Theosophical University Press Online Edition

La Sorgente Primordiale dell'Occultismo di G. de Purucker


Sezione 9

Correlazioni Tra Le Costituzioni Cosmiche  Ed Umane

L'Uovo Aurico, la sua Natura e Funzione
Monadi, Ego, e Anime
L'Uovo Aurico e i Principi dell'Uomo
Le Varie Monadi nell'Uomo
Le Anime Perdute e il Sentiero della Mano Sinistra
Fisiologia Occulta

L'UOVO AURICO, LA SUA NATURA E FUNZIONE

Ogni essere o cosa, in tutto l'universo, e in verità l'universo stesso, ha, o piuttosto è, il suo uovo aurico. La sua prima sostanza è l'ākāśa di cui l'etere cosmico è l'aspetto più grossolano. Questa ākāśa si concretizza progressivamente dalla sua parte più elevata a quella inferiore, cosicché l'uovo aurico, nel suo aspetto più materiale, è solo leggermente più etereo del corpo fisico, ed è infatti sostanza astrale. L'uovo aurico è fondamentalmente vita; non è solo la sede dei prāna, le forze di vita, ma è esso stesso vita concretizzata, perché ākāśa è vita, e la vita è ākāśa.

L'uovo aurico ha origine nella monade che è il suo cuore o nucleo, e da cui, quando ha inizio la manifestazione, emana correnti di flussi vitali. Sui diversi piani che l'uovo aurico attraversa come un pilastro di luce, da quello ātmico a quello fisico, ciascuno di questi flussi aurici o prānici è un principio o elemento, che nell'uomo è riconosciuto in numero di sette. Se vediamo l'uovo aurico su un qualsiasi piano della costituzione umana, scopriamo che questo piano o 'strato'non solo corrisponde a uno dei sei principi manifestati dell'uomo, ma è effettivamente quel principio; apparirebbe ovoidale o in qualche maniera, a grandi linee, a forma di uovo, più o meno denso, estremamente brillante, con la parte centrale circondata da una nuvola enormemente attiva di correnti prāniche che interagiscono. Se guardiamo il sole otteniamo una sublime e bella raffigurazione di cosa sia l'uovo aurico solare su questo piano, e questo dà qualche idea di come appaia l'uovo aurico di un essere umano se lo consideriamo su uno qualsiasi dei suoi sei piani o strati emanati dalla sorgente ātmica o monadica.

Queste nubi di flussi vitali, molto attive ed interagenti, sono realmente i prāna dell'uovo aurico su qualsiasi piano si manifestino come aure. Così, per meglio chiarire, tutti i prāna nel corpo fisico-astrale dell'uomo sono semplicemente le aure vitali del suo essere fisico, e ugualmente così su qualsiasi altro strato della sua costituzione.

L'uovo aurico, che ha origine nell'ātman o la vera monade essenziale, scaturisce dal cuore della monade, rivestendosi dapprima del suo velo più elevato, le sostanze e le energie di buddhi. Quando il flusso di coscienza discende ulteriormente nella manifestazione, le aure buddhiche e le energie ātmiche che lavorano dentro e attraverso questo primo velo, creano manas, il secondo velo o rivestimento; e questo, a sua volta, scaturisce nel successivo attributo, il kāma, includendo le sue varie sostanze e forze, finché, alla fine, è formato il corpo fisico dai materiali e forze dell'uovo aurico astrale, come la sua feccia o sedimento.

Ciascuno di questi strati o piani del flusso di coscienza chiamato l'uovo aurico è emanato da un centro o nucleo che è esso stesso una monade generata da quella a lei superiore, e così via fino a raggiungere di nuovo la monade ātmica, dal cui cuore tutto sgorga. Così, ciascuna di queste monadi figlie aiuta a produrre nella sua pienezza l'intero uovo aurico di un essere settenario, emanando dall'interno del suo cuore le particolari essenze swābhāviche prāniche che le appartengono come monade su quel piano.

Tutte le manifestazioni della vita umana, dalla gestazione alla morte, hanno origine nell'uovo aurico, e attraversano il corpo fisico. Ogni parte del corpo, ogni diverso organo, è il deposito di un equivalente strato dell'uovo aurico. Il sangue, ad esempio, è il rappresentante fisico di quello che nell'uovo aurico si manifesta come flussi vitali. È vitalità concretizzata o materializzata, e le varie cellule di cui è pieno rappresentano su questo piano gli atomi di vita non ancora evoluti che esistono equivalentemente e causalmente nell'uovo aurico. Proprio come il sangue è il sedimento delle emanazioni prāniche che circolano attraverso l'uovo aurico, così la materia del cervello fisico è il sedimento della sostanza mānasica che compone una porzione dell'uovo aurico, cioè un deposito di quegli strati dell'uovo aurico in cui funziona il principio mānasico.

La mentalità ha quindi origine sul piano mentale dell'uovo aurico, il pensiero e gli impulsi sui piani spirituali, gli impulsi animali su piani più grossolani. Anche il corpo astrale ha la sua sorgente nell'uovo aurico — e anche il corpo fisico è un suo sedimento, non essendo altro che il guscio dell'uovo aurico — nato da esso, costruito dalla sua vita, e derivando da lì tutta la sua vitalità.

È attraverso il loro uovo aurico che gli adepti spirituali (e anche i Fratelli dell'Ombra) compiono i prodigi che possono operare, perché esso è il centro della loro vitalità. Un esperto di questi misteri, mediante il potere della volontà e della saggezza, potrebbe circondarsi di un mantello di invisibilità — un velo che nasconde, proveniente da una parte della sua sostanza aurica — cosicché egli potrebbe passare attraverso una folla in pieno giorno, ed essere totalmente invisibile. Ancora, egli potrebbe indurire o rafforzare il suo uovo aurico per gettare intorno a lui una veste impenetrabile che nessuna cosa conosciuta dall'uomo potrebbe traforare. Né una pallottola né una spada potrebbero trapassare questo velo protettivo di ākāśa, che comunque è così etereo da essere completamente invisibile. E tuttavia, poiché è composto di energia pura, è fondamentalmente la stessa sostanza pura. Gli atomi che compongono la pallottola o la spada sono incapaci di penetrarlo, perché per quegli atomi questo velo protettivo è reso incomparabilmente più denso dalla forza di volontà di chi si scherma, o di qualcun altro. È con la conoscenza dei poteri e delle energie latenti e dimoranti nell'uovo aurico, che un adepto, usando la propria volontà, può anche levitare o, al contrario, rendere così pesante il suo corpo, che cinquanta uomini non potrebbero alzarlo.

La dimensione dell'uovo aurico non è sempre la stessa. Quando è in piena manifestazione, le essenze prāniche emesse da centri diversi sono maggiori di quando è in uno stato di inattività. Così, dopo la morte, l'uovo aurico — altrimenti la costituzione — si restringe piuttosto considerevolmente per quanto riguarda la portata delle aure prāniche, e questo è in particolare il caso dei suoi strati inferiori, che si frantumano nei loro componenti e si dissolvono. Infatti, la semplice dimensione o estensione di un uovo aurico non ha niente a che fare con le funzioni intrinseche della coscienza; per cui, quando una monade si trova in certe condizioni spirituali, come accade dopo la morte, l'estensione del flusso prānico o vitale a volte può essere di carattere infinitesimale. Questo, comunque, non si applica con altrettanta forza agli strati spirituali e divini dell'uovo aurico, perché questi, essendo relativamente immortali, non sono influenzati in alcun modo dalla morte di un essere come un uomo.

Vediamo così che le aure del corpo astrale-fisico di un uomo sono semplicemente quelle porzioni dei prāna che durante l'incarnazione circondano il corpo come una nebbia o una nube luminosa; e queste aure sono invariabilmente caratterizzate da scintillii meravigliosamente mutevoli e cangianti e da lampi colorati.

In linea di principio, dunque, più elevato è lo strato nell'uovo aurico, di più ampia portata sono le sue varie aure prāniche, per cui gli strati più elevati sono effettivamente caratterizzati da estensioni auriche che oscillano molto al di là dei limiti della nostra catena planetaria, fino al sole e ad altri pianeti — in realtà, la portata dell'uovo aurico nei suoi aspetti divini comprende, a vari gradi di potere e vastità, diverse parti della galassia. E' proprio mediante questi 'accostamenti' o 'contatti' delle aure dei diversi strati, che noi interconnettiamo la nostra vitalità con gli esseri e le cose che ci circondano, e questo avviene su tutti i piani della nostra costituzione. E questa è la causa delle ordinarie simpatie ed antipatie che sperimentiamo continuamente: le nostre aure praniche toccano o contattano il mondo intorno a noi, rendendoci capaci di diventare consapevoli del nostro circondario tramite gli strumenti dei nostri apparati sensoriali sia esterni che interni.

Di fatto, nessuna entità potrebbe riconoscere qualsiasi altra entità nell'universo, a meno che il suo uovo aurico raggiunga quell'entità. Non potremmo vedere le stelle se il nostro uovo aurico non fosse già lì, e ci trasmettesse lungo i sentieri dell'etere il contatto che noi abbiamo con questi oggetti distanti. Effettivamente non c'è alcuna cosa come l'azione a distanza, per citare la frase favorita degli scienziati del tempo dei nostri nonni. Tutte le cose sono connesse insieme dappertutto, non solo quelle che sono nelle vicinanze l'una dell'altra. Ogni essere umano è intimamente alleato con Sirio o con la Stella Polare, poiché con la sua pelle e la sua essenza divina si estende anche più lontano.

Si può dire, ad esempio, che il sole 'senta' ed 'abbracci' qualunque cosa sia contattata dai suoi raggi che lui dardeggia; ed è precisamente la portata intellettuale, spirituale e divina, delle forze ed energie dell'uovo aurico della catena solare, che si vincolano in legami eterni ed inviolabili con la galassia circostante, che permette quindi alla catena solare di entrare in rapporto con la galassia, la sua patria. In verità, la ragione per cui un uomo può capire un altro è che gli strati mānasici dell'uovo aurico di un individuo hanno contatto e s'interconnettono con quelli di un altro, portando così ad un contatto intellettuale; e quando vi è una tale sincronia di vibrazione, abbiamo la simpatia e la comprensione intellettuale; ma quando le lunghezze d'onda mānasiche non sono della stessa frequenza, abbiamo i casi d'incapacità degli uomini a capirsi reciprocamente, sentimenti di antipatia, ecc.

Comunque, non immaginiamo troppo alla lettera ed ingiustamente che qui vi sia una ragione per indulgere nell'odio come se fosse 'secondo la legge naturale,' o qualche altra scempiaggine del genere. Naturalmente, dovremmo cercare di sincronizzare le nostre 'vibrazioni' con quelle degli altri — non scendendo ad un livello più basso del nostro, ma sforzandoci, attraverso la volontà impersonale e l'aspirazione spirituale, di applicare l'antica grande regola dell'etica cosmica che l'amore armonizza ogni cosa, che l'odio è sempre distruttivo. E' nostro dovere tramutare le antipatie in simpatie che, di fatto, possiamo sempre realizzare elevandoci ai piani superiori del sentimento e del pensiero. Questo è possibile perché tutte le monadi, nel proprio status superiore, sono permanentemente sul piano dello spirito, per cui vibrano a ritmi spirituali armonici e sincroni.

Nessun essere umano può trovarsi in una folla senza essere fortemente influenzato dalle sue emanazioni — un efflusso di vitalità che ogni essere umano trasmette costantemente, giorno e notte — e queste emanazioni intossicano letteralmente gli strati esterni dell'uovo aurico. Comunque, un aiuto è fornito dalla chiusura automatica delle porte d'entrata della natura, e così l'atmosfera aurica è protetta. Proprio come i pori della pelle si aprono e chiudono volontariamente — un processo che aiuta a tenere il corpo in salute e a prevenire l'entrata della malattia — così sono certe regolazioni psichiche, di tipo automatico, che hanno luogo nella nostra atmosfera aurica quando siamo tra la folla.

Ora, se un individuo fosse abbastanza consolidato nell'amore e nella simpatia universale, come lo sono gli adepti più elevati, potrebbe entrare senza correre rischi in posti saturi di emanazioni materiali e malefiche, e fare altrettanto con perfetta sicurezza nei riguardi della malattia interna, perché il suo uovo aurico, a motivo della propria innata purezza, allora chiuderebbe automaticamente i suoi 'pori' contro tali emanazioni; il cuore e la mente, nel frattempo, si espanderebbero così ampiamente in una comprensione compassionevole, da vedere la bellezza nascosta e percepire la simpatia naturale anche in un nemico intransigente, perché noi siamo tutti uniti sui piani elevati del nostro essere.

Da quanto detto, possiamo comprendere la ragione dell'affermazione di H.P.B.[1] riguardo il significato che i prāna sono le emanazioni dirette dello strato ātmico dell'uovo aurico, e ugualmente così dell'essenza ātmica delle diverse monadi figlie nella costituzione umana. Inoltre, l'uovo aurico, nella sua totalità, è l'effettivo veicolo composito ed eterno dell'uomo considerato come un'entità peregrinante. È nel suo uovo aurico, è nei suoi vari piani o strati, che un uomo vive, si muove ed ha la sua coscienza attraverso l'eternità, e tutti gli altri attributi, facoltà e poteri che lo caratterizzano in uno qualsiasi dei vari episodi del suo interminabile viaggio evolutivo.

In relazione a quest'ultima idea dovremmo ricordare che la dimensione dell'uovo aurico non ha alcuna importanza, perché durante l'incarnazione è variamente estensibile, mentre dopo la morte le sue aure prāniche possono ritirarsi tutte nel cuore delle diverse monadi da cui furono emanate in origine. Così, su qualsiasi piano, come quello astrale-fisico, l'uovo aurico può estendersi in maniera infinitesimale, forse diventare anche più piccolo di un anu, un atomo; e al tempo stesso, nella sua parte spirituale e divina, raggiungere la co-estensione dell'universo. Questo spiega la frase delle Upanishad che descrive Brahman come "più piccolo di un atomo, più vasto dell'universo."

MONADI, EGO, E ANIME

Le varie anime, principi-elementi, ed ego, che sono tutti compresi nella costituzione di un essere umano, sono necessariamente avvolti negli strati delle diverse sostanze ed energie che formano l'uovo aurico, che è il campo dell'attività evolutiva. In verità, l'intero lavoro dell'evoluzione si svolge dentro e sopra l'uovo aurico, perché tutti i suoi strati sono modificati o raffinati in seguito alla crescita e al cambiamento che ha luogo nei centri monadici.

Cercherò ora di essere più specifico riguardo ai termini essenze monadiche, ego, e anime. L'essenza monadica è stata comunemente usata per indicare la sostanza essenziale o divina di una monade, di cui la monade è una manifestazione individualizzata nel tempo e nello spazio. Di qui, l'essenza monadica equivale effettivamente al termine dio, essendovi tanti dèi quante sono le monadi. Abbiamo così tre serie: dèi (o essenze monadiche), monadi, ego, anime (o veicoli); e questa serie è parimenti cronologica, in quanto la monade emana dal dio, dalla monade l'ego, dall'ego deriva l'anima, e dall'anima il corpo. È a questo che allude H.P.B. nella Dottrina Segreta quando, nello stabilire le tre proposizioni fondamentali della coscienza e della struttura dell'universo, parla di "Dèi, Monadi, Atomi."

Occupandoci ora del termine ego, possiamo brevemente descrivere questa parte veramente importante di un uomo, su qualsiasi piano della costituzione possa aver avuto origine, come il fondo immagazzinato dell'esperienza evolutiva accumulata durante le incessanti incarnazioni di una monade nei mondi in manifestazione. L'ego reincarnante è descritto come il raccoglitore e il depositario di tutte le esperienze spirituali ed intellettuali acquisite dalla monade umana nelle sue numerose incarnazioni — ed è proprio per questo che le esperienze raccolte dall'ego dopo la morte dell'uomo furono chiamate da H.P.B. 'l'aroma' di un carattere spirituale, intellettuale, e più nobile, gelosamente custodito dopo ogni vita sulla terra.

Possiamo definire il termine anima come il veicolo, o rivestimento, senziente e sensitivo, essa stessa fatta della sostanza vivente di cui l'ego si circonda durante qualsiasi incarnazione. Un altro termine per l'anima è il corpo — non necessariamente un corpo di carne, ma qualsiasi veicolo dentro e attraverso il quale, e su qualsivoglia piano della costituzione umana, un ego può esprimersi. Da qui, l'uso dei vari termini, anima spirituale, anima umana, e anche anima fisica — che significano il corpo di carne.

Abbiamo così la materia divina-spirituale o essenza, essa stessa un dio, che quando si manifesta come individuo sul successivo piano inferiore la chiamiamo una monade; questa monade si esprime sul piano su cui può manifestarsi attraverso il suo appropriato rivestimento manasico o centro focale egoico, che è il suo ego; e ciascuno di questi ego si circonda a sua volta delle proprie aure prāniche o il velo caratteristico della sostanza vivente e della materia sensitiva, la sua anima.

Essendo l'uomo un microcosmo del macrocosmo, possiamo comprendere per analogia la costituzione di un universo trasferendo su scala cosmica questi punti dell'insegnamento concernente la costituzione, o uovo aurico, di un uomo. Ne deduciamo allora che un universo ha la sua essenza monadica, la sua monade cosmica, il suo ego cosmico come individuo, e ugualmente la sua anima cosmica o anima mundi.

I seguenti due diagrammi sono rappresentazioni simboliche di alcune parti strutturali ed interpenetranti della natura, e non dovrebbero essere letti come raffigurazioni precise o fotografiche, ma solo come indicativi di entità o qualità relative.

egg-monade

Notiamo in questo diagramma sei centri o punti focali ātmici, ciascuno triadico, ed ognuna di queste triadi contiene sua rispettiva monade, ego, e anima, racchiusi dall'uovo aurico, il settimo elemento 'universale' o principio in questo schema. Inoltre, l'uovo aurico settenario è rappresentato come un ciondolo che pende dal Paramātman kosmico o galattico, il sé supremo o la gerarchia della galassia, che a sua volta è un ciondolo che pende dal centro focale superkosmico irradiante, esso stesso il simbolo di un non definito gruppo di galassie. In verità, questo centro focale sulla sommità del diagramma può ugualmente indicare i campi illimitati dell'Infinitudine, perché è ovvio che un simile gruppo di galassie suggerisce semplicemente altri innumerevoli gruppi galattici nello Spazio infinito.

La linea retta che ha origine in questo centro focale è un tentativo di mostrare l'individualità della monade superkosmica che, funzionando come il sūtrātman, il filo del sé attraverso tutte le cose, vincola tutto in un'unità permanente ed inseparabile. Fermandoci un momento su questo pensiero sublime, vediamo che l'essenza fondamentale di ogni essere e cosa nell'aggregato galattico delle gerarchie ha origine nella monade superkosmica; e quindi anche il più minuscolo atomo di vita in una simile gerarchia è irradiato dall'essenza, ed è essa stessa, come l'hyparxis o il supremo del supremo lo è nella galassia.

Questo diagramma non è tracciato specificamente su una base settenaria o dodecagona; piuttosto espone, in modo generalizzante, le relazioni e le interrelazioni delle diverse monadi, ego, anime, nell'uomo e, analogicamente, in qualsiasi unità cosmica, e anche le loro connessioni con i principi umani. La loro relazione con i globi della catena terrestre e le catene planetarie sacre del sistema solare è come segue: Paramātman è kosmico o galattico; Ātman è cosmico o pertinente al sistema solare; Jīvātman, alle catene planetarie sacre; Bhūtātman, alla catena planetaria della terra; e Prānātman, solo al globo D. Per analogia, le stesse interrelazioni si applicheranno, per incremento di magnitudine, al sistema solare universale. L'Ātman e lo Jīvātman costituiscono insieme il dio interiore della costituzione dell'uomo. Potremmo dire che i principi superdivini nell'uomo o, equivalentemente, in un altro senso, i cinque globi superiori e segreti di una catena planetaria, sono i rispettivi legami con i principi divini del nostro sistema solare e, attraverso quest'ultimo, con la galassia.

Sono dati i nomi sanscriti ai tre centri focali della triade superiore, o gli ātman, nella costituzione umana, ma i tre centri focali sono raggruppati sotto l'unico termine Prānātman, perché non esistono termini adeguati a descrivere la particolare qualità ātmica che appartiene alla monade animale e alla monade astrale-fisica, in quanto questi due punti focali inferiori non si sono ancora evoluti per una sufficiente manifestazione egoica. Nondimeno, il destino sia della monade dell'animale che della monade astrale-fisica, è di emanare da se stesse, in un futuro manvantara, un centro focale ātmico. Quando questo accadrà, ognuna avrà fatto progressi: un passo più elevato per la monade dell'animale, e due passi più elevati per la monade astrale-fisica, così ciascuna diventa ciò che nel diagramma è chiamato una monade psichica.

Questo dimostra il carattere fluido di questi differenti ego ed anime, poiché ciascuno, durante il lunghissimo pellegrinaggio evolutivo, si 'sposterà' verso l'alto nel successivo 'piano' superiore. La monade astrale-fisica diventerà una monade animale, e quest'ultima, al momento giusto, emanerà da se stessa la monade psichica già latente, che nel corso dell'evoluzione diventerà una monade manasica, e così via per le rimanenti due monadi. Comunque, questo avanzamento evolutivo non significa che qualsiasi monade 'muova verso l'alto' un passo con delle semplici accrezioni a se stessa dall'esterno, ma solo che ciò che è già latente interiormente dispiegherà quantità sempre più grandi della propria sublime essenza monadica.

A beneficio di coloro che le cui menti ricercano appassionatamente delle connessioni nell'insegnamento, potrei aggiungere che questo diagramma indica che per un essere individuale umano dovremmo collocare il dhyāni-buddha della sua costituzione nel centro focale triadico più elevato, ma con dei legami permanenti con il secondo centro focale triadico; il dhyāni-bodhisattva nel secondo di questi centri focali, ma con legami nel terzo centro focale triadico; e che, quando un simile dhyāni-bodhisattva in un uomo diventa il mānushya-buddha, allora s'insedia nel terzo centro focale, ma con legami dentro e attraverso il quarto centro focale triadico, rendendo così il manushyā-buddha capace di manifestare i suoi gloriosi poteri e facoltà sul nostro globo D. Quando la nostra onda di vita sarà pervenuta al globo successivo, o, in verità, a qualsiasi altro globo durante una ronda della catena, lo stesso insegnamento si applica all'habitat di questo nuovo globo dell'onda di vita, e dello stesso individuo umano.

Il primo diagramma contiene anche molti accenni proprio al fatto che quelle porzioni della costituzione di un essere umano appartengono al nostro globo D, o alla nostra catena planetaria terrestre, o ancora alle catene planetarie sacre, e ugualmente quelle porzioni della costituzione di un uomo creano le ronde interne, le quali creano le ronde esterne.

egg-principles

Il secondo diagramma riportato qui è analogicamente, nel suo complesso, lo stesso del primo, ma si diversifica enormemente nei particolari. Il modo appropriato, quindi, di studiare queste due costruzioni schematizzate, da un lato di un'unità cosmica, e dall'altro di un essere umano, è di farlo sulle linee della stessa natura, prendendo ogni esempio così com'è, senza tentare di forzare le analogie. Possiamo paragonare un'unità cosmica, come ad esempio un sistema solare, all'oceano di vita intelligente con la sua struttura psico-vitale-astrale che ci circonda, e da questo oceano cosmico scaturiscono in molteplici modi innumerevoli minuscoli rivoli, e ciascuno di essi è identico al suo genitore cosmico fondamentalmente in forza o sostanza, tuttavia non identico nella funzione o nell'azione che ne consegue, e di solito nemmeno nella struttura. Proprio come gli oceani della terra sono la sorgente basilare dei fiumi del globo e dei torrenti e ruscelli che incantano i nostri paesaggi, che alla fine tornano tutti all'oceano da cui vennero; e proprio come questi corsi d'acqua o 'raggi' sono identici in sostanza e in altre modalità a questo grande genitore, ma non identici in località, funzioni o attributi, così tutti gli eserciti delle unità microcosmiche, come noi uomini, derivano esattamente dall'oceano cosmico, essendone, per così dire, i 'raggi' o rivoli, e destinati alla fine a ritornare al Paramātman cosmico alla chiusura del mahāmanvantara.

Ora, se facciamo false analogie, alla fine l'unico successo che avremo sarà quello di proiettare sull'unità cosmica semplicemente un'immagine di noi stessi come siamo nell'attuale fase del nostro pellegrinaggio evolutivo. Costruiremmo nella nostra mente solo un'immagine dell'unità cosmica come se fosse un uomo immensamente ampliato, e così attribuiremmo a questo immaginario essere cosmico le nostre debolezze e le varietà particolarizzate di uno sviluppo imperfetto — e tutto questo è assurdo, e ci porterebbe allo stesso fatale errore in cui sono cadute molte delle religioni exoteriche quando l'uomo creò il suo Dio personale.

L'UOVO AURICO E I PRINCIPI DELL'UOMO

Il seguente passaggio di H.P.B.[2] tratta non solo i nostri principi umani e quelli che lei chiama gli aspetti transitori, ma anche l'uovo aurico:

Parlando metafisicamente e filosoficamente, su linee strettamente esoteriche, l'uomo, come unità completa, è composto di quattro Principi base e dei loro Tre Aspetti su questa terra. Negli insegnamenti semiesoterici, questi Quattro e Tre sono stati chiamati i Sette Principi . . .
gli eterni principi basilari
1. Âtmân, o Jîva, "la Vita Una," che permea il Trio monadico. (Uno in tre e tre in Uno).
2. Involucro Aurico; poiché il substrato dell'Aura intorno all'uomo è l'Âkâsa primordiale e pura, universalmente diffusa, il primo strato sottile dell'espansione sconfinata e senza rive di Jîva, l'immutabile Radice di tutto.
3. Buddhi; poiché Buddhi è un raggio dell'Anima Spirituale Universale (Alaya).
 
4. Manas (l'Ego Superiore); poiché procede da Mahât, il primo prodotto o emanazione di Pradhâna, che contiene potenzialmente tutti i Guna (attributi). Mahât è Intelligenza Cosmica, chiamato il "Grande Principio." [3]
 
aspetti transitori prodotti dai principi
1. Prâna, il Soffio di Vita, lo stesso di Nephesh. Alla morte di un essere vivente, Prâna ridiventa Jîva.[4]
2. Linga Sarîra, la Forma Astrale, l'emanazione transitoria dell'Uovo Aurico. Questa forma precede la formazione del Corpo vivente, e dopo la morte vi aderisce, dissipandosi solo con la scomparsa del suo ultimo atomo (scheletro escluso).
3. Manas Inferiore, l'Anima Animale, il riflesso o l'ombra di Buddhi-Manas, avente le potenzialità di entrambi, ma generalmente dominato dalla sua associazione con gli Elementi di Kâma.
Poiché l'uomo inferiore è il prodotto combinato di due aspetti — fisicamente, della sua Forma Astrale, e psico-fisiologicamente, di Kâma Manas — non è visto nemmeno come un aspetto, ma come un'illusione.
L'Uovo Aurico, per via della sua natura e delle sue molteplici funzioni, deve essere studiato bene. Come Hiranyagarbha, la Matrice o Uovo d'Oro, contiene Brahmâ, il simbolo collettivo delle Sette Forze Universali, così l'Uovo Aurico contiene l'uomo divino e l'uomo fisico, ed è in relazione diretta con entrambi. Nella sua essenza, come si è detto, è eterno; nelle sue costanti correlazioni e trasformazioni durante il progredire dell'Ego che si reincarna su questa terra, è una sorta di macchina in moto perpetuo. Come è indicato nella Dottrina Segreta, gli Ego o Kumâra incarnatisi nell'uomo al termine della Terza Razza Radice, non sono Ego umani di questa terra o piano, ma diventano tali solo dal momento che animano l'Uomo Animale, dotandolo in tal modo di Mente superiore. Ognuno è un "Soffio" o Principio, chiamato l'Anima Umana, o Manas, la Mente. Come dicono gli Insegnamenti: "Ognuno è un pilastro di luce. Avendo scelto il suo veicolo, si è espanso, circondando di un'Aura Âkâshica l'animale umano, mentre il Principio Divino (Mânasico) si stabiliva entro questa forma umana."
La Sapienza Antica ci insegna, inoltre, che dopo questa prima incarnazione i Pitri Lunari, che avevano creato gli uomini dalle loro Chhayâ o Ombre, sono assorbiti da questa Essenza Aurica, ed ora viene prodotta una nuova Forma Astrale per ogni nuova personalità in formazione nella serie di reincarnazioni di ciascun Ego.
Così l'Uovo Aurico, riflettendo tutti i pensieri, le parole e le azioni dell'uomo, è:
(a) Il conservatore di ogni registrazione karmica.
(b) Il magazzino di tutti i poteri buoni e cattivi dell'uomo, che riceve e dà di sua volontà — anzi, con il suo pensiero stesso — ogni potenzialità, che diviene, allora e lì, una potenza operante: quest'Aura è lo specchio in cui i chiaroveggenti e i sensitivi vedono e sentono l'uomo reale, e lo vedono come è, non come appare.
(c) Come esso fornisce l'uomo della sua Forma Astrale, intorno alla quale l'entità fisica modella se stessa, dapprima come feto, poi come bambino e uomo, l'Astrale, crescendo di pari passo con l'essere umano, gli fornisce così, nel corso della vita, se è un Adepto, il suo Mâyâvi Rûpa, o Corpo di Illusione, che non è il Corpo Astrale Vitale; e, dopo la morte, la sua Entità Dêvâciânica e il Kâma Rûpa, o Corpo del Desiderio (lo Spettro).[5]
Nel caso dell'Entità Dêvâciânica, l'Ego, per essere in grado di passare nello stato di beatitudine, come "l'Io" della sua incarnazione immediatamente precedente, deve essere rivestito (metaforicamente parlando) con gli elementi spirituali delle idee, aspirazioni e pensieri della personalità appena disincarnata; altrimenti che cos'è ciò che gode beatitudine e ricompensa? Sicuramente non l'Ego impersonale, la divina Individualità. Deve pertanto essere la registrazione del buon Karma del defunto, impressa sulla Sostanza Aurica, quella che fornisce l'Anima Umana di quel tanto degli elementi spirituali dell'ex personalità, da permetterle di credersi ancora quel corpo dal quale è stata appena separata e di ricevere il suo frutto, per un periodo più o meno prolungato di "gestazione spirituale." Il Dêvâchân è quindi una "gestazione spirituale" entro lo stato di una matrice ideale, una nascita dell'Ego nel mondo degli effetti, nascita ideale soggettiva che precede la sua prossima nascita terrestre, essendo questa determinata dal suo cattivo Karma, nel mondo delle cause."[6]

Dovremmo notare che in questo passaggio sono menzionati solo quattro principi base: ātman, il suo involucro aurico, buddhi, e manas — quest'ultimo essendo il realtà il manas superiore, e tre aspetti transitori: prāna, linga-śarīra, e il manas inferiore o anima animale. Alcuni studenti si sono meravigliati di questa cosa, ed anche per il fatto che il secondo principio viene dato come l'involucro aurico; e, ancora, perché kāma non entra nella descrizione.

Primo, kāma è inerente ad ognuno di questi quattro principi base e i loro tre aspetti, perché nella costituzione umana rappresenta il kāma cosmico — il principio-attributo universale e fondamentale che è la forza o l'energia intrinseca dell'universo. Dovremmo sempre ricordare che ognuno dei sette principi nell'uomo, sia un principio base o un aspetto, è in se stesso settenario.

Questi quattro principi sono considerati 'basilari' perché sono i più elevati e quindi i più potenti e duraturi nell'intera costituzione dell'uomo. Sopravvivono al grande dramma che ha luogo alla morte, portando alla dissoluzione del quaternario inferiore, quelli che H.P.B. chiama i tre aspetti più il veicolo fisico — essendo questi tre aspetti inferiori riuniti solo al momento che precede la prossima reincarnazione. Ciò si applica con uguale forza e proprietà alla costituzione e alla 'morte' di qualsiasi entità cosmica, come un pianeta o una galassia.

Collocando i principi in colonne parallele, H.P.B. suggerisce che ciascuno di essi ha il suo particolare aspetto corrispondente sulla terra durante il periodo di vita di un uomo settenario completo. Per esemplificare: vari prāna nell'uomo corrispondono all'ātman, perché, quando si risale alla loro origine ultima, troveremo che i prāna sono emanazioni della monade ātmica. In modo simile, il linga-śarīra è accoppiato all' 'involucro aurico' che include l'ātman e la sua aura spirituale; e ugualmente il terzo aspetto o manas inferiore, l'anima animale, nell'uomo incarnato è il riflesso del suo buddhi. Possiamo portare l'analogia un passo più avanti evidenziando che, proprio come manas è il centro focale dell'individuo umano egoico, così sulla terra ha la sua corrispondenza nello sthūla-śarīra, che è il centro focale dei poteri e delle facoltà che fanno dell'uomo fisico un individuo separato dagli altri.

Ora, tutti questi principi ed aspetti, e in verità ogni cosa nella costituzione umana, sono inclusi all'interno dell'uovo aurico, che al tempo stesso è costituito dai flussi aggregati di tutte le diverse monadi e, a causa di ciò, l'espressione congiunta delle forze ed energie dell'essere umano settenario che è incarnato. Tuttavia, quando insorge la morte, la parte inferiore dell'uovo aurico, poiché è costruita largamente dalle emanazioni provenienti dagli aspetti, si dissolve in quella parte della luce astrale che è chiamata il kāma-loka della terra; sebbene anche qui gli atomi di vita di vita eterei o le forze e le sostanze pertinenti siano trascinate verso l'alto in latenza per diventare gli elementali tanhici[7] nelle parti superiori dell'uovo aurico che comprende i principi base permanenti menzionati da H.P.B. Quindi, l'uovo aurico, poiché funziona continuamente e dura perennemente, in un certo senso è il più importante di tutti i principi o parti della costituzione umana. Al di fuori di qualsiasi altra cosa, è il campo, o i campi compositi, delle diverse fasi della coscienza umana su tutti i piani settenari. Così, ad ogni nuova incarnazione i vari 'aspetti' si formano fuori dalle sostanze e dalle forze dell'uovo aurico — anche il corpo fisico o sthūla-śarīra, che è la feccia o il sedimento, per così dire, dell'uovo aurico attraverso e per mezzo del linga-śarīra, esso stesso un'emanazione condensata degli strati inferiori dell'uovo aurico.

Inoltre, H.P.B. mette in evidenza che il māyāvi-rūpa, o corpo del pensiero e del sentimento proiettato dall'adepto a sua volontà, è formato delle sostanze ed energie degli strati appropriati dell'uovo aurico; e proprio perché tutte queste proiezioni della sostanza aurica sono a scopi temporanei, il māyāvi-rūpa è chiamato il 'corpo dell'illusione.'

È dall'uovo aurico che si forma l'effettiva rūpa o forma che circonda l'entità devacianica, per cui possiamo veramente dire che questa parte dell'uovo aurico vibra con la coscienza relativamente spirituale del devacianī, essendo il campo dove la sua coscienza gioca il proprio ruolo. Questi strati dell'uovo aurico, che forse potremmo chiamare quasi graficamente il 'corpo' del devacianī, danno all'ego devacianico l'illusione che si trova in un bel veicolo spirituale. Il kāma-rūpa, dopo la morte, sia prima o dopo che diventi il fantasma, è ugualmente formato dalle appropriate sostanze tratte dagli strati inferiori dell'uovo aurico.

Da quanto detto, vediamo come sia molto importante il ruolo che ricopre l'uovo aurico nella costituzione umana, perché non solo esso è il campo di tutte le diverse gamme della coscienza dell'uomo incarnato, ma è ugualmente la sostanza eterea ed astrale, e anche spirituale, o l'involucro aurico fuori dal quale si formano tutti i veicoli dell'entità umana, incluso il suo linga-śarīra, il suo māyāvi-rūpa, il suo guscio aurico devacianico, e il suo kāma-rūpa dopo la morte.

Vi sono due modi di vedere l'uomo, il primo, come composto dai sette elementi cosmici, come H.P.B. lo ha presentato inizialmente; e il secondo, composto da monadi interagenti o centri di coscienza che lavorano dentro e attraverso di lui ricorrendo all'aiuto strumentale dei sette elementi cosmici che forniscono l'uomo dei suoi sette principi.

Che cosa è allora la distinzione tra le diverse monadi nell'uomo e i sette principi, e quali sono le loro rispettive funzioni? Proprio questa questione fu alla base della disputa tra H.P.B. e Subba Row. Subba Row seguiva l'insegnamento della scuola esoterica Brahmanica nel fissare l'attenzione sulle monadi, guardando all'universo come ad un vasto aggregato di individualità; H.P.B. invece, in quel periodo della storia mondiale, sentiva la necessità di dare alle menti occidentali che indagavano e che allora stavano prendendo una piega scientifica a livello materialistico, qualche spiegazione reale sul fatto che la composizione dell'universo è un'entità — cos' è la sua 'stoffa,' e cosa è l'uomo quale sua parte integrante. Ora, i sette principi sono i sette tipi della 'stoffa' dell'universo. La parte superiore di ciascun tipo è il lato della sua coscienza, la parte inferiore di ciascuno è il corpo attraverso il quale la propria coscienza si esprime. Tuttavia, ogni punto matematico nello Spazio illimitato può essere realmente considerato come una monade, perché l'universo è coscienza incarnata collettivamente; e, individualmente, coscienze incarnate o monadi.

I nostri scienziati dicono che l'universo è costituito di elementi chimici che ammontano all'incirca a cento, e che insieme formano la stoffa dell'universo, divisa in tante stoffe minori. Proprio come gli elementi chimici formano il corpo dell'universo, che tuttavia forma il rivestimento delle orde di esseri-coscienze, umani tra di loro, così esattamente nello stesso modo i sette principi sia del cosmo che dell'uomo, in ultimo riducibili a un solo spirito-principio causale, sono la stoffa settenaria da cui l'universo è costruito dappertutto.

Ora, che cosa sono questi sette (o dieci) principi? Questo era il punto più importante da mettere in evidenza ai tempi di H.P.B. Uno scenario della divinità che si riveste nello spirito, portando alla nascita la luce della mente; e la luce della mente, cooperando con gli altri principi ed elementi fino ad allora evoluti, produsse il desiderio cosmico; e così via, fino a raggiungere lo sthūla-śarīra. (Questo termine, tra l'altro, non significa fisico, ma piuttosto il corpo sostanziale o concretizzato su qualsiasi piano, fisico, spirituale o divino; sthūla significa semplicemente compatto, grossolano.) Poiché l'universo è costituito di irradiazioni, luce ed energia, queste irradiazioni, manifestandosi su scala più grande, possono essere considerate, da un punto di vista, come forze; ma quando diventano enormemente concretizzate, diventano materiale grossolano, attraverso cui lavorano nondimeno le forme superiori d'irradiazione.

Ogni punto matematico dello spazio è una monade, un punto di coscienza, perché tutta l'Infinità è coscienza infinita. Quindi, ogni punto dell'Infinità deve essere un centro di coscienza, una monade settenaria, che ha il suo ātman, buddhi, manas, a destra in basso o contando dall'alto in basso, perché l'universo è costruito da queste sette stoffe riducibili ad una sola stoffa causale — spirito, coscienza, ātman. Sottolineo questo dettaglio perché non dobbiamo confondere la nostra mente con l'idea che i sette principi siano una cosa, e che le monadi siano qualcos'altro che lavora attraverso i principi disgiuntamente da essi. Ciò è errato.

Ognuno dei sette principi o elementi di una monade può rappresentare uno dei piani cosmici, ed è esso stesso settenario. Ad esempio, vi è un ātman del kāma, un buddhi del kāma, e così via attraverso la gamma dei principi-elementi o stoffe. Cos'è che diversifica un uomo da un altro, o un uomo da una bestia? Le differenze non giacciono nei loro rispettivi sette principi, perché questi entrano nella costituzione composita di tutte le entità e la formano, ma sorgono dal grado relativo d'evoluzione delle monadi individuali. La monade umana è molto più evoluta di quella che è la monade di un animale o pianta, o di quanto lo siano le monadi altamente unificate che, per le loro relative fasi di sviluppo, differenziano il marmo o dall'arenaria.

I sette principi che compongono l'uomo — ātman, buddhi, manas, kāma, linga-śarīra, sthūla-śarīra — sono identici a quelli che compongono il nostro cosmo solare, perché i sette principi s'intersecano ed interagiscono più o meno nello stesso modo come fanno i principi cosmici. Ad esempio, proprio come la luce astrale della terra è il suo doppio fluidico, così nell'uomo il linga-śarīra è il doppio astrale del corpo umano; e proprio come i vari prāna cosmici sono la vitalità composita del nostro globo, così il prāna composito della costituzione umana è l'elemento di vitalità nell'uomo.

Per scopi di studio la costituzione umana dell'uomo può essere vista da varie angolazioni. Così, quando consideriamo gli stati dopo la morte, possiamo dividere la costituzione dell'uomo in una triade inferiore, fatta dal suo corpo fisico, dal doppio fluidico e dalla vitalità prānica; in una diade intermedia formata dall'interazione di manas e kāma; e quindi in una diade spirituale formata da ātman velato nel suo speciale rivestimento della coscienza, buddhi.

Anche il nostro corpo fisico ha la sua composizione settenaria formata quasi interamente dalle sette classi degli elementali che lavorano sul piano fisico, e queste sette classi o gradi derivano dagli elementi fondamentali della natura. Il linga-śarīra è ugualmente formato da queste stesse sette classi di elementali, distribuiti nei loro sette diversi tipi; e gli elementi prānici dell'uomo sono composti dalle sette classi di elementali nelle loro caratteristiche prāniche. In verità, tutti gli aspetti dei rivestimenti di ognuno dei settupli principi dell'uomo sono formati allo stesso modo. Inoltre, ogni principio o elemento dell'uomo è soggetto, più o meno, a quello che gli è immediatamente superiore, e che, più o meno, è ugualmente controllato o governato dai principi supremi e da tutti quelli più elevati che tentano di manifestarsi attraverso di esso.

LE VARIE MONADI NELL'UOMO

Non è semplicemente un modo dire quando affermiamo che l'uomo ha nella sua costituzione diverse monadi. Una monade significa un centro invisibile di vita-coscienza-sostanza, un ego spirituale. Quindi, l'uomo ha dentro di sé una divinità, un Buddha o Christos, un mānasaputra, un essere umano, un'entità astrale; ed ha la sua dimora in un corpo astrale-vitale-fisico. Collettivamente, tutti questi compongono la sua costituzione, attraverso la quale il sūtrātman o il filo del sé, si estende dal cuore più profondo dell'universo — attraverso tutte queste diverse monadi, dalla più elevata in giù, fino a toccare il cervello fisico, perché l'uomo è al tempo stesso una legione e un'unità. Il Guardiano Silenzioso in lui è il dhyāni-buddha, effettivamente un ego entitativo vivente di tipo divino.

Il sūtrātman — il termine significa un filo o un raggio o una corrente di coscienza emanante da una monade — attraversa qualsiasi cosa sia al di sotto di lui, formando così il suo campo d'azione, e alla fine entra in contatto ed agisce sull'organo appropriato, o organi, nel corpo fisico. Il sūtrātman fondamentale — vale a dire il raggio emanato dalla monade divina — attraversa tutti gli strati dell'uovo aurico della costituzione umana, formando quindi l'ossatura dell'essere umano settenario intorno a cui si raccolgono, interagendo, le altre monadi subordinate, ciascuna delle quali irradia la propria emanazione sūtrātmica minore.

In particolare, abbiamo nell'uomo il sūtrātman della sua umanità, emanante dall'ego mānasaputrico o umano racchiuso dentro l'essenza composta della monade divina, il Padre nel Cielo, e da essa illuminato. Ugualmente, e su un piano molto inferiore, potremmo parlare del sūtrātman finora poco sviluppato della monade vitale-astrale. È l'aggregazione di queste attività sūtrātmiche interagenti nell'uomo, che fanno di lui l'entità composita che egli è, con un canale sūtrātmico nella sua coscienza monadica umana, un altro sūtrātman lungo il quale egli può elevarsi nella sua coscienza monadica spirituale, e ancora un altro per mezzo del quale può ascendere a comunicare con il proprio dio interiore individuale.

Un'altra spiegazione più familiare è che il sūtrātman, o il filo del sé, passa di vita in vita, e su di esso le reincarnazioni sono infilate come perle di una collana. Il termine, così com'è usato, è sinteticamente descritto da H.P.B. come la monade o l'ātman-buddhi-manas nella costituzione umana; in altre parole, possiamo dire che il sūtrātman è l'ego che si reincarna.

Ora poi, l'ego umano è uno di quelle particolari monadi finora relativamente non evolute. Al di sopra di esso vi è la monade spirituale, al di sopra della quale vi è la monade divina. Per ragioni karmiche a uno qualsiasi di noi accade di essere un certo flusso di coscienza, un sūtrātman; tuttavia, tu od io come individui umani siamo la monade umana. In quanto tali, siamo solo la parte intermedia del flusso di coscienza che è la nostra costituzione, la cui parte superiore ci lega all'Infinito, e la cui parte inferiore ci rende capaci di imparare su questo piano.

La divinità nel sistema solare è sia una che un esercito, del quale siamo parti componenti. Ha una coscienza di vita-sostanza-energia che si espande attraverso tutti noi, ed è il nostro retroterra sostanziale e cosciente; e tutta quella particolare gamma di monadi o ego che formano il flusso di coscienza di uno qualsiasi di noi dimora spiritualmente in questa divinità solare in cui abbiamo il nostro essere.

Quando la nostra monade umana avrà estrinsecato da dentro se stessa i suoi poteri non sviluppati, diventerà una monade spirituale, e noi saremo dei buddha. Allora agiremo attraverso quella che oggi è la nostra natura animale, che allora sarà umana. Ciascuna monade avrà fatto un passo in avanti e sarà più altamente evoluta. Oppure, prendiamo una parte della costituzione dell'uomo, come l'ego umano evolvente: esso diventerà un ego spirituale, e in seguito un ego divino; e tuttavia, è contemporaneamente attraversato dalle forze che fluiscono nell'uomo da ego superiori a lui, di cui egli è il figlio. Questo è il fondamento esoterico del vecchio proverbio: dalla fiamma di una candela puoi accendere tutti i fuochi del mondo, e la fiamma resta immutata. La coscienza è veramente simile ad essa.

Vi è un punto che riguarda le diverse classi di monadi, che è importante menzionare qui. Da un lato, ha che fare con le monadi individuali, di qualunque classe siano, quei punti di coscienza semplicemente monadici che sono le monadi in potenza e di fatto, ma finora relativamente non evolute; e, d'altro lato, quelle entità spirituali già altamente evolute, che si sviluppano sui loro piani, che hanno il pieno possesso delle loro facoltà e poteri monadici.

Strettamente parlando, una monade è un'entità spirituale o divina 'indipendente,' in continua evoluzione sul proprio piano; in altre parole, un dio relativamente in piena regola. Solo di un atomo di vita si può dire che è un punto di mera coscienza, anche se ogni atomo di vita su qualsiasi piano non è altro che la manifestazione della sua monade genitrice, connessa a lui da un raggio di coscienza o sūtrātman. In modo che la monade abbia il suo regno, il raggio che lei stessa emana e che va verso il 'basso' attraversando i regni intermedi o sfere, per poi trovare termine su un qualsiasi piano possa esistere come un atomo di vita, allora si riveste delle proprie emanazioni, formando così l'atomo fisico o chimico, lo sthūla-śarīra dell'atomo di vita.

La monade di un animale o di un minerale, o anche di un uomo o di un buddha, è una divinità vivente che si evolve attraverso tutto il manvantara su questo suo piano spirituale o divino; ecco perché ogni entità individualizzata nei regni inferiori, dall'elementale o atomo di vita fino al dio superiore, è soltanto l'espressione, sul suo piano, della monade genitrice che vi dimora.

Ogni atomo di vita non solo aiuta a costruire strutturalmente la costituzione umana, ma è anche la manifestazione in essa della propria monade genitrice individuale, poiché in tutta probabilità tale monade genitrice sul proprio piano è eguale in dignità ed espressione spirituale alla monade superiore nella costituzione umana. Ogni cosa s'interpenetra e si combina con qualsiasi altra cosa, e così aiuta nel costruire la sua struttura, 'nutrendola,' e rendendola capace di manifestarsi. È il caso di tutti per uno e uno per tutti; e potrei aggiungere per inciso che è questo il significato dell'insegnamento inerente alla fratellanza universale.

In aggiunta all'immensa moltitudine di atomi di vita che compongono la costituzione umana vi sono i punti focali o centri monadici particolarmente evoluti, che potremmo definire come le gerarchie monadiche, una per ciascuno dei sette o dodici 'piani' della costituzione umana. Ad esempio, la monade buddhica non è veramente un atomo di vita ma è il centro focale buddhico in noi, che si circonda delle sue onde di vita che emanano i flussi che formano il suo involucro aurico.

Questo involucro aurico, comunque, è composto di atomi di vita, in gran parte figli di questa monade, ma anche il campo d'azione e d'interazione di altre monadi che peregrinano attraverso di esso, esattamente come la maggior parte degli atomi nel corpo fisico sono anche gli atomi vitali-astrali di monadi che entrano ed escono nelle loro peregrinazioni.

In modo simile il nostro sistema solare è riempito principalmente dalle emanazioni provenienti dal sole, ma è ugualmente il campo degli atomi di vita che vengono dallo spazio cosmico, fornendo così un campo elettromagnetico che collega un sole con un altro sole, o un sistema solare con un altro sistema solare; o, su scala minore, le dodici case dello zodiaco con il nostro sole. Gli esseri umani sono parimenti interconnessi da legami psico-vitali, magnetici, e fisici, da atomi di vita interscambievoli che non appartengono a noi ma si spostano attraverso di noi. Ciascuno contribuisce con la sua quota a quella parte dell'uovo aurico con cui ha affinità: gli atomi di vita buddhici con quelli buddhici, i mānasici con quelli mānasici, e così via.

Dovremmo tenere a mente che ciascun raggio di una monade divina non è semplicemente una sua porzione, ma proviene da quella monade divina e passa altresì attraverso di essa, come un centro focale monadico di per sé. La monade divina è, per così dire, un sole monadico, un centro focale 'creativo' o emanativo di questi raggi che, in certo senso, sono la sua caratteristica essenza divina; e tuttavia non sono dell'essenza monadica di quel sole ma lo attraversano, essendo quindi questo sole ātmico il loro temporaneo ospitante o contenitore. Ciascuno di questi raggi è di per sé una monade destinata ad evolvere in un essere con la natura della monade divina, il suo genitore.

È a questo che faceva riferimento K.H. nelle Lettere dei Mahatma, dove dice che ognuno di questi centri focali monadici è un centro creativo che possiamo chiamare A, B, ecc.; ed ognuno, a sua volta, dà la nascita ai figli A1, B1, ecc.; questi, a loro volta, danno vita a A2, B2, e così via.[8]

Quando descriviamo genericamente le diverse classi monadiche come esseri non evoluti, latenti, germinali, ecc., non parliamo delle monadi stesse, ma solo dei loro veicoli rappresentativi, alcuni dei quali sviluppati sia pure debolmente, altri sono invece strumenti pienamente efficienti. Le monadi, in quanto monadi, sono, ciascuna di esse, una scintilla o una piccola goccia dell'essenza monadica dell'universo — o potrebbe essere di un sole o di una catena planetaria — ed ognuna di queste 'essenze superiori' è proprio la sostanza e la natura dell'ātman da cui emanano le monadi che gli appartengono. Possiamo considerare una monade di per sé come un elementale divino o spirituale, perché appartenente, per la sua origine, all'elemento cosmico più elevato, cioè all'ātman o paramātman della gerarchia. Così un elementale, di qualsiasi classe, è un'emanazione o una scintilla del principio dell'elemento cosmico da cui esso emana; e questo è applicabile anche alle classi elementali inferiori che abbiamo chiamato atomi di vita.

Ci si può chiedere qual è il nostro rapporto come onda di vita umana con la gerarchia della nostra catena planetaria. Rispondere a questa domanda non è così facile come potrebbe sembrare superficialmente. La difficoltà sta nel fatto che l'onda di vita umana, considerata non come un'unità ma come un vasto numero di entità individuali, è composta di monadi che hanno raggiunto, come classe, lo stadio umano nella loro evoluzione, e quindi sono vincolate dagli straordinari legami della simpatia karmica. Effettivamente, troviamo comunque che le monadi della nostra onda di vita, se le facciamo risalire alle loro sorgenti genitoriali, non derivano tutte da un'unica gerarchia. Alcune monadi derivano dallo spirito supremo planetario o dalla gerarchia della nostra catena planetaria; altre risalgono alla gerarchia di una delle altre catene planetarie sacre.

L'onda di vita nel suo insieme attraversa la nostra attuale catena terrestre come la stazione cosmica in cui ora viviamo ed evolviamo; ma, poiché siamo pellegrini cosmici, quando arriva il nostro momento, come onda di vita, di passare a qualche altra delle catene planetarie sacre, allora, per lunghi eoni, vivremo ed agiremo nell'uovo aurico della gerarchia di quella catena planetaria; e così lungo l'arco e gli immensi periodi delle grandi ronde esterne.

Ugualmente, ma su scala minore, quando l'onda di vita umana si sottopone al suo pellegrinaggio evolutivo sul nostro attuale globo D come una stazione, noi saremo sostenuti dall'accoglienza protettiva e dirigente della gerarchia minore che sorveglia il nostro globo D; e quando passeremo agli altri globi di questa catena in un regolare ordine seriale, vivremo per milioni e milioni di anni in ogni simile stazione nell'uovo aurico delle rispettive gerarchie di questi altri globi.

Ora, poche parole su quanto ho affermato altrove che noi, come umani, siamo evolutivamente superiori a quanto lo sia il nostro globo D, la terra. La verità è che le parti spirituali dello spirito planetario del globo D sono più evolute rispetto alla monade spirituale di qualsiasi essere umano; ma noi esseri umani, come tali, siamo più elevati del nostro globo D, che è il velo più esterno dello spirito planetario del nostro globo. In altre parole, la gerarchia umana rappresenta, sulla scala della vita, una fase più evoluta di quella raggiunta dalla terra, perché attualmente noi siamo le manifestazioni in corpi piuttosto gelatinosi, quasi astrali, degli atomi di vita di tipo spirituale, una fase che il globo, considerato come un'entità, non ha ancora raggiunto. Così gli esseri umani rappresentano collettivamente la qualità buddhi-mānasica della terra.[9]

LE ANIME PERDUTE E IL SENTIERO DELLA MANO SINISTRA

Antaskarâna è il nome di quel ponte immaginario, il sentiero che sta tra l'Ego Divino e quello umano, poiché sono due Ego durante la vita umana, per ridiventare un solo Ego in Dêvâchân o in Nirvâna. Questo può sembrare difficile da comprendere ma, in realtà, con l'aiuto di una raffigurazione familiare anche se fittizia, diviene semplicissimo. Immaginiamo nel mezzo della stanza una lampada luminosa che getta la propria luce sul muro. Mettiamo che la lampada rappresenti l'Ego Divino, la luce proiettata sul muro il Manas inferiore, e che il muro rappresenti il corpo. La porzione di atmosfera, che trasmette i raggi della lampada alla parete, rappresenterà allora l'Antaskarâna. Dobbiamo inoltre supporre che la luce così proiettata sia dotata di ragione o intelligenza, e possegga inoltre la facoltà di dissipare tutte le cattive ombre che passano sul muro, e di attirare a sé tutta la luminosità, ricevendone un'impronta indelebile. Ora, è in potere dell'Ego umano di cacciar via tutte le ombre, o peccati, e moltiplicare la luminosità, cioè le buone azioni che fanno queste impronte e, in tal modo, tramite l'Antaskarâna, assicurare il proprio collegamento permanente e la riunione finale con l'Ego divino. Ricordate che ciò non può avvenire se nella purezza della luce rimane una sola sfumatura di ciò che è terrestre, di materia. D'altra parte, il collegamento non può essere completamente rotto, impedendo la riunione finale, finché rimane un solo atto o potenzialità spirituale che serva da tratto d'unione; ma nel momento in cui quest'ultima scintilla si estingue, e l'ultima potenzialità è esaurita, avviene il distacco. — E.S. Instructions III, di H.P.B. (La Dottrina Segreta volume III, pp. 351-2 online)

Nello studiare le opere di H.P.B. dobbiamo ricordare che lei ha dovuto spesso inventare parole e frasi per esprimere con una buona approssimazione i termini altamente mistici del Linguaggio Segreto e di altri antichi linguaggi orientali in cui erano incarnate le dottrine della filosofia esoterica. Lei stessa spiega le difficoltà di insegnare alle persone del suo tempo, che non avevano la più lontana concezione della natura settenaria dell'uomo né degli stati dopo la morte. Non vi erano termini o parole con cui descrivere quelle che per migliaia di anni erano state le dottrine del Santuario.

Ad esempio, i due tipi di entità completamente distinte, 'anime perdute' e 'uomini senz'anima,' furono più o meno fusi insieme nelle descrizioni di H.P.B. sui destini differenti che incombevano sugli uomini che seguivano il sentiero della mano sinistra; e molto frequentemente H.P.B. si riferiva ad entrambe le categorie, includendole sotto i termini 'persona senz'anima' e 'seconda morte.'

Le anime perdute sono quelle entità umane che, attraverso una serie di vite di male vissuto quasi interrottamente, e a causa della mancanza di aspirazione verso il loro dio interiore, si sono fortemente coinvolte nel quaternario inferiore, con le sue intense ed incessanti attrazioni verso la materia assoluta, per cui si è spezzato il 'collegamento' o antahkarana che unisce l'uomo personale all'uomo spirituale, liberando così la monade spirituale e lasciando l'ego personale relativamente del tutto coinvolto nelle energie e sostanze della materia. Di conseguenza, le anime perdute sono esseri umani che hanno divorziato dalle loro nature superiori.

Gli uomini senz'anima, al contrario, sono ancora esseri umani settenari, in cui la natura spirituale è flebilmente o solo occasionalmente attiva; essi non sono animati dalla vita spirituale che scaturisce dall'anima spirituale. Gli individui senz'anima sono assai comuni, poiché comprendono tutti coloro che passano la vita quasi completamente assorbiti nelle emozioni e i pensieri della semplice personalità, nei suoi capricci e bisogni, e le sue ristrette prospettive ed egoismi. Ovviamente, questo non significa che essi non abbiano l'anima, ma semplicemente che l'anima spirituale non funziona dentro di loro accuratamente ed incessantemente, a causa della loro mancanza di aneliti interiori.

Una serie continua di esistenze di questi viventi "senz'anima" potrebbe sfociare, e molto probabilmente è così, nello spaventoso destino della perdita dell'anima. Poiché, quando l'anima spirituale non trova alcun habitat adatto nella sua serie di personalità, e le personalità non sono attratte verso lo spirito, ne risulterà una rottura dell'antahakarana, che crea in questo modo un'anima perduta. Da ciò vediamo che vi è un estremo bisogno di coltivare la natura superiore aspirando ad essa e vivendo la vita in armonia con i dettami ricevuti interiormente, e non permettendo che passi un solo giorno senza qualche desiderio spirituale interiore. L'aspirazione quotidiana alla fine ci renderà più completamente dotati di anima. In verità, il chelaiato è proprio questo e nient'altro. I chela sono più dotati di anima rispetto all'uomo comune, i mahatma più animati di loro, e i buddha ancora di più rispetto ai mahatma. Quando un uomo è completamente animato, allora è un dio incarnato.

Ora, il destino di questi esseri umani che sono diventati anime perdute è spaventoso oltre ogni descrizione. Al di là della terribile agonia interiore che soffrono, la tortura mentale, le pene psichiche e l'orrore che li travolgono, possono diventare veri e propri diavoli umani che causano il male su altri individui e, a causa della loro disperazione,vi si associano. Nel frattempo, essi stessi precipitano in basso con velocità sempre crescente ad ogni nuova incarnazione e alla fine sono attirati nella Fossa o Pianeta della Morte e, cadendovi, passano oltre la sfera terrestre di attrazione e non sono più sentiti né visti. Il loro destino è nella Fossa, perché sono dei fallimenti, da disintegrare come resti umani e da frantumare ripetutamente in uno dei laboratori della natura.

Già altrove è stato affermato che la monade astrale può diventare così degenerata, umanamente parlando, che è attratta verso i regni inferiori. E poiché abbiamo appena detto che l'anima perduta entra nella corrente del fato che la trascina nella Fossa, ci si potrebbe chiedere: cos'è allora che va nel Pianeta della Morte se la monade astrale sparisce prima nei corpi del regno animale, poi nel mondo vegetale, e infine nel regno minerale?

La risposta sta nel fatto che l'uomo è composto da un gruppo di monadi, ciascuna delle quali segue il proprio sentiero attraverso le ere; e quindi, quando il destino karmico si abbatte pesantemente su uno qualsiasi di questi centri monadici, un tale centro risorge, o cade nella sfera verso la quale lo spinge la sua attrazione. Non confondiamo la monade astrale-vitale dell'uomo con la monade umana. Quando parliamo di un'anima perduta intendiamo un'anima umana, la monade umana. Dopo la morte la monade astrale ha un suo destino, la monade umana ha il suo interludio devacianico, la monade spirituale ha le sue peregrinazioni attraverso le sfere, la monade divina rientra in seno al divino. Ciò che va nell'Ottava Sfera o Pianeta della Morte, a volte chiamata Māra, è la degenerata anima umana perduta. Abbandonata quindi non solo dalla sua parte spirituale ma anche dalla parte della sua anima umana, l'anima vitale-astrale entra nei regni animale e vegetale. Deve fare così. Non può risorgere, perché il legame che aveva con il superiore si è spezzato. È una derelitta e va alla deriva come un relitto nella luce astrale, e naturalmente cerca le sfere che per essa hanno una maggiore attrazione.

Ricordate che la monade, all'inizio di un mondo, proietta da se stessa un raggio, e lo fa a causa del karma di un universo passato che la spinge a manifestare ancora una volta tutti i semi karmici che la monade trascina in sé. Questo raggio passa attraverso esperienze multiformi e molteplici nella materia, costruendo lentamente, attraverso le ere, un ego; e se questo ego — scaturito dalla sua genitrice monadica ed avente quindi le qualità della genitrice — sceglie il sentiero della mano sinistra, allora comincia a 'discendere' verso la sfera della materia assoluta e della morte spirituale, il che significa che quando un mago nero raggiunge l'Ottava Sfera, il restante debole barlume del raggio è stato ritirato. Non rimane altro che il guscio dell'anima, che si sfalda nei suoi atomi componenti, atomi che sono ritirati nella matrice della natura con la rapidità di un fulmine, una volta che l'ultimo tremolante bagliore del raggio monadico è svanito. Questo raggio monadico si ritira nella sua genitrice monadica e vi rimane nel suo nirvana per eoni ed eoni.

Nel frattempo la monade invia un altro raggio. Ciò che una volta era non è distrutto. Ma il lavoro evolutivo deve essere fatto daccapo. Un nuovo ego deve essere costruito. Devono seguire nuove peregrinazioni e trasmigrazioni attraverso i regni inferiori della natura prima che sia di nuovo evoluto un nuovo ego, un tempio adatto alla divinità monadica.

Tuttavia, anche per le anime perdute, sebbene l'antahkarana si sia spezzato, vi è ancora una possibilità di riunirsi al dio interiore, almeno all'inizio e prima che la distanza tra il dio interiore e la personalità sia diventata troppo grande. Persino un solo disperato pensiero spirituale o un anelito sarà sufficiente a radunare ancora le porzioni separate della costituzione umana, e poter riunire quindi felicemente la triade superiore e il quaternario inferiore, per ridiventare l'entità pienamente settenaria. Se questa riunione ha luogo, può diventare permanente, purché da quel momento in poi, tramite intensi sforzi verso l'alto, l'uomo personale si lega ancora più intimamente agli aspetti personali superiori nella tessitura del suo essere spirituale. Comunque, se alla fine la natura inferiore prendesse il sopravvento, allora avviene di nuovo la rottura ed anche con meno possibilità di riunione rispetto a prima.

Tutte le scritture arcaiche e le scuole filosofiche fanno riferimento ad esseri su piani spirituali che sono centri ed operatori del male. Nei regni spirituali vi sono esseri distintamente malvagi perché hanno fallito e sono discesi nelle regioni inferiori attraverso le attrazioni che vi trovano, e in certi casi hanno un potere particolarmente malefico, e forse sono in possesso di tale potere anche in larga misura.

Questa triste e spaventosa realtà della natura fu la base di quella che nella Cristianità divenne una superstiziosa leggenda sugli "angeli malvagi" o "esseri di depravazione spirituale."

Molti hanno trovato difficile conciliare l'idea che un'entità sia spirituale e al tempo stesso malvagia. Come detto precedentemente, il bene e il male non sono cose di per sé, ma sono condizioni relative o modi di vita che le entità creano o seguono, e in cui, di conseguenza, vivono. Ecco perché un'entità spirituale o quasi spirituale, che ha raggiunto una certa fase evolutiva nei regni spirituali, ma nella quale l'istinto dell'armonia, dell'altruismo, ecc., dà luogo alle attrazioni del polo inferiore di quei regni, portando così alla disarmonia, all'egotismo e all'egoismo, può considerarsi spiritualmente malvagia. Qualsiasi essere o entità su qualsivoglia piano, le cui tendenze sono verso il polo inferiore, è 'malefico' nel proprio ambiente, e può quindi produrre un simile 'male' per gli altri. Ogni piano o mondo dell'universo ha i suoi poli positivo e negativo, il lato luminoso e il lato oscuro della natura.

Alludendo più specificamente agli esseri umani, ci sono due tipi di fare il male: uno causato dall'ordinaria cattiveria di carattere; e l'altro per una scelta deliberata, in cui il male sembra un sentiero fiorito e i frutti della vittoria egoistica sono considerati molto più meritevoli che camminare insieme agli dèi. Questo è il sentiero dei Fratelli dell'Ombra. È l'orientamento dell'azione della nostra scelta e volontà a determinare se diventeremo un mago nero o bianco. Non importa quale sia lo stadio del progresso che abbiamo raggiunto: se il nostro orientamento è quello di 'sinistra,' apparteniamo alle forze oscure; e se la scelta è di 'destra,' apparteniamo alle forze del sole. La linea di divisione è questa: quando lavoriamo e viviamo per noi stessi, siamo sul sentiero della mano sinistra; quando lavoriamo impersonalmente per tutti, siamo sul sentiero della mano destra.

Ora, quando un essere ha scelto volontariamente il sentiero delle ombre, significa che ha scelto, ogni giorno che passa, il tentativo di tagliare un barlume più flebile dallo spirito interiore. È una mania per lui. È un suicidio spirituale; proprio come nel caso di qualche altro maniaco, egli sa cosa sta facendo, e tuttavia vuole agire così.

Vi sono certi esseri umani, benché sufficientemente corrotti da desiderare di compiere il male nel mondo e di tentare altri, e che amano vedere il loro prossimo cadere e soffrire, che tuttavia hanno un barlume interiore di felicità quando l'individuo così tentato, si rifiuta di soccombere. Questo è uno dei curiosi paradossi psicologici del carattere umano. Ci sono, in verità, esseri che gioiscono orribilmente nel causare dolore agli altri; eppure, mentre agiscono in questo modo, potrebbero percepire dei rimorsi nell'anima, il desiderio che chi è torturato e tentato possa resistere. I Fratelli dell'Ombra sono di molti gradi, di molti tipi, proprio come lo sono i Fratelli della Luce. In verità, vi sono tra noi esseri umani che sono inconsapevolmente Fratelli dell'Ombra! Non hanno pensieri permanentemente nobili che riempiano le loro menti, e pochi impulsi altruistici che tocchino i loro cuori. Ecco perché si dice che vivono nelle ombre. Vi sono poi altri Fratelli dell'Ombra per professione e conoscenza, che hanno scelto il sentiero dell'oscura saggezza della materia.

Andrebbe ricordato, per quel che riguarda i principi o le facoltà spirituali, che i Fratelli dell'Ombra non hanno alcuna presa su qualsiasi essere umano, sano o pazzo. Il loro lavoro consiste nella seduzione: un uomo cade dall'interno. Qui è il segreto. Gli eserciti della Luce governano e sorvegliano gli eserciti dell'Ombra, sebbene non interferiscano con il loro destino, per quanto strano possa suonare. I Fratelli dell'Ombra, al contrario, non hanno alcuna presa sui Figli della Luce, ma ricevono effettivamente dagli eserciti della Luce proprio la loro vita di cui fanno uso ed abuso.

I Fratelli dell'Ombra che hanno deliberatamente scelto il male, sono i nostri peggiori nemici. Sono spesso uomini e donne dalla personalità affascinante, apparentemente amabili ed altruisti, a volte falsamente amici devoti. Se fossero repulsivi, la loro opera malefica di dissoluzione e di apportatrice di miseria sulle razze si auto-annienterebbe. Essi hanno successo con l'astuzia, tentando, e non essendo mai ripugnanti e orrendi, perché il male trionfa a volte soltanto a causa della sua bellezza fittizia.

Gli uomini non falliscono ad opera degli altri; falliscono per causa di se stessi. I Fratelli dell'Ombra operano mediante la tentazione, le immagini mentali, la suggestione, citando le Sacre Scritture, facendo appello alla vanità delle loro vittime, come se il loro appello fosse rivolto alle nobili virtù, giocando sul loro egoismo e suscitando ignobili passioni. L'innocenza non è una protezione sufficiente. Acquisire conoscenza, cercare la saggezza, rafforzare il cuore con l'amore, e imparare a dimenticare — nessuna azione riduce il male così presto come fidandosi e seguendo queste antiche regole. I metodi dei maghi neri variano, e questi Fratelli dell'Ombra sono di molti gradi e sottogradi; spaziano dagli esseri altamente e maleficamente illuminati di "malvagità spirituale" in una gamma verso il basso che termina nelle loro vittime che sono state irretite perché inconsapevoli del pericolo che corrono.

Il fato degli sfortunati Fratelli dell'Ombra è l'annientamento, poiché essi hanno contrapposto le loro volontà alla corrente evolutiva che sorge nel cuore della natura e scaturisce attraverso ogni atomo; e così la loro struttura dell'egoismo è logorata.

Il fato finale dei Fratelli del Sole, dei Fratelli della Luce, è la divinità, realizzata autocoscientemente: un'espansione del sé nella sublime ipseità impersonale, quando il personale diventa impersonale, quando la luce di una candela diventa lo splendore del sole. Questo è il destino del mago bianco: diventare un cooperatore delle leggi eterne della natura; e queste leggi sono le azioni su questo piano dell'opera delle volontà degli dèi, riflettendo la coscienza cosmica.

Nella letteratura teosofica si fa spesso riferimento al "momento della scelta," particolarmente a quella che avrà luogo nel punto mediano della quinta ronda, che iniziò in ere passate, nel punto mediano della quarta razza radice Atlantiana.

Nella quinta ronda manas avrà la sua speciale evoluzione, e verrà un momento in cui le razze evolventi raggiungeranno una fase in cui saranno soggette a due attrazioni opposte, entrambe al loro massimo manasico: l'attrazione verso la natura spirituale superiore in opposizione al richiamo inferiore verso la materia. Questo accadrà, per quanto riguarda il nostro globo D, nel punto mediano della quarta sottorazza della quarta razza radice della quinta ronda. Vi sarà allora la scelta suprema degli ego evolventi. Se saranno attratti verso la Fossa, nel peggiore dei casi, o se il richiamo è meno forte, affonderanno in un totale oblio intellettuale e dovranno attendere il loro turno per l'evoluzione futura fino alla prossima reincarnazione della nostra catena. Ma se invece lo spirito prevarrà sulla materia, gli ego evolventi manterranno il legame ininterrotto con l'anima spirituale in loro, e saranno quindi capaci di passare nelle successive sesta e settima ronda. Raggiungeranno l'apice dell'attuale manvantara della catena come dhyāni chohan, buddha umani incarnati, con la luce di ātman, del dio interiore, che splende dentro e attraverso di loro.

Questo momento della scelta non è un qualcosa che ci verrà improvvisamente ed inaspettatamente quando saremo esseri della quinta ronda, ma è un 'momento' che sarà già stato in eoni precedenti, fin dalla quarta ronda. Facciamo bene a forgiare ora i nostri caratteri, per essere idonei o inadatti ad incontrare con sicurezza quel momento della scelta quando verrà — e verrà infallibilmente.

FISIOLOGIA OCCULTA

La vera conoscenza appartiene allo Spirito e solo allo Spirito, e non può essere acquisita in qualche altro modo, se non mediante la mente superiore, l'unico piano in cui possiamo penetrare le profondità dell'Assolutezza che tutto pervade … Se l'uomo, sopprimendo o distruggendo il suo egoismo e la sua personalità, riesce a conoscere se stesso com'è dietro il velo della Mâyâ fisica, si ergerà presto al di là di ogni dolore, ogni miseria e ad ogni logorio del cambiamento, che è l'origine principale del dolore … Tutto questo può essere ottenuto dallo sviluppo dell'altruistico amore universale dell'Umanità, e la soppressione della personalità, o egoismo, che è la causa di tutti i peccati, e di conseguenza di tutta la sofferenza umana. — E.S. Instructions I, di H.P.B. (La Dottrina Segreta, Volume III, Parte I)

È con reticenza che tratto della fisiologia occulta, non perché la conoscenza di qualsiasi cosa sia sbagliata, ma a motivo del vero pericolo che sta nel cattivo uso dell'insegnamento inerente al corpo e ai suoi vari organi, chakra, nādī, ecc. Sono precisamente questi fatti relativamente insignificanti della fisiologia occulta che sembrano esercitare una sorta di fascino psichico nelle menti perverse di alcune persone, come se i sublimi insegnamenti della filosofia esoterica trattassero prevalentemente del corpo, le sue funzioni e i suoi organi — mentre in realtà essi ignorano quasi del tutto il corpo, poiché è considerato semplicemente come un veicolo temporaneo o māyavico degli attributi superiori del vero uomo.

Non solo in Occidente si è diffusa questa smania di conoscere i segreti del corpo umano; per ere innumerevoli le masse dell'Oriente, come ad esempio in India e in Cina, sono state ossessionate altrettanto notevolmente nell'inseguire i poteri, i vantaggi personali, e acquisire l'influenza sugli altri. Vi sono troppi individui che vogliono conoscere i misteri di queste nādī, dei chakra o dei centri di forza gangliari, per profitti personali; e non pochi con il proposito di rafforzare il corpo o stimolare alcuni suoi organi, in modo che tale conoscenza possa essere subito usata in maniera sbagliata o addirittura prostituita al male e ai fini che distruggono l'anima.

Ci si meraviglia allora che tutti i grandi istruttori da tempo immemorabile abbiano insegnato ai loro chela o discepoli di concentrare la totale attenzione sui grandi poteri e funzioni delle parti spirituali, intellettuali e psichiche superiori della costituzione umana?

In India, a causa di epoche di elevati insegnamenti filosofici, queste verità sono di gran lunga meglio conosciute di quanto lo siano in Occidente; tuttavia, la maggior parte dei paesi orientali sono invasi da pratiche quasi occulte, i cui fautori in India sono la classe inferiore degli yogi o fachiri. La maggior parte della loro intera vita è dedicata a studiare e praticare elaborate regole per lo sviluppo psicofisico contenute nello hatha-yoga come pure nelle spesso riprovevoli opere tāntriche. Ma in India i pericoli di queste opere sono più o meno apprezzati da persone colte e da coloro che sono stati allenati nei settori più elevati del pensiero filosofico, mentre in Occidente questa conoscenza protettiva è poco nota, se non per niente.

Qualsiasi tentativo di applicare al proprio corpo quello che si può leggere in queste opere tāntriche exoteriche o di hata-yoga, mediante esercizi di respirazione o altrimenti, ed evocare quindi i poteri segreti o stimolando il corpo in direzioni di solito illecite, è pieno dei più grandi pericoli — che coinvolgono non solo il rischio della perdita della salute fisica o dei poteri, ma anche una possibile perdita della mente. La tubercolosi polmonare è uno dei risultati più comuni di questi esperimenti, e uno dei meno dannosi, perché ce ne sono altri molto più gravi, come un cancro, che potrebbe facilmente seguire a un disturbo dell'equilibrio dei prāna mediante il tentativo di risvegliare ad un'anomala attività uno o l'altro dei chakra.

L'attenzione non dovrebbe essere fissata sul corpo e i suoi organi, ma andrebbe centrata sulla natura superiore dove, per aspirazione e anelito spirituale, l'individuo può risvegliare le sue capacità spirituali, intellettuali ed altamente psichiche, che in buona parte giacciono latenti dalla nascita alla morte — in parte perché la loro esistenza non è nemmeno sospettata, e in parte per la pigrizia inerente che molti non hanno il desiderio di superare. Di conseguenza, queste osservazioni sono un tentativo di elevare le nostre nozioni su ciò che è il corpo: un meraviglioso meccanismo psicofisico, uno strumento della monade spirituale interiore.

Possiamo considerare che il corpo umano, in qualità di microcosmo, contiene ogni potere o attributo o energia nel sistema solare. In altre parole, tutte le sette (o dodici) forze logoiche che originariamente emanano dal sole, e passano dentro e attraverso i vari pianeti sacri, sono trasmesse a noi come esseri umani e direttamente al corpo fisico. Così ciascuna di queste forze solari logoiche ha il suo centro focale o organo corrispondente nel corpo umano, e questi sono i chakra.

Vi è una scienza perfetta che riguarda i chakra, ma è per lo più studiata dai maghi neri o da coloro che aspirano inconsapevolmente a diventare tali, perché vogliono ottenere i 'poteri.' Nemmeno ai chela è permesso coltivare i poteri dei chakra concentrandosi su di essi. Infatti, la maggior parte dei chela non sono interessati a questi centri nervosi, molti non conoscono nemmeno i loro nomi. Poiché sono divenuti uomini evoluti, usano semplicemente i poteri che scaturiscono attraverso i chakra, esattamente come noi usiamo il nostro cervello e la nostra volontà, sebbene la maggioranza delle persone non sappia attraverso quale punto del corpo fluisca l'influenza spirituale, e tuttavia la usano. Questo è il rāja-yoga, lo jñāna-yoga, l'unione regale, l'unione con la saggezza.

I poteri di cui abbiamo bisogno li acquisiremo vivendo la vita. I poteri a cui ambiscono gli sfortunati seguaci dello hata-yoga, e che occasionalmente acquisiscono in misura limitata, quasi invariabilmente arrecano un danno morale alle loro nature, e minano psichicamente e fisicamente le loro costituzioni, perché essi hanno ottenuto questi poteri prima di poterli controllare. La via dell'jñāna-yoga e del rāja-yoga è il sentiero di un uomo che è un re a pieno diritto per la divinità spirituale dentro di lui.

Sei chakra e le loro rispettive sedi sono comunemente nominati nella maggior parte degli scritti hindu. Sono i gangli o punti focali in cui sei diversi prāna hanno i loro centri d'attività e si raccolgono in volume, ciascuno nel proprio chakra. Ora, i nomi di questi chakra non solo variano, ma anche le loro rispettive posizioni nel corpo non sempre sono date uniformemente. Inoltre, nella maggioranza dei casi, il settimo è completamente omesso, anche se, in un certo senso, è il più importante di tutti.

Questa che segue è una lista dei sette chakra, in una forma alquanto diversa e più precisa, con una traduzione dei nomi sanscriti:

1. Mūlādhāra: 'radice di sostegno,' le regioni intorno al pube, inclusi gli organi genitali. Sotto il governo del pianeta Saturno.

2. Svādhishthāna: 'la propria sede o base,' in genere la regione ombelicale, sotto Marte.

3. Manipūra: 'il flusso del gioiello,' la regione dell'epigastrio; il plesso solare. Sotto Giove.

4. Anāhata: 'individuale, singolo,' il cuore e la sua regione, che influenza fortemente i polmoni. Sotto Venere.

5. Viśudhi: 'purezza assoluta o chiarezza,' la regione della fronte tra gli occhi, inclusi gli organi della vista e dei nervi ottici. Sotto Mercurio.

6. Agni o Agnīya: 'fuoco o ardente,' la ghiandola pituitaria nel cranio. Sotto la Luna.

7. Sahasrāra: 'dai mille petali,' la ghiandola pineale nel cranio. Sotto il governo del Sole.

Come detto, questa lista varia alquanto da quella usualmente data. Ad esempio, a volte è detto che l'anāhata sia localizzata nella gola o nel collo (come lo è udāna tra i prāna), altre volte alla radice del naso, e altre volte ancora, com'è mostrato sopra, nella regione del cuore. Inoltre, il manipūra e lo svādhishtāna sono spesso interscambiabili nelle loro posizioni da diversi scrittori; questo prova la mancanza di conoscenza, anche negli scritti tāntrici, delle vere ed appropriate posizioni di qualcuno di questi chakra, e persino dei loro nomi. Agni o il sesto chakra è a volte chiamato ājñākhya e si dice che occupi la posizione delle fontanelle; il termine significa 'comando o volontà,' una giusta descrizione della funzione occulta della ghiandola pituitaria.

Come abbiamo già spiegato, questi sette chakra sono i punti focali o i nodi o le condensazioni dei sette prāna che funzionano differentemente, o i flussi vitali nel veicolo fisico umano, ciascun prāna avendo il suo rispettivo chakra. Sebbene esotericamente siano nominati soltanto cinque prāna e sei chakra, in effetti vi sono dieci o anche dodici prāna nella costituzione dell'uomo, e trovano i loro rispettivi sbocchi o organi funzionali in dieci o dodici sedi nel corpo umano.

Dovremmo tenere a mente che ciascuno dei chakra è un centro focale per uno dei logoi solari, perché questa forza logoica passa attraverso il suo trasmettitore planetario al veicolo fisico umano. Nell'Induismo exoterico queste forze sono spesso definite come raggi; ad esempio, sushumnā è definito come uno dei sette raggi principali del sole, cioè energie logoiche. Questo raggio ha la sua sede o centro focale d'azione nel midollo spinale, radicato nel chakra della parte inferiore del corpo chiamata mūlādhāra, e correndo verso l'alto lungo la cavità tubolare della colonna vertebrale finisce nel cervello, più precisamente nel chakra che è lì, chiamato sahasrāra o ghiandola pineale.

Ora, su ciascun lato del tubo centrale del midollo spinale sono posizionate rispettivamente idā (chiamata Ilā nella letteratura vedica, la consorte di Budha, il dio della saggezza) e pingalā. Gli scrittori hindu non sono unanimi riguardo alle rispettive posizioni di idā e pingalā, perché molti collocano pingalā alla destra di shushumnā, ed altri a sinistra. I tre sono chiamati nādī, un termine sanscrito che significa vaso tubolare. Il significato di pingalā è marrone rossiccio, e īdā implica il ristoro, l'essenza spirituale superiore vitale e stimolante; sushumnā invece rappresenta la vitalità solare modificata dalle influenze lunari.

Ecco perché la colonna vertebrale e il shusumnā che accompagna il suo vaso tubolare con pingalā e idā sono i canali principali del sistema psico-vitale del corpo, con cui sono intimamente connessi tutti i chakra mediante il sistema nervoso simpatico, come pure dei vasi sanguigni. In Occultismo la colonna vertebrale non è solo un organo, ma è effettivamente triplice nelle sue funzioni, essendo la base della vitalità prānica del corpo, guidata dal kāma di pingalā e più o meno controllata dal manas superiore o dagli attributi direttivi di idā. Questo è il motivo per cui un adepto può usare a volontà e con la sua grande conoscenza queste varie nādī. Possiamo aggiungere che 'l'anima' lascia il corpo alla morte attraverso il brahmarandra alla sommità del cranio, che è in stretto collegamento con i tre vasi tubolari della colonna vertebrale, e quindi con il sahasrāra ed ājñā, poiché questi due chakra sono rispettivamente la ghiandola pineale e il corpo pituitario.

Per l'enorme attività di queste tre nādī della colonna vertebrale e il grande ruolo che ricoprono nel sistema del corpo fisico, essi sono destinati a manifestarsi come una doppia colonna vertebrale negli esseri umani delle future e lontane ere che verranno, perché allora īdā e pingalā si saranno sviluppate in strutture cartilaginee e quasi ossee, cioè due colonne vertebrali unite dalla nādī centrale o sushumnā, che ora è circondato dalle vertebre della colonna vertebrale.

Inoltre, i chakra corporei sono le estensioni o le rappresentanze dei loro principali centri focali o 'radici' nel cervello e nei vari annessi ivi contenuti nel cranio, sia del cervello che del cervelletto. Questo è quanto intendeva H.P.B. nel dire: "I nostri sette Chakra sono tutti situati nella testa, e sono questi Chakra Maestri che governano e dirigono i sette (poiché ve ne sono sette) principali plessi nel corpo, oltre ai quarantadue minori ai quali la Fisiologia rifiuta quel nome." (E.S. Instructions, III — La Dottrina Segreta, Volume III).

Ogni arteria ed ogni vena, come pure ogni piccolo capillare, nel corpo umano possono essere chiamati tecnicamente le nādī del sangue; ed è in riferimento a questo che certe opere di fisiologia tāntrika o di hata-yoga dicono che il loro numero è 72.000 — che potrebbe essere esatto o no, ma che effettivamente si riferisce ad ogni tipo di 'vaso tubolare' o nādī nel corpo umano.

Il sangue di un uomo o di un animale, o anche la linfa delle piante, è un deposito della vitalità prānica che pervade tutto il corpo fisico e che emana dalle diverse sorgenti dei sette (o dieci o dodici) prāna nell'uovo aurico. Il sangue è veramente i prāna condensati, mentre possiamo definire i fluidi nervosi come i fluidi vitali psico-mentali condensati delle parti superiori dell'uovo aurico, che si esprimono sui piani astrale e fisico.

Vi è un costante ed incessante scambio ed intercambio di sostanze e forze eteree tra īdā e pingalā, e tra queste due e sushumnā, e ancora, tra queste ultime due e tutti gli altri chakra e nādī, che è come dire tra i sistemi simpatico e/o nervoso nel corpo, ed anche la sua struttura reticolare di vasi sanguigni.

Poiché la maggior parte di queste opere hindu sono fortemente influenzate, in un modo o nell'altro, dal pensiero tāntrico, sottolineo ancora una volta il consiglio di tralasciare i chakra e i loro rispettivi prāna, perché quasi certamente ci si imbatterà in un pericolo veramente grave per la salute mentale e fisica tramite esperimenti insensati di yoga con chakra e prāna, come ad esempio tentare di controllare il respiro. Nessuno era più profondamente consapevole della situazione di quanto lo fosse H.P.B., che scrisse:

Chi ha studiato entrambi i sistemi, l'Hata e il Rāja Yôga, trova un'enorme differenza tra i due: uno è puramente psico-fisico, l'altro puramente psico-spirituale. (E.S. Instructions, III — La Dottrina Segreta, Volume III)

Quando correliamo tutte queste funzioni fisiologiche con i poteri cosmici, riconosciamo che ogni essere umano è veramente un universo in miniatura, e che ogni elemento e forza nel sistema solare, e quindi del sole stesso, ha il suo rispettivo centro focale nell'uomo, nel suo uovo aurico e, di conseguenza, nella sua struttura astrale-fisica. Questa sublime verità può dare dignità spirituale ai nostri pensieri, e indurci a considerare i nostri corpi come templi del nostro dio interiore.


[1] La Chiave della Teosofia, p. 176 ed. or.

[2] E.S. Instructions (III); La Dottrina Segreta, Volume III, p. 331 e seg.

[3] Ricordatevi che i nostri Ego reincarnanti nella Dottrina Segreta chiamati i Manasapûtra, "Figli di Manas" (o Mahât), Intelligenza, Saggezza. — H.P.B.

[4] Prâna, in ogni caso, sulla terra è così solo un modo di vita, un costante moto ciclico dall'interno verso l'esterno e ritorno, un'espirazione ed una inspirazione della vita una o Jîva, il sinonimo dell'Assoluta ed Inconoscibile Deità. Prâna non è vita assoluta, o Jîva, ma un suo aspetto in un mondo di illusione. Nel Theosophist del maggio 1888, p. 478, Prâna è definito "uno stadio più sottile della materia grossolana della terra." — H.P.B.

[5] È errato chiamare il quarto principio umano "Kâma Rûpa." Non è affatto Rûpa o forma fino a dopo la morte, ma

rappresenta l'elemento kâmico nell'uomo, i suoi desideri e passioni animali, quali collera, lussuria, invidia, vendetta, ecc., la progenie dell'egoismo e della materia. — H.P.B.

[6] Qui il mondo degli effetti è lo stato Dêvâciânico, e la vita terrena è il mondo delle cause. — H.P.B.

[7] Tanhā, un termine buddhista che significa "sete di vita."

[8] The Mahatma Letters, p. 89.

[9] The Mahatma Letters, p. 94.


Sezione 10

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