichi conoscessero sette pianeti. E noi quanti ne conosciamo, se escludiamo la Terra e la Luna? Non più di sette: sette pianeti primari o principali, poiché gli altri sono dei planetoidi piuttosto che dei pianeti."

[19] Le Lettere dei Mahatma, p. 176 ed. or.; p. 135 online.

[20] La Dottrina Segreta, I, 102, nota a piè di pagina, ed. or.; p. 96 online:

Il vero occultista orientale sosterrà che, per quanto vi siano ancora molti pianeti del nostro sistema che non sono stati scoperti, Nettuno veramente non appartiene al sistema, malgrado il suo apparente collegamento con il nostro Sole e l'influenza di quest'ultimo su di esso. II collegamento è mâyâvico, immaginario, essi dicono.

[21] Vedi La Dottrina Segreta, I, 602 ed. or.; p. 454 online.

[22] Vedi Fundamentals of Esoteric Philosophy, cap. xviii.

[23] La Dottrina Segreta, II, 44-45 ed. or.; p. 31-32 online.

[24] La Dottrina Segreta, I, 575 ed. or.; p. 433 online.

[25] In quest'idea c'è la base della Trinità Cristiana; non tre dèi, ma un solo Dio, e tuttavia veramente tre 'Persone' — una realtà, se compresa appropriatamente, ma un'assurda collocazione di parole se non è compresa.

[26] Le Lettere dei Mahatma, p. 167 ed. or.; p. 129 online: "Mi sembra che la vostra scienza abbia formulato la teoria che se la terra fosse posta improvvisamente in regioni estremamente fredde — per esempio, se dovesse prendere il posto di Giove — tutti i mari ed i fiumi si trasformerebbero subito in montagne solide e l'aria — o meglio, una parte delle sostanze aeriformi che la compongono — per la mancanza di calore passerebbe dallo stato fluido invisibile a quello liquido (che ora esiste su Giove senza che gli uomini della terra ne siano a conoscenza). Immaginate o cercate d'immaginare la condizione opposta, e sarà quella di Giove nel momento attuale."

[27] Le Lettere dei Mahatma, I, 167 ed. or.; p. 129 online):

"Tutto il nostro sistema sta impercettibilmente mutando la propria posizione nello spazio. Poiché la distanza dei pianeti rimane sempre uguale e non è colpita dallo spostamento di tutto il sistema; e poiché la distanza fra questo e le stelle e gli altri soli è tanto incommensurabile da provocare solo un lieve e forse impercettibile mutamento nei secoli e nei millenni futuri, nessun astronomo lo percepirà con il telescopio, finché Giove ed altri pianeti, i cui piccoli punti luminosi nascondono ora alla nostra vista milioni di stelle (quasi 5.000 o 6.000) — ci lasceranno scorgere alcuni dei Soli-Raja che celano ora. Proprio dietro a Giove v'è una di queste stelle-re che nessun occhio fisico umano ha mai visto durante questa nostra Ronda. Se si potesse vederla attraverso il miglior telescopio capace di moltiplicare 10.000 volte il suo diametro, apparirebbe ancora come un piccolo punto senza dimensioni oscurato dalla luce di qualsiasi pianeta; eppure — questo mondo è migliaia di volte più grande di Giove. Le violente perturbazioni atmosferiche e la macchia rossa di Giove, che ultimamente hanno tanto incuriosito la scienza, sono dovute (1) a questo spostamento e (2) all'influenza di questa Stella-Raja. Per quanto infinitamente piccola, nella sua attuale posizione nello spazio, le sostanze metalliche di cui è principalmente composta si stanno espandendo e trasformando a poco a poco in fluidi aeriformi — lo stato in cui si trovavano la nostra terra ed i sei globi suoi fratelli anteriormente alla prima Ronda — e diventando parte della sua atmosfera."

[28] Le Lettere dei Mahatma, p. 161 ed. or.; p. 125 online.

[29] Vedi L'Oceano della Teosofia, di W. Q. Judge, cap. VIII.

[30] II, 700, ed. or. p. 467 online.

[31] Vedi La Dottrina Segreta, I, 386-403 ed. or., pp. 268-304 online, in cui H.P.B. commenta "L'Etere Nervoso" [The Nervous Ether] del dr. Richardson:

"Questo 'Etere Nervoso' è il principio inferiore dell'Essenza Primordiale che costituisce la Vita. È la Vitalità Animale diffusa in tutta la Natura, e che agisce a seconda delle condizioni che essa trova per l'esplicazione della propria attività. Non è un 'prodotto animale', ma l'animale vivente, il fiore e la pianta viventi, sono i suoi prodotti. I tessuti animali l'assorbono soltanto, secondo il loro stato di maggiore o minore salute o infermità — come i materiali e le strutture fisiche (nota bene, nel loro stato primigenio) — e fin dal momento della nascita dell'entità, sono regolati, fortificati e alimentati da essa. Questa Vitalità discende in misura maggiore nella vegetazione attraverso il Raggio Solare Sushumna che illumina ed alimenta la Luna, ed è mediante i suoi raggi che riversa la sua luce sull'uomo e sull'animale penetrando in essi durante il loro sonno e il loro riposo, più che quando sono in piena attività.

[32] La Dottrina Segreta, I, 228-29 ed. or.; pp. 298-99 online.

[33] La Dottrina Segreta, I, 396-7 ed. or.; sezione IX online.

[34] [Nel Buddismo, Māra è un demone che rappresenta la Morte. — n. d. t.]

[35] Vedi La Dottrina Segreta, II, 352-3 ed. or.; p. 232 online.

[36] Le Lettere dei Mahatma, p. 80 ed. or.; p. 70 online.

[37] Gli uomini del Medioevo avevano una strana teoria che non potevano comprendere e che è stata rigettata dalla scienza. La chiamavano incapsulazione. L'idea era che la Madre Eva nel Giardino dell'Eden conservava, incapsulati nel suo grembo, tutti i semi della razza umana, che trasmise ai suoi figli, le cui famiglie, a loro volta, conservavano i semi incapsulati delle future generazioni, passandoli ai loro figli, e così via. Se appropriatamente interpretato, questo è quanto intendeva H.P.B. quando parlava, nella Dottrina Segreta, (I, 223-24 ed. or. pp. 175-76) del germoplasma non modificato — la teoria di Weismann.

Anche qui i cristiani antropomorfizzarono la dottrina segreta, distorcendola. Di fatto, non solo il regno animale, ma quello vegetale, minerale, e anche i tre regni elementali, scaturirono dal primo umano, l'Adām Quadmōn. Erano tutti incapsulati dentro di lui, ed egli diede loro la vita.

[38] [Per meglio comprendere l'uso di quest'immagine che si riferisce alla discesa dello Spirito, dobbiamo riportarci alla Sezione 4: 'La Genesi di un Sistema Solare Universale,' riferita all'arco ascendente: ". . . tutte le parti inferiori del piano cosmico più basso cominciano a riavvolgersi, come un rotolo di pergamena che si piega, e quando si è arrotolato, ha luogo una procedura simile con il successivo piano più elevato." — n. d. t.]

[39] Dovremmo ricordare che vi sono sette tipi di manvantara, pralaya ed oscuramenti. Ad esempio, vi sono manvantara cosmici o universali, manvantara solari come pure manvantara della catena planetaria. Vi sono anche i manvantara delle ronde, dei globi e delle razze; e quando scendiamo fino agli esseri umani, c'è il manvantara individuale che chiamiamo una vita terrena.

[40] La Voce del Silenzio, p. 39.

[41] P. 94 ed. or.; p. 79 online.

[42]Nella sua rivista The Theosophist (marzo 1886, p. 352) H.P. Blavatsky scrive che nei Veda "è detto che alla fine di ogni Manvantara sopraggiunge il pralaya, o la distruzione del mondo — solo una delle quali è nota ai cristiani, che l'aspettano — quando vi saranno lasciati i Sishta, o i rimanenti, sette Rishi e un guerriero, e tutti i semi, per la futura 'ondata di marea' umana della Ronda successiva'."

In una nota a piè di pagina spiega che, secondo gli hindu, queste otto persone sono chiamate śishta perché sono i soli rimasti dopo che tutti gli altri sono stati distrutti. Quindi, aggiunge: "Questa è la versione ortodossa. Quella segreta parla di sette Iniziati che hanno raggiunto lo stato di Dhyan chohan verso la fine della settima Razza su questa terra., e che sono lasciati sulla terra durante il suo 'oscuramento' con il seme di ogni minerale, pianta e animale, che non avevano avuto il tempo di evolversi in uomo per la Ronda successiva o periodo mondiale."


Sezione 8

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